Briefnr. 160

(Malaspina an Madruzzo) - (1582 vor Mai 21)1

Band 1

Regest

Stand des Religionsgeschäftes in Innerösterreich. Maßnahmen gegen Bürger. Verquickung religiöser Forderungen mit Leistungen für Türkengrenze. Notwendigkeit auswärtiger Hilfe zur Wiederherstellung der katholischen Kirche und der landesfürstlichen Autorität. Beitrag des Reiches für Türkengrenze. Verschiedene Interpretation der von Erzherzog Karl gewährten Religionskonzessionen; gute Aufsichten auf eindeutige Auslegung derselben und Feststellung der von den Häretikern bestrittenen Rechtmäßigkeit des Religionsdekretes durch Fürsten, vor allem den Herzog von Sachsen.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 388r—393v, gleichzeitige Kop.


Parerà forse ad alcuni, li quali hanno o veduto o udito quello che è passato ne la dieta che ultimamente ha celebrato il sermo arciduca Carlo,2che per essersi l’A. S. opposta così ardentemente a li conati de gli heretici col non haver voluto permettere che non solo li nobili, ma cittadini et popolari et ogni stato de li sudditi suoi ardischino di vilipendere gli ordini et decreti emanati da lei, sia perciò poco neces415sario di vivere con sollecitudine et timore che’l negotio non sia per havere quel fine et essito che si desidera. 3

Massime che S. A. espressamente nel decreto, che dopo ’l primo ha publicato a li cittadini et popolari,4si è dichiarata che lei per l’avvenire, se quelli dui stati frequentaranno la chiesa et essercitio lutherano, non terrà l’inobedientia per semplice inobedienza nel negotio de la religione, ma per rebellione, la qual cosa non ha operato poco. Poiché se bene non hanno perfettamente obedito, nondimeno pochi di loro sono andati a le prediche ; 5et si vede un buon principio d’obedienza, se bene è interpellatamente prestata dal publico, il che si deve stimare assai, essendo impossibile in un subito totalmente diradicare l’arbore, che ha fatto, con un lungo spatio di tempo, così profonde et intricate radici.

Ma chi vuole ben mettere le mani ne le cicatrici, che ha questo negotio, et ponderare le circonstantie sue et le consequentie, che tira seco, verrà in cognitione che da parte di S. Bne bisogna ancora di presente andar caminando et ne l’offerire aiuti, ma molto maggiormente nel farsi solo et unico auttore del negotio molto per gradi et circonspettamente. Perché quanto più pare, che, per essere l’A. S. andata tanto manzi, difficilmente, quando ancora volesse, si possa ritirare; et quando lo potesse ancora fare senza pregiuditio de l’auttorità sua, non si deve però credere per la promessa che ha fatta al nuntio di non voler mai rivocare quello che ha publicato;6così, presupponendo l’A. S., che tutto quello che ha tentato, sia stato solamente a contemplatione di S. Stà et non d’altri, bisogna prevedere gli essiti che può haver il negotio tractu temporis, et cercare di sollevare quanto più si può in ogni caso che possa avvenire S. Bne, la quale devendo sovvenire in tanti altri membri, la reduttione de’ quali deve altrettanto premere come di questo, difficilmente potrebbe forse sodisfare o al bisogno o a l’appetito di coloro, che faranno giuditio che se le sia grandemente tenuti per haversi messo in pericolo o in apparentia d’esso.

