Regest
Verhandlungen mit Erzherzog Karl über Aquileia, Reformation der Bischöfe und des Klerus, Widerrufung der religiösen Konzessionen und Ausweisung der Prädikanten. Ständeversammlung gegen Tätigkeit des Nuntius. Gutes landesfürstliches Dekret in Schulangelegenheit. Zwischenfall bei Begräbnis eines Häretikers in einem Kloster. Skandalöse Zustände bei Legitimationen von Bastarden durch Protonotare und durch zivilgerichtliche Ermöglichung des Eingehens einer neuen Lebensgemeinschaft seitens der Frau bei längerer Abwesenheit des Mannes. Klagen des Erzherzogs über hier lebende schlechte italienische Mönche. Verdächtigungen gegen Dominikanerprovinzial. Erhebungen über Einkünfte der Klöster im Hinblick auf mögliche Zusammenlegungen. Vorgehen gegen Polydor, Administrator von Admont. Bemühungen um Wahl des Bischofs von Bamberg und Entfernung des bambergischen Vizedoms in Kärnten. Sorge um Erhaltung des Friedens an Türkengrenze. Rückkauf der 1529—1531 verkauften Kirchengüter. Empfehlung für Aufnahme ins Germanicum. Hervorragende Tätigkeit des Bischofs von Gurk.
Archiv
Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 83r—94r, Orig.
Brieftext
Ho parlato a S. A. delli negotii di mons, patriarcha et del capitolo d’Aquileia et, conforme all’instruttion mia et la informatione che monsignor et li canonici m’hanno mandato,1ho fatto quel più efficace officio che n’ ò potuto et, quanto al primo, ho rapresentato a S. A. la gran giustitia delli patriarchi et il detrimento che patisce il culto divino di quella chiesa, per non essere li patriarchi nell’anticho lor dominio et che al presente non principe interessato né suspetto, ma S. Stà alla quale, come a vicario di Christo, partiene di protegere le chiese et cercare di conservarle quello che li imperatori et altri principi pii simili a S. A. le havevano donato, come si vedeva nella chiesa d’Aquileia era quella che interponeva l’autorità sua, acciò che a contemplatione di lei S. A. si risolvesse di venir a quella risolutione che si spera dalla pia et timorata sua coscientia. Mi rispose ch’io doveva ben sapere che egli non haveva occupata quella città, ma che li suoi, quasi iure hereditario, gliel’ havevano lasciata; non dimeno che io facessi un memoriale che haverebbe veduto di dare a S. Bne ogni possibile sodis72fatione. 2Io vedendo che mi rispondeva cosi ambiguamente et che dal’altra parte il sig. Cobenzol mi haveva affirmato che S. A. haverebbe restituita Aquileia et ch’io in nome suo lo potevo scrivere a S. Stà, repplicai che credevo che il negotio haverebbe havuto felice fine, ché così dalli consiglieri suoi mi era stato accennato et quasi data ferma speranza; a questo S. A. non mi rispose. Hora sono andato investigando che mutatione sia questa et in effetto ritrovo, per quanto ho potuto penetrare, che vanno a camino di aspettare che fine sia per havere la diferentia, che al presente è tra il patriarcha et signori Venetiani circa il luoco di Vito, 3et conoscere se è cosa fatta con artificio overo da dovero. Hanno ancora opinione che la granduchessa di Toscana 4sia quella che insti appresso S. Bne. Io non ho mancato di rispondere a questo lor motivo, mostrandole che non è necessario di diferire questo negotio per tal rispetto et che si potevano bene assicurare della santa et pia natura di N. S. che, quando havesse scoperto cosa tale, che per infinite cause, ma principalmente per il paterno amore che porta a S. A., non si sarebbe mossa a farne officio. Ho dato il memoriale et starò aspettando la risposta. In effetto non vogliono sentir dire che il patriarcha non faccia la residentia, perché non habbia il dominio d’Aquileia, ma l’attribuiscono ad altre cause et si lamentono grandemente che quella parte, dove egli ha la giurisditione, sia la più infetata et manco ben tenuta d’tutte le altre.
