Regest
Darlegung, daß alle Hindernisse, welche die Exekution des am letzten Landtag publizierten Religionsdekretes verhinderten, beseitigt sind.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 383r—387v und 369r—373v, zwei
gleich-
zeitige Kop.
Brieftext
Io non dubito punto che l’A. V. con l’occhio pio de l’intelletto suo non consideri a le volte che non interesse di roba né di stati, né temporalità, né passione alcuna, né altro rispetto mondano move Stà S. ad ordinare a li suoi ministri, che deligentemente cerchino di animarla a sollevare l’afflitta et smarita religione in queste provincie,2ma quella istessa cagione che mosse Christo signor nostro ad incarnare et morire è la medesima che move S. Stà, la quale per concernere da salute de le anime è la maggiore che si possa né pensare né imaginare, né il mondo può haver più certo argomento, che S. Stà sia in vero 350vicario di Christo et successore di Pietro che col vedere che succede non solo ne la dignità, ma nel zelo et carità del capo, et debbiamo pienamente credere che, sì come con tal spirito si sono spezzati così crudeli cori de’ tiranni nimici de la fede, che al presente si sia ancora col mez de ’l A. V. per superare la perfidia et ostinatione che il seme di Luthero ha portato ne la maggior parte de’ sudditi di lei. 3Et perché ne le altre mie scritture 4ho discorso del modo di essequire quello che si pensa di tentare, nel che forse parerà ad alcuni che possa nascer qualche difficoltà, come si vidde ne la dieta passata, mi è parso nel presente scritto di riferir tutti gli impedimenti che ritennero l’A. V. a non essequire il decreto publicato 5alhora, accioché toccandosi con mano che quelle difficoltà allegate, si sono tolte via. V. A. tanto più animosamente si prepari a far da dovero, né permetter che col’ allegare nove difficoltà si trepidi ubi vere non est timor, che non sarebbe altro che quaerere excusationes in peccatis. Furno dui sorti di difficoltà allegate ne la dieta passata, alcune prevedute inanzi et communicate con li principi ne la consulta di Baviera, 6altre scoperte con l’occasione d’essa. Le difficoltà inanzi la dieta, sono le seguenti :
Le forze degli heretici grandi, quelle di V. S. piccole, loro con l’intelligenza degli Austriaci et altre provincie di Germania,7lei povera di amici in modo che non poteva far fondamento né in parenti né in altri vicini. Che li heretici erano così ostinati che, vedendosi togliere l’essercitio de la asserta loro religione, si sarebbono non solo rebellati, ma chiamato il Turco et valutosi de li loro sudditi per opprimere l’A. V. et li catholici. Al che pareva che malamente V. A. potesse obviare, essendo in estrema necessità, et quando li heretici non havessero fatto questo, senza dubio non havrebbono voluto contribuire più a li confini, il che havrebbe apportato l’ultima ruina a l’A. V.
Che il stato ecclesiastico, per la corrotione de la disciplina regolare et ecclesiastica et buoni costumi, era totalmente unito con gli heretici et non si poteva far fondamento in esso.8
351A queste difficoltà allegate li principi ne la consulta fatta in Baviera risposero sofficientemente et l’istessa esperienza ne ha dato ad intendere che il loro consiglio fu vero et con gran ragione, perché le forze degli heretici sono o per se stesse senza aiuti esterni grandi o con aiuti esterni. Quanto a le forze esterne, havendo V. A. inteso quello che gli Austriaci, implorando costoro il loro aussilio, habbino risposto non deve temere le promesse del duca di Sassonia, fatte a l’A. V., la rendono ancora sicura da quella et altre parti,9ma da l’altro canto non è già dubio che l’A. V., se bene in necessità può opprimere e con le forze proprie e con le esterne la insolentia et inobedientia di costoro, poiché da ogni parte è circondata da parenti et amici amorevoli et interessati, ne li quali se ben non potesse far fondamento, quanto a danari, deve esser certa che non solo non permetteranno che li loro sudditi si movano contra l’A. V., ma che opereranno che li siano in aiuti. Et quanto a la penuria de’ danari, oltre che lei non è totalmente priva che non possi trovare da per sé commodità di haverne, sa ancora gli aiuti et proferte che S. Stà le ha fatte. 10Quanto al chiamar il Turco, chi è quello che chiaramente non vede che questa è una voce senza fondamento, poiché non è celato a questa nobiltà, che il Turco non è amico de’ nobili, et il Turco è hora tanto occupato, 11che par che Dio benedetto l’affliga per dar commodità a l’A. V. di poter cavarsi da la servitù in che l’ha posta l’heresia.
