Briefnr. 150

Malaspina an Gallio - Graz, 1584 Februar 8

Band 2

Regest

Eingehende Beratungen mit Jesuiten über weiteres Verhalten in Religionsangelegenheiten. Dekret gegen Häretiker in der Grafschaft Görz.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 168r—170r, Orig.


Doppo che il padre provintiale et rettore1hanno pienamente inteso da me quello, che io ho insin hora detto a S. A. et a li consiglieri a bocca et in scritto et quel che ulteriormente disegno di fare in evento che si venisse al accimento del assicuratione, 2hanno giudicato che si è insin hora intieramente adempita la commissione di N. S. et sodisfatto a ogni debito et precipuamente a la parte che a me come ministro de la Santa Sede tocca. Ne in questo particulare si è havuta altra consideratione di maggior momento che la protestatione che io, venendosi ad atto pregiuditiale, voglio fare 3et in forma che si possa imprimere, se li heretici cercassero di maculare la innocentia mia col procurare che fosse creduto che io mi fossi accomodato di 231consentire a bruttura alcuna ne la chiesa di Dio, massime che hora sono essi in opera, come mi scrivono da Augusta, di far imprimere tutte le concessioni che li son state date dal principe. 4Perilche io son necessitato di non pretermettere per qualsivoglia rispetto di non fare per mio scarico la protestatione. Ma dal altra parte è attione degna di matura consideratione, non essendo stata messa in prattica con principi per l’adrieto in queste parti, onde forsi è da temere che sia per parere a S. A. che con qualche denigratione del candore del honor suo si tenghi più stretto modo di procedere con lei che non si è fatto con gl’altri. Ma io son di opinione che qua non si penetrarà tanto, oltre anzi quel rispetto politico, quale a questi tempi suol il più de le volte essere moderatore de li attioni de li principi, causarà che qua li consiglieri politici pensaranno di cavar commodo et utile da la protestatione mia, vedendo molto più caro a gl’heretici l’assicuratione et inducendo perciò li nobili ad allargare la mano con S. A., perché quanto più intenderanno che l’A. S. ha dispiaciuto a S. S.tà et che loro hanno ottenuto contra la mente del Sommo Pontefice l’intento loro, tanto maggiormente le sarà più caro et ne faranno più stima et capitale.

Hora questi padri vivendo con molta sollicitudine et timore per parerli, che tutto il carico di quest attione sia per riposare sopra le spalle loro, come quelli che confessano S. A.5mi hanno con tanta instantia et con così pietoso affetto pregato a voler ritrovar modo di deviare l’animo del principe dal assicuratione, che mi son lasciato disponere a quello che per l’adrieto ho ricusato di fare. Si è perciò tra noi stabilito, che non sia bene di conculcare nel orecchie di S. A. il peccato più di quel che io mi habbi fatto, 6lasciando che egli da se lo rumini procurare di farlo al presente capace, che l’A. S. non ha per ancora fatto quello che è tenuta che può et che ha promesso. Et perciò non è tempo di parlare di assicuratione dovendo prima procedere li tre sopradetti punti, et perché un altro rispetto non si possono assicurare li nobili, perché assicurandoli, se prima non si ha essequito perfettamente il decreto contra li cittadini et popolari, 7non sarebbe altro che dare dal officina del principe il certo per l’incerto et commet232tere un peccato gravissimo per la speranza d’un incerto bene, et che perciò li nobili devono lasciare il patrocinio de li cittadini et unirsi con S. A. et fare osservare perfettamente il decreto et alhora si potrebbe far giuditio del assicuratione.