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Et per venire a li particolari : ilanegotio de la religione havrà perfetta essecutione o non ; se non l’ha, sì come non si potrà ascrivere la colpa a S. A., poiché lei, non ostante che gli heretici li minaccino che abbandoneranno li confini del Turco, che non le daranno altri aiuti ne li particolari suoi interessi, ha più tosto eletto di voler commettere ogni cosa a beneficio de la fortuna, o per dir meglio a la previdenza di Dio, che di retrocedere da quello che ha publicato, così sarebbe appresso di tutti et commendata la pietà et zelo suo, et giudicato che fosse giusto et honesto di darli quelli aiuti, che la necessità del fatto richiedesse. Se da l’altra parte il negotio si perfettionarà, in questo caso ancora, per quanto posso penetrare, ricercaranno aiuti et havranno un pretesto vero, poiché sì come ne l’ultima dieta hanno li provinciali contribuito manco 14 milia fiorini de l’anno passato, 7così in ogni dieta si prevede che faranno il medesimo et col tempo l’A. S. difficilmente è per poterli far resistentia lunga, senza aiuti esterni, et quando S. Stà, o in caso che l’inobedientia fosse tale che bisognasse procedere per via regia, 8o quando ancora si essequisse quello che si è principiato, ma che in ogni dieta, restringendo gli heretici le contributioni, venisse a patire l’A. S., le provincie et tutto ’l christianesmo, et che per uno de li dui effetti S. Bne le desse un aiuto continuato, conforme al bisogno, si può facilmente prevedere difficoltà grandissima, perché in caso di espressa inobedienza, chi vorebbe persuadere la Stà S. a porgere lei sola aiuto per contenere per la via regia gli heretici ne la debita obedienza, quando l’imperatore, il sermo arciduca Ferdinando, l’eccmo duca di Baviera, il revmo arcivescovo di Salisburgo, tutti interessati, non solo non offeriscono aiuti, ma dissuadono la via regia, massime dopo d’haver inteso il parere ultimamente dato da la Mtà Ces. Et ne l’altro caso similmente sarebbe da ponderare se fosse espediente, che la Sede Apostolica si obligasse di dare aiuti pecuniarii per anni secondo il bisogno per riempire et supplire al mancamento de la somma, che gli heretici mal sodisfatti non havrebbono voluto contribuire, poiché oltre che se incomincia a farle buono, che non ostante che loro elegghino con danno universale de la Germania et de la christianità di non volere dare quelle contributioni, che per ragione humana et divina sono tenuti più tosto che obedire al loro signore naturale, certo sarà aprire una porta di pessima consequentia, et se loro penetraranno, come 417senza dubio faranno, che S. A. habbia parte del supplimento di quello che loro non vogliono dare, da S. Bne chi fa dubio che per l’odio che hanno a la Sede Apostolica saranno poi sempre ostinatissimi et non vorranno mai più contribuire?

Per il che constando da le cose sopradette che’l principe è per haver bisogno, habbiasi, che essito vuole il negotio ; et essendo giusto che egli sia aiutato, et non tenendosi per sicuro che S. Stà sola venghi ad obligatione alcuna per spatio di tempo, et non essendo il principe per restare sodisfatto, come al nuntio ha significato, d’una oblatione generale,9è necessario di ritrovare mezi che et il negotio si perfettioni non per un breve spatio di tempo, ma per sempre, senza esser allegata et posta la forma, et esser suo in aiuti esterni, et che insieme la Slà di N. S., continuando nel paterno amore verso questo sermo principe et sollecitudine nel sollevare l’afflitto stato di quelle poche reliquie che ci restano di catholici, non pigli carico sopra di sé, che sia continuato, et più tosto per crescere d’anno in anno che per o cessare o diminuire, et ancora governare la prattica in forma che’l sermo arciduca, il quale, per volersi opponere a gli heretici, senza dubio è per patire qualche notabile detrimento, et ne la materia pecuniaria et per mille altri fastidii, che porta seco il negotio, non habbia giusta occasione di pentirsi d’haver a contemplatione di S. Stà tentato quello che ha fatto, ma più tosto si confermi ogni giorno più che l’haver humiliato gli heretici ha essaltato sé stessa et sollevato l’oppressa sua auttorità, massime che non si preclude perciò la via che S. Bne non faccia qualche dimostratione d’animo grato ancora di momento verso l’A. S.; anzi pare che non sia per essere se non attione utilissima per confortarla a perseverare animosamente ne la buona dispositione che è. 10

Hora li mezi sofficienti per perfettionare il negotio ne la forma, che di sopra si è detto, pare che siano tre principali, li quali difficilmente si potrebbeno né essequire né tentare, se non con l’occasione de la dieta imperiale.11Et perciò bisogna mettere ogni studio, diligentia et solicitudine, acciò non passi senza frutto così opportuna commodità, il che si farà, se si procurarà che si venghi ad una matura 418consulta con la Mtà Ces., col sermo arciduca Ferdinando 12et eccmo duca di Baviera et altri principi o loro consiglieri, a quali esponendosi fedelmente il stato del negotio si deveranno proponere li mezi pensati et ascoltare li pensieri et pareri loro, et col’auttorità et singoiar giuditio de l’illmo legato si potrà dirigere tutta questa prattica in quel miglior modo che a S. S. Illma parerà. Et questo è la più essentiale et importante cosa, che si deve da principio tentare, poiché di questo si può promettere che’l sermo arciduca Carlo non si rimoverà punto dal parere et consiglio di quelli potentati, et si devrà osservare in tutta la trattatione del negotio con quelli signori di approvare più volentieri li loro pareri, che quelli che usciranno da la parte di S. Stà, ancorché non fossero tanto buoni. Il che si ricorda et per quello che di sopra si è detto, et perché li ministri di S. Bne hanno poi maggior occasione di instar, acciò si perseveri animosamente nel perfettionare quello che loro non solo hanno approvato, ma ne sono stati auttori.

