Regest
Über Ersuchen Malaspinas von der innerösterreichischen Regierung verfaßte und nach Rom gesandte Beschreibung des Zustandes und der Erfordernisse der nicht nur im Interesse Österreichs und Deutschlands, sondern der ganzen Christenheit und vor allem Italiens gehaltenen windischen und kroatischen Militärgrenze. Notwendigkeit finanzieller Unterstützung Erzherzog Karls für Verteidigung und Angriff. Hinweise auf Möglichkeit zur Vertreibung der Türken aus Europa durch Bündnisse und großräumige militärische Aktionen.
Archiv
Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 304r—317v, Orig.
Ebenda f.
290r—300r, Duplikat; f. 272: Karte.
Druck: Rainer, Discorso dello
stato dei confini col Turco, S. 286—298.
Brieftext
Discorso del stato deli confini col Turco.
Grandissima infelicità è quella de la misera Europa tanto al presente da le discordie ne la religione travagliata, havendola quelle pervagata quasi tutta quanta et spetialmente l’Alemagna alta et bassa, la Francia, l’Inghilterra, Scotia, Dania, Suetia, item l’Ungaria, Boemia, Polonia, la Lituania, Livonia, Prussia, et voglia Dio che non in parte ancora l’Italia,1cosa che tutti i buoni svisceratissimamente deveriano depiangere. Ma maggior è molto la sua calamità et sciagura in questo 263che la è al sicuro restando le cose un poco di tempo nel stato d’adesso per diventar schiava et serva del Granturco, et così per venir a termini li quali benpresto gli riccaranno la total ruina per la perdita che la farà non solamente dela libertà sua ma ancora de la santa fede Christiana la quale capitando nela tirannide d’esso Turco sarà necessitata pian piano d’abbandonar et d’apprender invece di quella la ampia setta macometana.
Il che forse molti et molti non crederanno anzi riguardando a certa apparentia de la potentia christiana si persuaderanno che massime li principi d’Italia non habbiano da dubitar niente. Ma chi ha notitia che esso Turco dal 14652anno in qua ha sogiogato l’imperio Costantinopolitano et Trapezuntino, item l’Egitto, l’Arabia, il Peloponeso, Ponto, la Morea, Bulgaria, Servia, Valachia, Moldavia, Tracia, Macedonia, Albania, Ungaria, Croatia, Schiavonia, Dalmatia, Bosna, Rodi, Cipro et Tunisi, quel tale di ragione non potrà inferir altro, se non che volendo esso Turco proceder più oltra senza alcun fallo lo potrà fare et come agevolmente occupar il resto de la Ungaria, così ancora la Polonia già sua serva, la Schiavonia con la Croatia et poi non solamente l’Alemagna ma altresì tutto il resto d’essa Europa ; havendolo potuto far anticamente, trovandosi ancora l’imperio Romano in fiore et d’un solo principe comandato, li Vandali, Gotti, Lombardi, Unni et altri; maggiormente trovandosi hora quasi tanti principi et signori in quella, quante provincie et terre. Et certo in tanta emulatione, gara et gelosia che alcuni di loro istessi volentieri anderiano in malhora, purché potessero altresì ruinar i lor vicini per non passar più oltre in questa odiosa materia et dire cose molto più disdicevoli, come sariano le manifeste pratiche de li Ugonotti di Francia et Fiandra con esso Turco d’un tempo in qua tramate, 3li quali se lo havessero potuto fare già guari l’haveriano condotto in Francia et Fiandra per suo padrone et signore solamente per la malevolentia che portano a tutti quelli che non sono de la lor religione. Dal che tanto manco sì è da maravigliare havendolo altre volte i lor maggiori condotto et albergato in suoi porti et regni 264a li danni de li lor vicini, non cessando oggidì ancora per altre minor passioni di ragguagliarlo di tutte le cose che possano tornar al esterminio de la infelice christianità di maniera che havendo egli tanti avantagi in mano et non trovando chi li faccia resistentia, sì come ancora non gli fa più mestieri di trapassar il Bosforo, la Propontide o altri mari. Ma essendo già quasi complito possessor de li detti regni et così imediato vicino d’essa Alemagna et Italia et spetialmente de la Austria, Stiria, Carniola, Carintia et il contado di Goritia et non vi essendo più chi li possa resistere purché egli la pigli da dovero con lui, come già senza fallo haveria fatto, se non fosse stato divertito da esso Persiano, 4facilmente si può concluder, ch’egli a suo piacere accomodate le cose d’Oriente, potrà spinger manzi et quanto prima sogiogar non solamente essa Alemagna ma ancora l’Italia, massime potendola assalir per mar et per terra, havendo già posto il pie in tanti porti del mar Adriatico et avicinatosi in terra tanto al Friuli, porta patentissima d’Italia, che da le sue ordinarie stationi in tre giorni può scorrer fin al Tagliamento, sì come ha fatto al tempo del Ludovico Moro, 5benché non haveva ancora occupato la Bosna et Croatia, et di la passar poi la Livenza et Piava, scorrendo per la Marca Trevisana fin in Lombardia senza punto d’impedimento per esser il Frioli pianissimo et non havendo né fortezza, né altro che lo possa impedire. 6Laonde, se li potentati et popoli d’Italia prevedessero il pericolo che per questa causa gli ha a sopragiungere, in verità eglino non riposariano finché non havessero assicuratosi a bastanza, sì come et la Sede Apostolica et la serma signoria di Venetia per il passato et spetialmente al tempo del re Mattia d’Ungaria hanno piamente fatto, 7vedendo che esso Turco al’hora prima si metteva in ordine di prender la Bosna, Croatia et Dalmatia, hora havendole dapoi in qua occupate et avicinatosi tanto a Italia, come è detto, quantopiù lo deveriano far adesso, massime trovandosi ancora certi luoghi di detti regni ne 265le mani di S. Mtà Ces. et del sermo arciduca Carlo dove si può fermar et riprimer la sua furia con poco presidio, di sorte che tutta quanta la sua potentia non potria passarvi signanter per l’asprezza d’essi luoghi, li quali senza fallo Iddio misericordioso ab eterno haverà predestinato per tal effetto, purché noi altri se ne accorgessimo et li guardassimo come bisogna. Il che tanto più doveriano fare et procurar li potentati et popoli d’Italia, poiché esso Turco per terra non li può assalire, se non da quella parte et se cotali luoghi fossero mediocremente presidiati, quel solo presidio col tempo lo potria scacciar di quelli luoghi ancora, da li quali egli per mar a la isprovista cominciarà infestar l’Italia di modo che con poca cosa si potria effettuar l’un et l’altro et in somma assicurarsi l’Italia si fattamente con la gratia di Dio, che in eterno non haveria da dubitar di esso Turco niente, né per il golfo Adriatico né per il Friuli.