Quanto al negotio del capitolo et canonici, non mi parendo che ci fosse altra strada più espediente per venire a fine, feci instanza acciò S. A. volesse nominare un cardinale et li canonici un altro et rimetterle la causa. Et non ho mancato in voce et in scritto di tenere quella debita protetione della giustitia del capitolo che ho in commissione da V. S. Illma et esagerando io la cosa delle distributioni quotidiane et narrando a S. A. perché da sacri canoni et pontefici siano state instituite et come non si è mai accostumato per qual si voglia urgente necessità di aggravare quella parte di frutti. S. A. mi rispose che non è vero che siano state toche le distributioni. Il più principal fondamento che questi ministri allegano è la immemorabile consuetudine che pretendono essere in tutta Elemagna, la quale, perché a me non consta per ancora, mi rimetto a darne un’altra volta più particolar conto a V. S. Illma. In questo mentre vederò la risposta 73che darano al mio memoriale et non mancherò di affaticarmi acciò si pigli qualche spediente utile a quell capitolo, se bene la impositione è tanto vecchia che intendo che sono da quatordici anni che fu imposta. Et importa anco tanto poco che, quando S. A. si contenti di pigliarci un temperamento della mezza parte, saranno poi cento fiorini. Il mal concetto che qua si ha di quell clero è cosa che non si puol credere.
Il parlare di negotio ecclesiastico et della giuriditione di mons. patriarcha dette occasione a S. A. di discorere meco della reformatione delli vescovi et clero, cosa che va per l’ordinario, che par che S. A. et li prelati giochino alla palla, ch’ogniun d’essi piglia volentieri occasione di gettare adosso al compagno la colpa delli disordini che sono in queste parti. Tra le altre cose mi disse che li prelati, quando pur per vergogna danno segni di voler far visitare le loro diocese, che ordinariamente comminciono da quella parte dove essi sanno che lei non ha braccio né obedientia et, ritrovando in toppo anzi impossibilità pigliano occasione di publicare che non possono fare l’officio loro et che le concessioni del principe impediscono ogni buona esecutione, ma che mi haverebbe dato in nota le parti dove si poteva far frutto et che, volendo io dar principio a ordinar visite o altro che haverei veduto, che non è impossibile il far qualche poco di bene. Le risposi che mi piaceva questo avertimento et che li havevo obligatione che si degnasse di aprirmi li occhi et darmi luce, acciò potessi pigliar qualche spediente tanto necessario a beneficio della disciplina ecclesiastica et che, come lei sapeva, era stato giudicato molto a proposito di soprasedere il tentare cosa alcuna in questa materia, insin tanto che la dieta fosse fornita, ché all’hora et io sarei meglio informato et haverei potuto ancor a bocca scoprire il pensiero delli prelati, ma che havendo loro poca inclinatione alla reformatione et tenendo per scudo fermo le concessioni di lei, che malamente si poteva sperare frutto buono. Et essendomi appresentata così opportuna occasione, mi allargai molto in persuadere a S. A. a volersi risolvere animosamente di revocare tutto quello che, contra il proprio senso suo, haveva concesso, ché ne haverebbe cavato infiniti frutti, prima l’assicuratione della sua conscientia et che non essendo cosa più pernitiosa quanto vivere in continuo scrupolo et remordimento et vedendo quanto detrimento era avenuto al culto divino, all’honor et gloria di Dio et quante anime si dannavano, che forsi non si sarebbeno dannate, che questo doveva premere senza dubio al A. S. et, se ben lei haveva l’assolutione da S. Bne, che però l’haverebbe senza dubio concessa, presuponendo che lei dovesse remediare quanto humanamente poteva a quello che haveva commesso et 74che, havendo l’arciduca Ferdinando et il duca di Bavera doppo una longa et matura consulta resoluto 5che, non ostante le dificultà allegate per la contraria parte, ché si era a tempo a remediare et dato mezzi di poterlo fare, che non si essendo mai perfettionato cosa alcuna, doppo così longo tempo che S. A. non poteva perciò se non temere di qualche notabile scrupolo. Che secondariamente haverebbe tolta ogni occasione alli prelati di escusarsi di non poter fare l’officio loro et discaricare la lor coscientia sopra a quella di S. A. et che in questo caso, vedendo S. Bne remosso ogni obstaculo, se non havessero atteso con vigilantia et diligentia a far quello che li buoni et non mercenarii pastori devono fare, non haverebbe lasciato di castigarli in virga ferrea, conoscendo che la colpa è loro et non d’altri. Che haverebbe messo un freno alli provinciali, quali essendo timidi et stando in continuo sospetto di esser castigati, vedendo