Briefnr. 13

Malaspina an Gallio - Graz, 1580 Oktober 9/10

Band 1

Regest

Fortsetzung der Erörterungen mit Kanzler Schranz über religiöse Lage. Verhandlungen mit Kobenzl über die vom Patriarchen geforderte Rückstellung der Stadt Aquileia sowie über Zahlungsverpflichtung und Haltung des Kapitels von Aquileia gegenüber Erzherzog Karl. Befürchtungen am Kaiserhof wegen Bischofswahl in Bamberg.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 53r—55v, Orig.


Dalle littere, che ho scritto a V. S. Illma delli 29, 28 del passato et del primo, 3, 4, 6 del presente, haverà potuto conoscere quello che si andava operando per dare qualche buon principio al negotio della religione.1Con la presente in questo proposito mi occorre di far sapere di più che il sig. cancilliero è stato da me hieri et habbiamo ragionato del terzo capo, ciovè delli remedii che si potrebbono applicare. Et non scrivo hora quello che habbiamo trattato insieme, perché, oltra che non ho ancora la perfetta informatione, ma ogni cosa in confuso, desidero prima di havere audientia da S. A. et sapere dalla bocca sua propria il senso et parere che ha in questo. 2Et in evento diano risposta sufficiente et che impleat omnes numeros a doi mottivi che le ho datto, penso poi di fare officio con S. A. ché, in conformità di 35quello che scriverò io a V. S. Illma, scrivi ancor lei et mi par bene et per maggior cautela mia et per altri rispetti.

Li mottivi che ho fatti sono stati li sequenti : Prima, che haverei caro di sapere che resentimenti ha fatto S. A. in abbassare la perfidia et ostinatione delli heretici et che dimostratione in esaltare et favorire la religione catholica doppo il breve che S. Stà le mandò, non solo efficace ma aspro et comminatorio, acciò li servisse per scudo contra chi lo volesse disuadere et levarlo dall impresa di remediare alli infiniti abusi et estirpare le heresie, che sono nel stato suo.3Secondariamente ch’io giudicavo esser necessario, prima de ogni altra cosa, che S. A. finisse di mettere in esecutione tutto quello che lei può fare senza pericolo de’ tumulti et scandali, come sarebbe verbi gratia espurgare la casa sua de heretici, nella quale ve ne sono alcuni, et in spetie il maestro di camera. 4Non admettere nel suo consiglio persona che non sia vero catholico, et altre cose simili, 5et che, potendo S. A. far tutto questo facilmente, dependendo dalla mera sua volontà, che a me parerebbe di correre troppo rischio di essere tenuto da S. Stà per poco prudente, s’io facessi officio con S. Bne accioché lei et per sé et col mezzo d’altri principi interponesse l’autorità sua. Che fosse dato aiuto al’A. S., potendo lei aiutarsi in molte cose da per sé et non lo facendo, et che però era a mio parere spediente, acciò il mio officio fosse più efficace et di maggior forza che S. A. facesse dimostration tale, che S. Stà et tutti li principi christiani potessero non solo conoscere, ma palpare; che lei fa da dovero in tutto quello che meramente depende dal voler suo.

Ancora non mi hanno dato risposta; starò aspettando quell che diranno. Mi son mosso a far questo, oltra al parermi per altri rispetti ragionevole per una suspitione, che già havevo conceputa nel animo mio, che questi signori non andassero a camino di far conoscere a S. Stà et altri principi che il naviglio loro fosse così rotto et pieno di fessure, che, oltra al versare del continuo da ogni parte, fosse ancora impossibile di ritrovar mastro, al quale bastasse l’animo di accomodarlo. Poiché et li prelati et li secolari, nella forma del loro parlare, fanno il negotio impossibile et gli ecclesiastici danno la colpa al principe 36et suoi consiglieri, et al incontro costoro cercano di discolparsi col carichar il peso alli prelati, dimodoché mi paiono le scuse di Adamo et Eva: Serpens decepit me, mulier quam dedisti mihi etc; 6et perché niuno di loro vorebbe la riformatione a casa sua, non diro già di religione, tenendoli per catholici, ma di buoni et santi costumi, da questo nasce che vanno cercando di aggravare il peccato del compagno et quanto all loro querunt escusationes in peccatis, ma la verità è che unusquisque eorum portat onus peccati sui, sed tergo quid in mantice est non vident. 7