Ma venendo hora al primo mezo, si deve presupporre che, havendo l’arciduca Carlo un’ottima intentione et zelo verso la religion catholica, niuna cosa impedisce la buona volontà sua, se non il rispetto de li confini col Turco, et ciò non per altro se non che havendo li sudditi di lei privileggii di esentioni da imperatori, et presupponendo perciò di non essere tenuti se non spontaneamente a le contributioni, et essendo la loro cecità tanto deploranda, che a le volte ardiscono in scritto et in voce dire che più tosto che patire d’essere molestati in conscienza eleggono di esponere et loro et tutto ’l paese a la tiranide del Turco;13per il che in ogni dieta è stato loro costume non solo di non permettere che’l principe restringesse quello che loro si erano usurpati in materia di religione, ma hanno sempre superbamente instato che le concessioni permesse li fossero ampliate, onde di presente che l’A. S. si è accorta che, per haverli alcune volte compiacciuti, insieme col’offendere Dio S. N. è andata ancora perdendo totalmente l’auttorità et potestà sua temporale, si è cominciata ad opponersi a le impie loro domande et ha dichiarata la volontà sua. Et loro, avezzi di ottenere ciò che volevano, li par perciò il fatto altrettanto duro et come nuovo et, non potendo mostrare la loro mala sodisfattione et intentione in altro, ricorreno a l’unico loro rifugio di non voler contribuire o cosa alcuna o quel tanto che è necessario per guardare 419et diffendere li confini. Et il principe, non potendo egli solo interpretare o rivocare li loro privilegii, non può per tal impedimento farsi obedire, onde si giudica che non sarebbe se non utilissimo non solo per l’arciduca Carlo, ma ancora per S. Mtà Ces., per le provincie d’Austria, le quali anco esse si vagliono del medesimo scudo, che ne la dieta imperiale si facesse una dichiaratone, come si deveno intendere li privileggii concessi, 14la quale fosse publicata a le provincie, et minatoriamente commandato a non recalcitrare, ma essere obedienti sudditi. Et l’imperio lo potrebbe tanto più canonicamente fare, essendo che a nessuno può cader in mente li privileggii essere stati concessi per togliere potestà a li principi, che non possino sforzare li sudditi a diffóndere la patria tanto cara da la tirannide del Turco, poiché oltre che questa è cosa contra ogni ragione humana et divina et contra li istessi imperatori in quelli tempi, che li privilegii furno concessi, non confinavano queste provincie col Turco, et si vede chiaramente da le parole de li privileggii, che solamente si estendono ad impositioni, come gabelle, datii et simili, 15et li principi de l’imperio sono tenuti anco per proprio interesse a finire così lunga disputa, nata per conto di tali privileggii, poiché se li confini di questi paesi col Turco patiranno, tutto l’imperio ne sentirà la sua parte, et se l’arciduca Carlo perderà totalmente l’auttorità et li sudditi il respetto verso l’A. S., come hormai hanno fatto, sarà un specchio et essempio a li sudditi de gl’altri principi di seguire le vestigie et norme loro.

Et quanto più par gran cosa che solo li sudditi de la serma famiglia d’Austria habbino cominciato a non voler esser retti secondo le constitutioni de l’imperio in materia di religione, et che ciò li venghi fatto senza contradittione, così gl’altri principi deveno ragionevolmente dubitare che’l medesimo non intravenghi a loro. Et se’l duca di Sassonia ha detto a l’arciduca Carlo che se non si fosse fatta quella pacificatione imperiale, che la dispositione de la religione sit penes principes non subditos, che nessun principe potrebbe governare le sue provincie per tante diverse sette, chi non si moverà a compassione 420del sermo arciduca Carlo ne le provincie, del quale sotto spetie d’evangelio et poro verbo di Dio tutte le heresie, che sono et per Germania et per altri luochi sparse, hanno fatto il nido, di modo che più volte l’istesso duca di Sassonia si è lamentato che gli heretici, che da lui sono scacciati, subito sono accettati, favoriti et promossi al predicare da li nobili di queste provincie. 16