revocato ogni cosa non si sarebbeno assicurati di vivere così licentiosamente et epicureamente, come al presente fanno. Che io, come servitore di S. A., non potevo lasciare di ridurle a memoria che niun principe catholico haveva mai concesso tanto, quanto lei o per sé o per interposite persone in materia di religione et, sì come quelli che sanno la necessità sua, l’andavano scusando così, coloro che non la sanno o non la credono, non potevano se non accusarla in qualche parte et che però lei considerasse con la sua singoiar prudentia et pietà, come col revocare haverebbe obstructum os loquentium iniqua et, messosi una corona in capo ben degna della sua real persona, appresso de Dio, Signor nostro, et di tutti quelli che fanno professione di catholici. Che revocando fra poco tempo sarebbe con l’aiuto divino ritornata nella pristina libera sua autorità, et non haverebbeno li provinciali così temerariamente abusata d’essa come hora fanno, poiché da ogni loro attione si va scoprendo che hanno il loro intento et scoppo di ridurla da principe libero a una insoportabile et quasi infelice servitù et che, quello che non potrebbeno superare in vita di S. A., che lo farebbeno doppo la morte sua, con molta compassione del principe suo figliuolo. Queste et altre cose simili dissi a S. A. con quella maggior modestia et rispetto ch’io potei et con una sincera et ingenua significatione della charità mia verso il beneficio del’ A. S., et prima havevo comunicato la sostantia del ragionamento con il sig. cancelliero 6et con il padre rettore della 75compagnia, 7li quali mi havevano suministrato alcuni buoni raccordi in questo proposito. S. A. mi ascoltò molto volentieri et mi disse queste precise parole, le quali referirò forsi tamquam inscipiens: che ringratiava Dio che havesse inspirato a S. Bne a mandarmi in queste parti et che tutto quello ch’io le havevo detto era verissimo et da lei ottimamente conosciuto et che di già mi haveva fatto dire quello che lui desiderava per poter eseguire tutto questo ; che li suoi consiglieri temevano grandemente che senza evidente pericolo si potesse mettere in esecutione, però che io haverei veduto che dalla parte sua non sarebbe mancato.
Io che sempre sto ferma nella massima che alcuni giorni fa ho fatta et essi m’hanno fatto toccar con mano, dovè che l’arciduca suo fratello né il duca di Bavera suo socero haverebbeno mai proposta et consigliata questa revocatione, et datoli tanti mezzi per eseguirla, se non havessero chiaramente conosciuto che S. A. la può sicuramente fare, non essendo da quel tempo in qua nata novità alcuna, né alterato il stato d’allhora, perciò repplicai a S. A. che, havendo quelli principi tenuto il negotio per fattibile, che si ha da credere che realmente sia così, tanto più che S. A. ha l’esempio del’ imperatore, il quale fece la separatione delli stati in Vienna et le succesò tanto felicemente, che ogni giorno intendiamo che in quella città turmatim ritornano alla fede catholica8et che lei, che conosceva bene oves suas, avertisse molto bene che il timor delli suoi consiglieri non fosse timore apparente con artificio et non naturale causato da pusillanimità o da debita prudentia, ma che non fingessero di temere per far paura a S. A., acciò trepidaret timore ubi non est timor et che non fosse cosa concertata con li heretici. Che io assicurava bene S. A. che quando S. Stà havesse creduto che, con la separatione delli stati o altro si fosse per venire a tal termine che havesse da detinorare la condition sua et mettere in compromesso quello che hora possiede, che non cercarebbe di persuaderla a questo, ma che, confortandola a quello che li più cari parenti, che lei ha, l’hanno esortato et a far cose che lei ne ha le sperientie vicine del’ imperatore, che perciò si moveva volentieri a instare, acciò uscisse di quel crutio, nel quale lei stessa confessava 76di vivere. Et perché alcuni spiriti non buoni dicono che, presuposto ancora che S. A. revochi il già concesso et si venga alla separatione delli stati, non per questo si remediarà che ogniuno non vivi a modo suo et in spetie li nobili et baroni, et perciò questa revocatione non sarà di momento notabile, ma sì bene di pericolo manifesto, et che però sarebbe meglio di attendere alle piante novelle de’ figliuoli et non movere li humori purtroppo esasperati; a questo si risponde con quello che di sopra ho detto, che il principe sia sicuro in coscientia, che toglie l’occasione al stato ecclesiastico di escusarsine, ma di più ne seguirebbe una cosa di grandissimo frutto, ché con la revocatione si toglierebbeno dalle città questi predicatori diabolici, et il todesco è tanto avido di sentire la parola de Dio, che senza dubio