Regest
Nach mäßigenden Ratschlägen des Kaisers im Religionsgeschäft zunächst Belassung des Adels im bisherigen Zustand, aber vollständige Verfügung des Landesfürsten über die Städte in Religionsangelegenheiten, Hinderung des Volkes am Besuch häretischer Kirchen und Schulen und Vorsorge gegen Usurpation von Pfarren unter dem Titel des Vogteirechtes durch häretischen Adel. Gebotene Vorsicht mit päpstlichen Hilfsgeldern. Möglichkeit der Überweisung der Differenzen zwischen Erzherzog Karl und Adel auf bevorstehenden Reichstag.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 408r—412v, Orig.
Brieftext
Ne la risolutione, che nel negotio de la religione dopo d’haver inteso il parere di S. Mtà Ces.1mi è convenuto fare, ho havuto principalmente la mira a dui capi principali, cioè provedere di presente quanto humanamente si può dal canto mio, acciò non sia lassato, ma proseguito il negotio et in forma che se ne possa sperare qualche buon essito ; et secondariamente prepararmi per poter pigliare qualche partito in evento che non si ottenga ne la presente dieta ciò che si pretende, accioché essendo quello che si tratta di tanto servitio di Dio, non resti totalmente desolato et distaccata la prattica. Circa il primo, se bene io per quelli rispetti che più a basso riferirò, non ho voluto dopo la consultatione di S. Mtà stringere S. A. a mettere il presidio né fare la separatione, 2nondimeno accorgendomi che alcuni ministri 3et li più accetti et quelli che sempre hanno riprovato quelli mezi trionfavano che l’imperatore fosse stato del loro parere et dubitando che gli heretici non fossero per penetrare quale sia la mente di S. Mtà, nel qual caso actum esset d’ogni speranza di ottenere da loro cosa alcuna, ho fatto un officio efficace et fondato con ragioni assai essentiali, accioché S. A., se bene realmente non vuole attentare di mettere presidio né fare la separatione, mostri però d’esser risoluta di farlo in caso che non sia obedita la volontà et dichiaratione di lei, la quale hora siamo in procinto di publicare. Et questa sua volontà l’esponghi con parole efficaci et chiare in pleno consilio, et in vero questo mi pare 372il meglio et più espediente modo per ogni rispetto che si possa usare al presente. S. A. mi ha compiacciuto et santamente promesso di volerlo fare et si è allargato meco assai con tante dimostrationi di vera pietà et filiale divotione verso S. Stà, accompagnando il suo ragionamento con abondanza di lachrime et confidenza verso la persona mia, che ne sono restato molto consolato. Col sopradetto preparatorio, col quale mi vengo ad assicurare che qualche mal spirito non sia per animare gli heretici con l’occasione de la risposta di S. Mtà a star duri et ostinati, ho giudicato esser necessario di accommodarsi, se bene più tosto in apparentia che in essistentia a la dispositione che, conforme al tempo, ritrovo in S. A., la quale vorrebbe quanto più può inherire al consiglio di S. Mtà ne la dichiaratone che deve publicare a le provincie. Et così, havendo io prima implorato l’aiuto divino et maturamente ponderato dove consiste realmente l’essentiale modo di fare minare la machina, che’l maladetto seme di Luthero con la deprovata et condannata sua dottrina ha edificato in queste provincie, mi sono ristretto che solamente per hora s’attentino dui capi. Il primo è la riservatone di tutte le città a la dispositione di S. A. quanto a la religione et lassare li nobili intatti nel pristino stato, 4et questo è di tanta consequenza, che prohibendosi a li popoli, che non possano né intrare ne la chiesa degli heretici, né battezzare li figliuoli secondo il rito loro, né mandarli a le scole d’essi, né sentire le prediche de’ loro settarii, certo in breve si vederà una mutatione molto fruttuosa et li predicatori, non havendo li cittadini né il popolo, non predicaranno con tanto fausto, essendo che la nobilità di questi paesi vive di continuo ne li castelli, non in città. Ma questa sola attione, quando ancora si ottenesse et si mettesse in essecutione, non pare a me sofficiente per poter promettere a S. Bne sicuramente un sollevamento essentiale in favore de la religione catholica, se secondariamente non si provede che li nobili non si usurpino le parochie