Briefnr. 102

Malaspina an Gallio - Stablo, 1583 Juni 20

Band 2

Regest

Eingehendes Gespräch mit Prinz von Parma vor allem über die Schwierigkeiten in den Niederlanden, Ausschreitungen der spanischen Soldaten, Möglichkeiten zu Erfolgen gegen die Aufständischen, Errichtung einer eigenen Nuntiatur und eventuellen Vergleich mit Frankreich.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 79r—82r, Orig.
Druck: Hansen, Nuntiaturberichte III/1, S. 602—607.


Quando io mi partì di Colonia, se ben havevo qualche intentione di transferirmi dal signor principe di Parma, nondimeno non mi constando al’hora, se il camino era sicuro, suspesi il risolvermi in sin che ne potessi essere certo.1Il che fu causa che io non scrissi al’hora a V. S. Ill.ma né l’andata né la causa d’essa. Ma essendomi doppo di 152mano in mano assicurato, andai a Lira, 2città lontana d’Anversa due leghe, dove ritrovai il signor principe et trattai seco della fortificatione di Carpen, 3mettendoli in consideratione conforme al ricordo, datomi da molte pie et zelanti persone, di quanta importantia et consequentia sia il conservare quella piazza per essere nelle porte (si può dire) di Colonia, et lo ritrovai disposto a volerlo fare, non ostante la penuria del denaro, la quale veramente è grandissima. Et perché l’eletto mi haveva confidentemente communicato che il governatore di quel luogho teneva corrispondentia con il Truchses, feci offitio che fusse rimosso et dato quel carico al signor conte Dorimberg. 4il quale con le proprie sue iurisdittione potrebbe mantenderlo et defenderlo con più commodità et authorità. Et spero che a suo luogho et tempo si havrà di tutto questo molta consideratione. Et perché il signor principe si compiacque di darmi parte molto diffusamente et minutamente del stato presente delle cose di Fiandra, delle speranze et timore, nel quale egli vive, ho giudicato non esser fuor di proposito compendiosamente avisarne V. S. Ill.ma, et tanto più mi è parso conveniente di farlo per non esser stato da alcuni mesi in qua ministro di S. B.ne in quelle parti, 5ma è ben vero che la brevità del tempo non mi ha dato luogho di poter penetrar altro, né far giuditio alcuno, se non riportarmi alla relatione del signor principe.

Il principe non solo non dispera che successivamente non si sia per far progresso felice, ma ne terrebbe speranza grandissima, precipuamente hora che il prencipe d’Oranges pare che vadi perdendo il credito; ma per non essere li soldati pagati da molti mesi in quà, sono talmente fatti insolenti che non si può se non con lacrime rappresentare quello che si vede, pare impossibile che Dio sia per concedere vittoria né alcuno felice esito, poiché, come ultimamente fece intendere un vescovo6di molta autorità a monsignor di Verselli et a me, non hanno rispetto li soldati alle maritate, non alle vergini, non alle putte immature, non a sexo, non a bestie, non a sacramenti; né il principe può applicarci rimedio, vivendo con grandissimo timore che non si abbuttinino tutti, come ultimamente ha fatto il regimento de 153Alemani del signor Ferante Gonzaga, 7il quale è il più veterano et valoroso che ci sia. Et non nasce questo disordine di così gran qualità tanto dal mancamento per la quantità delli danari, quanto dal poco ordine et fedeltà, che si tiene nel distribuirli et l’essere al più delle volte mandati fuor di staggione. Et questi scandali così abominevoli de li soldati partoriscono infiniti inconvenienti, poiché oltre che li popoli che si racquistano non depongono, anzi accrescono l’odio contra il nome regio, non si dispongono manco ad abbracciare la religione cattolica, anzi se li rende più odiosa, esperimentando che da cattolici non sono trattati non solo come christiani, ma né manco come creature rationali.

Et io havendo visitato quelli villaggi, dove era accampata la cavalleria et fanteria, et trascorso assai paese, ho veduto et inteso di ogni sorte di classe de soldati quello che non può capire in intelletto l’huomo, se non lo vede ocularmente, di maniera che ben dice il principe di Oranges, che il pascere così numeroso essercito S. M.tà ruvina il proprio paese, esaspera li popoli et fa assai manco danno a lui et suoi seguaci, che a se stesso, massime venendo li danari al più delle volte in tempo che non si può per la stagione far impresa alcuna. Et perché, dove il campo vive, subito si dishabita tra pochi mesi, muti pur quanti luoghi vuole, non sarà modo né forma di poterlo pascere, per il che si dubita grandemente che, se S. M.tà non mette maggior sollicitudine, acciò li danari venghino a tempo et siano dispensati fidelmente, che l’essercito si disfarà da se. Ne può S. M.tà passando quello che hora passa, conseguire quelli fini, che senza dubio deve havere, cioè la ricuperatione di queste provintie, il che dovendo essere o col mezzo de la forza o con l’industria o con l’aspettare il benefitio del tempo, S. M.tà con la forza tenendo li soldati così mal pagati et sodisfatti et li popoli esasperati, poco frutto farà, et essendo li luoghi occupati dalli nemici molti et tali, che non si può espugnarli senza artegliaria et mortalità, verrà S. M.tà se a uno a uno pensa d’impatronirsene a consumare li danari, a perdere di giorno in giorno li soldati, et sarà negotio che anderà in infinito.

