Briefnr. 190

Malaspina an Gallio - Graz, 1584 Juli 29

Band 2

Regest

Darlegung und Rechtfertigung der Sendung der Familiaren nach Venedig zum Abholen der päpstlichen Hilfsgelder für Erzherzog Karl.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 224r-226r, Orig.


Perché da una parte la gravità del negotio ricerca che per servitio publico et per scarico mio io dia più distinto raguaglio a V. S. Ill.ma di quello che m’habbi fatto per l’adietro de le cause che mi mossero a mandar li miei familiari a Venetia1et perché dal altro canto non vorrei apportar tedio con la prolissità, il che necessariamente 292sarei sforzato a fare se volesse referire tutto quello che in questo proposito è passato. Ho perciò deliberato succintamente porre in consideratione alcuni punti. Il primo è che la promessa che già fu fatta a S. A. non fu fatta né simplicemente né principalmente per mezzo mio ma per quel del suo oratore che fu mandato, 2al quale non solo in viva voce ma in scritto fu significata sufficientemente la mente di N. S. di modo che io son stato solamente essecutore de le promesse. Dal che ne è nato che S. A. et li consiglieri scoprendo da principio in me poca prontezza di voler mandare per li danarii molestorno mirabilmente mons. di Gurgo talmente che egli et consignò a S. A. quello ch’hebbe in Roma per nome di S. S.tà et altri, et fece esshibitione di constituire in mano di S. A. la mettà de gli redditi del suo vescovato che in ciò non era difetto alcuno per la parte di S. B.ne

Et questa prattica andò tanto inanzi che presupponevano che non volendo io mandare a Venetia fossi obligato a darli le polize di cambio, essagerando ch’alhora erano in manifesto pericolo d’incorrere facilmente in tal stato per la rebellione de cittadini che non li dovevo defraudare di quello che S. S.tà gl’haveva non solo promesso ma essortato a volersene et che più tosto si doveva a un certo modo vendere le cose sacre per porgerli aiuto, ne era possibile di persuaderli a non timere, anzi era battezzata ogni persuasione in contrario temerità, poiché la parte cattolica che sapeva le consulte fatte da gl’heretici con li principi et università de la lor farina3come in alcune lettere intercette s’era scoperto il consiglio datodi dover ammazzarmi, 4suspicava perciò che fossero molte altre cose nascoste, et si siano poi accorti che non era fuor di proposito il dubbio essendosi da doi cittadini, quali secretamente hanno havuto ricorso da li consiglieri, inteso che il senato solo ha messo in deposito per la defensione publica contra il principe settanta milia fiorini, et se ben è obediente a S. A. vuol però correre la fortuna de gl’altri; et chi è perciò colui che possa penetrare la varietà de le resolutioni et andamenti de gl’heretici et farne giuditio veramente saldo et assicurare a sufficientia del essito de le cose future coloro che sono tanto interessati.

Di più S. A. non lasciava di dire che lei non poteva penetrare che cosa havesse demeritato con la S.tà S. che di presente io mi dovessi 293mostrare renitente a star preparato con danari, poiché lei era andata continuamente senza intermissione alcuna edificando sopra le promesse fatteli, et non essendo cessata la causa per la quale S. B.ne si mosse con tanta pietà a prometterli subsidio non doveva manco cessare l’aiuto, et mi stringevano in verità efficacemente acciò mi dechiarasse se le polize erano state revocate et io non potevo dir né di sì né di non, perché non lo sapevo, et mentre tra di noi si dispuntava subintrava mons. di Gurgo assicurando S. A. che mai S. S.tà havrebbe fatto tal cosa, né lasciavano li consiglieri di servirse di quello che V. S. Ill.ma mi scrive de le grave spese fatte in Colonia et altrove da N. S., 5retorcendo l’argumento in questa forma, se S. B.ne non manca di porgere aiuto a le cose di Colonia, al imperatore etc., perché vorrà retrocedere da quello che ne ha promesso, se questi et altri sono stati buoni stimoli, et se ho sustentato assai tempo la caccia che in questo proposito mi è stata data, sì come a Dio S. N. è ben noto, così spero che V. S. Ill.ma lo comprenderà in parte.

Ma si potrebbe replicare che io dovevo aspettare risposta da Roma et non mi movere così in un subito a mandare a Venetia, a questo rispondo che qua volevano soprasedere la essecutione insin che ruvinar l’impresa totalmente, et di questo non darò altro instantia se non che tardando io più di quel che loro havrebbono voluto a espedir li miei familiari, non fu mai possibile indurre li deputati a far in quel tempo demostratione alcuna con li cittadini, come s’haverà potuto vedere da le lettere, che quando si partirno io scrissi a V. S. Ill.ma ,6le quali perciò non continevano cosa alcuna, et questo particolare mi mosse ad accelerare la loro partenza, oltre che cominciavano a pensare di mandar huomo a posta et di qualità da S. S.tà, al quale o si sarebbe negato l’aiuto o concesso; se negato certo con manco alienatione d’animo et interesse si può far al presente, poiché se havessero mandato et non riportato quello, che desideravano, havrebbono buttato col mandare l’oglio et l’opera, oltre che la negativva non havrebbe partorito altro effetto se non che quello che qua con tanta faticha si è condotto così a buon termine sarebbe andato in fumo. Se dal altro canto si fosse concesso, non si sarebbe in vero contentato il mandato di quella somma di danari che io ho al presente ricercato, et oltre di questo io sarei ben alhora in tutto et per tutto caduto in diffidenza grandissima.