De le forze proprie de’ provinciali o consistono nel valore de le loro persone o ne la quantità de li danari o ne la moltitudine de’ loro subditi. Quanto al primo, io non ho insin’hora inteso che tra di loro sia in gran fiore la disciplina militare ; mi è ancora detto che la maggior parte di essi sono pieni di debiti, et il mantenere essercito contra un principe de la qualità di V. S. è negotio, che porta seco un gran polso. De li contadini loro sudditi, essendo quasi tutti catholici12et malamente trattati da loro, si deve più tosto credere che aspettino occa352sione di togliersi il giogo de la tirannide, che li vien usata, che siano per mostrar segni contra l’A. V. Ma perché quante difficoltà di sopra allegate non sono state tenute in molta consideratione, poiché né V. A. le deve dar occasione di rebellare né loro volendo le potrebbono fare, se ben Luthero scrive che non devono obedire a li principi cattivi, 13tra quali egli numera tutti li catholici, si ha da pensare a le altre, et pare che si debba ragionevolmente temere, che li heretici, vedendosi restringere da libertà de le loro conscienze, non siano per voler contribuire a li confini, non essendo tenuti se non per la conservatione del ben publico, il quale non essendo mai stato a core a Luthero, anzi havendo scritto libri contra li magistrati et in favor del Turco, non è dubio che non sarà havuto in alcuna consideratione da loro. A questo si risponde che l’A. V., come ne la consulta di Baviera si contiene, ha molti mezi per indurli a contribuire, ma presupponendo che non riescano li modi pensati, l’A. V. si è assicurata ne la dieta passata del stato ecclesiastico del quale in modo alcuno non deve dubitare; 14io non posso già negare che loro si lassano intendere che quando la cosa andarà seriosamente et con speranza di fermezza soda, quanto a l’A. V. che loro faranno da dovero, ma che quando sia altrimente, come loro dubitano che la ragione non vuole che senza profitto, anzi con danno, si ponghino in maggior rottura con li provinciali, li quali poi li vessano con molto detrimento de l’honore et giurisdittione loro, del che V. A. ne può esser buon testimonio, vedendo come trattano lei stessa, et contribuendo loro più che non fanno tutti gli altri stati, V. A. si viene ad assicurare d’una gran partita. Quanto a le città, presupponendo che le quattro non volessero contribuire, de le altre non è dubio alcuno. Sono poi li castelli proprii di V. A., sono tra nobili alcuni catholici et principi che hanno feudi in queste provincie; 15altri se ben di diversa fede, però servitori et ministri di lei, altri padri di famiglia et amici di quiete et bene affetti al benpublico, de’ quali pare che non si debba temere che non siano per contribuire di maniera che non si spendendo di presente tutti li danari de le contributioni a li confini, ma mantenendosi tanti predicatori heretici et scole et fabricandosi stif 16et facendosi ricchi alcuni con li danari ecclesiastici, 353non è dubio, che in tale caso spenderebbono più fruttuosamente una minor quantità sarebbe per bastare, oltre V. A. deve sperare per l’avvenire che l’imperio contribuirà la parte che li tocca a li tempi debiti che sarà di grande sollevamento. Per il che havendo V. A. la promessa di S. Bne che non li è per mancare, volendosi ancor essa incommodare, come la ragione et il proprio interesse ricerca, pare che la cosa si potrà passare senza alcun pericolo, massime non trattandosi se non con la Stiria, con la qual provincia toccando con