Et perciò andavo facendo li miei conti, che in evento che questi signori non mi mostrino che S. A. doppo il breve habbi fatto resentimenti galiardi et che hora ancora vadi ritenuto in voler eseguire quello che meramente depende dalla sua volontà, che in questo caso la suspition mia pareva fondata in qualche veresimile ragione, sì come al’ incontro, se S. A. haverà fatto per il passato, et hora fosse parato ancora per fare in servitio della religione quello che può, sarebbe totalmente vana, et io credo certo che sarà così et ho per gran ventura l’essermi inganato et esser stato falsus vates.

Et perché di sopra ho fatto mentione di aiuto di S. Stà et altri principi, non credi però V. S. Illma ch’io sia punto per alargarmi né in promettere né in dare intentione di cosa alcuna, se non ne haverò espressa comissione da lei. Ma io commetto forsi errore et faccio da poco pratico, non osservando le regole buone in trascorrere così a pezzo alcuni capi di questa materia, di molti che ne ha, senza necessità et poco frutto, ma il desiderio che ho che V. S. Illma sappi il filo, che sin hora ho adoperato per ordire questo negotio, accioché lei, che con altri occhi per la sua singolar prudentia vede li mezzi che si deveno tenere per ridure a vera perfettione simili attioni, si degni di avisarmi come in simili accidenti mi devo governare.8

Haverei ben potuto darmi più prescia nel scrivere a V. S. Illma tutta la historia, ma essendo stato necessario di cavare da diversi diverse cose et conferendole insieme far una scelta vera et soda, ho giudicato esser meglio differire qualche giorno et maturamente risolvermi, che, usando troppa diligentia, andare a pericolo di non scrivere veridicamente il negotio. A questo si è ancora aggionto che, se bene questi signori sono molto ingenui et facili nel dire, hanno però un 37contrapeso, che è la sospitione, ché se l’huomo mostra troppa curiosità di sapere le cose loro, si rendono ombrosi.

Io non ho ancora comminciato a trattare di proposito negotio alcuno, se non questo della religione. Non dimeno essendomi venuto in taglio a buon proposito di parlare con il sig. Cobenzol delle pretensioni di mons. patriarcha de Aquileia, non ho lasciato di fare quello officio in servitio suo, che ho in commissione da V. S. Illma, non ostante che da detto monsignore non habbi ricevuto quelle scritture, che disse di volermi mandare.9Et ho penetrato questo : Che S. A. li restituirà Aquileia con il mero et misto imperio, infierendo a quello che fu determinato nell’accordo di Trento, 10purché S. S. Rma, ma molto maggiormente S. Stà con scrittura authentica prometti che non permetterà mai che quella città vadi nelle mani de Venetiani, cosa che quando fosse credono sarebbe di grandissimo preiuditio di S. A. Le ho dimandato le scritture di Trento et mi ha promesso di darmele et lo farà senz’altro et io le manderò a V. S. Illma. 11Di questo fatto, come di sopra ho detto, non ne ho parlato io al’arciduca, ma solamente al sig. Cobenzol, il quale di più mi ha detto che quella città è di spesa a S. A., et che qua hanno havuto a male che si sia fatto eletto di quella chiesa gentilhuomo Venetiano. 12V. S. Illma vederà in questo quello che si debbe fare, forsi in questo mezzo verano le informationi del patriarcha et io haverò più luce del negotio et più cognitione di questi ministri.

