Briefnr. 14

Malaspina an Gallio - Graz, 1580 Oktober 12

Band 1

Regest

Eingehende Besprechungen mit Bischof von Gurk und Kanzler Schranz über die Anfänge der Häresie, deren Fortschritte, die vier von Erzherzog Karl gewährten religiösen Konzessionen — vor allem die 1578 am Landtag zu Bruck — sowie über die bisher getroffenen und geplanten künftigen Maßnahmen zur Beseitigung der Häresie.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 57r—72r, Orig.


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È talmente quattriduana tam in capite quam in membris la infìrmità et morbo di questi stati, che volendola pur comparare a un corpo infermo potemo dire che a planta pedis usque ad verticem capitis non sit in eo sanitas, poiché se trattiamo del capo è talmente debole, che non si può sperare che possi mai sofrire fumo alcuno, che habbia del’ aero et che con l’ascendere non sia perturbarlo et debilitarlo molto più, et il pensare di darle medicine che habbiano del’ amaro, stando questa debolezza, non è possibile, ma è necessario trovarne di quelle che, havendo nascosta l’amaritudine, sappino al gusto solamente di dolce et, con tutto che stia in questo termine, è però senza dubio sano, rispetto alle membra, le quali, oltra a una infìrmità pestilentiale che hanno, sono di così fatta maniera ribellate contra lui, che con ragione si deve dubitare che più tosto le accellereranno la morte, se starà in lor mano, che siano per porgerli aiuto alcuno. Et essendo questa una infìrmità, che si è andata nutrendo a poco a poco et il dolore è più intrinseco che esterno, non è stata conosciuta o al meno stimata et, sì come ab assuetis non fit passio, così quanto più è stata longa tanto più la longhezza ha fatto nel’ apparentia passare il cottidiano crutio, et massime che l’infermo non sta volentieri in pensiero di malinconia. Si aggiunge poi che li medici, che hanno havuto cura di medicarlo et darli buona regola di vivere et da masticare cibi proportionati al male non solidi ma di latte, per interesse proprio hanno cercato di tirare l’infirmità a longo et, purché si salvi la vita, hanno creduto che ogni debbolezza facci per loro, et perché questi tali li annunciavano cose conforme al desiderio suo, dicendo nequamque morieris, et però che vivesse senza fastidio et lasciasse la cura et peso a loro et licentiasse li altri medici, come annunciatori di cose aromatiche, et spiriti di contraditione, egli per sua disgratia ha prestato fede et abbraciato il consiglio nequam di costoro et non solamente ha creduto che l’infìrmità non sit ad mortem, ma che non possit vocari infirmus, et in sin’hora, havendo vivuto con questa falsa credenza, non è stato facile al monstrare le cicatrice sue.

Ha havuto di più certi assistenti, che sono li servitori suoi, quali hanno fatta legha con questa razza de’ medici et hanno anco essi fornito di dar la spirità, acciò fosse dato ogni credito alle lusinghe et simulate parole de’ medici ; et questo è quello che hora vo trattando io, che una volta si risolvesse di licentiare, anzi severamente castigare costoro, però non ne vedo sin hora segno alcuno. Ma quello che poi ha maggiormente dato augumento alla infelicità di questo capo è stato che li occhi, che dovevano pur illuminare la cecità sua, non solamente 40non hanno fatto l’officio loro, ma si sono talmente conglutinati con li medici cattivi, che le hanno più tosto fatto vedere il negro per il bianco, che mostratoli la strada di aquistare la sanità; et questi sono li vescovi, de’ quali più a basso parlerò, et perché pare che pure al presente si stanchi et comincii a disinganarsi, che le speranze de’ medici sono tutti sogni et l’esperienza gliel’ ha fatto toccar con mano; si va scoprendo che li è venuto spirito et ardente desiderio di voler guarire.

È perciò necessario, acciò si ritrovino medici che siano per pigliar questa cura, che si sappia da esso: Prima l’origine della sua infirmità, 2. d’augumento che è andato pigliando, 3. intender ben bene, an velit realiter curari, et volendo, vedere che rimedii può egli da sé applicarsi et quali habbia sin’hora applicati et quantunque restino per applicarsi, acciò che li medici nuovi, che con occhi di pietà hanno consultato sin’ hora et di novo consulterano quell che è più spediente per reccuperare la sanità, possino con animo alacre et con più sicurezza ancora metter mano alli rimedii loro.

Questo è quello, mons. Illmo, che il sig. cancelliero et io habbiamo questi giorni diffusamente trattato insieme.1Ma, per lasciare le mettafore da parte et parlare della materia chiaramente, si è tra noi prima discorso dell’origine della heresia et, chi sa la natura del principe tanta buona et facile, che par qui in sé non habbia irrascibile, et chi dal’ altra parte ha un poco di cognitione della natura di questi signori principali, tanto ecclesiastici come seculari, et popolo, lascio però li villani, quali non metto in questo numero, che si sono conservati in molta simplicità et vera religione catholica 2quanto siano dediti et proclivi alla libertà della carne et altri vitii, che si suol dire, che se veli malis vitiisque se tradiderunt et presentium tantum curam in cultu ventris exercent. Et chi ha semilmente notitia come questi paesi siano situati et quanta somma di danari contribuiscano, tanto per diffendere li confini con il Turco 3quanto per soverire alle necessità 41del lor principe, 4non si maraviglierà molto se il lor signore dispiumandoli di così fatta maniera, sia quasi come violentato compatirle molte cose, che senza questo oggetto non lo farebbe già mai. Et chi è andato osservando quanta mala fortuna habbi havuto questo principe in far ellettione di ministri, 5quali hanno abusato della bontà et facilità sua, vederà chiaramente dove è nata l’origine di questa maladetta heresia, la quale oltre haver havuta la primaria origine commune con li paesi convicini, è stata anco aiutata dali sopradetti particolari.

Il 2. capo del quale habbiamo parlato è stato del stato del’ heresia et come habbi preso augumento et al presente in che forma stia; et per haver piena informatione di questo particolare, bisogna presuporre che questo principe ha dato quattro concessione circa la religione, una per tollerantiam, et questo fu quando pigliò il possesso di questi stati, che ritrovò che già Theresia comminciava a pullulare et egli, facendo il solito giuramento di non rinovare cosa alcuna,6andò sempre dissimulando la libertà, che in questa materia haveva ritrovata, la quale non lasciò di pigliar alteratione in danno della religione catholica.

