Briefnr. 43

Malaspina an Gallio - Graz, 1580 Dezember 3

Band 1

Regest

Beilegung von Differenzen zwischen Erzherzog Karl und Prälaten. Feste Haltung der Prälaten gegen Drängen der Häretiker auf vordringliche Behandlung der Religionsbeschwerden. Drohung mit Einstellung der Leistungen für Türkengrenze, wenn nicht Religionsbeschwerden abgeschafft sowie Nuntius und Jesuiten ausgewiesen werden.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 160r—162v, Orig.


È pur piacciuto al Signor Dio di consolarmi et levarmi d’una grandissima suspensione d’animo,1poiché il stato ecclesiastico solo, senza l’asistentia di S. A., si è talmente opposto alli impeti delli heretici, che, come V. S. Illma intenderà, ha levata ogni occasione al principe di poter buttar conforme al solito la colpa sopra d’esso. Ma inanzi che raconti il fatto dirò a V. S. Illma che accorgendomi io che era di grandissimo impedimento per il negotio che il principe non solo dava la colpa al stato ecclesiastico per il successo delle cose passate, ma ancora mostrava di non confidarsi che per qualsivoglia urgente officio fosse per l’avenire mai per volersi alienare dal’amicitia delli nobili, presupponendo che fossero insieme grandemente conglutinati. Dal’ altra banda li ecclesiastici ancor essi pigliavano occasione di caricar sopra S. A. tutti li scandali et disordini che erano nati, et similmente chiaramente dicevano che non haverebbe mai fatto dimostratione 132alcuna in fatti in favore de’ catholici et, stando le cose in questo termine, ogniuno si scusava et si giustificava, accusando l’altro et il servitio de Dio andava deteriorando.

Tolta io l’occasione della dieta, ché tutti li prelati sono presenti, mi risolsi di convocarli et monirli, esortarli et minacciarli et in effetto et con la dolcezza et con un poco di severità operai in modo che promissero di voler far quello che per altro mie ho scritto a V. S. Illma, et si contentorno che in nome loro ne assicurassi S. A. et bora con fatti l’hanno messo in esecutione.2

Similmente doppo parlai al principe, et feci tanto, che giurò per il Smo Sacramento, che haveva adorato la mattina nella messa, che non haverebbe mancato di defendere la religione catholica et li prelati, quando essi havessero fatti da dovero, et lo ricercai che mi desse autorità ché, in nome suo, potessi assicurare di questo il stato ecclesiastico. Et così molto volentieri mi disse che io lo facessi, dimodo ché con questo espediente che pigliai venni ad assicurare l’una et l’altra parte, però in forma che, quando un d’essi mi havesse mancato, non però si sarebbe alienata dalla corrispondentia mia l’altro fatto. Questo è piacciuto al Signore, che la parte tenuta più debole et timida sia stata quello che habbia fatto da dovero insin’hora in questo modo.