Ne è la parte adversa così debole che anco essa non sia per contrapesare in qualche parte il progresso, che si farà con occupare del nostro, come si vede che va facendo. Et perciò il signor principe sarebbe di parere che si constituissero diverse troppe del essercito et 154si mettessero nelli confini, et S. M.tà con buone guarnitioni conservasse li luoghi, che hora possede, et cercasse di mettere in qualche necessità la parte adversa, serrandoli quelli passi et soccorsi che si vedesse di potere. Et di questo modo si lasciarebbe respirare un poco il paese tanto essausto, si conservarebbe quest’essercitio, dal quale depende l’authorità et grandezza di S. M.tà, essendo la maggior parte veterani soldati, et non trattando così malamente li popoli, non sarebbe gran cosa che S. M.tà, con l’industria, con buone intelligentie, con danari et altri mezzi soldateschi, s’impatronisse de luoghi senza spargere sangue et ruvinare il paese et, essasperando li popoli, rendere così odiosa la nation’ spagnola non solo qua, ma in ogni parte. Et al’hora S. M.tà potrebbe con molta ragione aspettare quel benefitio del tempo, nel quale tanto si fide il principe d’Oranges, poiché Dio, che governa li tempi, non mancarebbe di assistere a così santa et necessaria attione con la sua santissima providentia. Ma altrimente seguendo li scandali, che seguono, non si giudica che né con forza né con industria né con altro si possi aspettare successo di qualità.

Et allargandosi confidentemente il signor principe meco circa questo proposito, mostrò di non essere fuor di suspettione che S. M.tà sia in trattato di qualche compositione, poiché, oltre che quando questo non fosse, pare impossibile che la M.tà S. non soccorresse alla necessità, che passa, al tempo opportuno et occasione buona, che perde di far progresso, l’esserci aperto il passo di Spagna et di Portugalo per Anversa conferma alcuni in questa suspettione, del quale quelli delle città mostrano di ricevere tanto contento che insin a Lira si sono sentiti li segni d’allegrezza, che con artigliarie si facevano, cosa che è dispiaciuta mirabilmente alli soldati, parendoli molto stranio che l’istesso re mantenghi un essercito alle porte di Anversa, il quale ha per fino di metterla in qualche necessità per la parte di terra, et da l’altra parte li mandi vettovaglie per mare. Dal che il principe di Oranges toglie occasione di far credere che quello che si fa in Fiandra, sia contra la mente di S. M.tà.

Hora per queste ragioni, et per trattenersi tuttavia qua Madama,8mostrava il principe di dubitare che non si fosse in qualche trattato secreto di pacificatione, la quale lui giudicava non si poter fare senza detrimento della religione cattolica. Et come principe di così gran valore et soldato, considerando ancora il stato delle cose, li fraudolenti artificii del prencipe d’Oranges, non sperando molto che 155vivendo lui si possi venire a pace alcuna sincera, più tosto mostrava approvare il rimedio della diversione, col mostrar S. M.tà segni di voler rompere con Francia, che trattato di pace; ma di questo suo pensiero si come mi affirma di non haverne mai fatto motto al re, così mostrava di dirmelo più tosto per discorso che per fondamento, che facesse che S. M.tà fosse per applicare l’animo. Ma quanto al dividere et forsi anco diminuire l’essercito et con l’industria cercare di far progresso, li pareva cosa altretanto necessaria che utile.