andarebbeno ad ascoltare li nostri. Questa obietione non l’ho intesa io dal principe, ma so che gli è stata deto, però voglio con la prima occasione a buon proposito dirle il senso mio. Questa è una massima tenuta per verissima da tutti li catholici di queste parti, che se noi rompiamo da dovero vinceremo, et V. S. Illma da quello che hora et altre volte ho scritto, può ancora conoscere che è fondata con buone ragioni. Ma se si fa come per il passato, che si dia mostra di rompere, et senza vedere la faccia del nemico l’huomo si rendi, non è dubio che sempre haveremo la peggiore. Insin’hora non si è deto da dovero et, quell che è peggio, li heretici lo conoscano, lo dicano, lo publicano, lo magnificano et lo scrivano, non senza infinito dolore di tutti li buoni. Questi miei ragionamenti hanno causato che universa civitas commota est, perchè sono state due audientie longhissime, et il venire la principessa alla mia messa publicamente, cosa insolita, per un voto che ha fatto nella infirmità del principe, suo unico figliuolo, 9ha causato che, essendo loro per sua natura non senza suspitione, pensano che ci sia qualche gran cosa sotto. Et il vedere che il principe non comunica negotii di religione al consiglio, ché così l’ho supplicato, fa che costoro stanno con l’animo suspeso et è avenuto che, essendo morta una cittadina et volendo li suoi che un predicatore heretico le facesse il sermone funebre, egli ha risposto che non depende dalla città, ma dalli baroni et nobili et che non sono stati concessi a loro li predicatori ma a baroni. Questo è stato negotio che ha fatto stupire tutti li catholici, et si vede che temano che non si revochi la adulterina scrittura, che hanno publicata li nobili, della quale io dedi parte con la mia delli 12. a V. S. Illma. 10Il vescovo di Gurgo, che è ritornato, 77mi dice che li provinciali hanno fatto una congregatione et si sono risoluti di resistere con ogni lor conato a tutto quello che io sono mai per proponere, et vanno dicendo che il nontio mette in capo al principe certe cose, le quali hanno da causare spargimento di sangue et rebellione, et mi accenna ch’io mi guardi d’non esser atosicato. 11Ringratio Dio che non ho proposto io cosa alcuna in questa materia ma, havendo pregato il principe a volermi far informare dell stato della religione delle provincie sue, dalla officina di S. A. et per sua parte, mi è stato messo inanzi quello che ho scritto a V. S. Illma pur con le mie delli 12. 12Et non potrano mai con ragione lamentarsi di me, se pur, cosa che insin’hora non posso credere, succedesse qualche notabile scandalo, poiché né per commissione di N. S. né da me le ho messo inanzi partito alcuno, ma si bene approvato quello che nella consulta di Baviera era stato concluso. Et io hora vo procurando con mezzi assai atti che l’arciduca Ferdinando et il duca di Bavera faciano animo a S. A. et le ritornino a confirmare la facilità di quelli remedii, che altre volte le hanno proposte. Et tutte queste bravate che fanno sono per mettere timor al principe, et Dio voglia che quelli del consiglio non siano quelli che faciano la guerra secretamente. Ho penetrato che, havendo date certe mostre il Cobenzol di favorire li catholici, che li provinciali l’hanno bravato, dicendo che quando lui seguiti che lor mostrarano littere al principe, nelle quali le concede molte libertà et così egli si ritrova assai intricato. Ma al presente, che pur ho operato tante, che ho fatto intimare a tutte le città di questa provincia della Stiria questo incluso decreto in materia de’ figliuoli 13aspette bene nuovi rumori, questo negotio di rimediare alle piante novelle mi preme infinitamente et non sono mai per lasciarlo insin tanto che non lo vedi in perfettione. Ho scritto una pollizza 14a S. A., nella quale con molto affetto la ringratio per haver publicato il decreto et le dico che ho scritto il tutto a S. Bne et che sono sicurissimo sentirà grandissima sodisfatione 15et commenderà grandemente l’A. S. Ma perché so certissimo le città non 78obedirano, et tutto il punto sta nel persuadere il principe che voglia procedere contra di loro, V. S. Illma mi farà favore se mi scriverà un capitolo ch’io lo possi mostrare, bisognando, a S. A., nel quale mi dia ordine che io, in nome di S. Stà, ringratii il principe et mostri desiderio di sapere il buono et felice successo; 16perchè S. A. realmente ha messo buoni fondamenti in favore della religione catholica, ma mai si è perfetionato cosa alcuna et questo è verissimo et poiché le piante vecchie sono diventate arbores autumnales infructuosae bis mortuae eradicatae, bisogna che cerchiamo di alevarne delle novelle, le quali diano a suo tempo frutto tanto necessario in queste parti.
