Regest
Missstände im Bistum Bamberg und Anregungen für die Durchführung der Reformen (Errichtung eines Jesuitenkollegs). Die Bediensteten des verstorbenen Bischofs [Thüngen] [Motschenbach, Wolff] sind weiterhin in Haft. Sie werden beschuldigt, während dessen Abwesenheit eine verschlossene Tür aufgebrochen und Briefe über die Missstände im Bistum vernichtet zu haben. Posteingang.
Archiv
ASV, Fondo Borghese, serie III 113 B, fol. 9r–11r, Orig.
Referenzen
- Beilage: fol. 4r–v, Avviso, an Aldobrandini adressiert, Bamberg, 1599 April 25.
- Regest: BAUER, Quellen, S. 192 (Nr. 35).
Brieftext
Mi persuado che V. S. Ill.ma haverà facilmente compreso lo stato di questo Vescovado dalle precedenti lettere mie1, le quali quando non havessero potuto a sufficienza sodisfare a questo mio intento, confido che con le scritture ch’io invio con quest’ordinario 2si vedrà assai facilmente in qual modo sia stata governata questa Chiesa sino al tempo presente, et come si potrebbe anco applicare qualche rimedio con l’occasione et opportunità che si trovano costì persone 3per ottener la confermazione di questa Elezione et anco per visitare limina Sanctorum Apostolorum. Et se bene io penso che convenghi trattar con queste genti con desterità et con significazione di desiderar il lor beneficio et di volerli aiutare ne loro affari et petizioni, giudico anco che si possi et debba far conoscere loro tutti i suoi errori et che se le proponga gli modi per l’emendazione, particolarmente in quelle materie ch’appartengono all’indrizzo et buon governo dell’anime, come sarebbe per esempio la buona provisione di persone sufficienti et da bene ne’ benefici et Parochie, et impedirle la pluralità di prebende incompatibile e trovar modo che la Sede Apostolica mantenghi con questi et con altri la debita autorità et 68ragione, sì come ho in qualche parte notato all’aggiunta scrittura 4 aet trattatione qui co’ quelli che si conveniva .
Et se non si educherannobanche per l’avvenire Alunni et Ecclesiastici megliori che non si è fatto per il passato, non si potrà mai sperare d’haver a liberarsi da Sacerdoti concubinarii, i quali son in tanto numero in questa Città et Diocese che fa dubitare di quello che si credano circa il celibato de Sacerdoti, parendo che non tenghino per peccato il viver in continuo et publico scandalo di concubinato, et da questo pessimo essempio vien anco che questo popolo, come non ben instrutto nella Cattolica Religione, resta nelle difficoltà et nell’incertezza d’abbracciar la verità dei buoni et Cattolici dogmi, et all’un e l’altro di questi gravissimi bisogni non conosco che si possi applicar rimedio più securo et accomodato ch’introdurre nella Città i Padri Gesuiti, i quali facilmente potranno giovare molto nell’un et nell’altro capo. Et perché io dubito che gli Capitolari contradiranno et poranno delle difficoltà, credo che convenghi persistere et instare sopra questo mezzo per salute di tant’anime, alle quali se essi hanno dato et danno de scandali con l’impurità della vita, convien anco che procurino il modo come per l’avvenire il popolo sia meglio instrutto et confermato nella Religione et nell’osservanza de precetti di Santa Chiesa. Et che proponesse loro, cioè al Vescovo et al Capitolo, che si obligassero a procurar et far l’un de due o cacciar tutte le concubine de Canonici et de Preti da questa Città et non più permetterle, over accettar i Padri Gesuiti nel luoco et offizio del quale io tratto, credo ch’accettarebon il partito secondo de Gesuiti cioè più tosto che l’altro, perché egli è più facile; anzi ch’io reputo l’altro per impossibile al presente, il che ho detto qui et repplicato assai apertamente per esser questo singolar mezo per conservar la disciplina et la Cattolica Religione in questa Città et in questo Vescovado.