Qui senza fallo tantosto desiderarà il cupido lettore d’intender detti luoghi et la quantità del necessario presidio, però non si mancarà di contentarlo con conditione, che suspenda il suo giuditio, finché totalmente havrà inteso la cosa con le sue qualità et circonstantie. Ma bisogna per maggior lume de la cosa descriver brevemente tutta la frontiera de la Schiavonia et Croatia, accioché poi si possa toccar con le mani quello che è detto essere il vero.
De li confini d’Ungaria non accade dir nulla, perché da quelli non può intravenir a l’Italia nessun male, se prima esso nemico non sogiogasse tutta l’Alemagna. Ma da li confini d’essa Schiavonia et Croatia può intrar subito, come già è detto, il Friuli et poi passar altro a suo piacere.
Cominciando dunque da essa Schiavonia prima si offerisce la Principal fortezza Copriunizza8contigua quasi a la Drava fiume grande die partisce l’Ungaria da essa Schiavonia. Il luogo è capace, ameno, fertile di vino, grano, de la carne, del pesce et d’ogni altra cosa, et passano trenta anni che si è principiato a fortificare ma egli è hoggidì ancora tanto mal in ordine et sì aperto che massime d’inverno quando li fossi sono agiacciati con poca fatica o pericolo si potria prendere, non havendo né bastioni né cortine fornite, se non certi terrapieni sì fatti, che si è da maravigliar sommamente come il Turco già guari non lo habbia preso. Questa fortezza ha altre sei sotto di sé chiamate 266Dernic, 9Jelecouaz, 10Rassing, 11Novigrad, 12S. Georgio 13et Lubrich, 14tutti castelli et ciascaduno al manco da 50, 90, 100 più et manco forti guardato.
Di là da la Drava in Ungheria fu S. A. sforzata edificar di nuovo una altra fortezza Weizamar15chiamata con un castello Rerestur 16nominato, volendo il Turco per quella volta sfogar e proromper a furia ne la vicina Stiria, essendo tanto quel tratto del Cesareo presidio di Canisa 17sì mal guardato, il nemico venne et volse impedir tal opera ma fu valorosamente non solo sostenuto anzi rotto et con suo gran danno del essercito di S. A. fugato di maniera che si compli la cominciata fortezza et fu da quel tempo in qua con esso detto castello Rerestur cioè dal 1578 anno da S. A. con 300 fanti et 200 cavalli legieri guardata et è comun opinione se ciò non seguiva che un quarto de la Stiria di qua da la Mura hormai saria d’esso Turco desolato et ruinato. 18Impercioché i villani già cominciavano ad abbandonare le loro possessioni et di retirarsi verso i monti di esso paese, sì come molti villaggi d’Ungaria contigua già havevano fatta per le continue scorrerie d’esso nemico, ma fatta da S. A. la detta fortezza sono ritornati et li villaggi di nuovo si popolati come erano trenta o più anni fa, perché ne ringratiano S. A. infinitamente.
Ma ritornando in Schiavonia l’altra principal fortezza è Varasdino19una terra honestamente grande, sita in una bellissima et amplissima campagna, già molti anni cinta di certi terrapieni, li quali si sono di maniera assettati che un cavallo Frisone li potria trapassare. 20
267La terza principal fortezza in Schiavonia è Crisio21loco parimente popoloso ancora lui con certi terrapieni circondato et sì ruinoso che non si può credere, sì come questi giorni prima fu scritto a S. A. che la prima porta con esso terrapieno di sopra era per cascar in terra d’hora in hora, se tantosto non se li rimediava. Questa fortezza ha sotto di sé altre sette come Cirquena, 22Topolouaz, 23S. Pietro, 24S. Joanni, 25Tepliza, 26Remetinez 27et Gradaz, 28tutte ben presidiate.
