Briefnr. 85

Possevino an Gallio - Graz, 1581 April 29

Band 1

Regest

Ankunft in Graz, Besprechung mit Malaspina. Audienz bei Erzherzog Karl mit folgenden Gesprächspunkten: Mißfallen des Papstes über die Suspendierung des Religionsdekretes; geplante Reise Schranzens zu Erzherzog Ferdinand, Erzherzog Ernst und zum Herzog von Bayern sowie Erzherzog Karls zum Kaiser; notwendige Säuberung des Hofes von Häretikern; Förderung des Grazer Seminars; Bestrebungen zur Beendigung des Jurisdiktionsstreites mit Erzbischof von Salzburg; eventuelle Reise Erzherzog Karls nach Sachsen; Entfernung Hoffmanns aus Villach; geplante Heirat Erzherzogin Annas mit Sigismund von Schweden; an Iwan IV. gerichtetes Empfehlungsschreiben Erzherzog Karls für Possevino. Audienz bei Erzherzogin Maria; Überreichung der Goldenen Rose 228durch Malaspina am kommenden Sonntag. Unterhalt päpstlicher Alumnen in den Seminaren zu Graz, Olmütz und Prag. Päpstliche Hilfsgelder für Erzherzog Karl. Verteilung katholischer Bücher. Bemühungen um Rekatholisierung Villachs.


Archiv

Arch. Vat. Nunz. Germ. 93, f. 52r—57v, Orig.


Tre giorni sono ch’io giunsi a Gratz, dove conferita col sig. nuncio la mia istruttione data mi da V. S. IIlma,1et esso pienamente havendomi communicato tutto quel ch’era passato con mostrarmi quegli ultimi discorsi, i quali haveva mandato costà, 2hieri assai a lungo hebbi audienza da questo sig. arciduca Carlo.

Al primo punto ch’io gli toccai, circa il dolore havuto da S.Stà per costo della suspensione del decreto fatto et circa la speranza, che non dimeno si haveva, che proseguirebbe con viva fortezza et circonspettione sì santo negotio, poiché oltre l’essere questo negocio negocio di Dio, a cui dovevano ceder gli humani impedimenti et paura, S. A. intendeva molto bene che non sarebbe stata altrimente principe del suo et, havendo dato così publico testimonio della sua fede, troppo si snerverebbe la sua auttorità, non attendendo almeno con segreta diligenza a comparar i mezi necessarii a questa esecutione, mi rispose per due o tre volte che era pronta a porre la vita di sé et della moglie et di figliuoli, pure che S. Stà pensasse che col cominciare né riuscendo il progresso, non si inturbidassero più tosto le cose, che ne riuscisse l’effetto disiderato. Poi mi soggiunse quel che andava operando con havere mandato il suo grancancelliere all’arciduca Ferdinando, all’arciduca Ernesto et al duca di Baviera,3et come S. A. anderebbe anco fra 14 giorni alla corte Ces., 4hora che l’imperatore si stimava essere fuori di pericolo, 5accioché dapoi vedesse più chiaro et sentisse 229quanto potesse sperare dell’altrui aiuto bisognando. Alle quali parole havendo io aggiunto che fra questo mezo poteva (sì come in effetto per procuratione del sig. nuncio faceva) attendere a purgare la casa di heretici, stabilir il capitano di giustitia catolico in tutto il suo dominio, introdurre altre catoliche persone nel magistrato, 6le quali a Dio non dispiacessero, mostrò in questo sì fatta risolutione che oltre il decreto fatto ultimamente, accioché nelle sue città si portasse particolare rispetto da heretici a catolici et a santi sacramenti, 7haveva parimente dalla Goritia sbanditi tutti coloro, i quali ultimamente cercavano infettare quel contado più netto degli altri. 8

Sopra tutto ciò poi non fu breve il ragionamento che si hebbe, esso mostrando l’interna consolatione che riceveva della presenza del sig. nuncio (di cui veramente ho più che ordinaria speranza che la Mtà Div. sia per servirsi grandemente) et della contentezza che hora ricevuto haveva per il breve et salutatione portatagli in nome di S. Stà da me.9Et io continuando il mostrar gli con quanto studio per via dell’aumento del seminario di Gratz 10et per l’aiuto che qui lascierei per cominciar ad aiutare altri poveri scolari, de’ quali anco meco havevo condutto uno di Villacco, ripetè S. A. che restava obligatissimo servitore et figliuolo fidele a S. Stà, alla quale in ogni cosa ubidirebbe sperando ch’il suo consiglio et aiuto non le mancherebbe mai, sì come esso da vero si adoperebbe per la religione catolica.