Quanto poi al capitolo qua hanno opinione che non sia l’interesso de ducento fiorini che facciano far rumore alli capitolari, ma l’odio che quella chiesa porta a questo signore,13et è tanto il mal concetto che qua si ha di quell’clero, della molta licentia del vivere et della poca disciplina ecclesiastica, che non si può immaginare maggiore et io tocco con mano che non dicono la buggia; 14piacesse a Dio che non 38fosse così. S. A. forsi si sarebbe risoluta di rimettere in me questo negotio, che così accennava il sig. Cobenzol, ma io in modo alcuno sono per accettar questa causa, perché tengono per tanto chiare le ragioni del’ arciduca, che s’io sentissi per sorte il contrario et per coscientia fossi astretto determinare altrimenti, sono sicuro che mai renderebbe questa attione odioso, né sarebbe di servitio del negotio né de Dio; ma vederò di operare, se sarà mai possibile, che S. A. si contenti di rimettere questa differentia et elegere un cardinale suo confidente et il capitolo nominerà un altro, quali habbino autorità di determinare quello che la ragione ricerca, altrimenti se bene facessi ogni giorno novo officio con S. A. et ministri suoi, non sono per fare profito alcuno...

Mando a V. S. Illma la scrittura in materia del negotio di mons. patriarcha et, perché il sig. Cobenzol me ha dato il libro delle capitulationi tra li sigg. Venetiani et S. A., acciò io potessi vedere la scrittura pertinente al detto monsignore, lo pregai a lasciarmela per un giorno et subito lo feci copiare in un giorno et una notte, se fosse mai per esser necessario per qualche negotio V. S. Illma. Sa hora che io li ho nelle mani.15

Il sig. Ronf scrive dalla corte di S. M. Ces. che si aspettava che li canonici di Bamberga elegessero un lupo, non un pastore, con grandissimo dispiacere di S. Mtà et de tutti li catholici.16S. A. me ha fatto vedere questo aviso con dimostratione di sentirne dispiacere...


Fußnoten

  • 1 Nr. 7, 6, 9, 10, 11, 12. 
  • 2 Siehe unten Nr. 16. 
  • 3 Breve vom 16. März 1579 (Theiner, Annales eccl. IlI, S. 21 f.). 
  • 4 Wolf von Stubenberg, Oberstkämmerer 1575—1590, war Protestant (Thiel, Zentralverwaltung, S. 205; Loserth, FRA II/50, S. LI, Anm. 2). 
  • 5 In einem Schreiben des Jesuitenprovinzials P. Blyssem vom 14. März 1581 werden Maßnahmen dieser Art aufgezählt (Loserth FRA II/50, S. 224 bis 
  • 6 Genesis 3, 13. 
  • 7 Galaterbrief 6, 5. 
  • 8 Nr. 24, S. 89. 
  • 9 Der Patriarch versprach Malaspina anläßlich ihrer Aussprache in Venedig am 19. September 1580, die betreffenden Schriften zu schicken (Nr. 5). 
  • 10 Bei der Durchführung des 1535 in Trient geschlossenen Abkommens gab es von Anfang an Schwierigkeiten (De Renaldis Patriarcato d’Aquileia, S. 227—239). 
  • 11 Siehe unten Nr. 45, Anm. 4. 
  • 12 Alvise (Luigi) Giustiniani wurde am 14. Juli 1574 Koadjutor mit Nachfolgerecht in Aquileia (De Renaldis a. a. O., S. 312 f.; Hierarchia Catholica III, S. 114). 
  • 13 Diesbezügliches Breve vom 25. August 1579 und Antwort Erzherzog Karls vom 10. September und 18. Oktober 1579 (Theiner, Annales eccl. III, S. 22—24). 
  • 14 Vgl. oben Nr. 6, S. 19f. 
  • 15 Zusammenfassung ohne Datum, Schreiben Erzherzog Karls an den Papst vom 10. September 1579 und Schreiben bezüglich Kapitel von Aquileia vom 3. Jänner 1580 (Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 1r, 4r—13v, 14r—15v, 16r—18r). 
  • 16 Nunz. Germ. 99, f. 352rv: O. Malaspina gibt einen vom Propst von Freising am 3. Oktober erhaltenen Brief mit Nachricht über die Gefahr einer schlechten Wahl in Bamberg an Rumpf weiter.