sotto il pretesto del jus advocatiae. Perché se bene loro in rare parochie hanno il juspatronatus, 5nondimeno, essendo in queste provincie da Massimiliano I in qua stato 373introdotto che l’advocato dia la possessione temporale, costoro, che sono di diversa religione, non vogliono darla a li nominati et confirmati da li catholici, allegando che la conscienza non glielo detta, anzi che pensarebbono di peccare gravemente. Et se bene questo punto si potrebbe per la via ordinaria de la giustitia accomodare, però havendo questi nobili non so che concessioni dal principe, non si può sperare per la via canonica di ottenere cosa in avor nostro, et senza questo per molto che qua si ottenesse, li prelati, a’ quali sono di grandissimo pregiuditio le concessioni del principe, in questa parte non restarebbono né edificati né sodisfatti di me. Al che io devo haver molta consideratione, essendomi loro stati sin’hora fedeli et havendo ricevuto la riforma assai austera con obedienza, ancorché instigati a voler recalcitrare et concorrendo con questo rispetto il servitio di Dio et la salute de le anime, essendo impossibile, se non si ha le parochie ridurre a la vera cognitione quelli che sono sedotti, poiché come possono intendere se non li è predicato il verbo di Dio, et in che modo si potrà loro predicare, se non si possono mandare li pastori a tal effetto, escludendo per ogni via li heretici che non si possa fare. S. A. per le sudette cause ha già in ordine la dichiaratione che vuole publicare a li nobili, la quale contiene quello che di sopra ho riferto. Et questo è quanto di presente si è potuto operare et quello che mi occoreva, circa il primo punto proposto da me nel principio. 6
Hora, venendo al secondo, se bene pareva che fosse per bastare ragionevolmente il dar parte a V. S. Illma insino a quel termine, che di sopra ho fatto, et andar poi avvisando, secondo che portasse il servitio del negotio ne la trattatione d’esso, nondimeno non mi è parso di osservare hora tal regola, perché o in questa dieta si ottenirà quello che si pretende o no. Se si ottiene, non posso negare che quello che son per dire non sia per essere superfluo, ma non si havendo l’intento, che si pretende, forse sarà stato necessario l’haver prevenuto di far sapere quello che’l occassione sola di esser qua presente mi fa credere esser espediente di avvisare a li absenti.
Nel negotio de la religione mi pare che hormai si possa tener per legitime et ben fondate massime le seguenti : o qua si ha animo intentione et desiderio di perfettionarlo o no, et consequentemente o la consultatione, che così al ultimo si è voluto fare con S. Mtà Ces.,7è stato con misterio indrizzata a voler con tale mezo rappresentare il navilio ripieno di tante fessure, che sia impossibile a quale si voglia 374perito mastro di acconciarlo in forma che possa resistere a borasca alcuna, et che perciò, fermandosi in qualsivoglia loco, siano escusati coloro che hanno cura di guidarlo. In qual caso, per gran riparo che si faccia, sarà tenuto da loro per poco sofficiente overo si è fatta la consultatione, perché così si ha realmente giuditio convenirsi. E poiché il fare certo giuditio di cose che sono et da li capi et da li membri tenuti in gran secreto è cosa incerta et pericolosa et solo Dio S. N., cui omnis lingua loquitur et cor patet, può sapere la verità, in ogni evento a mio giuditio si può sia il fine che loro pretendono et procurano quale esso si voglia per la buona et essentiale promotione del negotio governarsi con alcune considerationi, tra le quali tengo per essentiali et vere le seguenti : che S. Stà non solo non è tenuta, ma per urgentissime cause non deve in modo alcuno talmente pigliarsi cura di una tale impresa, quando ancora fosse dal principe invitata et stimolata et si vedesse che realmente fosse pronto ad essibire la vita la roba et il resto per servitio de la religione senza l’aiuto et consiglio de l’imperatore de’ parenti et de’ vicini, 8non ostante che realmente si toccasse con mano che li mezi proposti da S. Mtà non fossero per essere sofficienti per conseguire il fine che si pretende. Et le cause che movono a fare tale risolutione militarebbono forse con qualsivoglia ben animato principe, ma principalmente con questo per la natura sua et qualità del suo consiglio et si deve havere inanzi a gli occhi che li principi, con quali S. A. ha consultato li aiuti ottenuti da S. Bne, se bene alcuni hanno approvato et confortato il principe a seguire il consiglio di S. Stà nondimeno niun di loro ha fatte offerte se non generali. 