Discesi poi al temperamento che pareva necessario (conforme all’instruttione fattami dal sig. nuncio) sopra le cose et giurisdittione dell’arcivescovo di Salzburg, accioché potessero visitarsi liberamente le chiese et promoversi il divino servitio.11Et qui, havendo io prima detto quante volte S. Stà haveva fatto diversi ufficii coll’istesso arci230vescovo, accioché dalla sua parte si impiegasse nell’ufficio suo et che non vedeva come maggiore sprone poteva aggiungersi a quel buon vecchio, che se S. A. col dono della benignità, il quale ha da Dio signor nostro ricevuto havendo più risguardo alla salute de’ principi, i quali altrimenti si andavano perdendo che a que’ puntigli o pretensioni, le quali forse le erano altronde proposte, condiscendesse in qualche cosa all’istesse ragioni o desiderii dell’arcivescovo.

Rispuose S. A. che tahora il detto arcivescovo con due o tre parole, le quali egli facesse intenderle, potrebbe esequire molte cose, le quali altrimente restavano adietro. Et qui disse come a giorni passati egli, havendo voluto mutare un curato in una città di S. A., la città no ’l permise, non vedendo il consenso di S. A., il quale conveniva havere, sì per essere questo giuspatronato della casa di Austria et per haversi antichi privilegi della Sede Apostolica, sì anco poiché S. A., permettendo all’arcivescovo questa nuova libertà, pregiudicherebbe a gli altri arciduchi di Austria, con i quali per vincolo di parentado et di riverenza oltre l’amore era congiunto. Io poi havendogli mostrato quanto era sicuro il parere propostogli dal sig. nuncio et quel che S. A. pareva di volere seguire circa il dare un commissario suo per aggiunto a quel dell’arcivescovo, finché fusse chiarita questa materia, mostrò di volere farlo et di accommodarsi alla voluntà et consiglio di S. Bne.12

Detto questo si attese a premunirlo con quelle ragioni, le quali parvero più efficaci, accioché andando alla corte Ces. et trattando de’ suoi disegni con alcuni o heretici o politici non venisse a precidersi la via a quel che per conto della religione pretendeva di far in queste parti.13Al che acconsentì, mostrando di intendere assai lo stato di quella corte et che conveniva tacere et fare sì come gli si disse.

Pregai anco S. A. che considerasse molto circa l’andata sua in Sassonia, dove forse pretendendo di andare, come era qui qualche opinione, non fusse per quella strada divertito dal s. pensiero, nel quale era entrato di riporre la religione catolica nel primo stato. Mi rispuose che non sapeva se vi anderebbe et che stava et starebbe fisso in questo proposito, che già un pezzo fatto haveva, di promuovere le cose della fede con ogni mezo possibile.14

231

Mi aggiunse ch’egli andava alla corte Ces. per le cose di Ungheria, nella quale si sentivano alcuni movimenti di que’ sudditi dell’imperatore con inclinare verso il re di Polonia, di che mi rimettò a quel che il sig. nuncio scriverà a V. S. Illma.15

Disse anco che andava alla corte per trattare delle cose pertinenti allo stabilimento della loro casa et per visitar l’imperatrice, prima che partisse verso Spagna.16

Promise di aiutar le cose di Villaco che le si erano raccomandate, mostrando grande desiderio che l’Hoffmanno fusse rimosso dal Bambergense, per essere quell’huomo una peste contra la religione catolica. In che io mostrai quanto anco in questo si era adoperata S. Bne, sì come mons. illmo Madruzzo mi haveva in Roma a questo fine informato.17

Da questo discesi al matrimonio della figliuola sua col principe di Suetia, poiché con questo mezo la casa di Austria meriterebbe grandemente inanti Dio per insinuare in quel regno la religione catolica, circa la quale cosa, mi disse che conveniva che lo conferisse coll’ imperatore et altri suoi parenti, ma mostrò inclinatione ad attendervi, et oltre ch’il sig. nuncio mi ha detto che S. A. si serve di questo per sua grandezza con questi nobili, a me parimente promise il ritratto della figliuola per mandarlo in Suetia.18

