Regest
Ankunft in Graz. Kurzer Bericht über Beobachtungen auf der Reise durch Friaul und Kärnten: Eindringen der Häresie in italienisches Gebiet, ein Italiener als häretischer Prediger in Villach, Außerachtlassung des Fastengebotes, häretische Bücher, Mischehen, Priesterkonkubinat, besonders skandalöse Zustände im bambergischen Gebiet Kärntens, vor allem in Villach. Notwendigkeit der Ersetzung des häretischen bambergischen Vizedoms Hoffmann durch einen Katholiken. Sorge wegen Wahl des Bischofs von Bamberg. Unwissenheit in Glaubensfragen. Beklagenswerte Zustände bei der Wahl der Seelsorger.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 24r—29r, Orig.
Ebenda f.
30r—33v, Duplikat.
Brieftext
Io son gionto qua oggi sano per gratia di Dio et sarei arrivato doi giorni prima, ma la penuria de cavalli è tale nel Frioli et in questi paesi che non può esser maggiore, massime al presente che tutti li tengono in opera. La mia mala fortuna ha poi voluto che non ho ritrovato qua né il vescovo di Gurgo né il p. rettore, per esser andato il vescovo in visita1et haver condoto seco il rettore, di modo che non ho potuto haver quella luce che aspettavo et desideravo. In servitio del negotio mi son però consolato molto, havendo parlato con il p. ministro et p. predicatore, 2da’ quali ho compreso non essere sucessa novità niuna notabile né in bene né in male già molti giorni et mesi sono, et la instruttione, che V. S. Illma me ha data è tanto ampia et compita, che credo che poco di più possono né dire né racordare. S. A. me ha mandato a vedere questa serra per il suo maggiordomo 3et informarsi della salute di N. S., mostrando una singolar devotione et figliai amore alla S. Slìl. Credo che domani haverò audientia, non so per ancora di che forma, se publica o privata, che in questo, se bene ho racolto il costume, mi son totalmente remesso a quello che sarà di più sodisfattione a S. A. Altro insin’hora non ho potuto fare.
17Ma perché nel viaggio mi sono andato informando di alcune cose da quelli pochi catholici che ho ritrovato, quale ho cercato di consolare, inanimire et sovenire quanto ho potuto et confirmarli nel loro santo proposito, pregandoli a tener bona et fidele corrispondentia meco, et havendo conferito alcune d’esse al p. ministro et cognosciuto che son stato raguagliato fidelmente, ho giudicato di doverne dar parte a V. S. Illma.
Et prima V. S. Illma deve sapere che, oltre a quello che li catholici me hanno avisato, io ancora ho ocularmente cognosciuto et veduto che bisogna molto bene invigilare ché li paesi, che confinano tra catholici et heretici, siano guardati et custoditi diligentissimamente; et, se in loco alcuno è necessario, certo che è nelli confini tra li sig. Venetiani et l’arciduca per il grande continuo et necessario comertio ch’è tra un popolo et l’altro.4Et questo li catholici racordano perché ogni giorno vedano che a molti de’ nostri li heretici danno moglie et non guardano a dote et, come questo segue, la cosa è fatta ; et in cambio di guadagnare in mercantie, perdono la fede et il scandalo è ridoto a tale, che in Villaco un’Italiano, ch’è di Venzzone, loco de sig. Venetiani nel Frioli, è predicatore delli heretici. 5Cercano ancora di condure medici et altri 6et come sono tra di loro o a un modo o a un’altro li seducano, et questa è la gloria loro et non voglio tacere quello che io in questo particulare ho tocato con mano, et mi son confirmato che non si ha tutta quella cura, che sarebbe necessaria di questi confini.
