Briefnr. 93.3

Portia an San Giorgio - Graz, 1599 Dezember 2

Band 5

Regest

Portia reiste über Salzburg nach Graz, da in Eisenerz die Reformationskommission tätig war. In Salzburg wurde ihm vom Domdekan [Thun] und einer weiteren Person mitgeteilt, dass der Erzbischof [Raitenau] von bedeutenden Personen und Kardinälen erfahren habe, dass Portia in Übereinstimmung mit dem Grafen von Lodron über die schlechte Verwaltung des 240Erzbistums und die Auseinandersetzungen mit den Bischöfen von Seckau [Brenner] und Lavant [Stobaeus] an die Kurie Bericht erstattet habe. Portia nimmt sich und den Grafen von Lodron diesbezüglich in Schutz und rechtfertigt seine Berichte über das Erzbistum von Salzburg als objektive Berichterstattung. Portia bittet um Hilfe bei der Aussöhnung mit dem Erzbischof von Salzburg.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 113 B, fol. 221r–222v und 182r, Orig.


Essendomi espedito da Monaco, mi convenne per necessità fare il camino di Saltzburg per ritornarmene a Gratz, non potendo pigliar la via di Aisenarz et di quelle Valli dove erano concorsi li Soldati per cacciarne i Predicanti1et far altre essecutioni che son seguite et che ho significate con altre, et havendo di questo mio passaggio, che doveva essere d’una notte sola, fattone consapevole prima Monsig. Arcivescovo, mi mandò incontro il Decano della Cathedrale 2et un altro Dottore, i quali con dimostrarmi l’alloggiamento destinatomi, mi dissero in somma per nome di Monsig. Arcivescovo che essendo stata S. S. Ill.ma avisata da gran personaggi, nominando anco alcune volte Cardinali, che io havevo scritto a Roma della mala amministratione della sua Chiesa a soggestione del Conte di Lodrone 3, della giuriditione impedita a Monsig. di Seccovia et delle differenze co ’l Vescovo di Lavant et simil cose, si truovava di animo alienato dalla mia persona 4. A che io risposi brevemente che non era mio ordinario d’ingerirmi molto nelli affari del suo Arcivescovato et che parimente molt’altri potevano scrivere et havere corrispondenza in Roma et nella Corte di S. S.tà senza che io come Nuntio desse conto a S. B.ne di queste cose, et perché essi incolpavano particolarmente 241il Conte sodetto Canonico, il quale per opinion mia è innocentissimo, mi affaticai quanto puoti di levargli tal impressione, considerando il danno et il pericolo che potrebbe derivare all’istesso Conte, benché lontano da ogni colpa; ma con tutti gl’uffici non mi parve di veder punto rimossa così cattiva et sinistra opinione, onde mi partii la mattina seguente senza rinovare altro ufficio, facendo loro solamente sapere che io haverei di tutto datone conto alla S.tà di N. S., per la qual obligatione vengo a significarlo a V. S. Ill.ma, aggiongendo che questo buon Prelato con simil attioni dà agevolmente di conoscere al mondo la stima che tiene delle ammonitioni che gli vengono fatte, perché recusandole et facendo poco conto dei mezzi et delle persone c’haverebbono desiderato di procurare il beneficio della sua Chiesa et di sé stesso, li vicini et sudditi pongono l’animo in quiete se non anco in disperatione. Io non scrissi in tutta la mia Nunciatura mai cosa alcuna di Monsig. Arcivescovo che fosse di mio proprio pensamento 5, ma solo spinto et indotto hor da memoriali datimi, hor da querele et lamenti de Prencipi, de Vescovi et Prelati de sudditi Ecclesiastici inferiori, et di ciò sarei in ogni tempo apparecchiato di darne compitissimo conto, anziché io ho lasciato alcune volte cose anco importanti, parte per non sperarvi rimedio, parte perché ho dubitato spesso di un tale accidente che potesse ridondare anco a detrimento d’altri et di me medesimo parimente; per il che replico et asserisco di non haverci parte alcuna ne’ particolari de quali si querela Monsig. Arcivescovo, et ogni volta che S. S.tà si disponesse di farne inquisitione si truoveranno persone in queste parti che ne renderanno ottimo testimonio et si conoscerà che io son stato più tosto appassionato et diffettoso in coprire i lamenti che si facevano contro esso Arcivescovo, non che ardente in notificare le cose udite, et questo non si è fatto per altra ragione che per voglia c’ho havuto di farne guadagno all’anima et esistimation sua, acciò fosse rimasto congionto con questo Serenissimo nell’essecutione contro Heretici, unito con li suoi Suffraganei alla riforma del Clero et finalmente disposto in ogni parte all’aiuto di queste Provincie, ma non essendo stato possibile a conseguirsi, io me ne sono acquetato et se tal’hora ho scritto et significato che questi Suffraganei hanno bramato di sodisfare all’obligo visitandi limina Apostolorum, l’ho fatto per instanze reiteratemi da loro, sì come appare da proprie sue lettere, i quali tuttavia persistono nella medesima sentenza et desiderio, adducendo per loro ragioni che se ben son stati confirmati Vescovi da Monsig. Arcivescovo come Commissario et Legato nato Apostolico, non perciò vengono essi privati di haver ricorso immediatamente ai 242Suffragii et beneficii della Sede Apostolica Madre universale, et quello che dico di questo particolare, dico di tutti gl’altri. Et mi restringo infine a dire a V. S. Ill.ma che io ho sentito et sento altretanto il scandolo ne sudditi et pregiuditio che può venire da questi moti et impeti di Monsig. Arcivescovo, quanto il particolare che potrebbe derivare nella persona et honor mio in occasione di altri viaggi et negocii che mi venissero imposti dalla S.tà di N. S., dolendomi anco di non poter con quel frutto che io vorrei proporre et aiutare il Stato di così ampla Prelatura, restando però consolato che sempre che S. B.ne haverà pensiero di udirne di tempo in tempo l’essere, saranno de’ Prencipi et Prelati vicini che non mancaranno dal debito suo.