Venni finalmente a parlare a S. A. della missione mia verso Moscovia con proporle che considerasse se sarebbe servitio di Dio (come pareva che dovesse essere) che mi desse una lettera diretta al Moscovito, sì come anco dall’imperatore et dall’arciduca Ernesto procurerei altre, affinché quel principe, per l’affettione che porta alla casa di Austria, potesse più aiutarsi, vedendo insieme che S. Stà haveva fatto per lui buono ufficio con diversi potentati, circa quel che 232per un proprio suo ambasciatore le haveva proposto. S. A. dunque mi rispuose benignamente et hieri sera mi mandò a mostrar la lettera che scriveva al Moscovito, della quale penserò mandare copia con questa a V. S. Illma, se mi farà possibile. 19

Così speditomi da quel ragionamento, andai a dare il breve di visita alla sigra arciduchessa, alla quale doppo la salutatione et doppo l’aviso della rosa portata, la quale era molto da lei disiderata, diedi a nome di S. Stà quei ricordi che si continevano nella instruttione di V. S. Illma20Di che tutto havendo con molto sensate parole et humiltà ringratiato S. Stà mostrò di non esser per mancare mai nel sostenere et accrescere il suo marito nel pio desiderio di propagare la religione catolica. Essa poi col sig. arciduca si risolse di ricevere dimani mattina, ch’è domenica, la rosa publicamente per fare maggiore honore a questo dono di S. Stà et anco per schivare la suspicione che gli heretici potrebbono havere, perché dandosi in capella segretamente, non fusse questo qualche lega o trama che si ordisse contra loro. Così, coll’aiuto divino, dimani mattina il sig. nuncio, secondo il tenore del breve, 21dirà la messa et io presenterò la rosa a S. A., la quale havendo di già procurato di intendere che cosa mi doverebbe donare. Il sig. nuncio, il quale sapeva il nostro instituto et quanto disconvenga in queste parti pigliare per simili cose alcuno presente, rispuose che niente si haveva a dare, sì come da me si confermò quanto al mio particolare et a quel della Compagnia. Et così spero che V. S. Illma, aggiungendo questa all’altre molte gratie, le quali mi ha sempre fatto, penserà di dire una parola a S. Stà, accioché alcuni di cotesti signori camerieri non restassero offesi se non havessero quel che talhora da principi si suole dare per queste tai cose. Et tengo per certo che se essi vedessero qui lo stato dalle cose, preporrebbono ad ogni utile il santo honore di Dio et l’edificatione di questi miseri paesi.

Or perché restavano la cosa del seminario di Gratz et l’introduttione della sostentatione di alcuni poveri, però havendo io qui resa la lettera di V. S. Illma al nostro p. provinciale,22il quale humilis233simamente la ringratierà per la benignità essibitagli et di nuovo offertagli nella protettone di questi seminarii, che sono nella sua provincia, ha anco ricevuto la copia della bolla della confirmatione ad 15 annos et il breve dell’essentatione. 23Et tutti questi alumni humilissimamente ringratiano S. Stà et V. S. Illma di cotesta santa et paterna cura, sì come fa specialmente il loro prefetto, sacerdote della Compagnia nostra.

Circa poi l’introduttione della sostentatione di alcuni poveri, lasciò a mons. revmo nuncio 240 scudi di oro per un anno, a ragione di venti scudi il mese, colla quale somma, aggiunte alcune limosine che da S. A. si procureranno et ch’esso sig. nuncio va facendo, si spera di sostenere trenta o quaranta poveri, con quel modo che V. S. Illma intenderà in breve. Et tutto questo farà piovere nuove benedittioni sopra il capo di V. S. Illma, sì come ne supplico con tutto l’animo la Mtà Div.24

Fece il sig. nuncio avant’hieri convocare da settanta poveri di Carniola et di altri paesi, accioché io gli vedessi. Di questi si farà scelta et altri si anderà procurando di divertire dalla scuola degli heretici et di cavare da’ paesi circonvicini, dando loro un pagliariccio con un linzuolo et qualche cosa alla povera, poiché sogliono andare mendicando et dormendo sopra banchi et vestiti in modo che sono più nudi che cuoperti. In poco poi si introdurrà fra loro qualche disciplina et ordine, et di questo seme, crivellato con qualche probatione, si farà poi la seconda scelta per riporre quei di maggiore speranza nel seminario di Gratz, et forse anco negli altri.25

