Regest
Wiedergenesung nach Krankheit. Besprechung mit Erzherzog Karl über den künftigen Landtag. Ausführliche protestantische Schmähschrift gegen den neuen Kalender. Bitte des Bischofs von Gurk um Stellungnahme Malaspinas zum Laienkelch.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 121r—122v, Orig.
Brieftext
Questi giorni passati non ho potuto scrivere a V. S. Ill.ma conforme al obligo mio per esser stato infermo, ma hora che mi ritrovo in così buona convalescentia per gratia di Dio, che posso dire essere quasi nel pristino stato di sanità, non ho voluto tardare più a baciar humilmente le mani di V. S. Ill.ma et insieme significarle che non mi essendo potuto contenere per alcune publiche particulari mie considerationi di non insinuare ma in parte et con molta circumspettione 187a S. A. li degni rispetti che mi muovono a non desiderare di assistere a la futura dieta. 1S. A. doppo d’haver mostrato con diversi inditii, che tal mia dispositione li dispiace grandemente, ha doi giorni fa aperto meco con gran confidentia et amorevoli dimostrationi qualsia l’animo et intentione sua nel promovere il negotio de la religione inherendo con la forma del suo parlare a persuadermi l’acquisto grande che ragionevolmente può sperare la parte cattolica dal essito de la dieta, il quale a gl’occhi di S. A. è di maggior momento che non è l’abhorrire io che presente la mia persona si faccia qualche assicuratione, la quale S. A. dice che propriamente non sarà nova ma declarativa et restrettiva de la vecchia, poiché havendo gl’heretici ottenuto per il passato diverse concessioni, le quali partoriscono dannose confusioni per l’estorsione fatta d’esse da gl’heretici, non pretende S. A. di far altro ne la dieta che abolendo tutto il passato et diversi scritti reducendosi ad uno solo et riservandosi li popolari et cittadini, restringere et limitare insieme quello che al presente ottengono li nobili quanto le persone loro, et fatto questo vuol in ogni modo ottenere un riverso da essi, acciò transgredendo la forma del scritto confessiero loro stessi in tal caso che S. A. ragionevolmente rivoca il resto. 2Et a caso che io suspicasse che S. A. volesse venire a tal assicuratione non tentando prima ogni estremo, che è risoluta di mettere in essecutione una attione di tanta qualità et così pericolosa, che N. S. et tutto il mondo cognoscerà che ella dice da dovero et che per servitio di Dio et spronato da S. B.ne commette a pericolo così evidente gli stati suoi, che forsi niun altro principe ardirebbe di farlo.
Et per essere si compiaciuto di conferirmi questo suo pensiero io lo referirò a V. S. Ill.ma. Disegna S. A. continuando li nobili di non volere contribuire di venire a la separatione de li stati et prohibendoli a non s’intromettere nel governo de li confini pigliare sopra di se la cura di essi col mutare tutti coloro che dipendono da li nobili,3et perché la portione, che danno li prelati et cittadini, non è sufficiente 188per la spesa che si fa ne li confini l’A. S. è in pensiero di tenere munito solamente le città, castelli et fortezze et non servirsi di quelli soldati massime a cavallo che sono stipendiati per resistere a le correrie di Turchi, ma assicurando quelli luoghi col guardarli diligentemente, et essendo anco l’A. S. con li suoi cittadini senza pericolo ne le città vuol lasciare in preda gli nobili et loro dependenti a le incorsioni de gl’inimici. Ne si può persuadere che il ridurre a minor numero et in tal forma li soldati et lasciare il paese aperto a gl’inimici con così evidente ruvina de li nobili et escluderli da ogni governo de li confini che al presente, parte con li carichi che hanno con l’occasione d’essi, parte con altri modi si aricchiscono et mantengono li loro predicatori che non sia per essere attione che ragionevolmente dovrebbe rompere la fascinata et dura cervice loro, oltre che a questo si aggionge che S. A. senza aiuto di altri in questa forma guarda li confini et città sue, che altre volte si siamo affaticati molto per ritrovare il supplemento de le contributioni de li nobili et hora con ridurre li soldati a minor numero S. A. ritrova che la portione de li prelati et cittadini con quello che da l’imperio basta a mantenerli a sufficientia. È ben vero che questo non potrebbe già durare lungho tempo ma almeno servirà per tanto spatio che ne darà occasione di far l’ultima prova del intento et fine di costoro.
