Regest
Beratungen über den wegen ungewöhnlicher Trockenheit möglichen Ausbau sumpfiger Teile der Türkengrenze. Exemplarisches Vorgehen gegen Hostienschänder. Mehrung der katholischen Religion in Wien. Angewiesenheit Erzherzog Karls auf häretischen Adel zur Verteidigung der Türkengrenze. Hervorragender religiöser Eifer Erzherzogin Marias. Prozeß gegen Polydor de Montagnana. Abwartende Haltung der Grazer Bürger gegen landesfürstliches Dekret. Vorbereitungen für bevorstehenden Landtag. Päpstliche Gelder für Alumnen in Graz. Befürwortung von Getreideimport aus der Mark Ancona für Schranz.
Archiv
Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 128r—132v, Orig.
Brieftext
Di più di quello che ho scritto a V. S. Illma per le mie delli 30 del passato et 3, 6, 7 et 9 del presente,1mi occorre ancora di avisarla che, havendo il consiglio della guerra di S. A. 2tolto occasione dalla gran sicità, che è in questi paesi, che causa ancora gran carestia et in spetie di pane per non si poter maccinare, di pensare a fortificare alcune parti delli confini de’ Turchi padulose, nelle quali, essendo secche, si può con facilità fare qualche bastione o altro genere di riparo, 3che sarebbe di gran giovamento et malamente, senza simile occasione, che è rarissima, si possono ridure in buon essere, et perciò havendo esortato S. A. a scrivere alli provinciali, che delle steure ciové impositione che per il passato le dovevono, le dessero quaranta milla 103fiorini per questo effetto. 4Et si credeva certo che non dimandando S. A. nove impositioni, 5ma solo quello che le restavano di pagare, et essendo la causa tanto commune, che subito dovessero provedere della detta somma, ma essi hanno risposto che non hanno potuto riscottere la portione della impositione che tocca alle città, et che però non hanno danari. Hora havendo S. A. mandata la risposta al consiglio del regimento et trattandosi di questo il sig. di Rachniz, 6che è stato per cameriero del cardinale di Augusta, di buona memoria, 7et è vivuto in questa corte alcuni anni et si è lasciato sedure dalla moglie et è heretico fino, 8disse: „Signori, la causa perché li provinciali non danno questi danari non è perché non habbiano riscosso dalle città et non siano pronti, ma è perché S. A. ogni giorno rompe le pacificationi già tra di noi stabilite circa la religione etc., et però li provinciali non si vogliono per l’avenire mostrare manco essi così pronti nel beneficio publico et di S. A. come hanno insin’hora fatto.“ Il vescovo di Gurgo rispose: „Se questo è vero, si farà in modo che in tre giorni darano li danari.“ Egli replicò : „Sarete un valent’ homo, se farete questo.“ Et così la cosa è passata et di tutto hoggi si darà parte a S. A. et osservarò la rissolutione che si piglierà. Et sarebbe questa ottima occasione di rompere et la colpa sarebbe la loro, perché, havendo riscosso dalle città et domandandoli il signore quello che già li è stato promesso et giurato dalla dieta et essi hanno in mano, sarebbeno degni di ogni castigho et si renderano odiosi a tutto il restante del popolo, vedendo che in causa tanto necessaria non vogliono non solo dar del loro, ma né manco quello che da altri hanno riscosso per simil causa. Ma perché V. S. Illma sapia l’astutia di costoro 104et l’errore che qua si è commesso, quando si fa dieta si convocono quatro stati di persone: ecclesiastico, baroni, nobili et cittadini, et S. A. propone il bisogno che ha, essi risolvano quello che vogliono o possano fare et si stabilisce la quantità et si divide tra di loro tanto a uno stato tanto al’altro. Li baroni et nobili, per tenere ben il principe in freno, hanno operato sub spetie boni di esser loro che esigano queste impositioni dalli altri stati per dar poi tutta la somma a S. A. unitamente. Essi riscoteno et forti più di quel che devono et, se a caso un povero prelato non paga subito, vendono le possessioni et lochi delle chiese a persone heretiche et quando S. A. domandò la somma de’ danari, hora non è riscossa, hora trovano altra scusa, dimodo ché tengono questo signore in continua neccessità et crutio et, se bene S. A. ha il remedio in mano, ciové che ogni stato paghi la portione sua, non dimeno è tanto benigno che non si risolve, ma se si farà la separatione, faremo oltre a infiniti altri beni questo ancora, et toglieremo li quatro ministri che loro tengono nelle quatro città, come altre volte ho scritto a V. S. Illma, 9quali hanno cura di riscottere, ma molto maggiormente di esplorare tutto quello che si fa in favore de’ catholici, per farne poi rumore alle diete, nelle quali il principe, per il bisogno, suol temere et darsi in preda a loro. Ma di questo particolare mi riservo di darne più veridicha relatione, quando haverò già in mano le ragioni che si allegano contra li canonici di Aquileia, ché nella forma del’ imponere queste gravezze sta tutto il fondamento di questi ministri. 10
