Regest
Fußfall der evangelischen Stände vor Erzherzog Karl. Katholische Räte für Nachgiebigkeit in religiösen Forderungen. Differenzen zwischen Erzherzog Karl und Erzbischof von Salzburg.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 235r—236r, Orig.
Brieftext
Doppo d’haver scritta l’inclusa,1li provinciali sono venuti da S. A. et se fossero stati così humili nella forma del lor parlare, la quale è stata altiera et temeraria, havendo improperato al principe, che è mancatore della parola, et pergiuro come si sono monstrati nel inginocchiarsi humilissimi et transfigurati in angelos lucis, la cosa passarebbe benissimo, ma non è così, poiché et in voce et in scritto hanno protestato di volere patire più tosto qual si voglia cosa, che innovatione in materia di religione. 2S. A. le ha risposto poche parole, ma sostantiali, cioè che non era Dio da essere adorato et nescitis quid petatis et perché in Alemagna, per quanto refferiscono questi signori, quando li sudditi si riducano a simili atti non è altro che un voler canonizzare la lor rebellione col mostrare d’esser stati violentati, havendo fatto prima ogni summissione era intrato tanta paura in tutti li consiglieri, 174che il cancelliere) venne da me molto afflitto et pentito quasi di haver mai consigliato S. A. in negotio di religione, dubitando che avenendo qualche scandalo, egli non fosse et per perdere la gratia di S. A. et la vita istessa. Et egli insieme con altri, esagerando le poche forze del principe, che non ha più che 25 soldati in castello 3et non ha danari né modo di trovarne, mi persuadevono a voler consentire che si pigliasse temperamento nel decreto in tre punti : che non se le togliesse la chiesa, che non fossero obligati a restituire li beni ecclesiastici, che potessero li lor ministri portarli li sacramenti nelle case. Parlò de’ nobili, et intendendo io che tutta la paura che di presente havevono era per il pericolo che il popolo di questa città non facesse qualche tumulto, 4mi risolsi a pigliar un paio di hore di tempo per risponderli.
Et subito, senza domandare audienza, andai da S. A. et le significai ciò che mi havevono deto, dicendole che io non potevo se non credere tutto quelli pericoli che mi erano posti inanzi dalli suoi ministri, essendo forastiero et poco pratico del paese, ma che duvitavo che niun principe haverebbe mai potuto persuadersi, sapendosi la poca quantità di gente, che è in questa città che fosse stata atta a far mutare un decreto già publicato. Et di più esortai S. A. a non rispondere per l’avenire con scritto alli heretici, essendo io stato avisato che mandano tutte le scritture alli heretici del’ imperio. S. A. fu di parere, quanto al primo, che non ci sia pericolo alcuno et che però sia bene di persistere nella buona sua volontà et similmente approvò di non multiplicare più scritture, ma chiamarli insieme con il stato ecclesiastico et astringerli a venire alla conclusione della dieta, come ha fatto in materia del susidio che desidera da loro per guadar li confini. Insin’hora non hanno dato risposta, ma non sarà buona, perché haverano inteso che li ministri di S. A. comminciano a declinare dal fervor loro antico et ne sono state causa le lor moglie, starano ostinatissimi et inventarano novi pericoli.
S. A. mi ha fatto dire che ha presentito che il duca di Sassonia ha dato risposta5alli provinciali, mandando un correro espresso, et li reprehende aspramente della inobedienza loro per il capo del stabilimento del’ imperio; hora costoro dicono che non sono membra del’ imperio. Pur questo havrà giovato assai a reprimere la superbia loro, 175ma perché li provinciali rescrivono al duca et li mandano le promissioni di S. A. et fanno nove instantie di essere aiutati, subito che io sapia con fondamento la verità avisarò il nontio Cesareo, se a caso potesse operare che il duca persistesse nella prima risposta.
Quando li provinciali sono stati da S. A., hanno condotto seco li cittadini di Graz,6ma non ha voluto ascoltarli, anzi li commandò che subito si dovessero partire et doppo li ha fatti chiamare dalli consiglieri secreti et li ha fatti riprendere et avertirli che, essendo loro cura di procurare che la città stia in pace et quiete, che quando succedesse altrimenti, che egli si lamentarà di loro.
Dal’incluso memoriale7V. S. Illma potrà vedere la risposta che ho havuto circa la differenza che è tra S. A. et l’arcivescovo di Salisburgo ...
Fußnoten
- 1 Nr. 59 vom 1. Jänner. Mehreren Quellen zufolge ist der Fußfall, von dem hier berichtet wird, nicht nach dem Schreiben dieses Briefes, sondern schon einen Tag vorher, nämlich am 31. Dezember 1580, erfolgt (Loserth, FRA II/50, S. 149 f., 160 f. und 176).
- 2 Rede Hans Friedrich Hoffmanns vom 31. Dezember und die schriftliche Antwort vom selben Tag sowie vom 3. Jänner 1581 (Loserth, FRA II/50, S.143 bis 150, 152—154).
- 3 Vgl. Nr. 93.
- 4 Vgl. Nr. 59, S. 169, und Nr. 74, S. 200.
- 5 Nicht vorhanden. Der venezianische Gesandte am Kaiserhof meldete am 31. Jänner, daß sich die steirischen Stände an Kaiser und Kurfürsten wandten (Venedig AS, Dispacci Germania, filza 7, f. 138rv).
- 6 Die Vertreter der Grazer Bürgerschaft seindt mit in die burg gangen, aber in das zimmer nit gelassen worden, dass sie also bei dem fussfall nit sein können (Loserth, FRA II/50, S. 151).
- 7 Nr. 58.