Ho messo in scritto questo mio parere8approvato da li padri, non già per darlo né a S. A. né ad altri ma acciò considerandolo loro maturamente ne possiamo da esso insieme pigliar la norma come si dovremo sicuramente governare. Ma presupponendo che S. A. si riducesse in stato, che la non potesse né retrocedere né procedere ne le risolutioni prese, et che col retrocedere fosse per venire in contempto de li heretici, vedendo essi, che doppo tanti giuramenti di volere che li cittadini et popolari siano riservati a la dispositione di lei circa la religione, si mutasse da tal sua opinione, et dal altro canto nel promovere più oltre il negotio S. A. non potesse resistere a la oppositione de li provintiali. In questo stretto difficultoso et pericoloso partito ho pensato un modo di sodisfare a S. A. a li provintiali a la parte cattolica et togliere me di necessità di venire al atto de la protestatione, et se bene di quest omio parere, quale ho proposto al padre provintiale acciò sia ventilato maturato sicuramente risoluto et approvato o reprovato, non ho per ancora risposta dal detto padre, 9lo referirò con tutto ciò a V. S. Ill.ma. Io non sarei molto alieno che S. A. in caso di necessità firmasse di sua mano et corroborasse col suo sigillo quel decreto, già doi anni fa publicato, conceputo in quella forma che sta per il consiglio dato da S. M.tà Ces. a S. A. 10veduto et comendato dal sig. duca di Baviera et mandato ancora a S. S.tà a la quale pare che non despiacesse et del essecutione del quale hora si affatichiamo, perché essendo esso uscito in nome di S. A., se ben non è sottoscritto è però authentico, 11né pare che in esso si contenghi cosa che non sia in favore de la parte cattolica, se non che il principe dice di non volere molestare li nobili, ma questo però con alcune clausule restrittive ne perciò li promette per sempre. Ma perché la copia del decreto che ho io è in latino et è facil cosa che io sia a le volte ingannato da la cancel233laria, uso hora diligentia di farlo havere in tedesco al padre provintiale, il quale con aiuto de altri theologi lo considerarà et mi darà risposta, et alhora scriverò a V. S. Ill.ma di questo particolare con più fondamento 12et porrò ogni studio, diligentia et sollicitudine acciò il principe non incorri in attione che possa maculare la sua conscienza et essere di detrimento a quella sincerità che ne la fede cattolica si deve sempre conservare.

Il decreto contra li goritiani heretici13abbraccia tanto li nobili come altri l’inferiore conditione et S. A. questi giorni ha fatto una regia demostratione contra alcuni contadini, quali come capi di molti altri hanno havuto ardimento di voler seguire l’essercitio lutherano ancho essi non ostante che siano subditi di ecclesiastici . . .

Non mi par di dover lasciare di significare a V. S. Ill.ma che il decreto del quale sopra faccio mentione fu communicato per commissione di S. A. inanzi la publicatione a li padri de la Compagnia ne la lingua loro materna et fu alhora comendato da essi.


Fußnoten

  • 1 P. Heinrich Blyssem S. J. und P. Emmerich Forsler S. J. 
  • 2 Vgl. oben Nr. 127, Anm. 2. 
  • 3 Vgl. oben Nr. 136. 
  • 4 Schreiben aus Augsburg betreffs Druck der Religionskonzession nicht vorhanden. 
  • 5 Vgl. oben Nr. 123, 140. 
  • 6 Vgl. oben Nr. 140, Anm. 8. 
  • 7 Vgl. oben Nr. 21, Anm. 1, Nr. 34, Anm. 1. 
  • 8 Nicht vorhanden. 
  • 9 Antwort P. Blyssems nicht vorhanden. 
  • 10 Malaspina war über die mäßigenden Ratschläge des Kaisers informiert und berichtete darüber nach Rom (Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 371f., 398f.). 
  • 11 Sowohl das an den Ritter- und Herrenstand als auch das an die Grazer Bürgerschaft gerichtete Dekret vom 9. März bzw. 23. April 1582 war vom landesfürstlichen Sekretär Primus Wanzl unterschrieben (Loserth, FRA II/50, S. 274279, 296f.). 
  • 12 Vgl. unten Nr. 158. 
  • 13 Vgl. oben Nr. 148.