Io alogiai una serra in un loco de’ sig. Venetiani, chiamato la Chiusa,7sei milia lontano dalli confini del arciduca. Ritrovai l’hoste heretico et, oltre che il suo figliuolo me lo disse, confessando anco esso d’essere simile al padre, io ne hebbi molti chiari argumenti. Et in spetie un p. Jesuita polaco, 8che ho condoto meco in questo viaggio, ritrovò nella casa doi libri heretici, quali io consignai al curato, in presentia del capitano del loco, et non lasciai di dire quello che mi pareva necessario in questo proposito a l’uno et l’altro di loro. Ma il curato, se bene confessa che l’hoste è heretico et che è cosa certissima, dice d’haver sgravata la sua conscientia con l’abbate 18di Moza, sotto la cui iurisditione sta detto loco, 9et che però non sa che farà, et dice che l’abbate ha fatto fare certe diligentie, ma non in modo di voler ritrovare il vero. Questo hoste è tale, per quanto ho inteso da homini del paese, che, oltre che contamina molti nel loco col farli mangiare cibi prohibiti in vigilie et altri giorni, dicono che è intervenuto che, andando ad aloggiar seco alchuni Todeschi, volendoli far mangiar cibi di carne in vigilia, che loro, stomacondosi, si sono partiti et andati a un’altra hosteria. L’hoste si domanda Martin Joler Todezco, credo che sarebbe opera pia et utile di amonire questo abbate ad haver più cura del carico che ha dell’abbadia di quello che fa, havendo sotto d’essa altri curati, che vivono con scandalo. Per quanto ho inteso, vive l’abbate nella città di Bellone 10et ha per superiore il vescovo di Udena. 11In questi confini bisognarebbe haver molta cura alii hosti et esequire alcuni ordini che si sono fatti in questo proposito, et in particular quelli del cardinale Paleoto 12et tener molto ben l’occhio addosso alli nostri che trafficano nelle paesi d’heretici quando ritornano, et alli heretici che vengano nelli paesi nostri per provedersi di vino et infinite altre cose, racordano ancora questi zelosi catholici il tener espurgato il studio di Padova et Venetia. 13
Con li sig. Venetiani confinano li lochi che il vescovo di Bamberga ha in questi paesi,14li quali nel spirituale sono sottoposti al patriarcha d’Aquileia; et è uno stato molto bello, con alcune città et lochi de importantia. Questa parte è tanto contaminata, che si può dire che omnes declinaverunt et inutiles facti sunt et non est, qui faciat bonum, et la città di Villaco, nella quale suol ressedere il locotenente del vescovo, è reffugio de tutti li heretici, che non hanno secura stantia in altri paesi. 15A questo governo doveva venire quell’Hoffmam, 16il 19quale pensava di desradicare quelle poche piante che ci sono di catholici, che sono rarissime, ma, essendo morto il vescovo di Bambaerga, 17che così qua asseriscono circa la persona di questo mal homo, non occorre che racconti quello che per camino ho inteso, solamente sarà mia cura di resistere alli impii conati suoi per altri capi, essendo massime egli amato et dal principe et dalla nobiltà, non essendo però egli molto nobile. 18
Conviene, per quella che da basso son per dire, che io rapresenti a V. S. Illma la forma, che si tiene nel governo di questi popoli sottoposti al vescovo di Bamberga. Doppo che l’imperatrice Conigonda ne fece donativico al vescovato di Bamberga, sempre si sono governati in questo modo:19Il vescovo nomina un locotenente generale et le città et le comunità nominano 24 consiglieri, de’ quali il vescovo elegge 12. Questi dodeci hanno una gionta di otto homini populari, et in questa elettione non se intromette il locotenente. 20Hora bisognerebbe procurare prima, che il locotenente fosse bon catholico et che attendesse con diligentia di non approvare li 12 propostoli, se non fossero catholici, cosa che non è impossibile, et, come questi fossero boni, farebbono ancora bona elettione delli otto populari, massime che in tutte queste parti il popolo et manco contaminato. Et perché in ogni loco che non sia città il vescovo mette un castellano, importarebbe che non si admettessero se non catholici, et questo è in mano del vescovo, et in effetto è necessario, che vuol remediare in parte a così perniciosa pestilentia, che li popoli intendano che il vescovo aiuta li catholici, et desidera et vuol che si vivi catholicamente. È poi necessario ancora che mons. patriarcha, in quell che tocca al’officio suo, ponghi maggior diligentia in ogni cosa. Ho ritrovato vicino a Villano un suo vicario foraneo, 21al quale, se bene non ho potuto parlare, intesi però che haveva moglie, et in tutta la jurisdittione sua non ho ritrovato se non un prete catholico. Ma quando S. S. Revma vorrà 20haver bona intelligentia meco, come spero, nella bontà sua io mi affaticarcò di proporrerli sacerdoti catholici.