Quello che secondariamente si mette in consideratione per trattarsi ne la dieta imperiale a sollevatione de la religione et per reprimere l’insolentia degli heretici è che sempre è stato solito che le provincie del sermo arciduca Carlo domandano a l’imperio aiuto per diffendere li confini et fanno tal richiesta come membri de l’imperio et come negotio d’interesse publico, et di più stringono ad un certo modo l’imporio, che sempre si obliga per un certo spatio di tempo di contribuire, et per una certa somma di danari.17Et hora essendo fornito il tempo, ha S. A. et le provincie da fare instantia, che sia rinovata l’obligatione di contribuire. Hora li sudditi de l’arciduca Carlo si rinborsano le contributioni de l’imperio, et poi, a loro capriccio, contribuiscono o non contribuiscono, massime sotto il pretesto de la religione. 18Per il che, conforme a la loro petitione fatta a l’imperio, sarebbe opera degna di quelli potentati che li rispondessero. Nel che prima si deve osservare che loro si chiamano membri de l’imperio et come membri domandano aiuto, et però ogni ragione vuole che, essendo membri de l’imperio, vivino conforme a le leggi de l’imperio, le quali vogliono che sia osservata la pacificatione emanata da esso in materia di religione, cosa che loro non vogliono fare. Però inanzi che prometterli aiuto sarebbe bene di farli dichiarare se vogliono vivere come fanno gli altri membri de l’imperio. Et se dicono che sì, prescriverli et insegnarli quale sia l’officio di veri membri de l’imperio; se dicono di no, in questo caso, oltre che l’imperio non è tenuto di porgere aiuti, se non a li membri suoi, et sarebbeno perciò con ragione 421privi di così grande aiuto, bisognarebbe ancora fare qualche notabile risentimento contra di loro o almeno contra la persona de li loro ambasciatori. Di più loro vogliono che l’imperio si oblighi per alcuni anni et d’una certa somma; et da l’altra parte loro non vogliono né obligarsi per alcun spatio di tempo né per somma alcuna determinata, et di questo modo l’imperio viene ad essere di peggior conditione che loro, et più de le volte defraudato ne la dispensatione de li danari, mantenendo loro tutti li settarii, scole et essercitio con li danari communi per li confini. 19Onde se quelli principi si potessero persuadere a risentirsi di questo et pigliando il pretesto d’haver inteso quello che è passato ne le dui diete ultimamente celebrate, et come gli heretici non hanno voluto contribuire, se’l principe non li concede ciò che loro domandano, 20et constando quello che in questo particolare passa, del che se li darebbe sofficienti informationi tanto circa la religione, et nuove heresie introdotte et altri abusi, quanto circa il politico de la oppressa auttorità di S. A., che quelli principi oltre al deprimere la impudentia di costoro in quella forma migliore, che fosse giudicata, si dichiaressero di non volere che la sicurezza o non sicurezza de gli confini consista in capriccio di alcuni et sia alligato al negotio de la religione, ma che sì come l’imperio senza conditione alcuna si obliga, che così vogliono che loro facciano il medesimo, et sì come promettono per un certo spatio di tempo che molto maggiormente l’habbino da fare essi, et sì come a loro piace et tanto instanno di sapere la certa somma, che altrettanto preme a l’imperio di sapere ciò che loro vogliono et pensano di contribuire, et che non ogni anno, per particolari disgusti et capricci, si alteri et diminuisca con notabile et publico pericolo quello che ragionevolmente et secondo le leggi divine et humane sono tenuti di dare; et quando loro non vogliono acquetarsi a questo che manco l’imperio vuole contribuire, sarebbe dico attione che troncarebbe tutti intoppi, che si potessero ritrovare ne la trattatione del negotio, che si ha per le mani.