La quarta principal fortezza poi Juaniz29nominata è altresì di maniera conditionata et ruinata, che il capitaneo nuovamente ha tolto licenza da S. A. solamente per questa causa, che non gli basta l’animo di conservarla più in alcun modo, cascando tutta la cinta per terra. Là ha un altro castello S. Croce 30chiamato sotto di sé ma ancora quello di poca valuta.
Queste sono le principali fortezze con i suoi castelli in Schiavonia presidiate da S. A. con honesto numero di soldati a pie et a cavallo, cioè con 100 huomini d’arme, 50 archibugieri, con 564 lanze, ussaroni o cavalli legieri 600, haramie o pedoni schiavi 1590,31li quali costano ogni anno più di centocinquanta milia fiorini, 32quantunque la tal frontiera di Schiavonia non sia più larga che circa diece o undici legue 33cominciando da la Drava et mancando al lito de la Sava fiume grande, imperoché essa Sava distermina la Croatia da la Schiavonia come quella la Drava da la Ungaria et tanto da la Schiavonia. Hor venimo a la Croatia.
268A la confluenza de la Sava et Collapi34è posto il luogo Sisser 35chiamato universalmente assai stimato ma senza alcuna fortezza, eccetto che le dette fiumare lo bagnano, et pertiene al capitolo di Zagrabia, che lo guarda a sue spese, et voglia Dio che lo perpetui, altrimente se ’l Turco l’occupasse, egli sogiogaria indi subito la Zagrabia terra metropoli di Schiavonia et tutte quel tratto che è tra la Sava et Colapi fin a Lubiana.
Da Sisser circa una legua è la celebre terra Hiastovizza36da S. A. presidiata, ma havendo il Turco già guari et massime dopo la presa di Costagnoviza 37ruinato tutto il suo territorio S. A. ha determinato d’abbandonarla di retirarsi di qua de la Collapi et di comunir o fortificar et presidiar invece di quella tre castelli contigui a la Collapi Brest, 38Sredisce 39et Lituaniz 40nominati per non lassar trapassar il nemico et ruinar parimente il tratto adiacente chiamato Turrouopeglie, 41come già ha cominciato a fare.
Seguita poi la fortezza Carolostadio42nominata, l’anno 1579 da S. A. in una campagna rasa cominciata et hormai col aiuto di S. Stà a la diffesa elevata di sei bravi bastioni prima per l’ordinaria residenza del generale et poi per soccorrere da quella Slum, 43Bihach 44et tutti i altri luoghi di quella frontiera, come ancora per vietar o impedir a esso Turco il scorrer in Carniola, essendo tal fortezza quasi come nel centro de la larghezza d’essa Croatia, in mezodì alquante fiumare sita, che le sono de grandissimo riparo massime verso il nemico et la è 269però bastevole non solamente di resister a ogni grande impeto suo, ma ancora d’impedirli il passo de le dette fiumare verso la Carniolacon poca forza, massime inondando esse fiumare sovente di modo die è impossibile passarle a sguazzo. Di tal luogo dipendono altri sei castelli, cioè Kladussa. 45Smercovez, 46Blagai, 47Budaschi, 48Petrovogora 49et Hrisno 50tutti ben presidiati et spetialmente al sig. generale commese.
Slum51fortezza et loco importante è quasi a meza strada verso Bihach; se il Turco lo prendesse ci seraria il passo verso esso Bihach et così si perderia non solamente quella terra, ma ancora il più de le fortezze di Croatia fin a Carolostadio et però S. A. lo fa guardar a tutto suo potere, et ha sotto di sé altri cinque castelli, cioè Zetin, 52Tersaz, 53Dresnich, 54Dabar 55et Jessenaz. 56
Bihach57è una terra antichissima et prima frontiera che non fu presa Costantinopoli, imperoché occupando il Turco Adrianopoli spinse manzi et prese Kamengrad 58quattro legue solamente discosto da Bihach, da quel tempo in qua dunque Bihach fu sempre frontiera et d’essi Turchi perpetuamente infestato. Donde fu fatta sempre maggior occisione d’essi che di nessun altro luogo et tante scorrerie ne la dition loro, che se ne potriano empir grandi libri volendole descrivere. Il luogo è sito in una isola, quasi una legua grande, bagnata da la Una principalissimo fiume di Croatia. Il che dopo Iddio et li tanti valent huomini, che sempre costì si sono ritrovati et hoggidì ancora si trovano l’ha conservato fin hora, altrimente per la fortificazione de la cinta et altre cose già buon pezzo la saria stata persa. Non essendo la città altro che una schietta muraglia tutta crepata, et sì marza che con un tiro di canone senza fallo un gran pezzo si buttaria per terra. Il sito 270suo è amenissimo et fertilissimo d’ogni cosa et per via di quello solamente si può entrar nel paese del Turco, havendo egli occupato tutti gli altri paesi et fortezze secondo l’Una come Crapa, 59Novi, 60Castagnoviza 61et Jessenovaz 62di maniera che perdendosi quel luogo 63il Turco vi metteria dentro subito tutti i suoi presidii de la Bosna et in poco tempo sogiogaria d’indi non solamente il resto de la Croatia ma ancora de la Carinola et poi l’Italia, l’haveria per vicino non come a le volte i Francesi et altri ma come un rapidissimo fiume, il quale fra poco inonderia tanto inanzi, che ne saria una compassione, et però guardici Dio de la detta perdita. Sotto questo capitaneato vi sono solamente due altre fortezze, cioè Repitsch 64et Isazitseh, 65logi ancora lor d’importanza.
