Briefnr. 317.2

Portia an Aldobrandini - [Graz, 1602 Mai 6]

Band 5

Regest

Die drohenden Einfälle der Türken im innerösterreichischen Grenzgebiet fordern entsprechende Sicherheitsmaßnahmen, wie z. B. bei der Festung Kopreinitz/Koprivnica. Die Unterstützung des Kaisers wird vermutlich ausbleiben, sodass den innerösterreichischen Erzherzögen nur die Hoffnung auf göttliche Hilfe verbleibt. Portia hatte keine Möglichkeit mit dem Bischof von Bamberg [Gebsattel] in Graz zu verhandeln, jedoch mit dessen abgesandten Marschall [Belheim], der die Meinung vertritt, dass ein Eingriff Erzherzog Ferdinands in die Kärntner Besitzungen Bambergs deren traditionelle und bisher respektierte Immunität verletzen würde. Mit der Todesstrafe für den inhaftierten Prädikanten [Zahn] soll vermutlich ein Exempel statuiert werden, dessen adelige Patrone hingegen werden vermutlich mit einer Geldstrafe davon kommen.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 218r–219r, Kop. 1


Il porsi insieme de Turchi che si sentiva fare in questi Confini, come con più mani di lettere se n’è dato conto a V. S. Ill.ma2, comincia a dar chiaro inditio d’esser seguito ne contorni di Canisa quel che si scrisse poiché si ha relatione sentirsi di là depredationi, scorrerie et cattura di persone sino da Rochespurg due leghe, aggiongendosi anco esser disegno dell’inimico di porsi all’assedio di Coprainiz, il qual luoco è così mal guernito di tutte le 678cose et di così puoca sicurezza che si può se non temere di perderlo, quando l’inimico v’adopri la forza sua ordinaria; di qua però si pensa alle provisioni necessarie per mantenerlo et si sta sul inviarne a quella volta con un Ingegnero Italiano 3. Ma se non s’haverà anco gente in Campagna, si tiene che gl’altri provedimenti riusciranno deboli et che medesimamente le parti confinanti di questa Provincia correranno il medesimo pericolo et faranno strada, non havendo chi le guardi, che l’inimico le venga più nelle viscere, cosa che si deve più tosto dubitare che altro, vedendosi li aiuti che si speravano di Praga rimanere tuttavia irresoluti et non trattarsene punto coi Ministri di questo Prencipe che a posta si trattengono in Corte Cesarea 4, di maniera che vedendo le loro A. A. una tal lentezza et mancarsele ogn’hora la speranza di soccorso, non fanno altro che raccomandare l’interessi loro a Dio S. N. con frequenti processioni et continue preghiere, massime considerando che Cesare, benché facesse, potria far puoco attenti li bisogni d’Ungheria et il sospetto d’Albaregale che cerca il Turco di sorprendere et per il che è chiara cosa che S. M.tà sarà per impiegare quante forze potrà haver insieme.

Co ’l vescovo di Bamberga non m’è venuta occasione di trattare cos’alcuna, non essendo egli arrivato a Graz, et di quel puoco che puoti cavare dal suo Ambasciatore n’ho data già relatione a V. S. Ill.ma, potendo aggiongere che ’l detto Ambasciatore nei ragionamenti tenuti qui a parte per corroborare le ragioni che pretendono nelli Monasterii di Arnoldstain et Griffen diceva che se bene il Bambergense per i beni che possiede in Carinthia si contenta di riconoscere l’Arciduca per Prencipe del paese, che però si tiene di non riconoscere maggioranza, stante che la Chiesa di Bamberga conosce le terre et giuriditioni che ha nella stessa Provincia di Carinthia non come feudataria, ma come entrata nelle medesime immunità et ragioni che godeva Santa Cunigunda Imperatrice, moglie di Henrico Santo il Bavaro, che ne fu la donatrice et alla quale da lui furono li detti beni lasciati con tutte quelle circonstanze di libertà, di privilegii et d’essentioni che si puonno desiderare et che perciò non havendo l’Arciduca dominio alcuno nelle sue attinenze se non in quanto si tengono all’Arciduca come Prencipe vicino per raccomandate, non gli resta parimenti autorità di por mano in cos’alcuna del Vescovato di Bamberga et tanto meno nei luochi fondati dai Vescovi. Le quali considerationi, sendo forse state avertite dall’Arciduca, sono per aventura state 679cagione che S. A. in materia de detti Monasterii non habbia voluto farne parola et che medesimamente il decimo dinaro, che da tutto ’l Stato et da qualunque feudatario viene al Prencipe per la vendita dei stabili venduti dalli heretici per partire senza niuna difficoltà, habbia lasciato al Bambergense la parte che se gli può aspettare de’ sudditi suoi che per viver nell’heresia sono usciti dalla Provincia. Io però vedendo il beneficio che sarebbe stato per derivare alla Religione Cattolica con l’applicatione dell’uno et dell’altro Monasterio al Collegio de Padri del Gesù, non lasciai di dire al ministro sodetto Bambergense che almeno per questo rispetto dovrebbe il Vescovo haver consentito alla cosa, ma in somma non fu possibile di ritrarne speranza alcuna et la sua risposta fu che sendo sotto la protettione del Prencipe molti altri Monasterii in Carinthia che v’applicasse di quelli senza privare il Vescovato di Bamberga, c’ha questi due soli fondati per proprio zelo et divotione.

