Briefnr. 27.1

Portia an Aldobrandini - Bamberg, 1599 April 3

Band 5

Regest

Katholische Angehörige des schwäbischen Ritterstandes wollen durch Drohungen erreichen, dass die vakanten Domkanonikate in den päpstlichen Monaten nur mit Adeligen, nicht aber mit graduierten (bürgerlichen) Theologen besetzt werden. Wie in der Abtei Kempten, so wollen die adeligen Domherren in Würzburg, Eichstätt, Mainz und Bamberg ihren skandalösen Lebenswandel nicht einstellen. In Augsburg und Konstanz sind durch die Theologen-Kanoniker bereits Besserungen eingetreten, deren Präsenz ist daher zu fördern.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 113 B, fol. 17r–18v, Orig.


Io sono avvisato dagl’istessi Nobili et Cattolici Svevi che la Nobiltà di Svevia, cioè quella parte che si dice esser dell’ordine Equestre, habbi supplicato alla M.tà dell’Imperatore perché sia fatta instanza presso la S.tà di N. S. 50acciò che non sian più conferiti gli Canonicati delle Cathedrali di Germania vacanti ne mesi Papali a Dottori, ma solo a Nobili, facendo protestare che se non s’otterrà questa grazia o privilegio per i lor Nobili ad esclusione de’ Dottori ch’essi o quei pochi che sono Cattolici si risolveranno di cacciar i lor Preti da suoi Castelli et Parochie et valersi de Ministri Heretici, et in questa o simil forma mi pare che sia la lor instanza.

Questa petizione è senza dubio fatta da gli medemi Nobili che fecero già l’altra contra la riforma del Monasterio Campidonense1, della quale fu scritto a V. S. Ill.ma, et credo che n’habbi anco significato alcuna cosa Monsig. Nuntio alli Svizzeri, et sì come quella fu fatta a soggestione di Monaci sregolati, così questa è fatta per trattato de Canonici Nobili che non voglion sentir la riforma né persone che la procurino, et in particolare nel Capitolo d’Augusta et quello di Costanza 2, che sono in Svevia, ne quali gli Canonici Dottori han ridotte le cose a termine che niun Canonico concubinario può risieder con quel scandalo et peccato, anzi che doppo fatte certe amonizioni procedono alla privazione de frutti et finalmente de benefici ancora et ne son seguiti sin hora de casi assai segnalati et essemplari. Et io ne so alcuni nel Capitolo d’Augusta, dove gli Canonici Dottori han fatto veramente la parte sua, se ben dubito ch’il Canonico Brand facci un poco di più per soverchio zelo et passione; et io che l’ho amato sempre per la dottrina et bontà sua le desiderarei maggior quiete, per servitio anco della Chiesa d’Augusta, nella quale queste contenzioni apportano senza dubio del danno et dell’incommodo, et in particolare renderan odioso il nome de’ Dottori, cagionando impedimento di poter far per l’avenire maggior bene.

È anco vero et da considerare che di questa Nobiltà che fa questa instanza ve n’è una gran parte Heretica, et que’ pochi Cattolici che si sono ingeriti per Compagnia o son molto freddi nella Religione o dicon di far quello che non farebbono se fossero veri Cattolici perché non ci è ragione alcuna che sia sufficiente ad un buon Cattolico per dechiararsi in questa forma; tanto più che dovrebbe dispiacer loro grandemente il veder et l’udire che gli Ca51nonici Nobili et lor parenti vivano in publico et notorio concubinato, et che vadino tal volta da una Cathedrale all’altra alla residenza accompagnati con donne et figliuoli nella propria Carrozza, che è delle più scandalose et abominevol cose che si possan vedere over udire in Germania, et questo si usa da Canonici di Herbipoli, Bamberga et Magonza et da uno o due in Eistadio, i quali han’anco Canonicato in Saltzburg et perché Augusta ch’appartiene principalmente a Svevia ha rifformato tutte queste cose, sforzati anco dalla Polizia di quei Cittadini, gli quali per honestà et esempio delle loro donne non permettevano nella lor Città simil meretrici a Canonici, anzi mi ricordo che le facevano pigliar da lor Birri et cacciar fuori delle porte con vergogna et ignominia di essi Canonici, perciò da questi et simili effetti quella Nobiltà è venuta in questa considerazione et resoluzione.

Alla quale osta ancora ch’in tutte queste Chiese Cathedrali è stato per molt’anni adiettro insinuato et incorporato per dir così nelle lor sinodi Diocesane il Decreto del Concilio Basiliense3contra la cohabitazione degl’Ecclesiastici con donne, il quale è altretanto severo come è quello del sacro Concilio di Trento 4, ma perchè questo non è stato publicato intieramente, se non in Salzburg, Costanza, Augusta et Eistadio, si può confonder loro con quello antico et con questo moderno et l’uno et l’altro si può dir che sia fatto in Germania.