La 2. concessione fu in scriptis del’ anno 1572,7della quale ne 42mando copia 8a V. S. Illma trasonta dalli originali libri di S. A., che a molta mia importunità il sig. cancilliero me ha dato. Fu questa concessione tolta da essi in questo senso, che li doi stati de’baroni et nobili potessero nelli lor luoghi con li loro adherenti vivere secondo la confessione Augustana, et così è stata sempre da loro usata, se ben pare che la scrittura parli indifferentemente. 9Il principe si mosse a permettere questa perniciosa licentia et per l’esempio del imperatore, che haveva concesso il medesimo, 10et perché il Turco era armato et faceva molti danni ne’ confini et egli era molto esausto di danari. Et mandando a V. S. Illma nella istessa scrittura della concessione il voto, che li catholici diedero in quell tempo a S. A., non starò in questo a stendermi più in longho. 11

La 3. concessione è stata non direttamente fatta dal principe, ma per consiliarios suos, avenendo molte volte12che questi doi stati importunando et minacciando, S. A. per cavarseli dalle spalle, consigliata così dalli ministri suoi poco catholici, dava licentia et facultà a costoro di dar speranza alli provinciali ché seguitassero la lor forma di vita, che S. A. haverebbe serrato li occhi. Et il male è stato che li consiglieri hanno detto et promesso cose et lasciatele esequire, che quanto a me sono certissimo che questo principe, se fosse stato informato, non haverebbe mai permesso, et questi heretici, che d’ogni parola a loro favore ne fanno atto authentico, oltre l’haver indotto il principe a far mentione di questa permissione de consigliere quasi approvandola, se ne vagliano in ogni dieta, in tal modo che pare qui sia più che legge scritta, et è forsi questa concessione la più pernitiosa che sia, se bene è facilissima cosa il revocarla.

La 4. è stata orrectenus che fu del 1578 in Pruch, nella quale fu difeso un pezzo virilmente dal principe la religione catholica, ma 43poi ultimamente gli provinciali ottenero ciò che volsero, secondo il senso et interpretatione che dettero alle parole del principe, se ben egli presuppone il contrario, come V. S. Illma vederà più a basso. 13In questa dieta li doi stati de provinciali, nobili et baroni, hebbero doi scoppi principali: uno di assicurarsi che per qualsivoglia tempo il principe non si potesse né revocare quello che espressamente haveva concesso, né intuitu di quello che sub dubio erat, et di quello che contra mentem principis havevano estorta et adulterata la concessione di S. A. potesse esequire quelle pene, che in questi simili casi nelle leggi sono espresse, et perché vedevano che il principe haveva sempre et in verbis et in scriptis parlato ambiguamente et il peccato et coscientia loro contaminata li rende vili et paurosi, perciò volevano giochare al sicuro con l’ottenere una chiara concessione.

Il 2. scopo, che quasi è subordinato a questo, fu de incorporare con loro le provincie et città, acciò havessero la medema libertà di vivere, et questo per due ragioni : l’una perché già havevano macchiati della lor pecce molti cittadini, li quali temevano di esser castigati, l’altra che potendo loro ottenere dal principe questa incorporatione venivano a esser più forti et per l’avenire havevano poi più sicurezza de impetrare da S. A., ciò che volevano. Et così cominciandosi la dieta in vece di trattare del negotio pertinente alli confini et buon governo del stato, essi, secondo il costume loro, asseverantemente dicevano che prima si doveva quaerere regnum Dei, et che poi si sarebbe trattato del resto et, essendo stata admessa questa lor dimanda contra ogni dovero, havendo il principe giusta occasione di rispondere che 44non era di officio suo trattandi negotio di coscientia, ma che ricorressero dal papa, da vescovi et da altri rimedii ecclesiastici, come di consiglio etc., che quanto a sé li haverebbe lasciati vivere nella forma che li prelati li havessero o concesso. Ma il principe, forsi per li pecati di questi popoli, non fu di tanto spirito che bastasse l’animo di resistere al’impeto di costoro et fermarsi in questa conclusione, la quale li fu ricordata dalli zelosi catholici et, se bene egli li fece un gagliardo et aspro rebuffo, cosa che va per l’ordinario loro che già sanno la consuetudine et all’hora a punto credono di ottenere ogni cosa quando il principe grida, che quasi serve acciò con honor suo possi concedere ciò che desiderano et essi, purché ottenghino, non si curano sotto che forma.

Admessa adunque questa loro petitione tanta iniqua, che si trattasse della religione prima di ogni altra cosa, et non reclamando in questo l’stato ecclesiastico, come doveva, ottenendo il primo luoco nelle diete, costoro unanimiter impetum fecerunt in unum per ottenere dal principe che a essi confirmasse chiaramente le concessioni ambigue a lor date, et insieme concedesse al stato de’ cittadini la medesma libertà di vivere che del’ anno 1572 le haveva permesso et concesso a loro; et questo sotto a mille pretesti falsi14et di poco momento, et le città ancor esse si aiutavano galiardemente. Et la nostra disgratia vuole che, se bene li heretici sono di diverse sette et paiono et veramente sono disgiunti, 15sono però tutti unanimi contra a’ catholici, di modo che facies quidem habent diversas, sed caudas ad invicem colligatas, quia de vanitate in idem conveniunt. La cosa fu per un pezzo ambigua, ma perché il consiglio di S. A. è diviso in tre parte, 16che alcuni sono zelosi catholici, altri né catholici né heretici, quali purché dubitino an sit Deus sit in excelso et tengono da chi vince et vorrebbeno che vincessero li heretici, altri sono espressamente heretici. Essendo la parte de’ catholici inferiore, et non tenendo quell secreto che si dovrebbe, quelli doi primi membri di consiglieri 17et essendo 45lor lo spie delli heretici et quelli che li indrizzano et li mostrano le piaghe del principe, facendole animo acciò persistino con ferma speranza dal desiderato successo et dal’altra parte essi trasfigurati in angelos lucis et tutti vestiti di prudentia humana et ragion di stato sinistramente intesa da loro, dimodo atteriscano et impauriscano questo principe, 18che haverebbe bisogno di ogni altra cosa, che egli essendo circondato da nemici estranei et havendone a lato de’ domestici, lo inducano al fine a ogni resolutione che lor vogliono. Essendo le cose in questo termine, se bene al principe premeva che le città facessero rumore, non erano però ancora ridotte, né al presente sono a quell termine de inobedientia, che li nobili et non pareva che essi con buon titolo si intromettessero nel patrimonio del principe, come sono tutte le città, non dimeno prevalendo li nobili et dicendo che a lor toccava esser advocati delle città, et lavorando quelli del consiglio sotto aqua, a’ quali li provinciali et città donorno buona somma di danari, ridussero la cosa a termine che il principe admetteva quasi per ogni altro capo li loro pretensioni come utili al buon governo, ma solamente lo stimulava la coscientia per il peccato, quando hebbero posto il principe in questo cantone li parve di haver già la vittoria in mano. Et non si consigliando S. A., se non con huomini eiusdem farinae et tra li altri con il Cobenzol, il quale li disse che del peccato non si desse fastidio, ché subito S. Stà li havrebbe data l’assolutione.