Scrissi a V. S. Illma il caso sucesso circa il Smo Sacramento.11Doppo il vescovo di Secovia, sotto la cui giurisditione era occorso, ne ha dato querella a S. A., 12et cosi si è operato che sia preso quel’ huomo, et è stato esequito, et si conduce qua, et mi danno ferma intentione che si farà tal demostratione, che forsi non si è mai fatta tale in queste parti, et sarà di esempio alli altri ; il principe si è mostrato prontissimo et ha dato segni che li dispiace grandemente et ha mandato da me il sig. cancelliero a darmi parte di quello si era fatto. Tutte queste attioni sono preparatorii per fare che li provinciali si mostrino tanti mal sodisfatti et poco inclinati al ben publico et servitio di S. A., che lei sarà sforzata di reprimere con qualche eroicha 105et virile demostratione la temerità loro; piaccia a S. D. Mtà di darle forze et spirito et forma di poterlo fare con quel minor pericolo di scandali che sia possibile. Et debbiamo sperare che si debba movere a compassione della perditione di tanto popolo, che sono novecento milia communicanti, mille parochie, et può mettere insieme centocinquanta milla soldati da combattere, togliendo uno per casa et di tutta questa moltitudine sono rarissimi che non habbiano persa la religione, et si può quasi dire tanto che ecclesiastici come de’ regolari et secolari che tota massa corupta est.
Il provinciale de’ Jesuiti, confessore di S. A., ha scritto una lettera al’arciduca et un’altra alla principessa, nella quale li raconta l’augumento che ogni giorno va pigliando la religion catholica in Viena. La principessa13mostrò subito la lettera sua al principe et le disse: „Signore, quando se intenderà mai il simile de’ nostri paesi et che voi facciate quello che ha fatto l’imperatore?“ 14Li rispose. „L’imperatore, quando fece in Viena quella demostratione, haveva la maggior parte del consiglio della città catholici et, instigato da loro, lo fece et, haveva alcuni signori baroni catholici, ma io sono solo et non ho niuno de’ miei dalla parte mia che mi difende, et ho bisogno di costoro per li confini et, lasciata da parte la religione loro, si diportano molto fidelmente et valorosamente in diffendere il paese dalla tirania del Turco“. Noi li havviamo apparechiata la risposta, ciové: „Qual è la causa che, mentre che visse Massimiliano, fu sempre tenuta quell’impresa per impossibile et quasi tutti li ministri suoi conoscendo la poca inclinatione sua, si mostravano contrarii et dal’altra parte, quando hanno veduto che l’imperatore presente dice da dovero hanno ancorassi mutato forma et di parlare et di operare, ché, quando S. A. farà il medemo, che vederà molti che hora sono Nicodemi tepidi paurosi et occulti 15che si mostrarano d’altra maniera et che non si risolvendo era cosa certissima che di tepidi si farano fredissimi.“ La principessa ha promesso con buona occasione di refferire tutto questo et si mostra molto pia et zelosa. Questa signora me ha fatto pregare, con molte cerimonie et rispetto, che io volessi dire messa nel suo oratorio in presentia del’ arciduca et figliuoli. Io mi mostrai prontissimo et così lo feci. L’oratorio è sontuoso et devoto et non potest reduci ad usus profanos et ci sono reliquie antiche di casa d’Austria et la principessa lo ritiene in gran maestà con tutte le cose necessarie. Desiderarebbe 106che N. S. le concedesse indulgentia plenaria ogni volta che lei insieme con il marito si communicarano, et sempre si sogliono communicare in quella capella; vorebbe similmente indulgentia tutte le festività della Madona, havendo lei nome Maria et l’oratorio ancora è intitolato S. Maria. Io le ho fatto rispondere che ne haverei scritto una parola a V. S. Illma et che credevo che S. Stà le concederebbe che ogni volta che si communicassero havessero la indulgentia, ma che tutti i giorni della Madona mi pareva troppo, et io l’ho fatto perché qua alcuni credono che le indulgentie si diano con molta facilità, et quanto manco se ne concede in queste parti è meglio. V. S. Illma farà singolar favore a questa signora, se le impetrarà questa gratia. 16
