Regest
Ausführliche Unterredung mit Erzherzog Karl über religiöse Lage. Die allgemein Fürsten und Staaten von Häresie drohende Gefahr durch Nähe der Türken vergrößert, Bereitschaft des Papstes zur Hilfe bei Beseitigung der Häresie. Bitte um ausführliche Relation über gegenwärtigen Stand der Religion. Hinweis Erzherzog Karls auf bereits vorhandene große Schwierigkeiten beim Regierungsantritt: Enorme Belastung durch Türkengrenze, fast vollständiger Abfall des Adels vom katholischen Glauben, Fehlen vertrauenswürdiger Räte und mangelhafte Sorge der Bischöfe. Erörterungen über bevorstehende Wahl des Bischofs von Bamberg und Ersetzung des bisherigen bambergischen Vizedoms Hoffmann durch einen Katholiken. Erneuerung des päpstlichen Hilfsangebotes bei Unternehmen gegen Türken.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 40r—42r, Orig.
Brieftext
In conformità di quello che con la mia delli 19 del passato1scrissi a V. S. Illma, questa serra, ch’è il lunedì, ho havuto audientia da S. A., nella quale non ho fatto altro che significare al’A. S. come il più principale et importante capo, che ho da trattare con lei, è quello della religione, essendo per infiniti rispetti più a core di S. Stà, che niun’altro, cognoscendo quanto importi alla salvatione delle anime et alla pace et quiete di S. A. et delli suoi stati. Et in questo proposito non ho lasciato di addure alcune ragioni et esempi antichi et moderni circa il male che vengono alli principi et stati loro per causa delle heresie et insieme metterli in consideratione quanto debba più S. A. temere, come quella che ha così vicine le forzze et crudeltà delli Turchi, et che S. A. senz’altro, essendo principe di così perfetto giudizio, poteva ben hormai cognoscere che li heretici non caminavano ad altro fine che a una sfrenata et libidinosa libertà di carne, la quale li conduceva al fine a tanta temerità et in così repulso senso, che non volevano ricognoscere né in cielo né in terra signore né superiore alcuno, et che questo era stato il spirito di vertigine delli loro falsi et diabolici profeti, la dottrina de’ quali non poteva partorire altro parto che questo. Le messi ancora in consideratione quanta laude et riputatione riportarebbe da tutti li principi catholici et da tutto il 27christianesimo se, con risolutione ferma et animo confidente, havesse cercato di remediare a così perniciosa pestilentia. Le dissi similmente che S. Stà poteva dire a S. A. quello che Leone papa scrive a Theodosio imperatore „cum enim ecclesiae causas et regni vestri agamus et saluti deffendite adversus hereticos inconcussum ecclesiae statum, ut et vestrum Christi dextera deffendatur imperium“, 2et che però S. A. non dubitasse che questa era causa de Dio, il quale suole apunto aprire il thesoro della sua misericordia nel tempo delle necessità, et che non havrebbe lasciato di aiutarla da dovero, quando lei ancora havesse fatto quello che poteva dal canto suo.
Li soggiunsi poi il desiderio grandissimo che S. Stà haveva di aiutare S. A. in così pia, necessaria et eroicha impresa, et che perciò io, per poter dare principio in quanto spetta alla persona mia, come ministro di S. Bne, alla Sma mente sua desideravo che mi fosse data una vera sincera et fedele relatione del stato presente della religione et di tutto quello che in questa materia era passato,3accioché, intesa la infirmità, se potesse andar pensando a qualche rimedio, et che io, havendo maturamente considerato la forma, che doveva tenere in questo, alfine mi ero risoluto di ricorrere al’A. S., non sapendo chi meglio né più fidelmente mi potesse aprire li occhi in questo, che lei, la quale cognoscendo che è causa sua propria et che S. Bne si move per molti rispetti, ma principalmente per utilità di S. A., più affettuosamente havrebbe data luce di quello che è bene si sapia, et che, essendo la materia longa et fastidiosa, vedevo che non conveniva che lei si pigliasse questa cura, a che havrei ricevuto favore che ordinasse a qualche ministro suo che lo facesse. 4
S. A. mostrò di sentire tanta consolatione di questa ingenuità et modo di trattare che, oltre al ringratiarmi molto, mi disse che io l’obligavo quasi al non rimettere a niuno questa informatione, ma darla lei et che però voleva egli stesso dirmi confidentemente alcune cose, et che del resto, essendo la materia longa, havrebbe ordinato al suo cancellerò che fosse venuto da me et mi havesse dato ogni fidele relatione.