Hoffmam doi giorni fa venne nella dieta3et, per la persuasione sua, li nobili si risolsero che non volevano rispondere alle petitioni del principe, se prima lui non toglieva li lor gravamini in materia di religione, allegando che prima debemus quaerere regnum Dei etc. et, in cambio di aiutar S. A., pensano di far un concilio. Il stato ecclesiastico, il quale era presente, ritiratosi insieme per consultare quello che doveva rispondere, animosamente si risolse di non voler perdere così opportuna occasione di levarsi quella macchia tante volte improperata da me, che per il suo tacere nascesse ogni male, cosi comminciorno a dire: „Uno parla per tutti“. Et dettero questo carico a mons. di Seccovia, huomo di autorità et eloquenza et saldo. Questo prelato prima rapresentò alli provinciali che all stato ecclesiastico doleva molto di non potere perseverare in quella unione con la nobiltà, che havevono sempre fatto con li loro padri, avi, atavi etc., et che, se havessero predicata altra fede che quella che li loro antecessori havevono così fidelmente tenuta, che si sarebbeno vergognati di parlare, 133ma che, seguitando la medema, che però erano tenuti di difenderla insino alla morte, et che se erano stati tamquam canes muti per il passato, non credessero che volessero esser cosi hora, poiché havevono conosciuto li lor fini tutti intenti al’ultima perditione loro, et che S. Stà, riconosciuto da essi per vicario di Christo, li minacciava con molta ragione, et che non potevano più dissimulare né soportare che nelle prediche publicamente fossero trattati da idolatri, da antechristi et da sodomiti, che però non volevano in modo alcuno consentire, che si trattasse materia di religione, et che haverebbeno risposto lor soli alla petitione di S. A. et l’haverebbeno aiutata non solo con la robba, ma con la vita et così, levatisi in piedi, si volsero partire et falla separatione. Al’hora Hoffmam cercò di placarli con parole piene di dolce apparente, ma di veneno interiormente, et propose che questa era una materia facile di accomodare, essendo la consuetudine che per pluralità di voti si sogliono determinare le difficoltà nelle diete, et che però era necessario che si facesse il scruttinio. Alhora mons. di Secovia rispose che questo non era ragionevole, essendo li provinciali sessanta et li prelati da 14, ma che si facesse in questo modo, che si admettessero tutti li parrochi et altri preti et li regolari ancora havessero voto nella dieta, che in questa forma si sarebbeno contentati che il negotio passasse per la pluralità de voti. A questo Hoffmam non rispose altro se non questo, che se lui havesse saputo tante difficultà, non haverebbe accetato de intervenire nella dieta.

Il stato ecclesiastico si partì risolutissimo di non voler admettere che si trattasse di negotio in pregiudicio della religione catholica. Quando furno a mezza scala li provinciali, quasi pentiti, li mandorno a dire che si contentassero che il giorno doppo pranso si facesse un’altra dieta. Il stato ecclesiastico li disse che sì, ma che prima ne volevano far una tra di loro, come fu fatto, nella quale si confirmorno ancora più et si risolsero che io fossi il primo a sapere questo successo, et insieme farmi instanza che io stringessi il principe a mantener quello che mi haveva promesso et io, in nome suo, havevo detto a loro.

Si fece poi la congregatione con li provinciali et Hoffmam, con un spirito pieno di prudenza et artificio diabolico, cercò de implorare l’aiuto de’ prelati, acciò fossero mezzi con S. A. che non li volesse molestare in coscienza et cose simili. Li prelati non volsero accettare questo carico con molta ragione.

Hora costoro, vedendo le cose loro in questo termine, et che haveva potuto più l’autorità di N. S. con li prelati, che le lor minaccie, si sono risoluti di dar un memoriale a S. A. del’ infrascritto tenore, 134in nome ancora delle città. 4Che si accorgano che S. A. li manca della parola et non li mantiene la pacificatione tra loro stabilità, et racontano tutto quello, che ho scritto a V. S. Illma per altre mie, 5et concludono che se S. A. non toglie via tutti quelli gravamini et non manda via il nontio, come persona seditiosa et che sitit sanguinem ipsorum et insieme ancora li padri Gesuiti come inimici della confessione Augustana, che non vogliono contribuire alli confini. Non lascierò ancora di dire che prima havevono trattato di scacciarmi a furia di popolo. Questo memoriale si darà hoggi a S. A. — V. S. Illma ha inteso la temerità et poco rispetto di costoro. Vederemo la risposta del principe, la quale voglio sperare che sarà conforme alle promesse con giuramenti...


Fußnoten

  • 1 Siehe Nr. 39. 
  • 2 Auch der wegen des Landtages nach Graz gekommene Jesuitenprovinzial berichtete lobend über den geschickten mul erfolgreichen Umgang Malaspinas mit den steirischen Prälaten (Rom Generalarchiv der Jesuiten, Germania 158, f. 326rv). 
  • 3 Vgl. Nr. 40 und 41. 
  • 4 Religionsbeschwerde der Herren, Ritter und Städte vom 2. Dezember 1580 (Loserth, FRA II/50, S. 70—75). 
  • 5 Nr. 39 und 40.