L’arcidiacono che andò per fare il processo contra mons. Polidoro è ritornato, non ha ancora fatta la sua relatione. Io vederò come si è diportato et non sarà poco se lo ritroverò fedele et che non si sia lasciato subornare, ché Polidoro è molto astuto et ha varii modi da guadagnarsi la volontà et benivolentia delle persone.17
Li cittadini di questa città non hanno ancora dato risposta al decreto di S. A.,18et credo vadino prolongando per aspettare la dieta et per consultarsi prima con li provinciali. Io sollecito quanto posso, acciò si astringhino a venire alla esecutione et non lascio di mettere in consideratione a questi ministri quanto importi che li vassalli commincino a non temere, né far conto delli commandamenti del principe et, come vedono che le sucede in un particolare, si pigliano sigurtà di farlo passim et, particolarmente, havendo S. A. commandato già più volte questo 19et non havendoli mai dato risposta alcuna, come se sapessero che S. A. non dicesse da dovero, ma che burlasse, tutti mi danno buona risposta, ma il procedere di qua è tanto flegmatico et plombeo che non bisogna pensare di moverli dal lor passo lento.
Il sig. cancelliero solo ha già refferito a S. A. il discorso che ho scritto nella mia delli 9 del presente,20et l’ha ascoltato molto volentieri et le ha ordinato che scrivi ancor’esso al vescovo di Secovia, acciò venghi qua, 21et così lo stiamo aspettando d’hora in hora. Credo che 107sarà di gran momento quello che si è pensato di fare, poiché questi signori sono risoluti di stringerle poi unitamente li panni adosso. Sto aspettando con grandissimo desiderio littere di V. S. Illma in risposta delle mie già scritte per intendere come mi haverò da governare in questa dieta, 22che dalla forma che lei mi darà depende ogni cosa, poiché se pur nelli provinciali è rispetto o timore alcuno, è solamente della persona dell nontio, et se hanno odio, l’hanno similmente contra di lui, et se sucedesse qualche sinistro, vorebbeno attribuirlo non alla lor’ ostinata et perversa natura, ma alli racordi cattivi che il nontio ha dato al principe.
Questi padri Jesuiti m’hanno pregato che, in nome lor, supplichi a V. S. Illma che le faccia favore di ordinare che, insieme con le mie provisioni, siano pagati li cinquanta scudi,23che S. Stà le dà per li alunni, et io ho fatto qua uno accordo con un mercante, che li danari loro et miei sarano pagati presto et bene, et hora hanno d’havere le paghe per quatro mesi, et io le ho dato alcuni danari impresto, acciò si possino fornir di vivo, ché pativono grandemente. M. Giovanni Battista Longho haverà cura di pagar le mie provisioni, potrà ancora pigliarsi cura di questa...
Il sig. cancelliero desidera una gratia da N. S. et, se è cosa fattibile, sarà di gran servitio di Dio che sia consolato, ché certo egli è il fondamento della religione catholica qua et se non fosse egli, multi defficerent che stanno saldi, per haverlo per patrone et fautore. Io non manco di mantermelo amorevole et confidente quanto posso, et le ho ancora donato un letto portato meco d’Italia, che qua sono rari, dopo che mi dete la informatione del stato della religione.24Egli fra tutti li ministri frequenta più la mia casa de tutti et in effetto in ogni occasione mostra con opere vive ch’è vero catholico et obedientissimo a S. Stà. È odiato grandemente dalli heretici et lo perseguitano in tutto quello che possono, ma vive di manera et ha talmente manus mundus che niuno può con ragione offendere né denigrare la candilezza sua. Vorebbe licentia di estrahere dalla Marca Anconitana doi milia salme de formento in spatio de quatro anni, cioè cinquecento per anno, et lo desidera perché ha un castello, nel quale ordinariamente 108nasce poco formento et questo anno li vassalli patiranno grandemente, 25et con questa licentia verebbe a remediare alli suoi vassalli per qualche anno, et insieme S. Bne farebbe una demostratione, ch’egli la stimarebbe ancora, acciò li heretici cognoscessero che egli è amato da S. Sa et gratificato per esser di tanto zelo et pietà...
Fußnoten
- 1 Siehe oben Nr. 19, 23, 25, 26 und 21.