Ci è poi la fortezza principal Segna66per le prodezze et i gran fatti de li Uskoki tanto celebre città maritima et luogo asprissimo ma opportunissimo per dannegiar il nemico, massime per mare. Il che indi si può comprendere che hoggidì ancora ha tributarii certi Murlacchi sudditi del Turco cento et più legue da sé discosti. Vi è poi tanto vicino a tutti porti do la Bosna che hor per terra hor per mare gli può estremamente infestare sì come fa di continuo mandando per terra una o più compagnie di fanti et alcune per mare con ordine che a tal et tal luogo si congiungano et così passando quelli che sono usciti per terra, questa et quel contorno lo brucciano et depredano tutto et prima giungono benché carichi di buona preda da le barche, che i presidii Turcheschi se ne accorgono, et poi gli vendono da le barche i schiavi et altre depredate cose con smisuratissimo lor dolore. Il luogo è asprissimo di maniera che bisogna vittovagliarlo dal tutto per mare eccetto un poco di vino che vi cresce. Quanto a la fortezza non si può dir altro se non che tra di sopra la terra (è) una torre senza fianchi et ogni altra diffesa. La terra di sotto ha la sua cinta di muraglia lata con alcuni torri tonde, et massime una fatta col danaro del papa Leon X, il tutto 271a la antiqua, et che hoggidì non è stimato niente. La tramontana et altri grandi venti, che in quel golfo antiquamente phanatico et hoggi quarnier chiamato di continuo quasi regnano, sono i miglior presidii del loco, altamente la armata del Turco già guari l’haveria occupato, se non dubitava di tal venti, et de le isole, che vi sono di rimpetto vicinissime et tanto pericolose a li naviganti quanto altro luogo di tutto il golfo Adriatico. Tal fortezza ha altresì sotto di sé alcuni altri luoghi come Pago, 67Ledeniza, 68Tersat, 69Berlag, 70Brima 71et Otozaz, 72tutti bene presidiati.
Finalmente vi è la principal fortezza Ugulin73sita ne li monti che tirano verso la Piuca et il Carso et ha sotto di sé altre dui fortezze Modrusa 74et Suetiza 75honestamente presidiate.
Le dette fortezze di Croatia sono guardate da 300 archibugieri, 400 cavalli legieri, lanze 400 et fanti Croati 141076che costano l’anno quasi 189.460 77et così ambedue le frontiere la di Schiavonia et Croatia solamente quanto ai ordinarii presidii senza la spesa de la munitione, vittovaglia, il conseglio de la guerra et altre simili cose circa 329.460 fiorini tacendosi de li ordinarii soccorsi che in ogni necessità bisogna mandar ne li confini di essi paesi, cioè di Stiria almanco 2000 fanti et 800 cavalli, di Carintia fin a 700 fanti et 150 cavalli et poi di Carniola fin a 600 fanti et 120 cavalli di continuo per tutto l’anno a tal effetto in ordine con segnalata spesa tenuti. 78
Tanto sia detto sommariamente di una et del’altra frontiera con questo appendice, che tutti i luoghi di quelle siano in malissimo essere, imperoché essendone tanti et le spese che sin hora s’hanno havute da le contributioni de li paesi sì poche non s’hanno potuto né fortificare né mantenere nel stato pristino di maniera che si trovano quasi tutti 272senza coverti et sì mal conditionati che ben presto non si potranno inhabitare. La causa di tal cosa è questa ancora, quantunque a le volte si deputava qualche somma di danaro per restauratione di tal luoghi come hoggidì ancora si fa nientedimeno la fu sempre sì piccola et scarsa, che non si poteva far cosa buona, anzi a le volte i offitiali constituiti a tal restauratione hanno ingiotito la maggior parte di tal danaro overo se si è principiata qualche cosa nel maggior moto di quella il danaro mancava et così restando imperfetta l’opera l’andava di mal in peggio prima che si deputasse altra spesa. Il che continuando come non potrà esser altrimente finché i detti poveri paesi non siano soccorsi et aiutati da altri. Si può affermar sicuramente, che tutte le sopradette fortezze d’una et l’altra frontiera fra pochi anni saranno per terra, et che poi il nemico scorrerà là et qua senza alcuno impedimento con ireparabile danno di tutta la christianità. Massime essendo il nemico tanto terribile a chi ne è avezzo che ben maschi vedendolo si perdono et non sano che farsi. Donde si può dire che egli sia il flagello di Dio come lo era il Totila et Atila et ciò tutto tanto maggiormente essendo le dette due frontiere larghe fin a cinquanta legue 79per la diffensione, de la quali accommodando il Turco le cose del Oriente, 80altritanti presidii non ci basteranno volendosi solamente diffendere et non offendere. Et però è molto necessario, che per tempo si facciano le convenienti provisioni et la cosa non si lassi venir a termini, come erano quelli del Constantino ultimo 81et suoi sudditi Greci, li quali finalmente per la salute commune contribuir gran tesori, ma il tutto in vano et havendoli il nemico sogiogati tacendosi portar i detti tesori inanzi gli sputò in faccia et rimproverandoli la lor dapocagine gli disse che con total tesori non solamente da lui deffendersi ma che lo potevano ancora offendere se lo volevano fare. Però guardisi l’Alemagna et l’Italia, che non gl’intravenga il medesimo. L’Alemagna haverà da far assai di prestarlo per esser molto più esposta al pericolo potendo il Turco penetrar in quella per la Polonia già sua serva, 82per l’Austria et Boemia lassando Viena suo unico propugnacolo da parte senza che li possa far danno veruno massime essendo essa Alemagna signoregiata 273da tanti et essendo hormai l’impero luteo come lo provide il Daniel profeta. 