Il terzo et ultimo modo di perfettionare quello che di presente ha publicato il sermo arciduca Carlo non ha in sé né da parte di S. A., né da parte de gli heretici difficoltà di momento, poiché loro l’hanno ricercato et il principe può sicuramente permettere che si faccia, et è che si nominino alcuni potentati, li quali habbino da dichiarare se il decreto ultimamente publicato è contrario a le concessioni de 422l’A. S., 21et in questo proposito si ha da presupponere per verissimo, che Farciduca non ha mai usato vocabolo se non di permissione per tolerantia, aggiongendovi insino che piacerà al Signor Dio et conditionalmente, se loro non molestaranno li catholici, et che si diportino nel resto da veri et obedienti sudditi, et che stiano dentro del prefisso termine de le tolerantie. Loro non hanno osservato nessuna de le conditioni, anzi si tocca con mano che li fini, per li quali S. A. ne le concessioni allega di moversi a tolerare l’essercitio loro, non solo non si è ottenuto, ma dopo et nel politico et nel spirituale le cose sono andate di male in peggio, et si daranno a suo tempo in questo particolare mille miserabili et deplorandi essempi. Per il che ogn’uno può far giuditio che, non havendo loro osservato le conditioni prefisse, il principe è libero da la sua conditionata promessa. Ma dato et non concesso, che sia tenuta ancora l’A. S. a osservare quello, che ha per tolerantia permesso per vigore de le parole de le concessioni, lei non revoca per il decreto né in parte, né in tutto quello che ha concesso.

Et si ha da sapere che tutta la difficoltà tra S. A. et loro consiste ne le seguenti parole: da una parte S. A. dice: Io riservo a la mia dispositione, quanto a la religione, tutte le città, castelli etc. et in esse non voglio che si predichi né si esserciti altra fede che la catholica Romana. Permetto però che in Gratz et tre altre città li dui stati di nobili et baroni possano per loro et moglie etc. haver un predicatore de la loro asserta religione. Ne la medesima concessione dice : Possono essere sicuri li cittadini et popolari che io non li molestarò mai in conscientia, né li toccarò per tal effetto un pelo de la testa.22Gli heretici fanno il loro fondamento sopra questa ultima clausula et dicono perciò che per essa il decreto ultimamente publicato viene a contravenire a le promesse et concessioni fatte. Da la parte di S. A. si risponde che no, che l’A. S. ha inteso con quelle parole di assicurarli, che lei non è per sforzare né castigare li cittadini et popo423lari se non frequentaranno la chiesa catholica, et che a lei basta che non si predichi ne le sue città altra fede che la Romana, eccettuando quelle quattro per li baroni et nobili, et che li cittadini et popolari non habbiano né direttamente né indirettamente l’uso de l’essercitio lutherano. A questo li cittadini replicano che con simil dichiaratione di S. A. per quella ultima clausula non li viene concesso cosa alcuna, poiché loro non possono vivere come bestie, senza sacramenti et altri riti christiani, et che la cosa loro si ridurrebbe ad un atheismo. Et da S. A. li viene di novo risposto, che di questo lei non ha colpa, ma loro istessi per essersi spontaneamente separati da la fede et religione antica, et che le chiese sono aperte et li sacerdoti d’esse apparecchiati per riceverli; onde oltre che quando ancora fosse qualche dubio o apparentia di contradittione ne le parole de le concessioni, toccarebbe per vigore d’ogni legge a colui che le ha proferto d’interpretarle ; sono per sé stesse tanto chiare, che si potrebbe sperare che, quando l’istesso duca di Sassonia devesse egli essere il giudice, che non potrebbe se non dare la sententia in favore di S. A.

Hora sovviene una difficoltà, cioè chi deve ricercare che si venghi a questo. Il principe non lo farà, perché li parerà di metterci de l’auttorità sua, essendo egli assoluto signore et per altre cause. Gli heretici, se bene hanno detto più volte che lo desiderano, non dimeno non credo che ardiranno di mettere in essecutione il loro pensiero. Da la parte di S. Bne ancora sono alcune degne considerationi. Però sarebbe necessario con destro et secreto modo operare che l’imperatore o alcun altro principe, mostrando di farlo di proprio moto, si movesse ad interponersi et, come cosa pensata da la Mtà S., proponerla et senza dubio havrebbe felice essito. La Mtà de l’imperatore si devrà movere tanto più prontamente a pigliare questo negotio sotto la protettione sua, poiché lei è stata auttore, che l’A. S. rimovendosi dal decreto già dui anni publicato23ha fatto questo, il quale è in ogni cosa conforme al parere de la Mtà S. 24