S. A. si confessa et communica sempre al Natale et però ha scritto al suo confessore, che è il provinciale de Jesuiti,17che venghi qua, si vederà con la venuta di questo padre di dar nuovo calore al principe. Mons. di Gurgo, il sig. cancelliero et li padri Jesuiti tutti uniforme hanno dimostrato dispiacer meco, che sia stato concesso le incluse indulgentie alle corone, che, in nome di S. Stà, presentò il provincial di S. Domenico a S. A. et spetialmente dove dice „a quibuscumque casibus possit absolvi“, parendole che si dia occasione al principe di alagarsi et promettersi più della sicurezza della sua coscientia di quello che fa. 18
Ogni giorno sucedono casi degni di compassione in materia di religione. È morto ultimamente un nobile molto stimato, il quale haveva vivuto sempre catholicamente ma, essendo tutta la sua familia heretica et li parenti domandando un confessore nella sua infirmità, chiamorno uno di questi nebuloni et non furno d’accordo; domandò un altro et fecero venire pur uno della moderna classe, et costui lo convertì et così morise heretico. Hora perché la sepoltura antica di casa sua era in un monasterio di S. Francesco, il quale era stato da suoi edificato, li parenti fecero instantia ma, tamquam potestatem habentes, che fosse sepelito nella chiesa il guardiano, al quale non constava che fosse morto heretico, né hora consta in modo che si possa provare. Ma è ben certissimo sì contento, con conditione però che loro lo sepelissero conforme al rito catholico; costoro senz’ 79altro violentemente fecero le esequie alla heretica et rupero porte et fecero altre insolentie. Il guardiano ha havuto ricorso da me, io ne ho fatto risentimento con il principe et mi ha promesso che ci piglierà espediente. 19
Qua sono molti laici protonotarii fatti o dal’imperatore o dalli pontefici, li quali fanno molte cose con grandissimo scandalo, legitimano li bastardi, li abilitano ad omnes ordines et li vescovi, quando hanno qualche sogetto bastardo, subito lo mandano da costoro; sarebbe bene di pensare al rimedio.
Similmente ci è una consuetudine la più pernitiosa del mondo, che una donna, stando suo marito absente, dove lei non possi andare comodamente, passati qualche anni, ha ricorso dal foro civile et le domanda di potere habitare con un altro huomo et habere rem cum ipso, senza pericolo di esser castigati. Et questi giudici sogliono dare la licentia, doppo per essa sicura ancora dal foro ecclesiastico, ha ricorso dal’ordinario, il quale li dà licentia per tollerantiam, che interim che vengha il marito possi vivere con l’altro. Et questo lo fanno li catholici, si stava hora per concedere questa tollerantia a una donna di pallazzo, io mi sono opposto et mi ho fatto portare le scritture20et voglio vedere di toglier questo abuso et ne parlerò al principe et ne scriverò alli ordinarii.