In Villaco è un monastero, che altre volte era tenuto da frati claustrali di S. Francesco22et al presente vi sta solamente un frate Ferrarese, il quale va senz’habito regolare et non fa frutto alcuno. Ha questo monasterio sesanta fiorini de intrata, li quali si errigano de’ fiti da heretici et sono pagati bene. Ci è ancora un altro monastero, pur del medesimo ordine, in un altro loco poco distante, 23nel quale sta pur un frate solo et ha de intrata cinquantacinque fiorini. Io andavo pensando fosse bene di aplicare queste due case alli Jesuiti et far che loro di presente ci mantenessero in ogn’una di queste case doi predicatori, et voglio sperare che se si operarà che il locotenente sia catholico, che li consiglieri ancora essi siano tali et che il popolo vedi, che li capi siano boni et che frequentino le predicationi come dovranno fare, et che si sapia che il vescovo dichi da dovero et che il patriarcha anco esso faccia da dovero, che forsi presto si vederà qualche notabil frutto. Et perché il vescovo di Cattaro soffraganeo di mons, patriarcha mi scrive che pensa di visitare queste parti, 24io sarei d’opinione che soprasedesse insino alla elettione del vescovo et insino che si vedesse di dar forma a quello che si sopra ho detto, acciò non fosse la sua visita infruttuosa et forsi ridicolosa alli heretici.
Ma perché tutto il fondamento sta nella elettione del vescovo, della quale si può sperare, essendo, come intendo qua, li canonici poco catholici poco bene, se non se li mette un bon freno, andavo pensando se si dubitasse che non fosse per bastare le amonitioni et esortationi che se le faranno, che se le facesse penetrare in qualche modo, che in evento, che loro non havessero eletto un vescovo bon catholico, che S. Stà le havrebbe tolto qualche espediente poco a loro gusto et sodisfattione, come sarebbe a dire dar facoltà al arciduca, che delli lochi, che il vescovo ha nel suo paese, S. A. havesse egli cura di governarli et farli vivere bene et metterli ministri catholici.25Questo è un passo 21che li metterebbe il cervello a partita et forsi farebbono formidine ; pure quello che piaccia a Dio facciano virtutis amore et il vescovo morto non haveva altra paura, se non che l’arciduca non havesse mira a quelli lochi, come ho inteso da un ministro del vescovo in Vilaco, homo catholico ma oculto. Et quando la elettione del vescovo fosse per tardare o vero se facesse certo giudicio, che fosse per esser poco catholico, non sarebbe forsi fuor di proposito che S. Stà, con il brazzo del arciduca, nominasse alcuno per il governo di quelli lochi, conforme a quello che inanzi alla morte del vescovo si era pensato. 26
Scrivo al nontio del’ imperatore quanto importi per questi paesi che si faccia bona elettione, et che perciò stia vigilante, se bene so che senz’altro non havrebbe mancato,27terrò similmente ragionamento con S. A., acciò faccia officio con l’imperatore o con chi più le parerà, acciò questo vescovato cadi in persona catholica ; già li heretici ci si andavano gloriando che, contra la volontà di S. Stà, havrebbono havuto per governatore Hoffmam. Io son di opinione che sarebbe cosa molto utile et di reputatione, se si potesse securamente et a mano salva far qualche demostratione a terrore della perfidia et ostinatione di costoro, né vedo dove meglio né più giustificatamente si possi fare, che nelli lochi del vescovo, quali sono et sottoposti alla chiesa et più contaminati. Et quanto al’ escitar scandali et rumori qua, spero, se bene per ancora non posso parlar affirmativamente, che si havrebbe ogni aiuto sufficiente ; quanto poi alla corte del’ imperatore et altre parte di Germania, io non lo so.
Questi catholici, a’ quali ho parlato per viaggio, hanno opinione che non fosse mai manco difficile il procurare qualche frutto in servitio delle anime di quello che al presente è, poiché da doi anni in qua sono intrate tante diverse opinione tra di loro, che hor mai niuno sa quello che si debba credere et chi vuol vivere catholicamente può vivere et in effetto ogn’uno a suo modo, et purché che si mangiaaet si beva et si vivi alegramente del resto si tiene poco conto, eorum Deus venter est, et qua ne hanno grandissima comodità et però incrassatus est dilectus et recalcitravit, incrassatus impinguatus et dilatatus dereliquit Deum factorem summum.
In tutto questo paese è un disordine grandissimo; circa la elettione delli curati sono tutti amouibili et al più durano un anno et la elettione pertiene o alli popoli o alli nobili o alli vescovi, et intervene 22spesso che, prevalendo un anno li catholici, elegano un curato catholico et predica et insegna catholicamente, un altro anno prevale la parte delli heretici et clegono un heretico et predica tutto il contrario, di modo che li popoli non sanno quello che si debbano credere et sono degni di grandissima compassione.