83L’Italia non è in tanto risico volendo per tempo far le debite provissioni cioè spender più presto al anno qualche migliaia di scudi, che lassarlo venir dentro et sopportar poi da lui quello che sopportano li Greci con suo ineffabil aggravio, et però tenendosi per fermo che tanti et sì grandi principi d’Italia, et massime la Sede Apostolica con la serma Signoria di Vinetia come li più esposti a tal pericolo in questa et ogn’altra parte non mancheranno al debito suo anzi che ben informati del satto de le cose gli pesarà molto che prima di questo non siano stati avvertiti per haver potuto già guari far le necessarie provisioni incontro. Ma dechiariamo brevemente di che luoghi et con che presidii si potria sicuramente stagnar et reprimer il proromper d’esso Turco come di sopra al cupido lettore fu promesso, et per farlo senza altra essageratione sappiasi che esso Turco non può passare o scorrer verso Friuli se non presso Segna sotto Ledenizza un castello per l’asprezza del sito inespugnabile et con tre o quattro pezzi d’artiglieria può impedir il passo di sotto a tutta la potentia d’esso Turco, imperoehé non ponno passar se non a uno a uno menando i cavalli a mano con tanta difficoltà quanto può esser la maggiore. Se poi il presidio fosse un poco più gagliardo come a dire di 200 overo 300 fanti, la mità di loro si potria metter in certi passi lì di sotto et con i suoi archibugi senza ogni suo pericolo amazzar tanti nemici quanti ne venissero di modo che quel luogo meritaria essere presidiato da tutta la christianità, se poi si fortificassero un poco meglio altri due vicini castelli Berna et Otozaz con mettere dentro altri 200 fanti quei tali con li de Ledeniza et li Uscochi di Segna, li quali altre si bisognaria in parte accrescere, sariano bastevoli di rovinar con le lor scorrerie tutta la Bosna con essi luoghi maritimi del nemico come saria Obravazo, 84Castelnuovo, 85Dulcigno, 86Antivari 87et altri o almeno tenergli dentro sì chiusi che senza fallo la fame li faria uscir fora et abbandonar i detti luoghi et questo del passo che vi è dirittamente da la Bosna verso l’Istria, Piuca, Carso et Frioli. Hora diremo del altra parte cioè de la banda di Croatia, ne la quale lassando il nemico a man manca Segna, Ledeniza, Otozaz et Berna può commodamente venire 274havendo già in mano li passi del una eccetto Bihach et voltarsi verso Las 88et la vale di Zirkniza 89a la volta de la Piuca et il Carso, Calameo poi in Friuli. Et però chi presidiasse honestamente detto Las castello honesto et tagliasse alquanti pochi arbori traverso la strada di quel foltissimo bosco gli tonda di certo anco quel passo et l’escluderia totalmente da li confini d’Italia, imperochè tra Las et Lideniza vi sono per tutto montagne insuperabili. Da Las poi verso la man destra a la volta di Lubiana et Carniola superiore certi gran boschi et montagne che non si ponno penetrare se non da qualche pedone con grandissima difficoltà.
Di maniera che fortificandosi un poco almanco di detti doi castelli Ledeniza et Las quantunque saria bonissimo di fortificar et presidiar ancora meglio Segna, Otozaz et Bergna l’Italia s’assicuraria per mar et per terra d’esso Turco et se i principi di quella una volta volessero i potriano al sicuro con poca fatica et spesa per via di tal luoghi recuperar tutta la Croatia, Bosna, Macedonia, Albania, Morea et quelle altre provincie essendo quelle maggiormente da christiani possedute et non desiderando quelli altra cosa al mondo più che vendicarsi ne la pristina libertà christiana havendo un poco d’apoggio di christiani. Il quale unitamente per mar et per terra se li potria dare et far tanto profitto a la christianità che quei potentati et principi che ne fossero auttori riportariano molto maggior laude che non hano riportato quelli che anticamente passorno a la recuperatione de la Terra Santa massime concorrendovi più l’interesse spirituale che il temporale et essendo certissimo se Dio benedetto si contentasse di darci tanta gratia che ricuperassimo la Bosna sola che indi la Servia, Moldavia, Valacchia, Bulgaria et tutta l’Ungaria facilmente si rihaveriano, maggiormente se S. Stà si degnasse di far et procurar caldamente di confederar il Moscovita, il re di Polonia, l’imperatore, S. A., la serma Signoria di Vinetia, il re di Spagna et li altri principi d’Italia contra esso Turco90di modo che unitamente per mar et per terra l’assalissero et s’ingegnassero di darli una buona botta, la qual cosa S. Stà massime cercandolo adesso il Moscovita istesso 91et essendo il re di Polonia come si dice a ciò inclinatissimo et non desiderando l’imperatore più altra cosa al mondo vedendo chiaramente che dal impero 275da qui inanzi poco o niente può sperare in questa parte essendo hormai ancora loro stuffì di tante contributioni per veder che con quella mai si fa niente 92e trovandosi S. Mtà et Altezza con i suoi sudditi tanto essausta che li bisognarà ben presto o socomber sotto il peso, che già più di cinquanta anni cioè da la morte del re Ludovico d’Ungaria 93gravemente portano, overo entrar in qualche accordo con esso Turco estremamente preiudicante a tutta la christianità et massime a Italia.