S. A. si è lamentata meco che li generali mandano qua frati Italiani, quali vengono più tosto per fare danari che per altro et, oltra alli scandoli che danno, impegnano et dissipano le intrate de’ monasterii21et che sarebbe bene di ridure a manco numero li monasterii et che stessero almeno da sei frati per convento, che hora nella maggior parte stano dui solamente al più. Io, quanto al primo capo, essendomi venuto alle orecchie che il provinciale di S. Domenico haveva danari et che menava le mani molto bene, feci fare certe diligentie, ma non scopri cosa alcuna, anzi egli, avedendosi di questo, venne a posta qua et si offerì di mettersi in prigione et dar conto delle attioni sue. Io l’ho licentiato et l’ho amonito, se in caso fosse mai stato in errore che muti vita, et ho operato che nel monastero, che l’ordine ha qua, si obblighi di mantenerli sei frati et così ha messo 80in esecutione. 22Quanto al secondo, di ridur li monasterii a minor numero, questo consiste se le intrate sono bastanti. Ho dato commissione a tutti li provinciali che mi debbano mandare il vero valore de cadauno monastero, et lo conferirò con quello che S. A. ha et doppo si potrà giudicare quello si deve et può fare et mandarò ogni cosa a V. S. Illma, la quale potrà ordinare quello che le parerà si debba esequire.
Quell Polidoro, del quale scrissi a V. S. Illma, che cerca di esser fatto vescovo titolare,23non solo ha tenuta una donna, ma ne ha fatto un seminario et ne ha impregnate quatro in poco tempo et, venendo qua per stare sei giorni, ne ha condotte seco due, le quali mi sono fugite non so come. Hora io non ho potuto contenermi di non precedere contra della persona sua, se bene con mio grandissimo dispiacere, essendo parente del sig. cancelliero, che veramente è quanto bene si habbia qua, ma la poca vergogna di costui mi ha violentato a far così, con saputa però et sodisfatione di S. S. Dei, subito parte a S. A. delli scandali di costui et le dissi che ero risoluto, con buona gratia sua, di procederli contra. Il principe disse che haverei fatto bene et così io diedi subito un mandato al’arcidiacono generale del’ arcivescovo di Salisburgo 24et lo mandai al monastero Admontensis O. S. B., dove egli è administratore messo dal principe 25et dove, in cambio de’ frati, si gloria de havere l’abbadessa et la priora, acciochè si informi d’ogni cosa minutamente et mi porti il processo. Et penso di mandarlo al’elletto di Salisburg, del quale ho buona relatione, incargandoli che, come suo ordinario, lo castighi et haverei scritto al’elletto prima, ma non havendo egli scritto a me, ma mi è parso di aspettare che lo facia egli prima, come credo farà, et qua non bisogna molto butarsi, ma la gravità è molto necessaria con vita et splendore; come ritorni l’arcidiacono darò parte a V. S. Illma d’ogni cosa. 26Tutto il stato ecclesiastico ha havuto da una parte caro ch’io procedi contra costui, che non l’amano, per haver cercato di farsi vescovo; se ben dal’altre parte non li piace ch’io comincia queste antifona.
81S. A. ha havuto risposta da S. M. Ces. circa l’elletione del vescovo di Bamberga et l’ha fatta comunicar meco, offerendosi a far nuovi officii. Quello che ha è questo, che S. M. haveva fatto grande instanza con li canonici, acciò facessero elettion buona et le ricercava che constituissero un tempo determinato alla elettione, che S. M. voleva mandar uno che assistesse.27Io ho poi ricevuto il breve del’ Offmam et subito, se bene essendo morto il vescovo pareva che si potesse aspettar la nuova elettione 28et vedere se il vescovo presente sarà del medesimo humore, non dimeno, essendo Offmam al possesso, io volsi far l’officio con S. A., et lei dissi quello che nella instruttione V. S. Illma mi ha ordinato. 29S. A. mi rispose che egli haveva commandato al’Offmann che ritornasse, 30come io sapevo et che lo haveva fatto, tanto più volentieri, per non haver egli osservato il giuramento, che fanno tutti li suoi ministri di non servir altri, senza espressa licentia sua. Et era pervenuto alle mani di S. A. una lettera del vescovo morto, il quale scriveva che haveva tolto al suo servitio Offmam, principalmente perché sapeva li secreti di S. A. et li aggravii, che comportava, fossero fatti alla giurisditione sua temporale, di modo che, importandoli che ritorni et che non servi alli vescovi, si risolse che fosse bene di aspettare la nuova elettione et quello che Offmam rispondeva.
