Regest
Bitte um den innerösterreichischen Verhältnissen angepasste neue Fakultäten. Zusammenarbeit mit weltlichen und kirchlichen Stellen nicht problemlos. Zahlreiche italienische Häretiker in Villach. Strenges Einschreiten gegen Ablassmissbrauch in Gradisca.
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Arch. Vat. F. Borg. III, vol. 68B, f. 142r—145v, Kopie.
Brieftext
Sin che non habbi hauto incaminato tutti i negotii che dalle SS. VV. Ill.me et R.me mi furono commessi non ho voluto tediarle col scriverli.1Hora che le posso intieramente informare di quanto occorre per la provisione di questi infelici infetti paesi con ogni brevità, 2et humiltà gli dirò.
Ho predicato questa passata quaressima qui in Goritia, et ho posto ogni mio sforzo in sradicare l’heresie scoperte et scoprire quelle, che per molti anni sono state nascoste et (bontà del Sig. Iddio) molti e molti hano connosciuta la verità. Quanto a libri dannati ho prima come predicatore voluto persuaderli a presentarmeli avanti, che come deputato a questo gli lo commandi da veri cattholici son stato obedito sendone stato presentati non pochi, ma gli ecclesiastici peggiori delli altri se ne ridono volendo 317abusare ogni mia amorevolezza. Vado tuttavia tentando se gli posso riddure a la obedienza con parole santissime et senza usare la forza dell’autorità, il che facilmente farei, ma gli ecclesiastici grossi (per dir così) sostengono i minuti. Non manco d’usar ogni charità, ma gli par strano scoprire le sue bruttezze ad un frate.
Sin hora non ho parlato ne in publico ne in privato di facultà alcuna con tutto ciò si sa da per tutto sin alla Corte né mi maraviglio perché non mancano da per tutto spie e relatori a questi nemici d’Iddio. Ho hauto molte lettere da veri cattholici sì italiani come todeschi de’ diversi luoghi, che sentono molto contento che N. S. e questa s. congregatione vogli provedere alla temerità de’ questi fugitivi italiani maggior parte sfratati e spretati3e medicare questi miseri paesi dalla infirmità di che si trovano gravati per la retensione de’libri heretici; 4, ma gli finti cattholici ingannatori de’ questi religiosi prencipi e i nostri ecclesiastici non sentono volontieri che si trovi qui facultà alcuna in questi paesi, avedendosi, che a poco a poco si va introducendo il foro della inquisitione in queste parti, 5onde per aviso che tengo mi lacerano da ogni banda con dire che son autore di queste novità. Ma io intendo quello che vogliono dire, prima i cattholici finti temono, che non scuopra la falsità e doppiezza loro al suo prencipe ingannato et gli ecclesiastici dubitano non gli sia ritirato la briglia qual tengono libera sul collo et fano ciò che gli pare non connoscendo superiorità alcuna.
E’ stato qui et è ancora il r.mo di Lubiana per certe lor diete, col quale ho ragionato a longo più e più volte facendoli sapere il desiderio di N. S. e delle SS. VV. Ill.mae e R.mae ch’è di riddure queste anime ingannate alla cognitione della verità cattholica, et gli ho voluto palesar l’ordine, che tengo costì di Roma. Esso R.mo si mostra di buona intentione, et promette darmi ogni favore, ma dice che ritrovarò grandi intoppi non havendo il consenso e braccio dal prencipe. Io per esperimentare se le parole corrispondono ai fatti gli ho fatto instanza vogli procurarmi questo consenso massime per esser egli presidente del reggimento di Gratz e viceprencipe.6Ha detto, che lo farà, ma che desidera vedere l’ordine che tengo di Roma, gli ho detto, che ho una lettera, che mi serve per patente, dice che loda la lettera di commissione scrittami dalle SS. VV. Ill.mae e R.mae sia fatta in patente per poterla mostrare all’arciduca et farla sottoscrivere la qual patente se mi sarà admessa risulterà in gran 318servigio della S. Sede apostolica e salute d’infinite anime, perché sarà un mezzo foro d’inquisitione non mai più admesso in queste parti et si sostentarano i cattholici et affrenarano gli heretici.
Caso, che paresse alle SS. VV. Ill.mae et R.mae far riddure la lettera delle facultà concessami in patente, son sforzato come informatissimo della natura de’ prencipi, delle qualità de’ paesi e dello stato de’ popoli dire et esporli humilmente, questo per aviso non solo di mio parere ma de’ tutti i nobili veri cattholici, che intorno a ciò con ogni pietà e discorso mi hano ragionato e consigliato.