Il principe, che sin a questo tempo si era mostrato risoluto di non voler condescendere alle lor inique pernitiose et diaboliche petitioni, cominciò a flessare et rispondere alii catholici che il negotio importava et che voleva sentir messa et raccommandarsi a Dio et subito risolversi. Li heretici, che non dormivano, operorno in modo con il Cobenzol, che allhora dominava, se bene doppo è caduto assai, che ritrovò una forma di parlare così ambigua, che da una parte si poteva intendere che S. A. concedeva solamente alli nobili et baroni, che nelle città, dove ordinariamente tengono diete et dove bisogna che spesso vadino che sono in Histria19Grazt et Jumburg, in Carintia Clamfurt, in Carniola Lubiana, che in queste potessero li nobili vivere secondo la confessione Augustana. Questa è l’interpretatione del principe et delli consiglieri secreti, come V. S. Illma vederà per la scrittura che le mandò. 20Ma la si può ben persuadere che, havendo li baroni 46per prima questa concessione del 1572, come la vederà dal trasonto, 21non si sarebbero aquietati mai se il principe in cambio di concederli di più li havessi ristretti. Et però l’intelletto loro fu diverso et l’hanno messo in esecutione et subito publicorno la inclusa scrittura, 22dalla quale la conoscerà quanto differente sia quell che lor dicono da quello che S. A. pretende. Pensò il principe de ingannarli et rimase ingannato ; fecero loro questa scrittura dubitando che un giorno non sia qualcuno che li riveda li conti; con tutto ciò non staranno mai sicuri né satii, insin che non habbino l’intento loro chiaramente et senza dubio alcuno.

S. A. che non si era immaginata che dovessero far questa publicatione, intendendo da diverse parte che partoriva rumori et scandali et papaldo che doppo questa concessione li havevano perso buona parte di rispetto et obedienza, essendo più tosto invero in stato di servitù che di dominio, eshortato così dalli catholici, fece un consiglio dove solamente intervenero li suoi consiglieri secreti, tanto catholici come heretici, et commandò che ogni uno de essi dovesse referire la forma di parlare che S. A. haveva fatta alli provinciali, et così tutti dissero le precise parole, che sono nel’ inclusa scrittura,23le quali il concilliero scrisse; et le fece sottoscrivere da tutti loro. 24

Quando S. A. diede questa concessione, non fu chiamato in dieta l’stato ecclesiastico, il quale fece doppo coram principe certe protestationi, ma per quanto dicano questi signori, molto apparenti et debole. Sopravenendo in questo mezzo al principe li severi et giusti resentimenti di N. S., l’improperio dal’arciduca Ferdinando et dal duca di Bavera, l’imperatore anco esso si risentiva, ché affaticandosi in quell tempo di cacciare li heretici di Viena,25S. A. havesse deteriorato la 47causa sua con animar li heretici di quella città con il suo esempio, et che più tosto doveva a sua immitatione operare di far quello che egli era per esequire et questo prima li catholici havevano apuntato a S. A. ; ma li suoi consiglieri battezzavano l’intento del imperatore per cosa giovenile poco riuscibile et pericolosa. Et sopra tutto, oltra questi predetti rispetti, scoprendo il principe quanto veneno fosse sotto le dolci parole delli heretici et confessando con molte lacrime di esser stato ingannato et vedendo che, in cambio di principe libero, si era fatto servo de’ suoi servi, quali con parole et fatti mostravano di non stimarlo, si risolse di voler trattare del rimedio.

Et così, tolta l’occasione dell’infirmità del duca di Bavera il vecchio, lo mandò a visitare per il sig. cancelliero commettendole che doppo subito si trasferisse dal arciduca Ferdinando et le recitasse tutta la hostoria, ch’io ho referito.26Quelli signori, intendendo in che infelice stato stava et la religione et l’obedientia temporale, si strepirno grandemente et si risolsero che fosse necessario che questo principe si abbocasse con loro. 27Acciò più commodamente si trattasse del rimedio et acciò li heretici non scoprissero questo et fosse occasione di nuovi rumori, pensorno di dar voce che il duca di Baviera, essendo infermo, voleva far testamento, sì come anco fece, et che perciò desiderava che il genero et la filia fussero presenti et così, con grandissimo secreto, si operò che l’arciduca Ferdinando si volesse ritrovar anco egli presente, accioché, tutti uniti, facessero una consulta di quello che si doveva fare. Mentre si trattava questo, sopravenne poi il breve minatorio di S. Stà, il quale servì per innanimire tanto più S. A. 28

Nella consulta non intervenne altri che li tre principi et il sig. cancilliero, al quale, come secretario informatissimo et confidente, fu dato caricho di referire il sucesso, che ho contato. Et fatto questo, si trattò di due cose: Prima le ragioni che dovevano movere S. A. a revocare le concessioni già fatte, et secondariamente si discorse delli remedii et mezzi, che si dovevano perciò tenere.29

Quanto al primo, è cosa chiara et sono tante le ragioni, che non 48occorre di affaticarsi molto in questo, ma io referirò solamente quelle che scrivendo mi sovenirano.

1. Che tutto quello che S. A. haveva concesso era in evidente detrimento del’ honore et gloria de Dio et della religione catholica et in augumento et esaltatione della falsa asserta religione heretica.