A Monsig. Arcivescovo come Vescovo d’Adria son affettionatissimo et desiderosissimo d’ogni suo bene et prosperità, ma come Ministro Apostolico et deputato da S. S.tà alla cura et solecitudine di queste Provincie son obligato di pregare et di affaticare per la salute sua et delle anime raccommandate et sottoposte al suo governo, et S. D. M.tà, alla quale son noti i cuor nostri et i pensieri, giudicarà l’uno et l’altro di noi, et questo mi basterà per propria consolatione et per sodisfattione di quanto son tenuto al servitio addossatomi da S. B.ne.

Supplico pertanto V. S. Ill.ma di farmi gratia di pensare et procurar mezzi per far rimuovere il sodetto Monsig. Arcivescovo da simil sinistra impressione che ha contro di me che io gli sia contrario, raccordandogli che egli contemne, strapazza, odia et castiga molti che si reputano innocenti, et li Prelati principalmente, et quel che più mi preme che si levi dalla mente di Monsig. Arcivescovo il sospetto che nutrisce contro il Conte di Lodrone, il quale replico essere innocentissimo et potrebbe quel pover Gentilhuomo perdere almeno i frutti del suo Canonicato Salisburgense se continuasse in questa sinistra et mala sospettione. Che è quanto mi occorre di dire in questa materia a V. S. Ill.ma solamente per ragguagliarla di tutti i successi, come si conviene al debito mio …a


Fußnoten

  • 1 In Eisenerz war vor dem Eintreffen der Reformationskommission der neueingesetzte katholische Pfarrer vertrieben und der Geheime Rat Peter Kugelmann misshandelt worden. Nach anfänglichem Widerstand gaben die Eisenerzer angesichts einer nahezu 400 Mann starken militärischen Truppe ihre Waffen und den Kirchenschlüssel ab, woraufhin die gegenreformatorischen Maßnahmen teils gewaltsam durchgeführt werden konnten: vgl. HÖFER, Brenner, S. 25–27. 
  • 2 Johann Anton von Thun (1559–1602), Domherr (1578) und Domdekan (1589–1602) in Salzburg. Als Domdekan litt er am stärksten unter Erzbischof Wolf Dietrich von Raitenau und nahm sich während einer Kapitelsitzung am 7. Dezember 1602 das Leben: vgl. RIEDL, S. 199; ENGELSBERGER/WAGNER, S. 501. 
  • 3 Anton von Lodron (1537–1615), Domherr (1559) und Dompropst (1606–1615) in Salzburg. Onkel des Paris Lodron, des späteren Erzbischofs von Salzburg (1619– 1653). Wolf Dietrich von Raitenau bezichtigte ihn 1599 der Parteinahme für den in Ungnade gefallenen Chiemseer Bischof Cattaneo, worauf Anton Lodron Abbitte leisten musste: vgl. RIEDL, S. 162; ENGELSBERGER/WAGNER, S. 500. 
  • 4 Entwürfe von Schreiben des Domkapitels und des Erzbischofs von Salzburg an Portia in dieser Angelegenheit befinden sich in: AES, Altbestände, 11/92 Romana, Decreta Romana. 
  • 5 Der Autor des Schriftstückes Disordini di Monsig. Arcivescovo di Salzburg, che s’odono nelle Provincie et che eccitano pensiero di ricorrer a Roma ist nicht bekannt: Beilage der Nr. 70.1. 
  • a Dorsalvermerk des Staatssekretariates, fol. 187v: Non si dia fastidio et quando sente cosa che di qua possi ricever giovamento non resti di scrivere. Quanto al giustificar lui et il Lodrone con lettere saria difficilissimo et forse ne fanno peggio.