mano, che ogni giorno si fanno più insolenti, ha giusta causa di far credere a le altre che si move per l’inobedienza loro, la quale essendo ad esse nota, havendoli ripresi ne la dieta passata, sarà facilmente creduta; onde si vede chiaramente che per la risposta data da li Austriaci et per l’assicuramento del duca di Sassonia 17et per la fermezza de li prelati et per la debolezza degli heretici et per gl’aiuti ottenuti et altri rispetti toccati, sono tolti gli impedimenti allegati di sopra. Ma perché si potrebbe fare questa obiettione: se queste difficoltà erano inanzi la dieta passata non solo state antivedute, ma consultate et tolte, perché non si fece l’essecutione del decreto? Si può rispondere che li provinciali, col mandare ogni giorno in su et in giù huomini in Austria et in altre parti di Germania, 18tenevano sospesi gli animi di tutti, et non senza timore che fosse grande intelligenza fra loro et costoro, cosa die al presente si sa non esser vera. Del stato ecclesiastico non si era così certo, come hora si è; le nuove, hora buone hora male, di Fiandra tenevano in desiderio tutti di voler aspettar l’essito loro et di presente si ha avviso che passano bene. 19Il non haver gli aiuti pronti per ogni accidente che potesse nascere faceva andar circonspetti, cosa che con li aiuti ottenuti sì è tolta. Si scoprirono ancora ne l’istessa dieta alcune nove difficoltà, poiché havendo presupposto tutti che gli heretici si potessero contenere nel debito officio con una rigorosa et austera dimostratione di parole di V. A., non essendo successo, come si credeva, ha bisognato pensare a nuove consulte, il che si è fatto. Li evidenti segni, che si vedevano, che tentandosi di far l’essecutione del decreto il popolo di Gratz non impedisse con pericolo manifesto di tutti li catholici causavano gran timore in tutti. Hora havendosi ottenuto aiuto di metter il presidio non può succedere. 20L’infirmità de l’imperatore grave dava che pensare, hora per gratia di Dio sta 354bene; 21per questi impedimenti che alhora non erano tolti, fu concluso, che si devesse dare la dilatione a l’essecutione del decreto et ne l’interim mandar oratori et consigliarsi con li principi confidenti et proponerli le difficoltà. Il che essendosi fatto et essendoli stati allegati infiniti impedimenti, con tutto ciò hanno giudicato et consigliato, che si deve et che si può tentare et perfettionare, et si vede chiaramente che non sono mai per mutarsi di parere, et insino il re di Spagna, non ricercato, si è mosso ad animare l’A. V. et si è offerto ad aiutarla in ogni occasione. 22Ultimamente si faceva gran difficoltà di poter perfettionare cosa alcuna qua, se prima l’imperatore, come capo, non faceva egli in Austria alcuna dimostratione, promettendo che’l negotio qua havrebbe pigliato la medesima piega che havrebbe fatto quel d’Austria. Hora non ostante che si sia causato con la sospensione del decreto passato gran detrimento a li pensieri di S. Mtà nel negotio de la religione, nondimeno la Mtà S., confidata ne la bontà del Sig. Dio, ha fatto sforzo et ha felicemente fornita la dieta. Per il che essendosi tolti tanti impedimenti, et essendo la causa di servitio di Dio, non deve V. A. credere che sia più debole hora la destra del Signore di quello che è stata ne l’aiutar l’imperatore, se V. A. con opere piene di confidenza ne la D. Mtà farà in forma che gli heretici non habbino per l’avvenire di esser così ostinati, presupponendo che l’A. V. più tosto per stimoli altrui che per propria