Son di più gli Canonici Dottori non solo neccessari nelle Cathedrali per le prebende destinatele da Concili, ma anco perché così sono gli concordati et gli statuti d’alcune di queste Chiese, per molte buone ragioni et rispetti et piacesse a Dio che si potesse introdurre in quelle che non gl’ammettono, come son queste di Franconia, perché la Sede Apostolica havrebbe molto maggior facilità nel reggerle et mantenerle obedienti et osservanti de suoi decreti.

Et per questo io ho considerato ancora alcune volte che la concessione degl’indulti a questi Vescovi apporta qualch’incommodo et pregiudicio alla sede Apostolica perché di una concessione essi se ne attribuiscan’ molte et si vede che fanno quanto posson per impadronirsi delle collazioni de’ benefici et di haver manco relazione costà che possano, et ciascun Capitolo fa statuti et regole a suo modo per escludere quegli che le paiono ancor che habino la provisione di Roma; et in Herbipoli non han voluto quei Capitolari ammetter sin’hora il provisto costà dalla S.tà di N. S. del Canonicato, che 52vacò per morte del Sig. Cardinale di Baviera 5con tutto ch’il beneficio fosse affetto et che non sia compreso nell’indulto, anzi riservato nelli Concordati con la Germanica nazione.

Hor per intendere et veder’io di simil disordini et cattivi effetti mi son resoluto di scriver tutto questo in aperto a V. S. Ill.ma acciò che venendo fatta l’instanza costà per parte della Nobiltá di Svevia ella si degni di considerarli a S. B.ne, assicurandola ch’oltre a gli scritti ne son anche degl’altri, i quali mi convien’ommettere per brevità et per l’altre mie occupationi. Né si meravigli V. S. Ill.ma che non venghin’ scritti questi particolari da altri, perché o non li sanno o non ardiscon significarli costà per il pericolo della propria vita, della quale io non sarei fors’anco sicuro, se alcuni di questi sapessero di simil relazione et che venisse lor commodo in questi paesi pieni di soldati et Heretici di farmi far un affronto, così son cervelli strani et pericolosi. …


Fußnoten

  • 1 Fürststift Kempten in Bayern (Allgäu). Portia hatte das Stift Kempten im September 1594 visitiert und einen ausführlichen Bericht über die vorherrschenden Missstände erstellt. Er forderte unter anderem, künftig bei der Aufnahme ins Stift nicht mehr nur der adeligen Abstammung, sondern vor allem der sittlichen Eignung des Kandidaten Rechnung zu tragen. Dies führte zu einer Intervention der schwäbischen Reichsritterschaft bei Kaiser Rudolf II., die wiederum Clemens VIII. dazu veranlasste, die Reform Kemptens zurückzustellen: vgl. ROTTENKOLBER; DOTTERWEICH, S. 265; IMMLER, S. 64–66; RAINER, GN 3, S. XIV. Vgl. Nr. 7.1. 
  • 2 Kardinal Andreas von Österreich hatte im Zuge einer Visitation des Domkapitels von Konstanz 1592 die Absicht geäußert, entsprechend den Konzilsbeschlüssen die Domscholasterie und die Dompredigerstellen in Zukunft nur noch an Theologen zu verleihen: vgl. MAIER, S. 146. 
  • 3 In der 20. Sitzung des Konzils von Basel am 22. Januar 1435 wurden die Reformdekrete bezüglich des Konkubinats beschlossen, in denen man sich gegen das Konkubinat der Kleriker und Laien wandte: vgl. WOHLMUTH 2, S. 585–487. 
  • 4 Das endgültige Verbot des Konkubinates wurde in der 24. Sitzung des Konzils von Trient am 11. November 1563 in Kapitel 8 der Kanones über die Ehereform beschlossen: vgl. WOHLMUTH 3, S. 758f. 
  • 5 Philipp Wilhelm (1576–1598), Sohn von Herzog Wilhelm V. von Bayern und Renata von Lothringen. Bereits als dreijähriger wurde Philipp Wilhelm zum Bischof von Regensburg (1580–1598) postuliert. Als Bistumsverweser war unter anderem Nuntius Feliciano Ninguarda tätig, die eigentlichen Verwalter der Diözese waren die bayerischen Räte und Herzog Wilhelm V. Zum Kardinal (1596) ernannt, verstarb er am 18. Mai 1598: vgl. GATZ, 1448–1648, S. 534f.; JAITNER, Prosopographie, S. 304.