Regest
Gutachten Malaspinas über von Erzherzog Karl erbetene päpstliche Hilfsgelder für Haltung von Besatzung gegen in Religionsangelegenheiten ungehorsame Bürger von Graz.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 206r—207v, Orig.; Duplikat ebenda f.
227r—
228v.
Brieftext
Perché il ser.mo arciduca Carlo ricerca al presente che il nuntio prepari danari in evento che perseverando la disobedienza de li cittadini fosse necessario porre presidio,1ha giudicato il nuntio non esser fuor di proposito il rappresentare a la S.tà di N. S. più distintamente di quello che per l’adrieto s’habbi fatto doi punti, cioè il stato del negotio de la religione et le cause per le quali si può movere l’arciduca a far risolutione di mettere il presidio, non ostante che sia stato altre volte dissuaso da la M.tà del imperatore. 2
Circa il primo si pone per fondamento et massima verissima che l’impresa, che si ha per le mani, sicome non fu mai tanto difficile che havesse del impossibile, così al presente non negando li nobili le contributioni per rispetto di essa, come per il passato hanno fatto, è tanto manco difficile da perfettionarsi né si deve rebuttare questo fondamento, senza il quale invano si cercarebbe di edificare. Per haver noi qua havuti rincontri così essorbitanti, perché è cosa ordinaria et naturale che ogni principio porti seco difficultà, et tanto maggiori nel caso nostro trattandosi di deradicare heresia talmente cresciuta, essendo cosa sopranaturale l’edificare in un giorno quello che si è distrutto in molti anni, et precipuamente non si abolendo affatto 273l’essercitio lutherano, ma restando ne la città chiesa et predicatori di questo condennato essercitio.
Et se ben a le volte il nuntio considerando la disobedienza de li cittadini et riducendosi a memoria la forma, che hanno tenuta li nobili, quando sono anco essi stati molestati,3viene in cognitione esser verissimo quello, che si suol dire, che è più sicuro giocare di scrimia con li huomini che siano periti del arte che con quelli che senza artificio alcuno tiranno li colpi. Poiché se ben li nobili si sono mostrati disobedienti, non sono stati però senza timore di non essere offesi, et si sono governati con qualche arte nel difendersi, ma dal altro canto li cittadini vanno dando di continuo inditii di non stimare non solo li colpi ordinarii ma ne li mortali, anzi di più mostrano di lasciarsi ferire a bel studio, con tutto ciò maturando questo fatto con più fermo giuditio, et sottrahendo da buono et sicuro luogho l’intimo del secreto de li cittadini ritrova che loro si governano prudentemente et artificiosamente, perché argumentando de le osservationi passate de la natura del principe si persuadeno di potere impunemente tentare ogni estremo di disobedienza, né sono per ancora totalmente certi che l’A. S. spontaneamente, non instigata da altri, si mova a molestarli, anzi ardiscono di dirle in scritto et in viva voce che sanno che ella è benigna, ma che altrimente mettono su.
Essi perciò essendo fascinati dal heresia et agitati dal spirito diabolico sopra la sopradetta massima de la natura di S. A. fanno doi presuppositi: Il primo è di assicurare l’asserta conscientia loro, l’altro è di assicurare quella di S. A., perché da un canto dicono se li nobili per rispetto nostro hanno messo in compromesso li confini et le proprie loro concessioni, hanno dissolute diete, hanno havuto ricorso al imperio, hanno mandato ambasciatori a diversi principi et ottenute lettere di intercessione, hanno finalmente desdignato S. A. et perturbata per quattro continui anni la essecutione,4che cosa siamo obligati a far noi per noi stessi se loro hanno fatto tanto non per loro ma per noi et perciò acciò tutti quelli de la loro farina li tenghino per escusati in conscienza se pur saranno sforzati ad obedire, vogliono però 274tentare con ogni conato ogni estremo. Dal altro canto se S. A. a caso non dicesse da dovero, cosa che io mai di lei ho suspicato, li cittadini pensano di farne un saggio una essorbitante et universale disobedienza, andando a camino di ridurla a termine che l’A. S. possi con pretesto honesto o almeno apparente dire al nuntio che lei ha tentato con uno manifesto pericolo ogni via et mezzo per farsi obedire, et che bisognava applicare la medicina a la piaga inanzi che fosse infestolita, et che perciò havendo fatto quello che lei ha potuto si tiene per sicura in conscienza, ma essendo alcuno tenuto al impossibile.