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Ho, in nome di V. S. Illma, detto a questo p. provinciale che lasci luogo per alcuni Moscoviti ne i seminarii di Olmuzzo et di Praga,26perciò che, essendo in molte cose la lingua Boema et Moravica affine alla Moscovitica, in nissuno luogo potrebbono porsi, dove imparassero più brevemente la lingua latina et la pietà, massime che non sarebbe per hora cosa sicura il lasciargli in Polonia. 27Et il condurgli altrove porterebbe molta spesa et lunghezza di tempo, sì come si è provato in quel putto di Moscovia, che già menai in Roma, il quale tanto più raccomando a V. S. Illma quanto per viaggio ho inteso ottimi uffici che per conto della religione ha fatto co i Moscoviti, che costì sono stati. M. Giovanni Battista di Argenta potrà condurlo a V. S. Illma et essa potrà per alcuno commandare che si instituisca non solo nelle lettere, ma specialmente in quei principii, co i quali efficatemente possa convincere gli errori scismatici de’ suoi. 28

Ho anco lasciato al detto provinciale 200 scudi d’oro pe i poveri scolari, i quali si sostenteranno con limosine in Olmuzzo, et il restate si anderà fedelmente distribuendo negli altri luoghi, dove si anderà,29et onde di mano in mano si scriverà a V. S. Illma.

Ma perché circa lo stabilimento de’ seminarii si è trovato un errore negli ultimi motu proprii, percioché havendo S. Stà conceduto mille dugento l’anno per il seminario di Gratz et di Praga, si sono posti se non i soliti seicento scudi nei detti motu proprii; però io la supplico humilmente che, facendone dire una parola al sig. datario, si correggano et essendosi mandato manco della paga o pensione assignata, si faccia supplire dal depositario della Dataria, a cui N. S. fece per mons. datario imporre la cura.

Or Mons. Illmo, havendo io qui, per suo ordine, trattato le sopradette cose, non lascierò di aggiungere quel che si penserebbe essere spediente per fare più finita l’impresa, la quale in questi paesi si è cominciata.

Et prima non dispiacque al sig. nuncio una cosa, la quale io propuosi, cioè che gioverebbe che si mandasse una privata, ma destra 235persona all’arcivescovo di Salzburgo, il quale per ordine di S. Stà trattasse l’unione di lui con sig. arciduca, perché ugualmente si aiutassero nel negotio soprascritto. Et con questa occasione mostrasse all’arcivescovo quanto S. Stà amandolo, disiderava ch’in sua vecchiezza aprisse la porta a questo bene, senza il quale ogni cosa si anderà perdendo. Potrebbe insieme la persona che si mandasse instruire il coadiutore di Salzburg in modo ch’egli, in quanto fusse possibile, si accommodasse all’arcivescovo di Salzburgo, poiché altrimente l’arcivescovo mostra havere gelosia del coadiutore, et così desiste dal fare alcune cose, le quali forse farebbe. 30Gioverebbe anco questa missione a dar qualche indirizzo al detto coadiutore per l’avenire et forse ad aiutare l’arcivescovo, accioché chiudesse gli occhi in pace et secondo Dio, stante quel che di lui si dice circa l’opinioni havute. Et il fare questo ufficio per un nuncio publico, pare che porterebbe seco più impedimento che esecutione, oltre che meno strepito et spesa si farebbe per l’altra strada. 31

Pareva anco che non nuocerebbe che S. Stà considerata la facile natura di questo sig. arciduca et l’animo che potrebbe darglisi per la persecutione del negocio, gli si desse una parte di que’ denari che sono in Venetia32senza toccargli alcuna cosa di guerra, ma che S. Stà gliene fa un presente, non con altro intuito che delle molte spese che ha.

Et del resto di quella somma crederei certo che si spendesse in disseminare libri catolici in tutti questi paesi et in distribuire necessario limosine a’ poveri sacerdoti, i quali, se l’amore et necessità de’ figliuoli non gli ritenessero, volentieri lascierebbono le moglie, ma non sanno dove collocarle. S. Stà giocherebbe più al sicuro che in impiegargli in guerra, massime che questa, per le molte circonstanze, le quali il sig. nuncio ha toccato nei suoi discorsi, è assai incerta, et questa altra maniera di fare è sicura et evangelica. Né migliore distributore per queste cose io veggo in conscienza che questo sig. nuncio, poiché è assai più liberale di quel che (senza fare ingiuria altrovi) io m’habbia veduto in altri intorno cotali cose.33