2. Che S. A. non stava sicura in coscientia, et che mentre vivea così, non poteva sperare beneditione né prosperità né in spirituale né in temporale dalle mani de Dio, il quale era così giustamente adirato contra di lei; et che coloro che le havevano affirmato che li esercitii christiani che S. A. faceva, come di frequentare le messe, prediche, fabricare seminarii etc., erano et accettabili et atte a scancellare il peccato si ingannavano, poiché essendo qua intaccato l’honor de Dio et l’interesso di tante anime, et non perdonandosi il peccato nisi restituat ablatum, che insin che lei non havesse restituito l’honor a Dio che non poteva mai sperare di vivere sicuro.

3. Quod miserit falcem in messem alienam, et che perciò S. Stà astringeva con il breve a rivocare.

4. Che ponderasse bene quanto importava dar così giusta occasione alii Venetiani di risentirsi et far qualche notabile demostratione con poca sodisfatione di S. A., et che sarebbeno escusati appresso tutti li principi di christianità, se con pretesto di volersi assicurare che le heresie non intrino in casa loro, havessero comminciato a remediare, dove S. A. concede tanta libertà.

5. Che vedeva chiaramente che stava in pericolo in breve tempo di perdere a fatto l’obedientia, poiché costoro così presto si erano fatti così insolenti.

6. Che li stati non osservarano la promessa di vivere in pace et in obedientia et non perseguitare li catholici, et che perciò S. A. ancor non era manco tenuta mantenerli la parola.

7. Che pretendendo S. A. di non haver concesso quello che loro hanno publicato, et vedendo che nelli occhi suoi con così temeraria arrogantia ampliavano et glossavano le concessioni di S. A. contra la mente sua et in terre totalmente subiette a lui, che perciò haveva giusta causa di rivocare non solo ogni concessione, ma di castigare li nobili che hanno publicata la scrittura, et li cittadini che l’hanno accettata senza la participatione et consenso di S. A.

8. Che hora a punto era tempo opportuno, essendo il Turco occupato con il Persiano, che non si può temer che sia per dar fastidio alli stati di S. A., et che però ancora li provinciali non haveranno occasione di minacciare in questo proposito.

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9. Che humanum est peccare, ma diabolicum perseverare, che S. A. haveva l’esempio del duca di Bavera, il quale havendo ottenuto dal papa la communione sub utraque specie, che avedutosi del errore non volse mai usare della gratia, et che se egli con licentia del papa non haveva voluto fare questo per dubio di non far bene, quanto maggiormente S. A., che senza licentia del papa, anzi contradicendo et minacciando in materia di tanta importantia et per sé stessa ex omni parte pernitiosissima et illecitissima, doveva revocare quello che non haveva potuto concedere.

Però che essendo spediente, utile, anzi necessario, quanto a Dio quanto alla buona opinione et fama quanto alla conservatione di questi stati nel temporale di rimediare a questi abusi et amazzare questa bestia multorum capitum, et che bisognava trattare delli rimedii.

Il primo capo che in questo proposito fosse trattato fu questo ex factis et verbis via regia et directa fosse spediente di revocare la concessione. Fu ventilata da quei pii et zelosi principi questo et per molte considerationi, quali io pretermetterò non essendo necessario. Solamente referirò tre cose, che quelli signori havevano principalmente inanzi alli occhi: conoscevano prima la natura del principe, al quale bisogna dare le medicine inzucarate; temevano scandali et rumori; ultimamente giudicavano che a un principe non fosse decente il rettratarsi così espressamente, però conclusero che non regia manu nec per directum verbis, ma per indirectum factis si dovesse remediare ; et però che senz’altro S. A. facesse attioni, per le quali mostrasse con fatti non approvare quello che loro havevano adulterinamente aggionto alla concessione del 1578, sperando che di questo modo li provinciali fossero per esser li primi a rompere et dar legitima occasione a S. A. di revocare non solo questa, ma tutte quelle che li haveva per inanzi concesse.

S. A. ha messo in esecutione il sopradetto consiglio in più modi, et in questo subintra la risposta al primo mottivo, ch’io li ho dato, del quale fo mentione nella mia lettera di dieci.30In una dieta che si fece doppo della consulta de principi, commandò al sig. cancilliero che in presentia sua parlasse in nome suo alli provinciali et le dicesse molte cose piene di giusto sdegno et legitima colera, facendole sapere che hormai conosceva li lor andamenti et fini et che bisognava che mutassero modo di vivere; et se bene sarebbe stato molto meglio 50che S. A. per se stessa havesse parlato et non per mezzo d’altri, non dimeno fece qualche operatione in resentimento et fu più di quello che quelli principi della consulta havevano determinato. 31

Ha S. A. similmente scacciato un Jesuita apostata, il quale, havendo havuto ricorso dalli heretici, oltre al far mille opere cattive cercava di infamare questa S. Compagnia.32

Ultimamente poi ha tolto la predica a un loro famoso predicatore qua in Grazt, il quale disse contra il smo sacramento della Eucaristia cose diaboliche et notò il principe in una publica predica de idolatria, perché l’adorava.33

Ma quello che più di ogni altra sua attione ha da esser commendato è l’havere alli cittadini di tutte le città del suo stato commendato che li diano in scritto il numero delli loro figliuoli et dove li mandano a imparare.34Et nel mettere in esecutione la mente di S. A. loro si sono mostrati molti lenti, dubitando di quell che forsi li avenirà, cioè che il principe, havendo fatto edificare questo collegio de Jesuiti tanto ampio et magnifico et havendo animo de errigerne delli altri, nel quale se insegnano le buone discipline senza spesa et con molto frutto, commanderà che tutti siano obligati di mandare li figliuoli loro a dette scuole et al fine, havendo pur data la nota, si è ritrovata che un sol figliuolo di questa città di Grazt va alla scuola de’ Jesuiti, tutti li altri vanno a quelle delli heretici. Se S. A. perfettionerà questo suo santo proposito, come ha dato ferma speranza et intentione, non dubito punto che questo habbi da essere un de’ più efficaci rimedii che si potesse ritrovare, poiché, se noi haveremo delle piante ben 51cultivate, potremo sperare di haver poi delli arbori non sterili, ma fertili et fruttiferi. 35

Essendo preceduti questi atti del principe, per li quali chiaramente dà ad intendere la intentione et volontà sua, come al presente venghi a risolutione di commandare alla città di Grazt, che mandino li lor figliuoli alle scuole de Jesuiti, li cittadini senza dubio si lamenterano con il principe che non osserva la promessa et concessione del’ anno 1578 et allhora S. A. haverà occasione di scoprirli, che non è vero che mai li habbia concesso tal cosa. Li cittadini haveranno subito ricorso dalli provinciali, li quali sapendo la dieta esser così vicina,36riserverano a far rumor grandissimo con S. A. di questa attione et di molte altre, fatte a beneficio della religione catholica, delle quale sono loro diligentissimi osservatori, mantenendo cinque huomini nelle cinque terre di sopra nominate, acciò diano al principe il susidio, ma molto maggiormente per far fare processo di tutti li atti, che S. A. fa in favore de’ catholici; et presuponendo la natura delli heretici, che non solo dificilmente permettino, che li sia revocato il già concesso, ma sono tanto infaticabile che vanno a camino di volere per quanto si estenderano le forze loro che tutte queste provincie et anco tutto il mondo se fosse possibile vivi come essi. Non è perciò dubio alcuno che loro non solamente sarano li primi a querelarsi, ma ancora a rompere.