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Onde a mio parere non è dubbio che per diversi capi si sarebbe deteriorato il negotio et S. S.tà si sarebbe messa in assai maggior fastidio et interesse di quel che si è fatto in quest altro modo; ne si ha da credere che io sia stato così poco aveduto in cosa tanto chiara, che io non habbi preveduto, che io potevo facilmente non mi tirare adosso la piena, che io ho fatta, lasciando che qua et soprasedessero et scrivessero et mandassero et si disgustassero a lor modo, ma il servitio di Dio, la salute di queste anime et il benefitio di S. S.tà mi ha mosso a mandare a Venetia, persuadendomi che né S. S.tà si fosse perciò per mettere in necessità di far quello che non volesse più di quel che si sarebbe fatto, o mandando S. A. a Roma o scrivendo, né che qua fossero per ricevere per altro verso la repulsa o fatta a loro o data a me che ho mandato li servitori, poiché a questo individuo si doveva pur venire o di negare o di concedere. Et havendo però collationate insieme con la tenuità del mio intelletto tutte le ragioni, che se mi rappresentavano, pigliai resolutione che fosse senza comparatione più espediente, più sicuro, più ben fondato il mandare che l’aspettare risposta da Roma, perché mandando si levava dal animo di costoro ogni suspitione et con una tenue somma di danari se verriva a sodisfare a gl’appetiti et a li timori, et acciò non si venesse al atto reale di spendere li danari nel istesso tempo messi ogni studio et sollicitudine per persuadere a li consiglieri et son al presente in opera d’indurre S. A. nel istesso parere, et se io non li havessi data sodisfattione col mandare a Venetia non mi havrebbeno in questo né essaudito né ascoltato, ma si sarebbeno dato a credere che io non per servitio del negotio o loro ma per non mettere in spesa S. B.ne procurassi di persuaderli tal cosa.

Ma per concludere dico che o non si metterià il presidio né si sarà commesso gran errore et li danari saranno fidelmente costoditi et restituiti, o si metterà et in tal caso o si farà a spesa de li cittadini et sarà l’istesso et lo potranno far a lor voglia o si pensarà di metterlo nel modo che si stabilì quando mons. di Gurgo fu a Roma,7et in tal caso prima si aspettarà un evidente et estrema necessità, secondariamente io non darò fuori un danaro se non ne la forma che di novo da V. S. Ill.ma mi sarà prescritta et ordinata. 8Et quando ancora non si giudichi espediente che si venghi a questo, io ho qualche pretesto senza che loro si possano lamentare di N. S. il che si deve schifare in 295ogni modo et senza darli negativva di non sborsare danari, poiché li consiglieri publicamente hanno approvato il parer mio del porre il carico del presidio sopra li cittadini, et io perciò potrò il meglio che saprò cercare di sutterfugere l’atto del sborsare danari et almeno tirare il negotio a la lunga ne sarà per esser gran cosa che loro che in tal caso saranno in necessità se attaccassino dove potranno.

Queste sono in buona parte le cause che mi mossero et accelerorno a la resolutione di mandare a Venetia, le quali non ho in tal fine rappresentate a V. S. Ill.ma quasi che io pretendi di defendere di non haver commesso errore, perché io captivvo il mio intelletto al giuditio de superiori, et so che è cosa ragionevole et laudabile il ricognoscere la colpa dove veramente anco non fosse. Et perché si suol dire che peccato confessato è quasi perdonato et che melius est in malis factis humilis confessio quam in bonis superba gloriatio io ricorro con ogni fidutia, humiltà et pronta dispositione d’andare più cauto del avvenire a chiedere perdono del errore commesso, pregando N. S. Dio che accompagni per l’avvenire la mia buona volontà che ho de servire a S. B.ne in modo che io impischi in qualche particella qualche numero de la funtione mia . . .


Fußnoten

  • 1 Vgl. oben Nr. 176. 
  • 2 Christoph Andreas Spaur, Bischof von Gurk, im Frühjahr 1581 (Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 237239, 257-259). 
  • 3 Pfalzgraf Johann Kasimir, Herzog Ludwig von Württemberg sowie die Universitäten Heidelberg und Tübingen (Nr. 154). 
  • 4 Vgl. oben Nr. 156. 
  • 5 Vgl. oben Nr. 183. 
  • 6 Vgl. oben Nr. 174. 
  • 7 Der Papst versprach die Hälfte der Kosten für 400 Mann Besatzung für höchstens zwei Jahre (Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 258). 
  • 8 Vgl. unten Nr. 196.