Quello che S. A. mi disse fu questo, che egli non negava di non havere dalla parte sua di colpa et che non si voleva escusare, ma che era degno di qualche compassione prima, per haver ritrovato questi stati quando pigliò il possesso d’essi già contaminati, per esser stato 28in grandissimi bisogni con confini fastidiosi, per haver havuto la nobiltà tutta infeta di modo che nella Stiria, Carinthia et Carniola non ci erano cinque signori catholici, per non haver havuto homini appresso di sé, che l’habbiano fidelmente consigliato, 5et per la poca cura delli ordinarii, 6li quali non solamente non hanno remediato, ma la prima heresia comminciò in un loco dove essi hanno il dominio temporale et spirituale, 7et che di questo S. A. ne haveva scritto a S. Stà, 8ma che al presente sperava et nel’ aiuto del Sig. Dio principalmente et in quello di S. Bne et delli parenti et amici suoi, che si sarebbe fatto qualche ben profito tanto nel mantenere quell poco di catholico che è restato, et nel’ impedire che non faccia più progresso questa abominatione quanto al remediare alli disordini et scandali presenti, et che il cancellerò mi havrebbe detto il senso et parer suo.
Lo ringratiai del’ officio che si era degnato di fare con S. Mtà Ces. circa la elettione del vescovo di Bamberga et del haver comandato che quell’ Hoffman ritorni qua.9
Mi rispose che havrei cognosciuto sempre che egli camina di bon piedi in tutto quello che può in aiutare la religione catholica, et che 29le farei piacere di racordarle quello che havessi giudicato esser necessario in questo proposito.
Andai ancora penetrando che S. A. non fa molto bon giudicio della elettione futura del vescovo et, tolta questa occasione, le dissi: Io crederò che, se il capitolo non farà elettione di prelato catholico, et che al governo delli stati, che sono sotto il dominio di V. A., vorrei mettere un governatore eiusdem farinae che Hoffmam, che S. Bne andarà pensando che V. A. nomini qualche sig. catholico et S. Stà darà un breve, acciò io le faccia la patente ; mi rispose queste parole : S. Bne potrà ordinare quello che le parerà.
S. A. si degnò, fornito questo, di dimandarmi come stavo contento in queste parti et se mi piaceva il paese et, rispondendo a questo ultimo capo, che mi pareva bellissimo, come veramente è, mi soggiunse che li confini del Turco lo guastavano et che non distavano da Graz più di tre giornate ben picciole, et che li confini erano cento trenta leghe, intendendo però compreso li confini del’ imperatore in Crovaccia, de’ quali S. A. ha la cura, senza però suo danno né spesa, et che non si poteva mai assicurare, non si potendo fortificare tanto paese. Io non mancai a questo proposito di assicurare S. A. che S. Stà non è mai per mancarli di quello che altre volte li ha offerto in caso, che si risolvi di tentare un giorno impresa dalla banda sua.10Mi rispose che lo desiderava grandemente, et che havendo S. Stà fattole parlare già tempo fa sopra di questo, che egli ne dette parte al’ imperatore, senza il quale non si può movere, et che non si è mai havuto risolutione alcuna, et che quanto a sé è paratissimo...
Fußnoten
- 1 Es muß, wie aus dem Zusammenhang hervorgeht, der Bericht vom 29. September gemeint sein (Nr. 7).
- 2 Migne, Patrologia latina 54, Ep. XLIII, col. 826.
- 3 Nr. 13.
- 4 Siehe oben Nr. 12.
- 5 Von den Mitgliedern des Geheimen Rates 1570—1580 war der größere Teil evangelisch (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 597 f.).
- 6 Das stimmt nur zum Teil, denn sonst wäre nicht B. Portia in seiner Instruktion angewiesen worden, sich an Bischof Urban Sagstetter von Gurk (Schellhass, Nuntiaturberichte III/3, S. 27), und hätte nicht Malaspina selbst den Auftrag bekommen, sich an dessen Nachfolger, Christoph Andreas von Spaur, zu halten (Instruktion, Nr. 1). Auch die Bemühungen des Erzbischofs von Salzburg um eine Besserung der beklagenswerten kirchlichen Zustände können nicht übersehen werden (Schellhass, Ninguarda I, S. 26—29, 46 53—135, 226—243; II, S. 176—179), wenn sie auch nicht immer sehr erfolgreich waren (ebenda I, S. 242f., 256—261; II, S. 136—146, 259—263). Schließlich versuchte sogar Aquileia, die Übelstände durch eine Visitation, die dann aber durch die innerösterreichische Regierung behindert wurde, auszumerzen (De Renaldis, Patriarcato d’Aquileia, S. 321). Erzherzog Karl hat bereits im Juni 1578 Ninguarda gegenüber alle Schuld, von etwaigen Kleinigkeiten abgesehen, von sich und seinen Räten auf die Bischöfe, insbesondere den Patriarchen von Aquileia und den Erzbischof von Salzburg, abgeschoben, die in so langer Regierungszeit nie diese Gegenden visitiert und besichtigt hätten (Theiner, Annales eccl. II, S. 357; Schellhass, Ninguarda II, S. 12).
- 7 Wahrscheinlich ist Villach gemeint, das dem Bischof von Bamberg gehörte und in der Diözese Aquileia lag.
- 8 Direkte Antwort Erzherzog Karls nicht vorhanden; Nuntius Ninguarda bekam aber als Antwort ein vom 22. Juni 1578 datiertes erzherzogliches Dekret (Loserth, FRA 11/50, S. 2—4; Schellhass, Ninguarda II, S. 16 f.).
- 9 Siehe oben Nr. 9.
- 10 Siehe oben Nr. 1.