In prima sì come ancor dice la lettera, la patente mi si conceda per tutte le provintie sottoposte ai ser.mi arciduchi d’Austria, ma in questo modo, che nelle provintie di la dai monti possa amorevolmente et con ogni charità rivedere i libri prohibiti che mi sarano presentati da laici, censurarli et abbrusciarli; ma a religiosi sì secolari come regolari gli li possa levare et occorrendo possa contra di essi adoprare le facultà ordinarie et non occorre in essa patente nominare niente di processare quelli a quali sarano trovati simili libri, perché si darebbe ombra a gli ombrosi, ma io saprò benissimo quello havrò da fare in virtù della lettera che tengo. Nei paesi li qua dai monti confinanti all’Italia pur sottoposti ai ser.mi possa astringere con le solite facultà non solo religiosi, secolari e regolari, ma ancora semplici secolari, a darmi i libri da rivedersi, né meno bisogna toccar di processo ma bene però farò quel tanto dovrò; tutte queste istesse facultà mi sono ancor concessa nella lettera ma non vi è distintione di qua dai monti, e di là dai monti, qual giudico molto neccessaria et vi è di più nella lettera che deva formar processo contra i rettinenti libri prohibiti, qual particola lodo si leva per adesso; et se bene parlo contra di me poiché mi si scema l’autorità già concessami, nondimeno sta ben così perché paulatim subiit aratia taurus.
Quanto all’altra facultà che dalle SS. VV. Ill.me e R.me mi vien concessa, che mi possa informare d’heretici o sospetti a darne informatione costà a Roma, questo sta tutto bene, ma si giudica più espediente che dica, che mi si concede facultà di potermi informare delli heretici italiani fuggiti d’Italia per causa di fede, sfratati e spretati diventati apostati, et hauta tal informatione ne deva subito dar aviso sotto sigillo a Roma et al ser.mo arciducha acciò se gli faccia la debita provisione.7Questo è il parer mio e de’ molti signori cattholici et si spera la cosa sia per riuscire secondo il nostro desiderio il che se sarà vedrano un’evidente miglioramento, et certo giudico necessario pigliar le cose con bella 319maniera e destrezza, perché son sicuro che otterremo ogni cosa se ben ancora son certissimo che non mancarano i finti cattholici ritirare indietro questa santa opera e corrompere le menti de’ questi religiosissimi prencipi come fecero in persuadere quel buon arciduca Carlo a concedere l’erettioni delle abhominevoli sinagoghe (per non di chiese) d’heretici con danno de’tante anime e ciò fu conseglio de’ nostri finti cattholici, il caso è chiaro e basta.
La domenica passata in Albis8sendo pur qui in Goritia fui avisato da Gradisca come in una publica fiera, che lì in tal giorno si fa, era salito in banco un certo ciarlatano e dopo molte cantilene havea venduto un gran numero di corone con certe cartelle dov’era IHS et publicava una indulgenza di 60 anni dicendo, che haveva tal autorità di publicarla, concederla e venderla dalla S.tà di N. S.. Subito me ne volai a Gradisca, feci solenne instanza a quei signori con buone proteste, quali signori veramente sono cattholici et a mia instanza lo fecero prendere, volsero che foss’io che l’essaminasse, il che feci in presenza loro e trovai esser la verità, che lui havea publicato queste indulgenze. Dimandò perdono mille volte dicendo haverlo fatto per povertà. Formato il processo senza altro intermediò per dar essempio agli altri di commune parere lo facessimo mettere nella publica berlina ben incathenato nel mezzo della fiera et gli lo feci stare cinque hore trastallo de’ fanciulli et subito feci gridare, chi havesse comprato simili corone e cartelle me le dovessero portare sendo loro stato ingannati; il che fu fatto. Levato dalla berlina gli feci levare tutte le scatole dov’erano più di mille corone et altre tante di quelle cartelle et darli tempo doe hore da uscire fuori dai stati archiducali bandendolo questi signori con tal clausula, che se mai sarà ritrovato nei sopradetti stati sia posto in galea per anni cinque, così è notato l’atto. Parmi ill.mi e r.mi signori habbiamo quadagnato assai, che pur ho essercitato giurisdittione, cosa insolita se ben con intervento loro non importa non hano fatto senza di me et io son stato capo. Questo scelerato è italiano.