Per tanto S. Stà come comun padre di tutti li christiani non mancarà di procurare tal cosa estremamente non havendo riguardo né al denaro ne ad altra cosa al mondo, il che tanto più si può sperare da lei sapendosi per certo che l’ha già cominciato a fare et la può essere sicurissima con tutti i altri principi christiani che facendosi una tal confederatione et dandosi adosso a esso Turco in un medesimo tempo da tanti et sì grandi principi come d’esso Moscovita verso Cafa94et quella riviera che è tra la Danai (confini del Asia et Europa), et il Boristene. Dal re di Polonia et suo fratello il Transilvano tra il Boristene, Nestelet Tibisco 95per la Valacchia, Moldavia et Transilvania ; dall’imperatore, il sermo arciduca Carlo, il granduca di Toscana, il duca di Savoia, Ferrara, Mantova, Parma et Urbino per la Ungaria, Schiavonia et Croatia; poi da la St4 S., dal re Catholico et la Signoria di Vinetia per mare, che in pochi mesi esso Turco sarà totalmente fuora d’Europa et forse contento di ceder ancora l’impero Trapezuntino purché se li lasci la sua signoria Caramania et Natolia di maniera che quei benedetti esserciti christiani potriano finalmente congiungersi vittoriosi a Costantinopoli forse da le debite accoglienze costituir a lor piacere come altre volte hanno fatto i Francesi et Vinetiani un imperatore d’Oriente et darli tanto che pottria resister ad esso Turco et detenerlo di là del Bosforo perpetualmente la qual cosa i signori Venetiani et Genovesi deveriano procurare a tutto suo potere, poiché a tal modo potriano rihavere il lor regno di Cipro 96con altre tante segnalate isole et terre che erano de l’una et l’altra signoria inanzi che ’l Turco trapassasse il detto Bosforo a danni deli imperatori Constantinopolitani. Essendo dunque il tutto verissimo et appresso certissimo che molti predecessori di S. Stà non erano in tanto pretio appresso i potentati de la christianità come è lei et ciò per la smisuratissima bontà, 276pietà et integrità sua, che in tutte le sue attioni più del sole risplendono, potiano esser quasi sicurissimi degnandosi Stà S. procurar la tal cosa, che Dio benedetto li darà la sua gratia che non solamente la potrà dedur in opera anzi assistere lei stessa personalmente a tal sacrosanta impresa.
Ma non come Pio III,97che volendola tentar morse in Ancona, se non passarà Constantinopoli et dopo il devinto Turco castigar ancora il perpetuo emulo de la Sede Apostolica il patriarca di quel luogo et far con la gratia di Dio che la sua chiesa santa habbia solamente un pastore et un ovile. Con la qual cosa l’avanzaria il Gregorio Magno et tutti i altri pontifici benché meritissimi ne la santa chiesa, et sì come le sue laudi perpetuamente in terra più di tutte le altre ribombariano così l’acquistaria ancora commodità multifaria di essaltar et promover i suoi diletti et benemeriti a principati et altri grandi gradi senza numero et misura, ma potendosi tal cosa per molte et molte considerationi a tempo d’hoggi solamente desiderar et a gran pena sperare. Benché là è di tentar a tutto potere da tutti quelli che desiderano la salute de la republica Christiana, S. Stà, come senza ogni dubio si spera, non mancarà di fare et procurare almeno tanto che le povere reliquie del regno di Croatia et Schiavonia con i paesi di S. A., come unico propugnacolo d’Italia perpetua domatrice et rebutatrice de li barbari, si possano fra tanto cioè finché il Turco mediante la detta universal impresa o come meglio piacerà a Dio omnipotente sia scacciato dal’Europa mantener et diffender da la sua tirannide per non perder affatto tutti i vantagi che finalmente contra di lui si potessero havere et massime per conservare i sopradetti passi li quali come è detto humanamente non potrà trapassare se pur mediocremente saranno guardati.