Ho anco fatto officio per la liberazione di questi Servitori del Vescovo morto che sono incarcerati, et particolarmente per quello che è Sacerdote e Dottore, il quale è stato anco Segretario costì del Sig. Cardinal Altemps di buona memoria5, ma sin’hora non ho potuto ottener altro se non che mi daranno informazione della causa et che tratteran’ con essi con termini di giustizia et di qualche misericordia. Essi sono imputati d’haver rotto una 69porta d’una stanza del Vescovo mentre esso era infermo in Herbipoli, dove è anco morto; et questo si dice che lo facessero per abbruggiar alcune lettere d’ordine del sudetto Vescovo lor Padrone et hor si dice ch’in quelle et in alcune altre scritture si trattava de modi d’aiutar questo Vescovado, stante la qualità de Canonici presenti, poco atti a simil’ carica, et che ci fosse trattato di chiamar et sostituire un Prencipe Austriaco o Bavaro, acciò che con la sua autorità et della sede Apostolica si rifformassero gl’abusi et i scandali degl’Ecclesiastici et si stabilisse la Cattolica Religione nel Popolo et ne sudditi et (benché si pretenda di palliarla con sospicioni di furto delle robbe del Vescovo morto) da questo è avvenuto come si dice la prigionia di costoro; et se ben essi non dicono la vera ragione, credo però che se non saranno aiutati dal favore et autorità della S.tà di N. S. et con il mezzo di S. B.ne dell’autorità della M.tà dell’Imperatore, ch’essi la faranno molto male, almeno con esser travagliati et fatti patire lungamente et forsi l’un di loro anco morire per dubio, ch’essi non rivelino gl’occulti peccati d’alcuni di questi Principali. Però io non mancarò di fare quanto potrò per diffesa della giustizia et per la pace, tranquilità et servizio di questo Vescovato et rimettendomi in tutto alla Santissima mente et giudicio di S. B.ne et al comando di V. S. Ill.ma …
cHor hora ho ricevuto le lettere di V. S. Ill.ma di 10 del presente con un Breve et una lettera per il Sig. Duca Guglielmo di Baviera 6, a’ quali darò ricapito di subito et perché nelle medesime lettere V. S. Ill.ma mi significa di havermi scritto di ordine di N. S. alcuna cosa con le precedenti che devon esser state segnate alli 3 del medesimo 7, né essendomi sin hora capitate, son rimasto con pensiero et solecitudine, però mi dovrebbon capitare finalmente, essendo il mio nome hormai più noto in Germania ai corrieri et agl’Hosti che non è quello dei procacci d’Italia. Le desidero però in estremo per poter meglio esseguire il commando di S. B.ne.
Fußnoten
- 1 Nr. 30.1, 30.2, 32.1.
- 2 Nr. 34.2 mit beigelegtem Schriftstück.
- 3 Weihbischof Ertlin und Johann Gregor Haarsee: vgl. Nr. 27.3.
- 4 Beilage der Nr. 34.2.
- a Eigenhändige Einfügung Portias.
- b Eigenhändige Einfügung Portias.
- 5 Mark Sittich Hohenems (Altemps) (1533–1595), Bischof von Cassano (1560–1561), Kardinal (1561), Bischof von Konstanz (1561–1589, verzichtete für Andreas von Österreich): vgl. JAITNER, Prosopographie, S. 205f. (Anm. 409). Vermutlich handelt es sich bei dem ehemaligen Sekretär um Pankraz Motschenbach: vgl. Nr. 24.2.
- c Eigenhändige Ergänzung Portias.
- 6 Wilhelm V. (1548–1626), Sohn von Albrecht V. von Bayern und Anna von Österreich, Herzog von Bayern (1579–1598). Er zog bereits 1594 seinen damals erst einundzwanzigjährigen Sohn Maximilian zur Mitregierung heran, dankte 1597 zu dessen Gunsten ab und entliej3 1598 seine Untertanen aus der Eidespflicht: vgl. RALL, S. 125–127; ADB 42, S. 717–723. Vom 10. April 1599 ist nur eine Weisung Aldobrandinis vorhanden: Nr. 29.1. Das Breve für Herzog Wilhelm vom 20. März 1599 steht im Zusammenhang mit der päpstlichen Bestätigung Gebsattels zum Bischof von Bamberg: NANNIIMRKONJIé 3, Nr. 13073.
- 7 Nr. 28.1, 28.2.