Fußnoten

  • 1 Empfänger und Datum ergeben sich aus Nr. 161, S. 425. 
  • 2 Steirischer Landtag vom 4. März bis 5. April 1582 (Graz LA, Landtagshandlungen 33, f. 253r—275v). 
  • 3 Vgl. Nr. 157, Anm. 4. 
  • 4 Landesfürstliches Dekret vom 23. April 15S2 bezüglich Verbot des Besuches evangelischen Gottesdienstes durch die Bürger (Loserth, FRA II/50, S.296f.). 
  • 5 Aus „Schwachheit und Schrecken“ haben Bürgermeister, Richter und Schreiber die Einhaltung des Verbotes vom 23. April versprochen, bald aber ihre Zusage widerrufen und weiterhin die evangelische Stiftskirche besucht (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 377). 
  • 6 Vgl. Nr. 150, S. 402, und Nr. 157, S. 411. 
  • a Korrigiert aus del. 
  • 7 Vgl. Nr. 157, S. 410. 
  • 8 Vgl. Nr. 93, S. 258 f. 
  • 9 Vgl. Nr. 128, S. 350 f. 
  • 10 Am 29. September 1582 beglückwünschte Gregor XIII. mittels Breve Erzherzog Karl zu den Bemühungen um die Wiederherstellung der katholischen Religion (Zahn, Correspondenz der Päpste mit dem Hofe zu Graz, S. 75). 
  • 11 Madruzzo führte am Reichstag zu Augsburg eingehende Gespräche mit Erzherzog Karl (Hansen, Nuntiaturberichte III/2, S. 449—451 und 482 f.). 
  • 12 Erzherzog Ferdinand von Tirol kam trotz Bemühungen Roms nicht zum Reichstag (Hirn, Erzherzog Ferdinand II, S. 130 f.; Hansen, Nuntiaturberichte III/2, S. 384, 401, 428—431). 
  • 13 Vgl. Nr. 74, Anm. 28, und Nr. 157, S. 410. 
  • 14 Ist nicht geschehen. 
  • 15 Befreiung von Abgaben wußten sich besonders kirchliche Anstalten zu verschaffen. Die adeligen Gutsbesitzer waren wegen ihrer persönlichen Verpflichtung zum Kriegsdienst ursprünglich steuerfrei. Kaiser Friedrich III. suchte im Bedarfsfall eine Steuerbewilligung vom Landtag zu erwirken und stellte dafür jeweils einen Schadlosbrief aus, der verhindern sollte, daß solche Bewilligungen später die Rechte des Landes präjudizieren könnten (Mensi, Geschichte der direkten Steuern I, S. 9—12). 
  • 16 Während Kurfürst August in Sachsen nur die strenge lutherische Richtung zuließ, war man in Österreich bei der Aufnahme der aus verschiedenen deutschen Territorien ausgewiesenen oder geflüchteten Prädikanten nicht sehr vorsichtig (Eder, Studien zur Reformationsgeschichte Oberösterreichs II, S. 173 f.). 
  • 17 Vgl. Nr. 74, Anm. 28, und Nr. 128, Anm. 9. 
  • 18 Das stimmt nicht. Die innerösterreichischen Länder haben sehr große Opfer für die Verteidigung der Türkengrenze gebracht. Der Reichstag von 1582 hat zwar eine ansehnliche Reichshilfe beschlossen, aber noch im Jahre 1592 hatten etliche Reichsstände ihren Anteil bei weitem nicht ganz bezahlt (Loserth, Innerösterreich und die militärischen Maßnahmen gegen die Türken im 16. Jahrhundert, S. 115 f.). 
  • 19 Vgl. Nr. 74, Anm. 22. 
  • 20 Vgl. Nr. 157, Anm. 4. 
  • 21 Die Bürger beriefen sich gegen das landesfürstliche Dekret vom 23. April 1582 vor allem auf die ihnen bereits von Ferdinand I. 1541 und schließlich am Brucker Generallandtag 1578 zugestandene Ausübung der evangelischen Religion (Loserth, FRA II/50, S. 297—299). 
  • 22 Als will ich die burger auch nit beschwären in iren gewissen, wie ich inen dann bisheer von wegen der religion nit ein harl gekrümbt; das will Ich hinfüran auch nit thuen: aber dass sie ires gefallens in die stett und markt predicanten aufnemen sollen, das kan Ich auch nit leiden ; aber sie will Ich in iren gewissen unbekumert lassen, darauf mügen sie sich wol verlassen (Loserth, Religionspacification, S. 90 f.). 
  • 23 Nr. 50. 
  • 24 Vgl. Nr. 62.