Et perché io, passando per Villacco, ho lasciato ricordi, libri et denari a quel p. Franciscano,34a cui S. Stà ordinò che si mandassero due compagni del suo ordine, et quella città è alle porte di Italia di 236somma importanza, si consenterà V. S. Illma di pensare se hora, venendo costà i commissarii del vescovo di Bamberga, si doverà stringerlo in ogni modo che con effetto provegga a quella città, che in tutto dipende da lui et nella quale, per l’ordinationi anco dell’imperio fatte doppo col consenso degli heretici, egli assolutamente può ricuperare la parochiale, costituirvi predicatore et farvi alcun bene. 35Questo desidera S. A. et il sig. patriarca di Aquileia, che ha la superiorità spirituale. Non poco gioverebbe a’ confini dell’Italia, mandando destri operarii a sboscare quella più selva che vigna...

(P.S.:) Läßt seinen Neffen im Seminar zu Graz statt in dem zu Olmütz.


Fußnoten

  • 1 Nr. 82. 
  • 2 Nr. 77. 
  • 3 Siehe Nr. 83, Anm. 8, und Nr. 92. 
  • 4 Erzherzog Karl reiste mit Gemahlin und ältester Tochter am 16. Mai von Graz ab und dürfte am 24. Mai in Prag angekommen sein. Er hatte die Absicht, nicht nur am Kaiserhof, sondern auch bei den Kurfürsten die Religionsangelegenheit in seinen Ländern zu erörtern sowie die Reichshilfe für die Türkengrenze und die Wahl Erzherzog Ernsts zum Römischen König zu betreiben. Außer seinem Rat begleiteten ihn auch Vertreter seiner Länder, so daß die Reisegesellschaft insgesamt 53 Kutschen benötigte (Nr. 94, S. 261; Venedig AS, Dispacci Germania, filza 8. f. 46r—47r, 48r—49r; Uhlirz, Ein Bruchstück des Diariums der Grazer Jesuiten, S. 11). Vgl. Nr. 74, Anm. 8. 
  • 5 Vgl. Nr. 74, Anm. 8, und Nr. 77, S. 214. 
  • 6 Vgl. Nr. 72, S. 197. 
  • 7 Vgl. Nr. 70. 
  • 8 Die Ausweisung der Evangelischen aus Görz erfolgte bereits 1579 (Loserth, FRA II/50, S. 46—49). 
  • 9 An Erzherzog Karl gerichtetes Breve vom 15. März 1581, in dem der Papst den nach Moskau reisenden P. Possevino empfiehlt (Arch. Vat. Ep. ad Principes 15, f. 44rv). 
  • 10 Das 1576/77 gegründete päpstliche Alumnat in Graz hätte zuerst von den Gütern des verödeten Frauenklosters Studenitz erhalten werden sollen, wurde aber dann wegen des Widerstandes der Landstände von Gregor XIII. direkt finanziert (Peinlich, Geschichte des Gymnasiums in Graz II, Jahresbericht 1869, S. 14; Krones, Geschichte der Karl-Franzens-Universität in Graz, S. 232; Lukácz, Die Gründung des Wiener päpstlichen Seminars, S. 73 f., Anm. 16; Rainer, Zur Ausbildung der Kärntner Priester, S. 865 ff.). 
  • 11 Vgl. Nr. 53 und 58. 
  • 12 Vgl. Nr. 89, S. 243. 
  • 13 Siehe oben Anm. 4. 
  • 14 Erzherzog Karl war Mitte Juni 1581 in Dresden, wo er nach Meinung des venezianischen Gesandten mit dem Kurfürsten von Sachsen vor allem darüber verhandelte, daß ein Drittel der Reichshilfe ihm zukomme (Venedig AS, Dispacci Germania, filza 8, f. 48r—49r; Khevenhiller, Annales Ferdinandei I, Sp. 189). 
  • 15 Siehe Nr. 88, S. 239 ff., und Nr. 89, S. 245 f. 
  • 16 Die Abreise der Kaiserinwitwe Maria von Prag wurde wiederholt verschoben und erfolgte mit Konfusion erst am 1. August; in Wien hielt sie sich dann noch etwa einen Monat lang auf, um ihre Tochter Elisabeth, Königinwitwe von Frankreich, zur Heirat mit dem im Vorjahr zum vierten Mal Witwer gewordenen König Philipp II. von Spanien zu gewinnen, allerdings ohne Erfolg (Venedig AS, filza 8, f. 111r—112r, 146r—147r, 157r—159r; Khevenhüller, Geheimes Tagebuch, S. 111 und 114). 