In questo caso il principe deve rebuttare, come promette, di voler fare le lor ingiuste querelle et impertinenti et pernitiose domande, ma con animo irrato et alterato da giusto sdegno le significherà come loro hanno insin’hora abusato della bontà sua et trasgredito le concessioni, havendo havuto tanto ardire di intromettersi nelle città et popoli suoi et, poiché loro le hanno amplicato di così fatta maniera contra la volontà sua, che S. A. non solamente non vuole concederli cose di nuovo, ma che non vuole che habbi luoco nessuna concessione datagli per il passato, et che si risolvino, che havendo conosciuto quanto contra la sua coscientia habbi sin’hora condesceso alle lor inique domande, et come per tal causa habbi persa l’obedientia et rispetto, che come a lor signore naturale se le 52deve, che al presente è risoluto, che si mutti vita. Allhora li nobili et baroni, se bene sono per fare grandissime minaccie et rumori, tuttavia ogni cosa si ridurrà a questo capo di non volere contribuire alli confini del Turco, havendo opinione che al principe sia impossibile di ritrovar modo senza l’aiuto loro non solo di guardare li confini, ma a pena di vivere.

Per rimediare a questo importante inconveniente quelli signori della consulta ricorsero al mezzo, che S. Mtà Ces. tenne a punto in simil fatto, il quale essendoli successo felicemente, si deve anco sperare che qua sia per riuscire prosperamente, et è la separatione delli stati, che intervengano nella dieta che sono: Prima il stato ecclesiastico, il stato de’ baroni, il stato de’ nobile et delle città et communità. Et però S. A. in tal caso le dirà che se non vogliono contribuire eschino fuori della dieta, che egli a suo tempo procederà contro di loro, come contra inobedienti non solo al principe loro, ma come inimici et rebelli della patria et di lor medesmi, essendo la causa commune. Et S. A. tratterà con li altri doi stati, quali si crede certissimo che non si moverano dalla obedientia del principe, acciò diano le lor rate di contributione et del suplimento o ritrovarli in presto con certo assignamento che S. A. darebbe con l’aiuto di S. Stà et altri principi a questi doi stati, overo è questo più spediente commandare alli villani, vassalli de’ provinciali, che quello che lor pagano alli lor signori per ragione di guardare li confini del Turco, venghino a pagarlo alli ministri di S. A., cosa che loro tanto più facilmente possono fare, poiché niuno signore può né imporre né exigere contributione alcuna, se non è concluso in una dieta universale. Et li villani lo farebbono tanto più volentieri, perché vogliono malissimo alli nobili, per esser la maggior parte catholici et per li mali trattamenti che li fanno; li metterebbe ancor conto, perché pagherebbeno assai manco, essendo che li suoi signori se hanno da riscuottere uno, ne vogliono tre et di questo modo S. A. verebbe a provedere alli bisogni suoi al dispetto loro.

Et se tentassero di far legha con li heretici d’Haustria, in questo caso, oltra al’esser negotio impossibile il farlo publicamente per infiniti inconvenienti che ne nascerebbono, è ancora irreuscibile sotto qualsivoglia forma, essendo l’Haustria circondata da principi, parenti, amici et interessati con S. A. ciovè dal’imperatore, dal’arciduca Ferdinando, dal duca di Baviera et dal’arcivescovo di Samsburg et dalla signoria di Venetia et, movendosi a dar aiuto ad altri, si tirarebbero in casa una mala piena per loro. Oltra di questo li Austriacci sono debolissimi, indebitati et senza speranza di haver soccorso da niuno, 53et si crede per cosa certa che quando li nobili tentassero questo o cosa simile sarebbe la ventura del principe, il quale confiscando li beni loro, pagherebbe li suoi debiti o al meno disimpegnarebbe le intrate et luochi, che essi hanno in mani del suo et perciò, quanto al ribellarsi, havendo li vassalli per nemici et non havendo esterni aiuti, si ha per impossibile.

Ma con tutto ciò per giucare al sicuro, sapendosi massime la natura del principe, quelli signori della consulta andavano pensando che fosse bene di far una legha, et si trattò prima che S. A. dovesse tentare di entrare nella legha di Lamsberga et Norimberga, et arciduca Ferdinando et re di Spagna; però di questo non si sa certo, della quale è capitaneo il duca di Bavera, et ogni anno si fa congregatione et si contribuiscano danari. Questo fu tentato, ma non si puote facilitare et però, ritornandosi a consultare con li prefati principi, furno di opinione che si vedesse di ridurre S. Mtà Ces. a intrare essa in legha, et si offeriva l’arciduca Ferdinando et il duca di Bavera di esser pronti sempre, quando l’imperatore entrasse anco esso.37S. A. mandò con grandissimo secreto il sig. cancilliero a quella Maiestà, ma non ne cavò risolutione alcuna, dicendo che non si poteva risolvere per allhora; né ha più dato risposta alcuna sopra questo, dimodo ché, se non fosse riscaldata grandamente da S. Stà et dal re di Spagna, non si spera successo buono; 38et si tene l’intentione di questo principe era più tosto di dar nome di legha ad terrorem hereticorum, che credesse mai si fosse per venire all’arme per metterla in esecutione, che così ha detto a me.

