Regest
Geteilte Meinung im Rat, ob Nuntius und Papst die volle Wahrheit über religiöse Lage mitgeteilt werden soll. Unklare religiöse Haltung und bedenkliche politische Praktiken des bevorzugten Ministers Kobenzl.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 40r—48r, Decifrat.
Brieftext
Io son avvisato da buono et fedel testimonio che S. A. ha dato parte al consiglio del ragionamento ch’io feci con lei, del quale con la mia deli 3 del presente scrissi a lungo a V. S. Illma1che nel consiglio alcuni hanno proposto non essere espediente che fidelmente sia trattato 30meco, non giudicando bene che S. S.tà sappia intieramente et veramente il stato di questi paesi circa la religione, ma che si doveva stare ne li termini, che si stette con mons. de la Scala. 2Altri hanno riprovato questo parere con queste ragioni, dicendo il nuntio ha da stare qua mesi, se noi non gli scopriamo il vero, egli ad ogni modo lo sentirà, il vederà et toccherà con mano et haverà poi giusta occasione et di dolersi di noi et di scrivere a S. S.tà che noi non habbiamo voluto procedere ingenuamente con lui. Sarà dunque meglio dirgli il vero, ma haver consideratione a l’honore et riputatione di S. A. et difenderla quanto più si può. Starò hora a vedere quello che faranno, et non dubito altrimente che m’ingannino, ché saprò bene il vero et presto.
Ha questo principe un ministro suo favoritissimo, che si domanda Giovanni Cobenzel, qual non si sa se è catholico o heretico,3ma sta a cavallo al fosso et per nostra disgrazia sa più di tutti, il quale, nescio quo spiritu ductus, tien sempre questo principe in paura et, tra le altre cose, quanto se gli porge occasione di parlare de la miseria de’ catholici, de la disunione et poche forze loro, se può lassar le imprese loro che fanno, lo fa volentieri, et da l’altro canto piglia volentieri et spesso soggetto di amplificare li fatti de le heretici, di modo che in ogni tempo vuole che si aspetti per ragione di stato chi di queste due parti habbia da prevalere, et con quella attaccarsi; hora inventa che il Re Christmo ha mandato ambasciatore al Turco, acciò movi guerra a S. A. et che bisogna star sospesi et con paura et timore et non disasperar li popoli ; hora che è vero che l’auttorità di S. Stà è grande, ma che è vecchio, et che non son tutti a un modo; hora che il negotio de la Fiandra è spedito, che la Francia sta in pericolo, et di questi simili concetti ne ha infiniti et ne impisce le orrecchie a tutti, et sotto questa forma fa malissime opere et impedisce la buona inclinatione de S. A., la quale, essendo più tosto timida che altrimente, non difficilmente se gli persuadono queste cose.
Credo, che questo huomo pensasse di spender meco questa mercantia falsa, ma non gli è venuta fatta, ch’io gli feci resistenza in faccia et dissi ad alcuni che questa forma di parlare, oltre esser falsissima, quando pur fusse vera, non si dovrebbe in queste parti cosi pubblicamente magnificare. Et, volendo pur intendere dove consiste 31questa disunione, le ho fatto toccar con mano che, mercè de la Sma natura di S. Stà tutta involta a la pace et quiete pubblica et ancora a la buona natura de principi, mai fu tanta unione fra di loro come al presente è, et che se ne le altri particolari erano uniti, molto maggiormente erano unitissimi nel pensiero et resolutione di estirpare le heresie. Et perché egli ha persuaso qua che il Re Christmo ha da cercare d’impatronirsi de la Fiandra, ancora in questo gli ho risposto quello che ho giudicato convenirsi tanto per confusion sua quanto per disingannare altri, perché in vero è cosa che io, che sto in fatto, vedo che è di grandissima importanza et di danno notabile.
Quanto poi a S. Stà io le ho risposto che ringrazio Dio benedetto, che pur confessano la bontà sua et il bene che gli fa, et che spero ne la S. Div. Mtà, che la conserverà longamente; ma quando gli piacerà fare altrimente, che non so che concetto habbiano del sacro collegio de’ cardinali, et se non lo sanno, che io gli lo dirò, che nel collegio sono cardinali et di pietà Christiana et di dottrina et d’esperienza tali, che non havremo a temere che li successori de S. Stà non habbino da seguitare li santissimi vestigii suoi.
Questo ragionamento si è divulgato, perché erano presenti il vicecancellero4et il maggiordomo 5di S. A., ancora esso del consilio, et dui padri Giesuiti, buoni tutti et zelosi catholici et hanno referito ogni cosa al principe, al quale è piaciuto infinitamente, et è in vero cosa mirabile che questo principe conosce questo huomo et le attioni sue gli dispiacciono et con tutto ciò non ardisce levarselo da torno.
Tutto questo si trattò con una suavità et affabilità grandissima, et egli non mi replicò mai cosa alcuna. Ne la persona sua questo sta tanto peggio, quanto che egli è commendatore de l’ordine Theutonicorum et ha una buona commenda.6Intendo ancora che hieri in consilio mantenne questa propositione: che in temporalibus il papa non ha auttorità alcuna, ma non ho potuto penetrare a che proposito et spero di saperlo. Egli mi ha visitato et presentato vino et frutti et ha mostrato ne l’esteriore gran modestia.
Fußnoten
- 1 Nr. 10.
- 2 Felician Ninguarda, Bischof von Scala, der nach der Brucker Pazifikation 1578 eilends nach Graz gesandt worden war, wurde nicht alles gesagt (Schellhass, Ninguarda II, S. 23 f.).
- 3 Siehe oben Nr. 4.
- 4 Dr. Wolfgang Schranz.
- 5 Wahrscheinlich Hans Ambros Graf von Thurn, 1580—1590 Verwalter des Obersthofmeisteramtes (Thiel, Zentralverwaltung, S. 203).
- 6 Kobenzl besaß die Deutschordenskomturei Precenicco (Brixeney) in Friaul (Forstreuter, Der Deutsche Orden am Mittelmeer, S. 137 f.).