Briefnr. 278

Kobenzl an Aldobrandini - Regensburg, 1594 Juli 14

Band 3

Regest

Abreise der Kurfürsten von Trier und Sachsen. Türkenhilfe keinesfalls erhöhen wegen Armut der Untertanen, verursacht durch Unwetter, Sol 351datendurchzüge, Kriege und Kölner Tumult. Flandern. Hzg von Württemberg will Belehnung. Kämpfe um Gran. Konstitution für Frieden im Reich ausreichend, nur Beachtung mangelhaft. Gravamina der Protestanten. Bei Abendessen der Fürsten Streit zwischen Salzburg und dem derben Hzg von Württemberg. Differenzen zwischen Kalvinern und Lutheranern. Streit Salzburg-Magdeburg wegen geistlichem Vorbehalt.


Archiv

Arch. Vat. F. Borg. III, vol. 68, f. 222rv, 225r—226rv, Orig.
Druck: Horvat, Kobenzelovi 287—290; Roberg, Türkenkrieg QFIAB 66, 237—241.


Mando a V. S. Ill.ma un’estratto dei gravami et indolentie produtte dai lutherani contra i catholici, contra la pace della religione.1Non furono anchora proposti alli catholici per lor informatione o bon parere, che resposta che se li potessi dare, ma credo che si farà sta settemana.

Il Trevirense elettor et quel di Sassonia partirano sti dì. La settemana che viene dubito che li seguirano i altri. A S. M.tà Ces. fu data in scritto la resposta a sua replica circa i aiuti contra il Turco, et aspetiamo d’hora in hora la sua ressolutione. In summa 80 mesi gli furono promessi con espresso dire,2se ben S. M.tà domandarà più oltra, che non se li poteva in alcun modo gratificar per la povertà dei sudditi forte ruinati dalle tempeste, dalli soldati che passarono sti anni passati in Franza et Fiandra, et poi da spagnoli et stati convicini al imperio. Come è certissimo che il paese del duca de Cleues con tutt’il circulo Bestphalico per le guerre et il tumulto di Colonia furono ruinati et brusciati. 3Et però è da creder, che S. M.tà accettarà detti 80 mesi, maiormente non havendosi fatta mai sì grossa promessa ad alcun imperatore, sì come a S. M.tà nella prossima dieta delli 82 non furono concessi più di 40 mesi in cinque anni 4.

Hoggi che sonno li 11 di luglio scominciaremo deliberar della pacificatione di Fiandra.5Dio ci inspiri lo più espediente et salutifero. Non mancarò di reguagliarne V. S. Ill.ma quanto mi sarà lecito di fare. Concluso questo ponto al quale è anchora attacata l’essecutione o manutentione della pace publica nel imperio, credo che saremo presto alla fine 352della dieta. 6Massime per la partenza dei principi, se bene venerdì prima è arivato quello de Wirtemberga che prima fu conte, ma hereditò l’anno passato il duca morto, et non ha ciera da duca, ma di un imbricone. 7Hieri visitò S. M.tà Ces., che lo trattò gratiosamente. Si dice, che è venuto per domandar l’investitura del principato. Ma S. M.tà non glielo può far, essendo la ser.ma casa d’Austria investita del imperio, et havendolo poi per certi concordii o contratti subinfeudato al padre overo avo del morto, al quale fu tolto dalla lega di Svevia in guerra et poi comesso alla casa d’Austria. 8Il che lui concede, ma dice che lui non è suo herede, ma che il principato gli perviene ex pacto et providentia primi domini feudi et acquirentis, et che però i peccati del detto avo non potevano preiudicar se non a se istesso o suoi heredi, et non alli agnati. Il che è un grand argumento et che stringe forte, ma io credo che haverà la sua ragionevole scusa o solutione havendo costui hereditato dal duca molti allodiali et mobili.

Il sig. praesidente U.9con esso H. 10di S. S.tà sono amalati et puoco mi scrivono. Ma un’altro amico mi scrive la seguente del campo dei trenta di giugno: „Alli 26 et 27 fu traiettata la gente et l’artellaria di là dal Danubio et massime quella che fu nella isola. Il che vedendo i turchi triumphavano sopra modo. Li Rassiani cargarono il meglio, che havevano sopra una barca et volevano salvarsi, et con le lor persone gli reuscì, ma le robbe gli furono tolte dal nemico. Noi siamo hora vicini a Cokara, 11quello che seguirà più oltra v’avisarò per il primo. 12Li hungari si scominciano a raunar et venir da S. A., 13come fu concluso nella dieta. 14Il traiettar si scominciò al’alba pur non si finì quel giorno. La cavallaria alemana era in retroguardia con alquante insegne d’alemani. S. A. restò apresso di loro per tutt’il giorno. Verso la sera si ruppe il ponte ma senza danno, et fu subito restaurato. Come si dice il Sinam bassa è arivato a Buda, 15et tal cossa sarà forse la causa del nostro traiettar et retirarsi da Strigonia. Desideriamo universalmente di combatter con lui.“

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Hieri alli 11 di luglio fu fatta qui una congregatione et deliberato il segondo ponto della propositione di S. M.tà Ces. tocante la pace publica overo la sua manutentione, et trovato, che le constitutioni già fatte sono saluberrime et bonissime, ma che non s’esseguiscono. Però fu concluso che si comandi nel recesso, che si farà della dieta, che sotto pena di bando o privatione s’osservi universalmente con ogni possibil diligentia et solicitudine, et massime che S. M.tà istessa la mantengi senza alcun respetto delle persone. Imperoché alcuni dicevano, che i colonelli spagnoli in condur et far gente che fa sì grand danno alli poveri sudditi sono favoriti, et l’adversarii in tutto impediti.