Ho osservato molte altre cose, ma ho voluto scrivere le più essentiali et quelle che ocularmente ho veduto io, delle quali questi padri non sono molto informati. Andarò hora pigliando fidele informatione del stato delle cose di questi paesi del’ arciduca et vederò di rimediare a quello che potrò et ne darò a V. S. Illma pieno aviso.
Mi dà ben grandissimo fastidio il non esserci modo alcuno di scrivere, se non per la via di Pragga, et non ci è manco un ordinario, ma espediscono conforme alli negotii, per la via di Venetia è impossibile, però farò al meglio che potrò28...
Fußnoten
- 1 Malaspina war in seiner Instruktion an Bischof Christoph Andreas von Gurk und den Rektor des Grazer Jesuitenkollegs, P. Emmerich Forsler, verwiesen worden (Nr. 1).
- 2 Wahrscheinlich P. Johann Reinel (Uhlirz, Ein Bruchstück des Diariums, S. 10 f.).
- 3 Georg Freiherr von Khevenhüller, 1574—1580 Obersthofmeister (Thiel, Zentralverwaltung, S. 203).
- 4 Vgl. Simonsfeld, Der Fondaco dei Tedeschi in Venedig II, S. 104 f.
- 5 Name nicht bekannt.
- 6 Im 16. Jahrhundert kamen Italiener als Künstler, Beamte, Kaufleute, Apotheker und Ärzte in größerer Zahl vor allem nach Graz (Wastler, Das Kunstleben am Hofe zu Graz, S. 15—90; Popelka, Geschichte der Stadt Graz II, S. 315 f.; Morpurgo, Gli Artisti in Austria I, S. 37—59).
- 7 Chiusaforte.
- 8 Nichts Näheres bekannt.
- 9 Moggio, Benediktinerkloster in Friaul.
- 10 Belluno.
- 11 Wahrscheinlich der Koadjutor des Patriarchen in Udine.
- 12 Gabriele Paleotti, Begleiter des Kardinallegaten am Trienter Konzil (Merkle, Concilium Tridentinum, Diariorum Pars III/1, S. 231—762), 1565 Kardinal, 1566 Bischof von Bologna, einer der Eifrigsten bei der Durchführung der tridentinischen Reform; er publizierte zahlreiche diesbezügliche Anweisungen und 1580 ein Episcopale für die Regierung der Diözese (Paschini, Gabriele Paleotti, in: Enciclopedia Cattolica IX, S. 600).
- 13 Am 8. Februar 1580 führte der Bischof von Padua schwere Klagen gegen die deutschen Studenten (Favaro, Atti della nazione germanica artista nello studio di Padova I, S. 166—168).
- 14 Siehe oben Nr. 1, Anm. 17.
- 15 Vgl. Neumann, Die Reformation in Villach, S. 421 ff.
- 16 Siehe oben Nr. 1, Anm. 18.
- 17 Bischof Johann Georg von Bamberg war am 7. September gestorben (Hierarchia Catholica III, S. 128).
- 18 In Wirklichkeit gehörte er einer der vornehmsten Familien der Steiermark an (Huber, Hoffmann, S. 58—64).
- 19 Intervention der Kaiserin Kunigunde (Jaksch, Geschichte Kärntens I, S. 164 f.).
- 20 Vgl. Moro, 700 Jahre Stadt Villach, S. 97 f.
- 21 Gemeint ist der aquileiensische Archidiakon für Oberkärnten, der in Villach oder einer benachbarten Pfarre seinen Sitz hatte (Fresacher, St. Jakob in Villach, S. 328 f.).
- 22 Minoritenkloster, 1251 genannt, 1785 aufgehoben (Erläuterungen zum histor. Atlas II/8, 1, S. 136).
- 23 Wahrscheinlich das Klarissenkloster in St. Veit (Rainer, Zur Ausbildung der Kärntner Priester, S. 872 f.).
- 24 Paolo Bisanti hatte bereits in Krain und in der Untersteiermark visitiert und beabsichtigte, die Visitation in den anderen zu Innerösterreich gehörenden Gebieten der Diözese Aquileia fortzusetzen (De Renaldis, Patriarcato d’Aquileia, S. 321).
- 25 Breven vom 3. September und 15. Oktober 1580: Theiner, Annales eccl. III, S. 124, und Arch. Vat. Ep. ad Principes 14, f. 209r.
- 26 Nr. 3.
- 27 Nr. 8.
- a Ms.: magia.
- 28 Vgl. Nr. 1, S. 9f.