Nondimeno le leghe, come l’sperientia mostra, sono dificili da perfettionare et per questi rispetti il sig. cancilliero et io che voressimo che li rimedii et aiuti, che si hanno da dare a questo principe, si dessero inanzi alla dieta, che si commincierà il primo del’ anno, dalla quale non havendo S. A. buoni aiuti, non si può se non temere che o necessità 54habbi da concedere di più o almeno habbi da confirmare et ratificare il già concesso. Overo sia per rompere con li heretici nella forma ch’io ho narrato, cosa ch’io non credo così facilmente, di modo ché conviene per servitio della religione, per benefìcio di questo principe ritrovare camino che sia aiutata la sua buona volontà et si habbia consideratione al stato suo; ma molto maggiormente alla natura, la quale non è per resistere contrastando sola con costoro. Però si andava pensando che, non havendo luoco quello che era stato da quelli principi proposto, se fosse spediente operare col mezzo di S. Stà, che S. Mtà Ces. monstrando però di farlo motu proprio, mandasse a questa dieta dui consiglieri suoi catholici et zelosi, et similmente il re Catholico, come parente, mandasse un imbasciatore et il simile facesse il duca di Bavera et l’arciduca Ferdinando et arcivescovo di Samsburg, come interessato nell spirituale et temporale; ma sopra tutto la signoria di Venetia, come interessata per li confini, 39et che questi ambasciatori, oltra a molti officii che potrebbono fare, darebbeno ad intendere con la presentia et forma di parlare che questo principe non è abbandonato, come li heretici credono, et bisognando protestarebbeno, che se non si rimediasse alle heresie, che li lor signori come zelosi, che questa peste non entra nel stato loro, sarebbeno sforzati a farne galiardi resentimenti, et che il nontio oltra al mantenere alla devotione di S. A. il stato ecclesiastico, facesse anco esso la parte sua.

V. S. Illma potrà con il suo maturo et singular giudicio vedere quello che le par di questo mezzo, che a noi è sovenuto, il quale, havendolo il sig. cancilliero communicato con S. A., gli è piacciuto assaissimo.

Et perché giudico che sia bene che V. S. Illma sappia tutto quello che nella consulta di Bavera fu da quelli principi racordato a S. A., ritornerò a racontare li altri mezzi che dettero per aiutare questo negotio.

Che S. A. si poteva prevalere della pacificatione del’ imperio nel negotio della religione, la quale contiene che sia in elettione di ogni principe di far vivere li stati suoi o catholicamente o secondo la confessione Augustana, et che la dispositione dell’una et del’ altra religione stia appresso il principe, et non appresso li sudditi.40

55

Che habbia da riformare li consiglii et casa sua con scacciare tutti li heretici et non servirsi di essi né in governo né in altro.

Che debba chiamare tutti li nobili catholici et animarli, favorirli et darli a loro il governo et metterli nelli consilii, acciò li altri si confondino et S. A. sia fidelmente servita.

Che havesse in ogni modo a supplicare S. S,à che le mandasse l’assolutione per le concessioni fatte.

Che operasse che S. Su li mandasse un nuntio ordinario per qualche tempo consigliarsi et ricevere aiuti, et in specie in abbassar la perfidia delli heretici.

Che rinforzasse la guardia della persona propria et quella del castello.

Che facesse provisione di cose pertinenti alla guerra.

Che commandasse che sotto pena di confiscatione de’ beni, che tutti quelli signori che hanno città, castello fussero obligati a non dalli governi né administratione d’esse, se non a catholici.

Che vedesse di ritrovar modo di errigere un seminario di giovani nobili, poiché non si potevano ridurre li attempati et piante vecchie alla cognitione della vera religione, almeno non si andasse ancora corompendo et perdendo le piante nuove a immitatione et instigatione delle vecchie.

Che si domandasse aiuto dal papa in materia de’ danari et de altri principi et in specie dal re di Spagna, in evento che, rompendo con li provinciali, bisognasse mettere la mano alle armi, et questo fosse che dessero un assignamento in Vinetia,41acciò, quando fosse il bisogno, se ne potesse servire.

Che commandasse a tutte le città, terre et castelli, a’ quali non è mai stata concessa la confessione Augustana, secondo il sentimento del principe, se bene conforme al senso de’ provinciali sono comprese le cinque città,42che a queste si commandi che scaccino li predicatori heretici, et che in effetto vivino catholicamente et, in evento che non lo facessero, si venisse alla esecutione delle penne, che conforme a queste legge incorrono, che sono grandissime; et bisognerebbe in questo caso havere delli operarii, perché sono talmente corrotti li buoni 56costumi et questa maleditione è stata talmente conculcata nelle viscere delli popoli, che senza gran fatica et molti operarii non spererei che si potesse far frutto d’importantia.

Che il nontio amonischi spesso li vescovi, provosti, abbati ed il resto del stato ecclesiastico, del quale questi signori hanno una pessima opinione, et in specie vedono che stano bene in secreto con li provinciali, et li descrivono in questa forma: „Plus terrenam substantiam quam oves diligunt, nulla animarum lucra querunt, ad sua quotidie studia vacant, humanam gloriam intenta mente captant, honore prelationis gaudent, locum sanctitatis accipiunt et terrenis actibus implicantur, et quia eo ipso quo ceteris perlati sunt, ad agenda quelibet maiorem licentiam habere arbitrantur et quia mercenarii sunt, vident lupum venientem et dimittunt oves“43et stando le peccorelle tra luppi, quello che ne segue si sa.

In questa materia ricordavano che si commandasse alli vescovi che errigessero seminarii iuxta formam concilii44et l’arcivescovo di Salsimburgo, riccho di cento millia fiorini, non ha in tutta la sua diocese seminarii alcuni. Ma circa li vescovi et restante del stato ecclesiastico et regulari insin’hora non ho havuto tempo de informarmi a bastanza; solamente referischo l’opinione loro, se bene mi vo chiarendo che sono di modo ignari, che a pena sanno li erudimenti di quello che pertine all stato loro. Io vo facendo un memoriale compito in questa materia et, come prima potrò, lo manderò a V. S. Illma. 45

Che era necessarissimo che si procurasse con ogni affetto et possibile via che le differenze che sono tra S. A. et signori Venetiani si determinassero, perché, oltre alli infiniti comodi che ne seguirebbe a beneficio del’ uno et del’ altro di questi dominii, S. A. non spenderebbe, come fa, in guardare il contato di Goritia, di più che S. A., essendo con quelli signori in confidentia, potrebbe far tale unione con loro, che sarebbe di grandissimo giovamento, et che bastarebbe solo che li heretici sapessero che tra li Venetiani et S. A. sono determinate le differentie, che stariano con grandissima paura, et vedendo il principe richo de amici interessati ancor essi, che lo stimarebbeno de altra 57maniera. 46Et questo è tanto vero mons. Illmo, che se la Goritia è in buona parte libera de heresia, è principalmente per li signori Venetiani, 47li quali col fare certe demostrationi, che non erano ancora sicuri che fossero a questo fine, messero tanta paura in questi paesi, che subito fu rimediato ogni cosa; et io so che persone heretiche, che hanno parenti in quel contado, allhora li scrissero che in ogni modo fossero catholici, che altrimenti farebbono et direbbono : sono li heretici vilissimi et fugientes persequuntur et persequentes fugiunt.