Hoggi si trattarà il ponto tocante la deliberatione della pacification di Fiandra. Spero che domane ne potrò dar qualche saggio a V. S. Ill.ma.16Corre voce, che quello de Treviri et Sassone partiranno domane, et ben presto l’altri principi, massime accomodandosi questo ponto et il primo tocanti l’aiuti contr’il Turco, che dai principi già fu spedito. 17Ma S. M.tà Ces. lo macerà anchora, et non dechiara quello che li piacerà. Ma sia come si voglia, li stati inferiranno alla sua ressolutione dei 80 mesi essendo detto a S. M.tà espressamente che non si voglia né possa hora più fare.

Il Moguntino ci fece significare che hoggi alle 7 hore haveva ordinato, che nel monasterio di S. Domenico si raunassero i catholici alla deliberatione et confutatione delli inserti gravami d’essi protestanti,18et però mandassemo anchora noi una o più persone a tal effetto. Cossì habbiam ordinato doi valent’huomini per la vita catholici a tal effetto, ambasciatori del ser.mo Ferdinando et molto prattichi delle cosse qua sopra nominate nei detti gravami.

Il duca de Wirtenberga ha qui seco quel grand lutherano Osiandro che fu anchora compagno del Luthero et Philipo Melanthone.19Lo fa accompagnar più da dieci gentil huomini tutti con colane adosso per sua reverentia. Il marquese de Haure, ambasciador del re di Spagna per Burgundia, mi referì, che la sera dinanzi alquanti principi cenavano et bevevano in certo giardino et che il Salzburgense con esso Wirtemberga venero a tal parole iniuriose per le quale in Franza et Fiandra s’amazavano i huomini, ma che quella sera anchora era acomodato tra loro il negotio, di che egli si stupiva. Esso Wirtemberga quanto alli costumi è più che villano et hora essendo daventato novamente da povero conte rico duca, è tanto superbo, che non si può creder. Nella congregatione di 354hieri, segondo il solito, nissun principe si copriva, manco noi altri ambasciadori. Ma lui subito havendo occupato il suo luogo si coprì, et dormì poi durante il consiglio scortesissimamente. (V. S. Ill.ma mi perdoni, che li scrivo tal cosse.)

Venendo fuora o da me il sig. conte Scoto col sig. Gazadoro gli servirò per commandamento di V. S. Ill.ma, quanto mi sarà possibile, et poi per l’obligo che ho col sig. conte havendomi tanto favorito in casa di V. S. Ill.ma.20

Al mons. rev.mo Aquileiense farò il medesimo per ogni occasione havendomelo S. S.tà commandato et meritandolo le qualità di S. S. R.ma. A V. S. Ill.ma non posso scriver miglior nove di quelle che scrivo, non sentendosi altro. Dio le migliori.

Vidi hoggi per sorte una scrittura data dalli predicatori qui al palatino de Neuburg, ove dicono haver inteso, che i protestanti si dovevano raunar nel logiamento delli ambaschiatori del elettor Palatino per conferir i gravami che loro et i altri protestanti hanno contra i catholici con un protesto però in scritto, che tal cossa non debba preiudicar in alcuna cossa a essi protestanti se bene palatinali detti erano calviniste con li quali nissun ha d’haver comercio, ma fugirli come aethnici et publicani: pregando lui Palatino ad impedir tal congregatione per l’affitione che sempre porto alla confession Augustana. Io non so quello che fece. Ma li detti gravami furono dal cancellier proprio del elector Pallatino sporti a S. M.tà Ces. offerendoseli la nostra dechiaratione circa l’aiuto contra il Turco, senza dir a S. M.tà parola. Detti predicatori impugnano detta protestatione come contraria facto, et dicano che i papisti, come ci chiamano, istessi dirano o potrano dir ragionevolmente, che la lor confession Augustana è vana et senza alcun vigore, poiché lor istessi tirano a se o in quella l’heretici calvinisti et sacramentarii egli, una bella scrittura et conclusiva molto, ma opera di lutherani qui pastori come si sottoscrivano.

Hogi si fece una general congregatione, et havendosi messo a seder l’elettore, principi et noi ambasciatori, si sentì non so che strepitu ove sedeva il r.mo Salzburgense, che haveva contesa con uno mandato dal administrator di Magdeburg, che voleva in ogni modo la sua sessione, se bene S. M.tà Ces. principio l’haveva escluso con tutti i detentori lutherani delli vescovadi, hor persistendo egli nel suo proposito;21mons. de Salzburg cridava altamente che il tal machinava la detta cossa, et che lui non voleva suportare, ma più presto partirsi, se i altri catholici lo volevano 355seguitar, che lo facessero, et cossì si levarono subito Mogunza, Treviri, Colonia, Herbipoli et poi noi altri ambasciadori tutti, et i elettori si conferirono nella sua, et noi altri in una altra stufa.