- 2 1578 war in Graz ein eigener Hofkriegsrat errichtet worden (Thiel, Zentralverwaltung, S. 48—58 und 96—100).
- 3 Im Juni 1580 befaßte sich der Hofkriegsrat bereits mit den zu errichtenden oder zu verbessernden militärischen Bauten an der windischen Grenze (Wien Kriegsarchiv, Innerösterreichischer Hofkriegsrat, Vindica 51, 1579—1585). Am 8. Juli 1580 drängte der Hofkriegsrat Erzherzog Karl zur Fortsetzung der Hilfe für militärische Bauten im Bereich der Hauptmannschaften Karlstadt und Zengg mit dem Hinweis, es sei gleich von der bewußten päpstlichen Hilfe, des Barbo Strafgeld und anderen Fälligkeiten (Graz LA, Meillerakten XIIIa, f. 207r bis 209r). Im folgenden November wurde beschlossen, die windischen Stände zu ermahnen, die Grenze an der Kulpa zu sichern (Wien Kriegsarchiv, Vindica 58, 1580 November 20). Bereits Ende 1578 verlangte der Hauptmann Hans Fernberger eine gründliche Verbesserung der Verteidigungsvorkehrungen (Roth, Wihitsch I, S. 266 f.).
- 4 Vom 1. März 1580 bis zum 28. Februar 1581 waren für die windische Türkengrenze 139.803 fl. 40 Kreuzer und für die kroatische Türkengrenze 210.772 fl. 14 Kreuzer ausgegeben worden (Graz LA, Militaria 1580/81, Rechnungen, Der Lannde Raith Libel vom 80 und 81. Jar, f. 37v und 40r).
- 5 Erzherzog Karl hatte bereits in seiner am 11. Jänner 1580 im Landtag verlesenen Proposition für das laufende Jahr 274.102 fl. für die Türkengrenze verlangt (Loserth, FRA II/50, S. 52 f., Anm. 3).
- 6 Christoph Freiherr von Ragknitz, Regimentsrat (Thiel, Zentralverwaltung, S. 63).
- 7 Otto Truchseß von Waldburg, 1543—1573 Bischof von Augsburg, seit 1545 Kardinal, gestorben in Rom am 2. April 1573 (Hierarchia Catholica III, S. 29 und 123).
- 8 Das an Erzherzog Karl gerichtete Schreiben der der Augsburgischen Konfession zugetanen steirischen Stände vom 10. Dezember 1580 trägt auch die Unterschrift Christoph Ragknitz’ (Loserth, FRA II/50, S. XCV und 85—101; Graz LA, Landtagsakten 421).
- 9 Nr. 14, S. 45.
- 10 Siehe Nr. 45.
- 11 Siehe Nr. 22.
- 12 Der Ort des Überfalls, Groß St. Florian-Lassenberg, unterstand Georg Agricola nicht als Bischof von Seckau, sondern als Administrator von Lavant.
- 13 Vgl. Nr. 19, Anm. 17.
- 14 Vgl. Nr. 88, Anm. 12.
- 15 Vgl. Johannes 3, 1—21.
- 16 Siehe unten Nr. 48.
- 17 Vgl. unten Nr. 37, S. 119.
- 18 Siehe oben Nr. 17, 18 und 25, S. 95.
- 19 Bereits 1574 hatte Erzherzog Karl befohlen, daß die ihm untergebenen Städte und Märkte ihre Söhne an keine andere Schule als an die der Jesuiten senden sollten (Schuster, Martin Brenner, S. 193). Siehe Nr. 18.
- 20 Nr. 27.
- 21 Siehe Nr. 30, S. 110.
- 22 Siehe oben Nr. 16, S. 65.
- 23 Gregor XIII. stiftete 1577 ein päpstliches Alumnat in Graz, für das anfangs Gelder aus Rom und seit 1595 Einkünfte des Klosters Gairach verwendet wurden (Peinlich, Geschichte des Gymnasiums in Graz, Jahresbericht 1869, S. 14 und 42 f.).
- 24 Vgl. oben Nr. 12, S. 32.
- 25 Wegen der außergewöhnlichen Trockenheit dieses Jahres, auf die Malaspina am Anfang dieses Berichtes hinweist. Über die Besitzungen und Einkünfte Schranz’ vgl. Pfaff, Beiträge zur Lebensgeschichte des Hofvizekanzlers Dr. Wolfgang Schranz, S. 100.