S. A. fece all’hora deliberatione di rimettere ogni differentia in S. Stà et mandò per questo effetto dal’ imperatore, il quale rispose che S. Bne non haverebbe accettata questa cura. Scrissero al cardinale Madrutio, il quale anc’esso rispose ambiguamente, ma perché all’hora non so, quo spiritu ductus, il Cobenzol ritrovò che, per denunciationem apostolicam, poteva S. Stà tirare a sé questa cognitione di causa, et in questo senso fu scritto al cardinale. Al presente questi ministri, et in specie il sig. cancillier et Cobenzolo, affermano che S. A. la rimetterebbe simpliciter in mano di S. Stà con ogni autorità, et che sono certissimi che, quando pur vadino al convento li ambasciatori Veneti et quelli di S. A., che non farano cosa alcuna.48

Io mi vo ben immaginando che ci deve esser cosa sotto, ch’io non devo penetrare. Però ho solamente voluto farlo sapere a V. S. IIlma, acciò se mai o per questa strada o per altra fosse possibile accommodare queste differentie per potere remediare con via sicura la rovina, che al presente sta minacciando a questi popoli et è per star ogni giorno più, et insieme rimetterebbeno le cose di Aquileia. Questa concordia sarebbe a mio parere non meno necessaria a S. A. che utile a signori Venetiani, perché, essendo questo principe ridotto a così 58ristretto partito et in così estrema necessità, è per fare delle risolutioni che mai ad altri tempi farebbe. Et oltre a quello ch’io scrissi a V. S. Illma, che pensavano di vendere Piscina nella provincia de Histria, credo 49che impegnerebbono ancora Goritia, ché di questo ancora hanno trattato et, essendo buona intelligentia tra li signori Venetiani et S. A. et confirmandosi nel’ opinione de impegnare, si accordassero con quelli signori et quando la persona è in possesso et che ha da fare con principe; che si possa temere che così presto non possi haver commodità di restituire li danari. La esperientia mostra che ne succede col tempo delli successi molto utili et felici et, non essendo quelli signori in buona intelligentia con S. A., non li verrà fatto mai per tempo alcuno ...