9Et presupponendo S. Mtà, la quale non si offerisce né in specie né in genere, che’l mettere il presidio et il fare la separatione di stati sia occasione di tumulto, se a requisitione di Stà S. si tentassero tali mezi et non riuscissero felicemente et se per caso in apparentia opure in essistentia venisse a tumultuare il popolo o la nobiltà, come forse qua a bel studio si procurarebbe da alcuni, S. Bne insieme con la Sede Apostolica si tirarebbe una spesa adosso intollerabile et l’imperatore con gli altri principi si escusarebbono et qua esclamarebbono sino al cielo, essaggerando che contra ’l senso de l’imperatore hanno seguito il consiglio di Stà S., instigati et quasi violentati da lei et non so qual somma di aiuto in tal caso fosse loro per bastare.
Per le quali consideratione mi sorge una sospitione forse non legiermente fondata, che qua si va a camino col modo di procedere 375che si tiene di volere o col mezo de l’imperatore o per quello di S. A. sola far o instantia o cader il negotio, in modo che S. Stà si dichiari circa l’oblatione che ha in genere fatto di aiutare S. A. in caso che gli heretici non volessero acquetarsi a la volontà di lei et si mostrassero inobedienti, poiché sempre questo li è stato a core. Et in tale caso io, con ogni debita humiltà, ricordo che non si debba in modo alcuno allargare le proferte fatte, ma che ne le risposte si procuri più tosto che venghino in cognitione di riconoscere il benefitio et aiuto già essibitoli, che il concederli alcuno di novo et si ha un pretesto grande et osservato ne la chiesa di Dio da sommi pontefici a li vestigii de’ quali, devendo inherire S. Stà, non pare che debbia essere né auttore né consigliere, acciò si pigli partito di smorzare l’heresie per mezo di quelli rimedii che da l’imperatore et altri sono tenuti pericolosi per causare origine di guerra; il qual rispetto non havrebbe havuto loco per la parte di S. Bne quando l’imperatore et questo principe da sé havessero preso più un partito che un altro col mezo di alcuni rimeddii essentiali, per bene austeri che fossero. Ché in tal caso S. Stà non havrebbe lassato, sì come ha fatto, oblatione di aiutarli, ma che dopo d’haver per ogni via cercato di persuadere che quello che s’è proposto et concluso ne la dieta di Baviera, 10non è indrizzato a dar occasione di ribellione et che non ostante questo vogliono havere altro senso. Pare che molto giustificatamente si possa hormai lasciare di stringere S. A. et li consiglieri a voler mettere il presidio et fare la separatione, massime havendo io in voce et in scritto sodisfatto al debito mio sofficientemente. 11
Ma hora si appresenta un altro dubio : se in questa dieta non si ottiene cosa alcuna, si deve forse o abbandonare il negotio overo seguitare con indignità il tentare di dieta in dieta et non perfettionare mai niente. A me pare che né l’uno né l’altro si debba fare, perché l’abbandonare questo negotio per dui potissime cause si deve fugire. La prima è che se li heretici vederanno che S. A., dopo tante consulte, non può far niente, loro diventeranno tanto insolenti che oltre al vilipendio che faranno di questo principe, estingueranno le reliquie de’ catholici totalmente. La seconda è che S. A. è andata a la giornata a contemplatione di S. Stà facendo in particolare alcune cose molto essentiali in sollevatione de la religione, et non è dubio che seguirà, il che è di grandissima consideratione vedendosi in ogni loco, ma princpsalmente qua che la religione catholica si va pur d’anno in anno 376augumentando, 12et se hora si lassasse la prattica ogni cosa andarebbe in ruina et però in ogni evento bisogna attendere con gran studio di conservar quello che si ha et più tosto cercare di augumentarlo che permettere che si sminuisca. Et questo si ottenirà et con l’animare il principe a perseverare ne la dispositione, che gli è buona ne le cose particolari et con la riforma.