elettione, faccia dimostratione contra la falsa loro religione. Quale è Sermo Signore quella famiglia nel mondo che habbia più occasione di riposarsi ne la previdenza di Dio che quella d’Austria? Che in verità pare che per essaltar lei, habbia estinto Dio benedetto tanti regni, tante nobilissime casate, et questo non per altro, se non che crescendo in forze, crescesse ancora in spirito et in gratitudine verso Dio, con acquistarsi nome d’esser difensore de la fede catholica contra Turchi et heretici. Faccia dunque V. A. in questa dieta in modo che havendo inteso le sante essortationi et stimoli di S. Bne, non si possa dire, che vicarius Christi a Serte V. non auditur, aut potius liberator noster Christus, qui Celsem V. per vicarium suum alloquitur atque populos remque suam publicam tuendam impellit non auditur. Acciò non intravenga a l’A. V. quello che a Vencislao, re di Boemia, al quale piacendo di esser tenuto benigno principe da li heretici, et credendo a le voci loro false, che le promettevano di non dargli fastidio alcuno ne l’administratione del regno, cosa che lo faceva 355viver senza sollecitudine, al fine, non potendo lungo tempo star nascosto l’effetto de l’heresia, cominciorno a rebellarsi et il re, tardo accortosi de l’error suo et indarno domandando aiuto a li principi vicini, i quali non credevano che ne in tal caso fosse per mutar natura, oppresso di dolore, morse di morte subitanea, et Dio benedetto permise per giusto suo giuditio che quello che il re pensava le devesse mantener il regno, cioè la benignità et coniventia, fu quello che li fece perdere non solo il regno, ma la vita.
Fußnoten
- 1 Das Datum, ergibt sich aus dem Bericht Malaspinas vom 6. Dezember 1581, in dem er mitteilt, daß er vor Beginn des Landtages — dieser wurde am 27. November eröffnet — Erzherzog Karl dieses Schreiben übergeben habe (Nr. 130, S. 357).
- 2 Vgl. Nr. 1, S. 3 f.
- 3 Vgl. Nr. 124, S. 341.
- 4 Nr. 124.
- 5 Nr. 50.
- 6 Auf der Münchner Konferenz wurde beschlossen, die bisher gemachten Konzessionen nicht durch offenen Widerruf, sondern schrittweise zu annullieren und sich dabei besonders auf den Augsburger Religionsfrieden zu berufen (Loserth, FRA II/50, S. 30—38).
- 7 Vgl. Nr. 55, S. 159, Nr. 59, S. 169, und Nr. 77, S. 212.
- 8 Vgl. Nr. 114, Anm. 8.
- 9 Erzherzog Karl verhandelte im Juni 1581 mit dem Kurfürsten von Sachsen vor allem über einen angemessenen Anteil der Reichshilfe für die Türkengrenze (Venedig AS, Dispacci Germ., filza 8, f. 52r—53v). Vgl. Nr. 85, Anm. 4.
- 10 Siehe Nr. 90.
- 11 Der im Frühjahr 1578 begonnene Krieg gegen Persien hatte sich keineswegs nach dem Wunsch mancher Wesire, den „aufgetischten Kuchen anzuschneiden“, entwickelt (Khevenhiller, Annales Ferdinandei I, Sp. 125—128, 181—185; Hammer, Geschichte des Osmanischen Reiches II, S. 477 ff.; Jorga, Geschichte des Osmanischen Reiches III, S. 236 ff.).
- 12 Über den Bevölkerungsanteil der Katholiken und Protestanten vgl. oben Anm. 3, Nr. 59, S. 172, und Nr. 94, Anm. 9.
- 13 Vgl. Nr. 118, Anm. 7.
- 14 Nr. 63, Anm. 8, und Nr. 130, S. 359.
- 15 Der Erzbischof von Salzburg und die Bischöfe von Bamberg, Brixen und Freising.
- 16 Die 1574 errichtete landschaftliche Schule in Graz wurde allgemein Stift genannt (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 211 ff.).
- 17 Siehe oben Anm. 9 und Nr. 72, Anm. 3.
- 18 Vgl. Nr. 73, Anm. 5, und Nr. 88, Anm. 8.
- 19 Siehe Nr. 96, Anm. 6.
- 20 Vgl. Nr. 118, Anm. 2.
- 21 Vgl. Nr. 77.
- 22 Vgl. Nr. 24, Anm. 7, und, Nr. 119, S. 328.