  • 17 Vgl. Nr. 1, Anm. 20, Nr. 81, S. 222, und Nr. 141, S. 382. 
  • 18 Der damalige schwedische Thronfolger Sigismund, eine der Hoffnungen Possevinos für den Katholizismus in Schweden, seit 1587 König von Polen, heiratete dann tatsächlich 1592 Anna, die älteste Tochter Erzherzog Karls (Harter, Geschichte Kaiser Ferdinands III, S. 1—53; Pastor, Geschichte der Päpste IX, S. 697). Vgl. Nr. 44, S. 136. 
  • 19 Possevino erhielt ein an Iwan IV. gerichtetes Empfehlungsschreiben Erzherzog Karls (Pierling, La Russie et le Saint-Siège II, S. 42). Vgl. Nr. 86. 
  • 20 Siehe Nr. 75, S. 206. 
  • 21 Nr. 75, Anm. 5. Possevino erwähnt die feierliche Überreichung auch in seiner Missio Moscovitica (Pierling, Missio Moscovitica, S. 5). 
  • 22 Schreiben nicht vorhanden. Kardinal Gallio war kurz vorher Protektor der päpstlichen Kollegien in Österreich geworden, befaßte sich nun mehr mit ihnen und wünschte auf dem laufenden gehalten zu werden (Rom Generalarchiv der Jesuiten, Germania 121 II, f. 415r). 
  • 23 Wahrscheinlich Bestätigungsbulle vom 18. März 1581. Eine Kopie derselben wurde von Malaspina am 28. April 1581 beglaubigt (Kranes, Geschichte der Karl-Franzens-Universität in Graz, S. 285). Breve nicht vorhanden. 
  • 24 Von 1578 bis 1581 wurden im Grazer päpstlichen Alumnat jährlich 15 Alumnen und 1581 bis 1585 jährlich 30 Alumnen unterhalten (Duhr, Geschichte der Jesuiten I, S. 302). Für das Wiener päpstliche Alumnat wurden 15731000 Scudi für den Unterhalt von 25 bis 30 Zöglingen als ausreichend bezeichnet, während man im Germanicum damit nur 10 erhalten könne (Lukácz, Die Gründung des Wiener päpstlichen Seminars, S. 42). 
  • 25 Auch vorher kamen Seminaristen von auswärts. So schickte der Abt von Viktring 1580 zwei Alumnen, und bereits 1578 waren zwei Plätze für Gurker Alumnen bestimmt worden (Hurter, Geschichte Kaiser Ferdinands II, S. 17; Rainer, Zur Ausbildung der Kärntner Priester, S. 863). Am 18. März 1581 berichtete P. Blyssem nach Rom, daß Erzherzog Karl auf Drängen Malaspinas allen Prälaten und Pfarrern seiner Länder schreiben ließ, daß sie gemäß den Bestimmungen des Tridentinums Alumnen im päpstlichen Seminar zu Graz unterhalten möchten (Rom Generalarchiv der Jesuiten, Germania 159, f. 22r). 
  • 26 Possevino hatte von Gregor XIII. mehrere tausend Scudi zur seminaristischen Ausbildung von Missionspriestern erhalten und stattete damit auch die päpstlichen Seminare in Olmütz, Prag und Wilna aus (Theiner, Schweden II, S. 313 bis 320; Pierling, Missio Moscovitica, S. 3 f., 58; Pastor, Geschichte der Päpste IX, S. 178 und 702). 
  • 27 Wegen des Krieges zwischen Moskau und Polen. 
  • 28 Siehe oben Anm. 26. 
  • 29 Siehe oben Anm. 10. 
  • 30 Vgl. Nr. 26, Anni. 5, Nr. 48, Anm. 6, Nr. 64, Beilage B, Anm. 1. 
  • 31 Vgl. Nr. 100, S. 287. 
  • 32 Vgl. Nr. 67, S. 189, und Nr. 127, S. 348. 
  • 33 Vgl. Nr. 99, S. 284. 
  • 34 Vgl. Nr. 6, S. 20. 
  • 35 Die Pfarrkirche von Villach war bis 1594 in den Händen der evangelischen Bürgerschaft (Erläuterungen zum histor. Atlas der Alpenländer II/8/1, S. 136).