Soggionse ancora l’A. S. che tra li regalii che hanno li principi Austriaci è che niuno subdito può essigere contributioni senza l’assenso del principe, et che havendo li nobili non ostante che la passata dieta fosse dissoluta essatte le steure da li loro contadini, che perciò sono caduti nel crimen laesae maiestatis, et che egli disegna di procedere contra alcuni capi de li più peggiori4et castigarli seriosamente di modo che vedendosi molestati in un istesso tempo da diverse parti et dal imperatore per la renuntia fatta dal A. S. de li confini 5et da lei potrebbe essere che si humiliassero, et se ben non si può in verità negare che tutte queste demostrationi non siano di peso grandissimo con tutte queste demostrationi non siano di peso grandissimo con tutto ciò a me se mi arricciano i capelli quando se mi rappresenta inanzi a gl’occhi di dover essere presente in qual si voglia caso a la assicuratione. Ho nondimeno giudicato esser debito del offitio mio di non defraudare S. A. col tacere quello che mi ha communicato et confortato a significarlo a la S.tà di N. S.
189Questi giorni si è havuto che fare per reprimere li predicatori heretici et retinerli a non predicar contra il calendario et publicatione d’esso,6et intendendo io che si era dato principio a vendere un libro di maledicentia contra d’esso ho con questa occasione ottenuto da S. A. che ha applicato opportuno rimedio acciò per l’avenire non si admetti che siano venduti libri simili contra la fede cattolica et spero di costituiranno presto alcuni visitatori che haveranno tal cura. È gran cosa che li contadini se ben sono cattolici non vogliono ne capire ne osservare il calendario, 7pur fra poco tempo spero che tutti si acquietaranno.
Mons. di Gurgo ogni giorno mi è a torno, acciò li dia qualche parere risoluto ne la materia del sub utraque, io havendo considerato li brevi et le lettere scritte da N. S. in questa materia8non posso risolvermi, perché da una parte vedo che molti contadini se si li nega l’uso del calice deficient a fide in ogni cosa. Dal altro canto non si può né deve concedere et le conniventie che si permettessero per essere malamente usate et estorte al più de le volte, sono perciò pericolose. È ben vero che il lasciare la facultà a quelli parrochi, che l’hanno havuta da li vescovi deputati, è attione che essendo capita da pochi, partorisce molti inconvenienti. Et perciò non osservando niuno di essi le conditioni de la bolla, si potrebbe con legitimo pretesto non solo prohibirli l’uso del calice ma castigarli, cosa che facilmente si farebbe se si instituisse da li vescovi una seriosa inquisitione et essamine contra tali parrochi. Mando il scritto di mons. di Gurgo, acciò se V. S. Ill.ma giudica che io debba rispondere qualche cosa al scritto, lo possi fare che a me non sovviene modo alcuno sicuro. 9Dio S. N. ha voluto che col mezzo mio il conte Nugarola, il sig. de Hermestan et il sig. Formentino 10tutti tre de la camera di S. A. et zelosi cattolici, habbino lasciato l’uso di tal communione dopo havermi portato odio 190per l’inhibitione fatta da me al pievano di questa città de non dovere admettere alcuno ad essa.
Si sta aspettando di giorno in giorno l’arciduca Ernesto invitato a tenere a battesimo il parto molto vicino di questa Serma.11Et la peste per gratia del Sig. Dio è quasi che spenta in questa città 12. . .
Fußnoten
- 1 Vgl. oben Nr. 125, Anm. 4.
- 2 Zu dieser in Aussicht genommenen Reduzierung und Zusammenfassung der in mehreren Stufen, vor allem 1572 und 1578 erfolgten religiösen Konzessionen ist es nicht gekommen. Der Landtag war zu einem guten Teil mit dem Kalenderstreit beschäftigt (Graz LA, Landtagshandlungen 35, f. 219r—254v; Loserth, FRA II/50. S. 501ff.).
- 3 An der Türkengrenze hatten die Stände auch evangelische Feldprediger (Loserth, FRA II/50, S. 508).
- 4 Nicht bekannt.
- 5 Vgl. oben Nr. 122, Anm. 1.
- 6 Vgl. oben Nr. 124.
- 7 Die bäuerliche Bevölkerung hatte zum Teil Bedenken gegen den neuen Kalender, weil dadurch die in ihrem Leben nicht unwichtigen Lostage verschoben wurden.
- 8 Vgl. oben Nr. 73.
- 9 Die Congregatio Germanica entschied Anfang 1584, daß der Laienkelch in der Diözese Gurk bis zum kommenden Pfingstfest geduldet werden könne und inzwischen das Volk in Predigt und Beichte entsprechend zu belehren sei (Arch. Vat., Nunz. Germ. 101, f. 146v).
- 10 Georg von Nogarol, Georg von Herberstein, Franz Formentin (Thiel, Zentralverwaltung, S. 176, 183).
- 11 Am 17. November wurde Erzherzogin Maria eines Knaben entbunden, der am 25. November vom Bischof von Gurk auf den Namen Maximilian getauft wurde. Paten waren Erzherzog Ernst und Herzogin Maria Maximiliana von Bayern (Khevenhüller, Annales Ferdinandei, tom. II, Sp. 287).
- 12 Im folgenden Jahr kehrte die Pest zurück. Vgl. unten Nr. 232, 233, 282.