S. A. ha havuto nuova di Constantinopoli che il beeg generale de Crovatia è stato fatto bassà, cosa che qua non piace ; ha similmente havuto altri avisi quali non scrivo, se saprò che V. S. Illma desideri alla giornata de intenderli, non mancarò di tenerla avisata. L’arciduca, dubitando che il Turco non togliesse occasione da quella rota che dettero al beeg di far qualche motivo, scrisse a S. M. Ces. et al principe Ernester, appresso del quale è al presente un huomo del Turco, acciò facessero capace il Turco che non è stato contra le pacificationi che sono fra loro.31
82Questi signori catholici del consiglio mi hanno dato l’incluso memoriale et desiderano che S. Stà faccia decidere il caso che propongano per toglierli li scrupoli et occasione di peccare a infiniti.32
Nel tempo che il Turco era all’assedio di Viena, la seconda volta, che fu del 30 o 31, il pontefice di quel tempo concesse al’imperatore che potesse alienare la quarta parte di tutti i beni ecclesiastici con pacto tamen de retrovendendo. Hora si desiderarebbe di ritrovare questa concessione et per potere recuperare i beni et per ritrovar molte fraude, che furno fatte in quelle alienationi. S. A. o per suo interesso o per le querelle che ogni giorno li danno li ecclesiastici et regulari ha fatto diligentia per ritrovare la concessione del papa, ma è tenuta molto ascosa ; però questi ministri desiderarebbeno che di costà le fosse mandata.33
S. A. ha un secretario del consiglio suo secreto, domandato Pacimo Wangelii,34il quale oltra esser di molta buona vita et difensore della religione catholica è ancora utile a me per servitio di S. Stà. Ha un figliastro, chiamato Giovanni Battista Schonlamer, di età di quindici anni, che è di buona spettatione et molto bene instrutto nella pietà christiana, ché così rendono testimonio li padri Jesuiti; desiderarebbe suo padre che N. S. le facesse gratia di accetarlo nel colleggio Germanico, 35atteso che egli è nobile et povero et, se haverà commodità di imparare le buone littere, potrà col tempo esser di giovamento alla religione catholica, havendo egli delli parenti assai...
(P. S.:) Mons. di Gurgo è tra li prelati „rara avis“ in queste parte, et è fidele nel servitio di Dio et della religione et di S. Stà, et virilmente impugna tutto quello che et nel consiglio et nel resto è proposto et tentato contra la fede catholica. Governa similmente il suo vescovato 83molto santamente et prudentemente, ma con tanti sudori et per sé actioni che non fa poco a resistere al presente. Li provinciali li minaccino et lo fanno auttore di tutto quello che io tratto con S. A. et, se bene egli è stato absente et non ha potuto fare quello che veramente desiderava, nondimeno vogliono che lui sia l’auttore che suministra ogni cosa. Il principe lo favorisse, ma non con quello calore che io desiderarei; io non manco di aiutarlo et protegerlo in quello che posso. Egli credo che dividerà che S. Bne sapia il stato suo, però ho voluto darne parte a V. S. Illma, alla quale questi giorni non ho scritto, per non esser stato con molta bona salute, ma hora, per gratia del Signor Dio, sto benissimo et le occasioni di poter scrivere sono tanto rare, che io mi afliggo di non poter esser così diligente, come desiderarei ...
Fußnoten
- 1 Siehe oben Nr. 5 und 13.
- 2 Siehe oben Nr. 13, Anm. 13.
- 3 Siehe oben Nr. 5, Anm. 4.
- 4 Bianca, seit 1579 zweite Gemahlin des Großherzogs Franz I. (Isenburg. Stammtafeln II, Nr. 120).
- 5 Gemeint ist die Münchner Konferenz vom Oktober 1579 (Loserth, FRA II/50, S. 31—40).
- 6 Wolfgang Schranz.
- 7 P. Emmerich Forsler.
- 8 In Wien wurde der Landtag 1580 durch die Trennung der Stände zum entscheidenden Wendepunkt für die energische Durchführung der Gegenreformation, so daß viele zum katholischen Glauben zurückkehrten ( Wiedemann, Geschichte der Reformation und Gegenreformation im Lande unter der Enns I, S. 391 f.; Bibl, Erzherzog Ernst und die Gegenreformation in Niederösterreich, S. 580 f.).