Questi sono veramente né di perseverare perpetuamente ne la disobedienza, che ben conoscono di non lo poter fare, se ben con parole tentano di mettere timore nel animo del A. S.; onde il nuntio tiene per cosa certa che se ben non si mettesse il presidio che con un poco di tempo et con la semplice constantia di S. A. si macerarebbono questi ostinati cervelli, perché se desinganarebbono del opinione conceputa circa la mente di S. A.; ma perché doppo d’essersi conquassati li bastioni et aperte le muraglia, come si è andato facendo con l’incarcerare et bandire li cittadini, è più sicuro al risolversi di dare un regio assalto che il tentare di pigliare la fortezza col tenerla semplicemente molestata et assediata. Però il nuntio tiene per attione molto a proposito il mettere il presidio, perché il tempo può portar seco diversi accidenti pernitiosi, li quali non è possibile a prevederli né farli sufficienti ripari, oltre che quando sarà qua il presidio, al credere di molti, li predicatori permessi a li nobili si spaventaranno di modo che forsi pigliaranno partito di absentarsi o almeno non ardiranno straparlare impudentemente, come son stati soliti di fare, et se S. A. vorrà a suo tempo contenere li nobili in offitio circa la religione lo potrà con manco difficultà fare.
Et oltre di questo mostrandosi li cittadini del senato renitenti in procedere contra li loro consorti ne la religione col bandirli et incarcerarli, parendoli che sia attione di diretto contra la loro fascinata conscientia, lamentandosi insieme che non si dovrebbe da loro ricercare più che la obedientia de le loro persone, la quale insin hora hanno prestata, et stando la consuetudine del paese di valerse de li senatori per instrumento a castigare li cittadini disobedienti, non havrebbe però S. A. forza né modo alcuno di farsi obedire ogni volta che il senato si escusasse assolutamente di volere in questo essequire la mente di S. A., et perciò in tal caso sarà per esser necessario il presidio. Et queste a giuditio del nuntio possono essere la ragioni, perché l’A. S. si è mossa a ricercare aiuto da N. S. per mettere il presidio.
275Ma non ostante tutto questo si hanno da havere in questo fatto due cose in consideratione: La prima è che se S. A. ne la lettera diretta al ill.mo cardinale Madruccio dicesse,5che essendo stato confortato da S. S.tà a mettere il presidio pensa perciò di farlo, se li rispondi in forma che non dissuadendolo punto, non se li faccia bono che così fatto partito sia stato preso per le essortationi di N. S., perché oltre a le ragioni adotte ne la mia de li 30 del passato, 6essendo stato l’imperatore contrario a questa attione del presidio non terrebbe il nuntio per sicuro che S. B.ne se ne facesse lei authore; secondariamente scrivendosi circa questo al ill.mo sig. cardinale Madruccio conditionatamente non laudarebbe il nuntio che si facesse rimettere tutta la somma già promessa, ma una così tenue quantità, la quale, non si mettendo il presidio, non fosse pericolo che qua fossero per adocchiare, et far perciò instantia che li fosse lasciata, et però si doverebbe ordinare che non si portassero qua più di quattro o sei milia scudi, et approvandosi questo parere del nuntio, non essendo conveniente, che in simil minutie S. B.ne sia nominata, si potrebbe rispondere al S. A. che circa li danari etc. S. S.tà si remette a la discretione del nuntio come quello che è sul fatto. Et il nuntio spera che con la propensa inclinatione, che li porta S. A., et il credito, che si persuade di haver con li ministri, siano per restar sodisfatti tutti, se ben non havranno qua quella somma de danari, che havrebbono desiderato. 7
Fußnoten
- 1 Vgl. oben Nr. 174.
- 2 Anfangs 1582 riet Rudolf II. von einer Besatzung in Graz ab (Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 368f.).
- 3 Malaspina dürfte hier vor allem an den Landtag im Winter 1580/81 denken, den Erlaß des Religionsdekretes und den Fußfall der Stände (Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 173f., 190f.).
- 4 Die Durchführung des Religionsdekretes vom 10. Dezember 1580 wurde am 3. Februar 1581 suspendiert (Loserth, FRA II/50, S. 78—83, 217; Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 146—151, 178, 189).
- 5 Vgl. unten Nr. 183.
- 6 Nr. 171.
- 7 Vgl. unten Nr. 180.