Nel che a comun giuditio si potriano tener due strade cioè degnandosi S. Stà per la sua innata bontà fare che S. A. ogni anno habbia se non d’altri principi d’Italia et massime li signori Vinetiani come i più interessanti almanco de la Sede Apostolica una honesta quantità di danari per la conveniente diffesa de li detti confini, non bastando più S. A. et li suoi paesi di mantenerli del suo, overo se S. Stà si contentasse per una volta sola di dar a S. A. un sì fatto aiuto, che con quello si potesse ricuperare il fiume Una con li suoi passi et fortezze, cioè Crupa, Novi, Costagnoviza et Jessenovaz. Imperoché se ciò si potesse effettuar certissimo è che ancora da quella parte non 277saria più da dubitare niente di esso Turco essendo quel fiume sì fatto che non si può passar se non ne li detti quattro luoghi sopra i suoi ponti il che indi si può comprendere che in tre anni dopo che si perse Costagnoviza che fu ne l’anno 1556 oltra settanta mille villani furono menati via da esso Turco 98overo costretti di retirarsi et andarsene in Austria et Pononia dove hoggidì se ne ritrovano fin a quaranta mille non desiderando cosa maggiormente da Dio che poter ripatriare et viver ne la sua patria in quella religione ne la quale nacquero et furono battezzati cioè la sacrosanta catholica romana. Il che fariano subito et tantosto come si recuperaria il detto fiume Una con le dette quattro fortezze, le quali per tradimenti, perfidia et smisuratissima negligentia di coloro che le guardavano furono perse et per tal predita riunata affatto la Croatia. 99Sì come l’anno 1578 sentendo detti villani solamente che l’essercito di S. A. doveva passare a quella volta cominciarono a fare marchiando loro ancora in gran schiere verso la sua patria non potendoli i Austriaci in nessun modo da ciò detinere o rimovere. Pertanto se S. Stà si degnasse fare che detto fiume Una con le sue fortezze si potesse ricuperare et honestamente rifortificare et presidiare l’assicuraria con ciò et la Italia et questi afflitti paesi da esso Turco in perpetuo et ridurla subito al grembo de la santa madre chiesa catholica oltra quarantamilla Croati che come l’lsraelitani sono dispersi et quasi in captività egiptiaca, la quale gli pesa tanto più essendo sforzati di creder quello che a lor patroni li Austriaci et Pannoni piace, cosa che depiangono svisceratissimente di maniera che al mondo per ogni rispetto nessun danaro si potria spender meglio di quello che si spenderia in tal recuperatione. Il che senza fallo Stà S. farà tanto più volentieri concorrendosi universalmente in questa opinione che la cosa si potria effettuar in quattro mesi al più che dieci milla fanti et mille archibugieri a cavallo con una honesta quantità di danari per la spesa necessaria a condur l’artigleria et la vittovaglia oltra quello che S. A. et li suoi paesi dal suo potriano fare. Dio omnipotente adunque inspiri S. Stà a tal opere che la non potria far maggior benefitio a la christianità, se la spendesse altrove per suo commodo il sangue, la vita et tutti li tesori de la chiesa de Dio come il tutto se li potrà più ampiamente dimostrare ogni volta che S. Stà sarà servita d’intenderlo.
Fußnoten
- 1 Vgl. Nr. 6, S. 17.
- 2 Richtig: 1453.
- 3 Die französisch-türkischen Beziehungen waren damals im Abkühlen. Schuld daran waren u. a. die sonderbaren Vorschläge, die während der Religionskriege von Gesandten und Projektemachern den vorsichtigen osmanischen Staatsmännern vorgetragen wurden; so sollten einmal 200 türkische Schiffe gemeinsam mit den Hugenotten Spanien bekämpfen, und ein anderes Mal erbot sich der Herzog von Anjou, ein türkisches Heer zur Eroberung Italiens zu führen (Jorga, Geschichte des Osmanischen Reiches III, S. 250 f.).
- 4 Vgl. Nr. 96, Anm. 2.
- 5 1477/78 waren die verheerenden Türkeneinfälle in Steiermark, Kärnten, Krain und Friaul. Zu dieser Zeit führte Lodovico Moro für seinen Neffen Gian Galeazzo die Herrschaft über das Herzogtum Mailand.
- 6 Seit 1532 wurde in Venedig viele Male über die Notwendigkeit, hier Befestigungen zu errichten, gesprochen; geschehen ist aber nichts (Rainer, Discorso, S. 284, Anm. 46).
- 7 Im September 1463 kam ein gegen die Türken gerichtetes Offensivbündnis zwischen Venedig und Ungarn zustande, das Pius II. zu erweitern und finanziell zu stärken erfolgreich bemüht war (Pastor, Geschichte der Päpste II, S. 248 ff.).
- 8 Koprivnica (Kopreinitz). Eine eingehende Darstellung der Zustände an der Türkengrenze, vor allem im Jahre 1578, bei Roth, Wihitsch und Weitschawar.
- 9 Drnje. Lag ungünstig nieder an der Drau und dem Bach Rasina (Wien Kriegsarchiv, Innerösterreichischer Hofkriegsrat, Vindica 51).
- 10 Gjelekovac.
- 11 Rasinja (Rasina).
- 12 Novigrad.
- 13 Djurdjevac (St. Georgen).
- 14 Ludbreg.
- 15 Weitschawar (vgl. Roth, Wihitsch und Weitschawar II, S. 153 ff.).
- 16 Murakeresztúr.
- 17 Kanizsa.
- 18 Als im Sommer 1581 eine Kommission diesen Abschnitt inspizierte, überschritten 80 Türken, von den Wachen zuerst für eigene Leute gehalten, die hier an vielen Stellen offene Grenze. Erst als die Türken schossen, wurden sie als Feinde erkannt, worauf die Wache ins Schloß floh und die Türken fünf Grenzbauern und sechs Kinder wegführten, ohne daß der Versuch unternommen wurde, ihnen diese wieder abzujagen (Graz LA, Militaria, Diverse, Grenzmusterung 1581).
- 19 Varazdin.
- 20 Soll wahrscheinlich heißen, daß die Befestigungen ungenügend waren.
- 21 Križevci (Kreutz). Bei der Gebews Beratschlagung windischer Grenzen im Junio 1580 wurde festgestellt, wäre weil so zu keiner sondern Festen zu bringen allein nachzubessern (Wien Kriegsarchiv, Innerösterreichischer Hofkriegsrat, Vindica 51).
- 22 Cirkvena.
- 23 Topolovac.