Dal p. priore di S. Agostino di Gratz mi è stato mandato un processo di cui ne mando la copia insieme con la sua lettera qui alligata9che contiene un brutto eccesso commesso gli anni passati da un frate pur agostiniano come vedrano nella terra di Frinstinfelt 10in Stiria. Direi che per esser publico e notorio il fatto, che sarebbe bene se gli facesse provisione castigando chi ha errato, però se mi commetterano, che riveg320gia questa causa per chiarir meglio la verità lo farò et avisarò del tutto. Loderei però che constituessero in questo fatto per mio collega il sopradetto priore di Gratz come meglio informato di tal delitto, et certo è padre di buona vita et molta edificatione. Farano vedere il processo e lettera e poi dirano il lor parere a quello in tutto e per tutto rimmettendomi.
Nelle facultà che dalle SS. VV. Ill.me e R.me mi vengono concesse non si specifica se mi sia concesso, che possi assolvere in foro conscientiae gli heretici penitenti, ancor ché dalla lettera perché si avessi simil facoltà di cui anco ne feci parola con N. S. non dimeno non ho voluto assolver alcuno, che a me sia riccorso per tal assoluttione sinché più chiaramente da loro non mi sia concessa simil facultà. Fra molti che a me sono riccorsi ve ne sono doi di Villach,11terra più pestifera di qual si vogli altra di Carinthia, quali sono stato riddotti alla verità e condotti a me da certi nostri mercanti Ariminesi, i quali in quelle parti praticano per la mercantia del ferro. Questi istessi mercanti mi acusano de molti audamenti d’heretici et m’hano dato una lista de’ certi italiani sì laici come religiosi, che la sono diventati heretici. Dicono che ogni volta fossero sicuri di esserle perdonato, che molti si riddurebbono et che loro farebbono ogn’opera di condurne molti; a questo non ho voluto dar altra risposta sia che non n’habbi dato aviso alle SS. VV. Ill.me e R.me acciò dichino il parer loro. Se gli piacerà darmi tal facultà di potere assolvere simili penitenti sarà buon fatto, si specifichi nella patente, 12acciò l’arciduca, vedendola, connosca, che la santa madre chiesa è pietosa et non claudit gremium redeunti et certo è necessarissimo fra tutte l’altre cose habbi questa facultà perché facendoli indugiare porta pericolo per male persuasioni non si pentino, come fece uno l’anno passato, che venendo a me per l’assoluttione, scrissi costà et fra tanto se n’andò alla guerra et forsi sarò ritornato al vomito il che facilmente non havrebbe fatto, perché l’havrei astretto con la professione della fede e giuramento.
Hora Ill.mi e R.mi Sig. son solo sento che il sig. conte Sigismondo13per tanti negotii, che gli soprastano de questi prencipi, è quasi in continuo moto, né per questo mi smarisco o perdo di animo, se bene i finti cattholici e i nostri ecclesiastici mi veggiono mal volontieri e, non potendo lacerare il conte Sigismondo, lacerano il povero frate. 14Io mi rido di loro et mi basta il gloria . . . di affaticarmi per l’honor d’Iddio e ripputatione di 321questa Santa Sede riccordandomi ben spesso di quello si legge de santi apostoli a. . . Ibant apostoli gaudentes.
Ben le pregarò e supplicarò con ogni humiltà, che vedendole SS. VV. Ill.me e R.me l’opra et fatica mia esser giovevole et aggradirli, mi voglino corroborare con la gratia loro a finché non venga tanto abbassato da finti cattholici che stano all’orrechie de’ prencipi e da nostri ecclesiastici poco ecclesiastici. Se anco giudicano ogni mia attione dover esser inutile e senza frutto mi scarichino di questo peso, che sostener non possei senza l’aiuto loro. In tutto e per tutto mi rimetto alla prudenza et santo voler loro . . .
Fußnoten
- 1 Siehe Nr. 7, 16, 61, 62, 185, 186.
- 2 Siehe Nr. 197, 198.
- 3 Siehe Nr. 34, 62.
- 4 Dedic, Verbreitung 433 ff.
- 5 Die Inquisition wurde in Innerösterreich nicht eingeführt.
- 6 Johann Tautscher, Bischof von Laibach, war 1585—1596 auch Statthalter von Innerösterreich: Thiel, Zentralverwaltung, 205.
- 7 Ehzg Maximilian verweigerte die Überstellung des in Laibach gefangengenommenen italienischen Häretikers Alessandrino nach Rom: Nr. 185.
- 8 7. April 1594.
- 9 Nicht vorhanden.
- 10 Fürstenfeld.
- 11 Siehe Nr. 218; J. Rainer, Heinrichs III. Flucht von Polen, über Wien, Villach und Venedig nach Frankreich, 35. Jb. der Stadt Villach, 1988.
- 12 Erweiterung der Fakultäten nicht bekannt.
- 13 Sigismondo della Torre.
- 14 Raimondo della Torre.
- a 1 cm Papier zerstört.