Et acciò gli heretici credano che’l negotio principale si vuole proseguire, se bene loro si mostrassero inobedienti et qua non si giudicasse bene il tentare mezo alcuno sofficiente o reale, in tale caso non si potendo per nessuna via fare cosa alcuna buona, io andavo considerando che sarebbe forse espediente con l’occasione de la dieta imperiale, che sarà tra pochi mesi,13proponer che si rimettano le difficoltà et differenze tra S. A. et la nobiltà a la dispositione de la dieta, parendomi che per la determinatione fatta da l’imperio che l’essercitio de l’una et l’altra religione sit penes principes et per altri rispetti si possa sperare la sentenza in favor nostro. Et quando si ottenesse, non sarebbe difficoltà niuna ne la essecutione, et perché se questa dieta si fornisse et questo non fosse stato concluso, bisognarebbe, per trattarlo, aspettare un’altra dieta et ne l’interim la dieta imperiale sarà già conclusa. Io desidero che V. S. Illma, se così le parerà espediente, mi avvisi con quella maggiore brevità che si potrà come mi devrò governare. 14Et perché il fine de la dieta è incerto et può esser in brevissimo tempo et può ancora esser altrimenti, in caso di necessità non mi sovvenendo altro mezo migliore, mi appigliarò a questo, guardandomi però di proponerlo io, ma terrò mezi che’l principe istesso lo faccia, se però le piaccerà questo mio pensiero et mi governarò in questo fatto, a me molto difficile et pericoloso, quando la necessità mi sforzarà a pigliare partito che non sarò tenuto io qua né auttore né instigatore d’esso...
Fußnoten
- 1 Vgl. Nr. 136, S. 368 f.
- 2 Vgl. Nr. 135, S. 365.
- 3 Malaspina meinte unter diesen Ministern wahrscheinlich nicht nur Laien, sondern auch Prälaten (Nr. 139).
- 4 Am 9. März 1582 zeigte Erzherzog Karl dem steirischen Landtag an, daß er in Religionsangelegenheiten die Herren und Ritter bei den früher gewährten Konzessionen belassen werde, die Bürger jedoch ausschließlich zur katholischen Religion verhalten seien (Loserth, FRA II/50, S. 274—279).
- 5 Das Patronatsrecht eines Gutteils der Pfarren besaßen Landesfürst und Prälaten, während die Vogtei oft benachbarte weltliche Herrschaften, die damals meist evangelischen Adeligen gehörten, innehatten (z. B. Haus, Gröbming, Irdning, Lind, Kapfenberg, Semriach und Leutschach: Erläuterungen zum histor. Atlas III/l, S. 41, 42, 43, 62, 77, 84 und 111).
- 6 Wahrscheinlich wie Anm. 4.
- 7 Vgl. Nr. 135, S. 366.
- 8 Vgl. Nr. 87, S. 237.
- 9 Vgl. Nr. 10S, S. 305, und Nr. 119, S. 328.
- 10 Wahrscheinlich ist die Münchner Konferenz von 1579 gemeint.
- 11 Siehe Nr. 123, S. 338, und Nr. 124, S. 343.
- 12 Vgl. Nr. 59, S. 172, und Nr. 124, S. 343.
- 13 Der Reichstag wurde am 3. Juli 1582 mit der kaiserlichen Proposition eröffnet (Hansen, Nuntiaturberichte III/2, S. 451).
- 14 Siehe Nr. 142, S. 383.