- 9 Der spätere Kaiser Ferdinand II.
- 10 Siehe oben Nr. 14, Anm. 13.
- 11 Am 29. Oktober 1580 schrieben die Verordneten der Steiermark an die von Kärnten und Krain u. a., daß ein päpstlicher Nuntius angekommen sei, von dem nichts Gutes zu erwarten sei (Loserth, FRA II/50, S. 65).
- 12 Nr. 14.
- 13 Nr. 17 und 18.
- 14 Nicht vorhanden.
- 15 Der Papst drückte seine Zufriedenheit mit dieser Maßnahme umgehend in einem an Erzherzog Karl gerichteten Breve aus (Arch. Vat. Ep. ad Principes 14, f. 249rv).
- 16 Siehe unten Nr. 42.
- 17 P. Heinrich Blyssem war früher Rektor des Grazer Jesuitenkollegs und besaß das besondere Vertrauen Erzherzog Karls.
- 18 Das Rosenkranzgebet erlebte vor allem seit dem Sieg bei Lepanto 1571 einen großen Aufschwung und wurde in besonderer Weise von den Dominikanern gefördert, die dafür spezielle päpstliche Privilegien besaßen (Pastor, Geschichte der Päpste VIII, S. 605; Rainer, Portia, S. 359).
- 19 Wahrscheinlich ist das Franziskanerkloster in Graz gemeint, wo mehrere Familien ihr Erbbegräbnis hatten (Kohlbach, Die gotischen Kirchen von Graz, S. 114—119).
- 20 Nicht vorhanden.
- 21 Vgl. oben Nr. 6, S. 20.
- 22 Um 1580 sollen im Grazer Dominikanerkloster nur drei Brüder gewesen sein, wovon zwei Italiener waren (Kohlbach a. a. O., S. 214).
- 23 Siehe Nr. 16, S. 66, und Nr. 24, S. 89.
- 24 Nicht vorhanden.
- 25 Polydor de Montagnana wurde von Erzherzog Karl und vom Salzburger Erzbischof als zuständigem Ordinarius zum Administrator von Admont bestellt (Nr. 36).
- 26 Siehe Nr. 35 und 36.
- 27 Siehe oben Nr. 3, Anm. 3.
- 28 Breve an den Bischof von Bamberg wegen Absetzung Hoffmanns als bambergischen Vizedoms in Kärnten vom 3. September 1580 (Theiner, Annales eccl. III, S. 124). Bischof Johann Georg Zobel von Giebelstadt starb am 7. September 1580; ihm folgte Martin von Eyb (Hierarchia Catholica III, S. 128).
- 29 Siehe Nr. 1, S. 7f.
- 30 Hoffmann war von den steirischen Ständen Mitte August zum Kurfürstentag nach Nürnberg gesandt worden, wo u. a. über die Reichshilfe für die Türkengrenze verhandelt werden sollte (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 325).
- 31 1580 kam es zu mehreren Zwischenfällen an der Türkengrenze, über die sich der Sultan schriftlich beim Kaiser beschwerte. Ein Tschauch überbrachte die Beschwerden des Paschas von Ofen an Erzherzog Ernst (Hammer, Geschichte des Osmanischen Reiches II, S. 511 f.).
- 32 Memoriale nicht vorhanden.
- 33 Nachdem schon 1524 Hadrian VI. Erzherzog Ferdinand, dem späteren Kaiser Ferdinand I., die Einhebung der Terz von allen geistlichen Einkünften eines Jahres bewilligt hatte und 1526 die Ablieferung der Kirchenkleinodien verlangt worden war, wurde die Geistlichkeit 1529/30 mit der Quart belastet (Graz LA, Urkunden 1524 Jänner 29, Februar 16 und 19; 1529 September 3 und 12, November 12; 1530 Februar 26, März 26 und Juni 11; Loserth, Das Kirchengut in Steiermark, S. 9 ff., 100 ff., 129 ff.; Weinzierl, Die Quart in Kärntens Stiftern und Klöstern 1529—1530, S. 139—166; Roth, Seckau, S. 83 f.).
- 34 Primus Wanzl.
- 35 Nichts weiter bekannt.