Quanto poi al stato delle provintie reconciliate, il principe si fida et si loda assai delli prelati; se promette non poco del popolo; ma della nobiltà mostra di non si potere confidare, anzi dubita grandemente che li nobili vadino a camino di perpetuare li governi, che loro hanno, et al fine farli proprii. Et di questo loro intento il principe ne hebbe un gran rincontro, quando S. M.tà stette delli mesi passati così gravemente inferma, che in quel tempo alcuni di loro non pottero tener occulto in modo che non si scoprisse l’intentione et fine, al quale caminano; per il che dubita grandemente, se succedesse la morte di S. M.tà, che si dividerebbe in più parte li dominii di questi paesi, et questi signori riconciliati s’alzarebbono con li governi che hanno. Et perciò pare che altretanto studio si deve mettere nel assicurarsi di quello che hora si possiede, come nel ricuperare quello che non s’ha. Onde il principe con il calore delli prelati et di popolari, quali l’uni sono di già desingannati, se bene alquanto tardi, del fine delli heretici, et li altri mal trattati delli nobili, non crede che siano per lasciarsi facilmente alterare, se non saranno ingannati li popolari sotto colore del pretesto della religione. Per il che il principe designarebbe di rompere la Pacificatione di Gante,9parendoli che al’hora potrebbe confirmare li popoli nella religione cattolica, ne giudica che questa impresa, aiutata dalli prelati, fosse per essere inreuscibile, anzi asserisce che come d’attione fattibile ne ha dato conto a S. M.tà, ma che ha havuto per risposta che guardi molto bene a quello che fa; onde può esser che S. M.tà, se pur desidera qualche reconciliatione, non abbracci questo partito come quello che forsi toglie la speranza di ricuperare altri luoghi infettati di heresia per il timore che havrebbono, che il medesimo non si tenti con loro.

Ma perché, stando le cose nel termine che hora stanno, la religione cattolica non fa progresso né meglioramento alcuno, né neli 156luoghi di già presi né in quelli che alla giornata s’acquestano, essendo li vescovi o tepidi o le terre senza ordinarii, massime doppo che quelli di Ginevra hanno publicato un decreto, 10che li heretici possono senza scrupulo di conscientia fingere d’essere cattolici, frequentare li sacramenti et osservare li riti et cerimonie nostre, purché riservino ne l’interiore a suo tempo di far qualche notabile danno alli catholici, il che da molti è ad unguem osservato, come me ha affirmato il prinipe, pare però ad alcuni che sarebbe espediente, che la S.tà di N. S. tenesse un nuntio di valore, 11vita, costumi et splendore in quelle parti, il quale cercasse di applicare quel rimedio, che il tempo et congiunture et li buoni et zelosi cattolici li subministrarebbono. Et forsi, quando Dio signore nostro vedesse che s’ha altretanto cura de l’acquisto delle anime, espurgatione et destruttione della tirannide del demonio, come s’ha delle città et estirpatione di quelli dell’huomini, prosperarebbe maggiormente l’intentione di S. M.tà. Et poiché nella Germania, per quanto ho potuto io comprendere, li heretici pigliano l’ardire o il timore et misurano le loro attioni et motivi dalli successi della Fiandra, però quando ancora non concorressero altri infiniti et gravissimi rispetti, sarebbe non solo espediente ma necessario il non lasciare cosa intentata, per la quale si possi sperare che la religione cattolica sia per propagarsi et l’heresia per smorarsi. Et quando nel re di Francia et nel re cattolico fosse qualche dispositione d’accomodamento, non sarebbe similmente fuor di proposto, essendo il Christianissimo 12vicino doi picciole giornate a Namur, che Madama di Parma s’aboccasse con quella Maestà et facesse quelli offitii et proponesse quelli partiti, che si giudicarebbono più espedienti, poiché, quando li Francesi non perturbassero li conati del Cattolico, 13qua tutti asseriscono che in spatio di pochi mesi si potrebbe sperare di vedere abbassata la perfidia di quel gran instrumento del demonio, del prencipe d’Oranges.


Fußnoten

  • 1 Vgl. Nr. 98 und 108. 
  • 2 Lierre östlich von Antwerpen. 
  • 3 Kerpen bei Köln. 
  • 4 Graf Karl von Arenberg. 
  • 5 Eine ständige Nuntiatur Brüssel wurde erst 1596 eingerichtet (Léon van der Essen, Nonciature de Flandre 1, S. IXff.). 
  • 6 Wilhelm Lindanus, 1562—1588 Bischof von Roermond (Hansen, Nuntiaturberichte III/1, S. 608). 
  • 7 Am 23. Mai berichtete Orano von völliger Disziplinlosigkeit beim katholischen Heer in Flandern (Hansen, Nuntiaturberichte III/1, S. 564). 
  • 8 Margarethe von Parma. 
  • 9 Friede von Gent im Jahre 1576 (Pirenne, Histoire de Belgique IV, S. 61ff.). 
  • 10 Nichts bekannt. 
  • 11 Vgl. oben Anm. 5. 
  • 12 Heinrich III. von Frankreich. 
  • 13 Angeblich plante Philipp II. damals die Rückeroberung Hollands auf dem Seeweg (Hansen, Nuntiaturberichte III/1, S. 626).