La cognitione della causa del Predicante prigioniero5va innanzi et si crede che sarà fatto morire per dar essempio ad altri et per haverlo, come si dice publicamente, meritato, sendosi dimostrato inobediente, contumace et sprezzatore de commandamenti et ordini dell’A. S. Coi Nobili nondimeno suoi Padroni 6, a quali liberati di Castello si è conceduta per prigione la Casa, pare che si tratterà altrimenti et che ’l loro castigo si convertirà in pena pecuniaria …


Fußnoten

  • 1 Kopie eines nicht auffindbaren Berichtes an San Giorgio. 
  • 2 Nr. 297.1, 306.2, 309.3, 310.2. 
  • 3 Ottavio Zanuoli/Zanoli (gest. 1606/1607), Maler und Festungsbaumeister. 1601 wurde er zum Baumeister der Windischen Grenze ernannt. 1602 wurden ihm für die Arbeiten an der Festung Kopreinitz/Koprivnica 4.000 Gulden zur Verfügung gestellt. 1603 ernannte man ihn zum obersten Festungsbaumeister, in der Folge wurde er als „Ober-Architekt für Steiermark, Kärnten und Krain“ (1604) sowie als „Baumeister an der Windischen und Krabatischen Grenze“ (1605) bezeichnet: vgl. ILIJANIé, S. 344; MEISTERL, S. 192. 
  • 4 Vgl. Nr. 287.2. 
  • 5 Paul Peter Zahn (Paulus Odontius) (1570–1605), Student in der protestantischen Stiftschule in Graz (1595–1598), Prädikant auf Schloss Waldstein bei Deutschfeistritz im Dienst der Familie Windischgrätz (1598–1602). Zahn wurde am 20. April 1602 auf Befehl Eh. Ferdinands im Schloss Waldstein gefangen genommen und nach Graz überführt, wo er im Gewölbe der landesfürstlichen Burg für zehn Wochen inhaftiert wurde. Trotz Todesurteil von Eh. Ferdinand zur Galeerenstrafe begnadigt, sollte Zahn nach Triest überstellt werden. Auf dieser Fahrt gelang ihm bei Senosetzsch/Senozece die Flucht. Er kehrte in seine séichsische Heimat zurück, wo er bis zu seinem Tod als Pfarrer tätig war. 1603 verfasste er einen Bericht über seine Erlebnisse in Innerösterreich, der mehrmals nachgedruckt wurde: vgl. LOSERTH, Akten 2, S. 232–234, 242–245, 255; WÖLFEL; TERSCH, S. 537–548. 
  • 6 Christoph und Friedrich von Windischgrätz, deren Vormund Rudolf von Teuffenbach war, wurden gemäß einem Dekret vom 25. April 1602 auf der landesfürstlichen Burg in Gewahrsam genommen, doch bereits Ende April in den Hausarrest in Graz entlassen. Mitte Mai erhielten sie nach der Zahlung einer Geldstrafe die Freiheit: vgl. LOSERTH, Akten 2, S. 232–236, 246; WÖLFEL, S. 11f.