- 24 Sv. Petar.
- 25 Sv. Ivan.
- 26 Toplice.
- 27 Remetinec.
- 28 Gradec.
- 29 Ivanić.
- 30 Sv. Križ.
- 31 Das sind zusammen 2904 Mann gegenüber 2271 ein Jahr vorher (Lopašić, Acta confinii I, S. 103).
- 32 Vom 1. März 1580 bis zum 28. Februar 1581 wurden für die windische Grenze 139.803 fl. 40 Kreuzer ausgegeben (Graz LA, Militaria 1580/81, Rechnungen, Raith Libel, f. 37v).
- 33 Ca. 80 km.
- 34 Save und Kulpa.
- 35 Sisek. Wiederholt wurden Bischof und Kapitel von Agram aufgefordert, bei ihren Gütern und Burgen Wachen zu stellen (Wien Kriegsarchiv, Vindica 58, 1580 November 18; ebenda, Croatica 2, 1580 Dezember 31).
- 36 Hrastovica (Crastowitz). Die Stände Krains verhinderten die aus Ersparungsgründen geplante Demolierung dieser Festung in bedenchung, das hierdurch dem feind in die laender zu derselben verderblichen schaden die päß und gleichsamb thür und thor auffgetan und geöffnet würden (Graz LA, Militaria 1580/81, Diverse).
- 37 Kostajnica.
- 38 Brest.
- 39 Sredice.
- 40 Litovanić. Der Innerösterreichische Hofkriegsrat empfahl, der Kaiser möge die Stände Krains ermahnen, die Kulpa durch den Bau dieser drei Burgen zu sichern (Wien Kriegsarchiv, Vindica 58,1580 November 20). Vgl. oben Anm. 36.
- 41 Turopolje.
- 42 Karlovac (Karlstadt). Vgl. Nr. 1, Anm. 26, und Nr. 28, Anm. 3.
- 43 Slunj.
- 44 Bihać. Vgl. unten Anm. 63.
- 45 Kladuša.
- 46 Smrković.
- 47 Blagaj.
- 48 Budački.
- 49 Petrova Gora.
- 50 Hrsina.
- 51 Slunj.
- 52 Cetingrad.
- 53 Trzić.
- 54 Drežnik.
- 55 Dabar.
- 56 Jesenica.
- 57 Bihać.
- 58 Kamengrad, ca. 50 km östlich von Bihać.
- 59 Bosanska Krupa, 1565 von den Türken erobert (Roth, Wihitsch und Weitschawar I, S. 222).
- 60 Bosanska Novi.
- 61 Bosanska Kostajnica.
- 62 Jasenovac.
- 63 Bihać wurde 1592 von den Türken erobert und blieb bis 1878 unter ihrer Herrschaft (Lopašić, Bihać i Bihaćka krajina, S. 96 ff.; Roth, Wihitsch und Weitschawar I, S. 202 ff.).
- 64 Ripać.
- 65 Izačić.
- 66 Senj (Zengg).
- 67 Bag (Karlobag).
- 68 Ledenice.
- 69 Trsat.
- 70 Brlog.
- 71 Brinje.
- 72 Otočac.
- 73 Ogulin.
- 74 Modruš.
- 75 Svetice.
- 76 Das sind 2510 Mann gegenüber 2485 im Jahre 1579 (Lopašić, Acta confinii 1, S. 80).
- 77 Vom 1. März 1580 bis zum 28. Februar 1581 wurden für die kroatische Grenze 210.722 fl. 14 Kreuzer ausgegeben (Graz LA, Militaria 1580/81, Rechnungen, Raith Bibel, f. 40r).
- 78 Vgl. Nr. 74, Anm. 28.
- 79 Ca. 400 km.
- 80 Vgl. Nr. 96, Anm. 2, und Nr. 128, Anm. 11.
- 81 Konstantin XI. Palaeologus.
- 82 Seitdem Stephan Bathory mit türkischer Unterstützurig vom siebenbürgischen Fürstenstuhl auf den polnischen Königsthron gekommen war, maßte sich Sultan Murad III. die Rechte eines Schutzherrn über Polen an (Hammer, Geschichte des Osmanischen Reiches II, S. 460).
- 83 Daniel 2, 41.
- 84 Obrovac.
- 85 Ercegnovi.
- 86 Ulcinj.
- 87 Bar.
- 88 Lož.
- 89 Cerknica.
- 90 Vom Anfang seines Pontifikates an war Gregor XIII. in besonderer Weise um die Bildung einer Liga zur Zurückdrängung der Türken bemüht (Pastor, Geschichte der Päpste IX, S. 238 ff.).
- 91 Vgl. Nr. 82 und 86.
- 92 Vgl. Nr. 72, Anm. 3.
- 93 Gestorben 1526.
- 94 Coffa, Don und Dnjepr.
- 95 Dnjepr, Dnjestr, Theiß.
- 96 1571 verloren die Venezianer Zypern an die Türken.
- 97 Richtig: Pius II. (vgl. Pastor, Geschichte der Päpste II, S. 287 ff.).
- 98 Vgl. Bidermann, Die Serben-Ansiedlungen in Steiermark und im Warasdiner Grenz-Generalate, S. 3 ff.
- 99 Krupa, Novi, Kostajnica und Jasenovac (Roth, Wihitsch und Weitschawar I, S. 222, 240, 257 und 266 f.).