Il de Magdeburg et altri protestanti restorno a seder. Presto da poi fu mandato dai elettori per intender da loro quello che più oltra si doveva fare. Eglino ci mandarono a dire, che non si poteva far altramente pro conscientia et conservatione della pace della religione, et che si doveva mandar dal imperador a dirli tal cossa, et pregar S. M.tà per provisione.

Sì come fu mandato il cancelliere di Mogunza, doi barroni di Treviri et Colonia, io da parte d’Austria, il cancellier del Salzburgense, il maiordomo del principe di Baviera et il fratello del Herbipolense. Fu significato a S. M.tà il negocio et la ci rispose per il vicecanceliere, che malvolontieri intendeva la cossa, et poi che la fosse d’importanza S. M.tà la deliberaria quanto prima, et poi significaria alli catholici la sua gratiosa mente laudandoli dell suo christiano zelo et bona volontà. Il che fu da noi referito alli altri nostri principali, et fra tanto venne da loro il Palatino, Sassone et Brandenburg con dirli, che il scisma seguitò gli dispiaceva forte, chel Magdeburgico voleva solamente audientia, et che confortavano i catholici a unione et confidentia, che gli risposero. Havendosi voluto il detto Magdeburgico intrader et ingerir contrariamente al ordine da S. M.tà dato in questa materia da principio della dieta che non lo dovevano né potevano suportar, et che non pensavano non già cercavano di separarsi dalli altri stati, et s’il Magdenburgico domandava audientia come è solito cioè, per il cancelliere moguntino, che se li dava et daria anchora cortesamente. Cossì partirono detti tre, et poi noi altri anchora, essendo già hora di pransare. Questo era un principio della tanto fin hora desiderata libertà delle coscientie, et però bisognava opponerseli animosamente, come certo ha fatto il Salzburgense, et haveria certo meritato, che S. S.tà gli scrivessi un breve et lo laudasse di tal bona opera:22et equo per se alacriter currenti calcar tamen adderet.

Io scrivo a V. S. Ill.ma il negocio precisamente come è evenuto, s’altri altramente glielo scrivessero, V. S. Ill.ma stia sopra di me testimonio oculato, che non è passato altramente. Se fra hoggi et domane, inanzi che la posta partirà, S. M.tà Ces. si ressolverà et ci significarà la sua ressolutione, la scriverò a V. S. Ill.ma anchora in questa.

Speravo et spetavo altre nove d’Ungaria, ma non è venuto niente . . .


Fußnoten

  • 1 Siehe Nr. 279. 
  • 2 Siehe Nr. 276. 
  • 3 Sowohl Holländer als auch Spanier dehnten die Kampfhandlungen nach Westfalen aus: Nr. 279. Pastor XI, 236 f., 266; Roberg, KN II/3, 161, 179 f., 246 f., 402. 
  • 4 1582 wurden 40 Römermonate bewilligt, aber noch im Jahr 1592 hatten einige Reichsstände ihren Anteil bei weitem nicht ganz bezahlt: Loserth, Militärische Maßnahmen, S. 115 f. 
  • 5 Es fanden keine Friedensverhandlungen statt, sondern ein von Brüssel nach Rom geschicktes Memorandum bewirkte an der Kurie die Befassung mit diesem Thema: Roberg, KN II/4, 59 f., Nr. 285. 
  • 6 Der Reichstag wurde erst am 19. August mit der Verlesung des Abschiedes geschlossen: Loserth, Tagebuch Speidel, 80 f. Nr. 288; Roberg, KN II/4, 64, 66 f. 
  • 7 Hzg Friedrich I. von Württemberg folgte 1593 seinem Onkel Hzg Ludwig. 
  • 8 Württemberg 1520—1534 habsburgisch, danach österreichische Lehenshoheit, seit 1599 wieder Reichslehen. 
  • 9 David Ungnad. 
  • 10 Wolf Unverzagt. 
  • 11 Siehe Nr. 274. 
  • 12 Siehe Nr. 284. 
  • 13 Ehzg Matthias. 
  • 14 Ungarischer Reichstag. 
  • 15 Siehe Nr. 277. 
  • 16 Berichtete in den folgenden Tagen nichts darüber. 
  • 17 Siehe Nr. 271, 276. 
  • 18 Siehe Nr. 279. 
  • 19 Lukas Osiander, Theologe und Komponist, Sohn des Reformators Andreas Osiander. 
  • 20 Von einer Begegnung Kobenzls mit Scoto und Garzadoro, Sondernuntius in Köln, nichts bekannt. 
  • 21 Siehe Nr. 264. 
  • 22 Breve vom 2. September 1594: Arch. Vat. Epp. ad Principes vol. 25, f. 449v sq.