Fußnoten

  • 1 Über die Verhandlungen mit dem Hofvizekanzler Dr. Wolfgang Schranz siehe oben Nr. 13. 
  • 2 Auch 1571/72 wurde festgestellt, daß die Bauern, die damals den weitaus größten Anteil an der Bevölkerung bildeten, überwiegend katholisch seien (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 182, Anm. 2; Rainer, Nuntiaturberichte II/8, S. 163). 
  • 3 1577 wurde der Geldaufwand für die kroatische und windische Türkengrenze mit 405.816 fl. angegeben (Lopašić, Acta Confinii Militaris Croatici I, S. 54). Auf dem Brucker Ausschußlandtag im Jahre 1578 nahmen die innerösterreichischen Länder gegen religiöse Konzessionen folgende Summen auf sich: 159.858 fl. für die kroatische, 152.496 fl. für die windische Türkengrenze, 135.400 fl. für die Erhaltung der Grenzgebäude, 50.000 fl. für die Artillerie, 25.000 fl. für Proviant und 25.451 fl. für den Hofkriegsrat, zusammen also 548.205 fl.; davon entfiel die eine Hälfte auf die Steiermark und die andere auf Kärnten, Krain und Görz (Hurter, Geschichte Ferdinands I, S. 352 f.; Loserth, Religionspacification, S. 19). 
  • 4 Bereits 1569 hatte der steiermärkische Landtag die Übernahme einer Million landesfürstlicher Schulden zugesagt; diese sollten vom 1. Jänner 1571 an binnen zwanzig Jahren verzinst und getilgt werden. Die Zahlung wurde aber von einer Versicherung in Religionssachen abhängig gemacht (Hurter a. a. O., S. 133 f., 234 f., 238 f.; Mayer, Der Brucker Landtag des Jahres 1572, S. 479 und 494; Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 189, Anm. 4; Rainer, Nuntiaturberichte II/8, S. 201). Vgl. Nr. 87, Anm. 7. 
  • 5 Vgl. oben Nr. 11, S. 30, und Nr. 13, Anm. 4. 
  • 6 Erzherzog Karl schwor bei der Erbhuldigung am 21. März 1564 in Graz, alle Landleute, Herren, Bitter und Knechte des Fürstenthums Steyer, alle ihre Erben und Nachkommen bleiben zu lassen bei allen den Rechten, Freiheiten und guten Gewohnheiten, wie das von Alters her gekommen ist; dann alle die Rechte, die der Fürstlichen Durchlaucht Vorvordern Briefe beweisen, in allwege stät halten, sie dabei gänzlich bleiben lassen, und dieselben durch einen Brief erneuern und bestätigen zu wollen (Hurter a. a. O., S. 24). 
  • 7 Der steirische Herren- und Ritterstand erhielt durch die sogenannte Paziflkation von 1572 für sich, seine Familienangehörigen und Untertanen die Gewissens- und Kultusfreiheit (Mayer a. a. O., S. 469 ff.; Loserth, Religionspaciflcation, S. 11, 32—60; derselbe, Reformation und Gegenreformation, S. 177 bis 204; Rainer, Nuntiaturberichte II/8, S. 247 f.). 
  • 8 Concessio facta a principe in scriptis anno 1572 (Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 100rv). 
  • 9 Die Religionspazifikation von 1572 enthielt Punkte, die wegen ihrer ungenauen Fassung Anlaß zu neuen Reibungen waren, die sehr bald einsetzten (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 231—233). 
  • 10 Religionsassekuration von 1571 (Mecenseffy, Geschichte des Protestantismus, S. 52 f.). 
  • 11 Der oben in Anm. 8 zitierten Schrift ist beigegeben: Votum datum principi a Catholicis in dieta anno 1572 (Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 101rv, 102v). 
  • 12 Gemeint ist das von Erzherzog Karl an seine Kommissare beim steirischen Landtag gerichtete Schreiben vom 21. August 1576, in dem die bei den Verhandlungen zunächst verweigerten Zugeständnisse des Jahres 1572 wiederhergestellt wurden (Loserth, Religionspacification, S. 64; derselbe, Reformation und Gegenreformation, S. 244—246). 
  • 13 Über die Vorgänge am Landtag von 1578, die zur sogenannten Brucker Religionspazifikation führten, existiert ein ständisches und ein landesfürstliches Protokoll; letzteres wurde von Loserth als Fälschung des Hofvizekanzlers Wolfgang Schranz bezeichnet (Loserth, Eine Fälschung des Vicekanzlers Wolfgang Schranz, S. 341—361). Daß dem nicht so ist, hat Schellhass vor allem auf Grund des Berichts Malaspinas, dem auch eine lateinische Fassung der beiden Protokolle beigegeben ist, nachgewiesen (Schellhass, Zum richtigen Verständnis der Brucker Religionspacification vom 9. Februar 1578, S. 266 ff.; vgl. dagegen wiederum Loserth, Die steirische Religionspazifikation und die Fälschung des Vizekanzlers Dr. Wolfgang Schranz, S. 1 ff.). Während das mit der Überschrift Concessio seu declaratio facta a principe anno 1578 oretenus secundum interpretationem nobilium versehene ständische Protokoll in Rom schon durch eine 1578 von Ninguarda übersandte Übersetzung bekannt war, erfuhr man an der Kurie erst jetzt den Inhalt des landesfürstlichen Protokolls, das den Titel Concessio seu declaratio anno 1578 facta secundum interpretationem principis trägt (Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 97r—99v, 102v, 103r; Schellhass, Ninguarda II, S. 7; Loserth, Religionspacification, S. 65 ff.). 
  • 14 Am Rande von anderer Hand, wahrscheinlich in Rom, vermerkt: fristelinga confermata. 
  • 15 In den entsprechenden Landtagsakten werden die Evangelischen aber immer als ersame der Augsburger Konfession zugetane Landschaft bezeichnet (Loserth, FRA 11/50, z. B. S. 75, 101, 130; Graz LA, Landtagsakten 421). 
  • 16 Am Rande von anderer Hand, wahrscheinlich in Rom, vermerkt: colpo di consiglieri. 
  • 17 Wahrscheinlich sind Hans Kobenzl und Georg Freiherr von Khevenhüller gemeint (Thiel, Zentralverwaltung, 8. 205 /.; Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 337). 
  • 18 Am Rande von anderer Hand, wahrscheinlich in Rom, vermerkt: debolezza del principe. 
  • 19 Muß natürlich richtig Stiria heißen. 
  • 20 Siehe oben Anm. 13. 
  • 21 Siehe oben Anm. 8. 
  • 22 Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 97r—99v; siehe oben Anm. 13. 
  • 23 Ebenda f. 100v und 101r. 
  • 24 Nach Schellhass wurde die Rede Erzherzog Karls an die Stände vom Geheimen Rat auf Betreiben von Wolfgang Schranz noch vor der Publikation des ständischen Protokolls protokolliert. Unterschrieben haben Georg Khevenhüller, Wolf von Stubenberg, Hans Kobenzl und Wolfgang Schranz. Die von Malaspina ohne Anführung der Unterschriften nach Rom gesandte lateinische Übersetzung deckt sich mit dem bei Hurter, Geschichte Ferdinands I, S. 619, Zeile 4 von unten bis S. 620, Zeile 13 von unten, abgedruckten Teil der Rede Erzherzog Karls (Schellhass, Zum richtigen Verständnis der Brücker Religionspacification, S. 270 f.; Hurter a. a. 0., S. 619—622). 
  • 25 Breve vom 10. Mai 1578 an Erzherzog Karl sowie ausführlicher Bericht Ninguardas über die Verhandlungen in Graz vom 30. Mai und 26. Juni 1578 und dessen Schreiben an Kaiser Rudolf II. vom 16. Juni 1578 bezüglich Austreibung der Häretiker aus Wien, gedruckt bei Theiner, Annales eccl. II, S. 350—361. 
  • 26 Wolfgang Schranz wurde Ende August 1578 zu Erzherzog Ferdinand und Herzog Albrecht gesandt (Schellhass, Ninguarda II, S. 43 f., 49—63). 
  • 27 Erzherzog Karl reiste Mitte September 1579 von Graz nach München, wo am 13. und 14. Oktober 1579 die Grundzüge der Gegenreformation in Innerösterreich festgelegt wurden (Loserth, FRA II/50, S. 696, Nr. 557). 
  • 28 Breve vom 26. März 1579 (Theiner, Annales eccl. III, S. 22 f.; Schellhass, Ninguarda II, S. 184—189). 
  • 29 Über die Beratungen wurden zwei Protokolle aufgesetzt, die vom 13. und 14. Oktober 1579 datiert sind (Loserth, FRA II/50, S. 31—40). 
  • 30 Nr. 13. 
  • 31 Gemeint ist der Landtag vom Jänner /Februar 1580 (Hurter a. a. O., S. 393; Loserth, FRA II/50, S. 51—53). 
  • 32 Kaspar Kratzer hatte, nachdem er am 22. Februar 1578 zum Diakon geweiht worden war, am 4. Mai desselben Jahres heimlich das Ordenshaus der Jesuiten in Wien verlassen und war nach Tübingen gegangen. Auf Empfehlung der dortigen Universität wurde er am 22. Februar 1580 an die protestantische Stiftsschule nach Graz berufen. Dies bewirkte größte Aufregung, vor allem bei den Jesuiten und bei Erzherzog Karl. Bereits am 7. Juni 1580 erging ein scharfes landesfürstliches Dekret, das die Entfernung Kratzers befahl, der dann selbst unter dem Eindruck der Ereignisse am 11. Juni um seine Entlassung ansuchte und kurz darauf außer Landes ging (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 309 bis 320). 
  • 33 Pastor Jeremias Hornberger predigte am 5. Juni 1580 gegen das Fronleichnamsfest, worauf Erzherzog Karl den ständischen Verordneten befahl, ihm das weitere Predigen zu verbieten (Mayer, Jeremias Homberger, S. 214—226). 
  • 34 Siehe unten Nr. 18. 
  • 35 Das 1573 gestiftete Jesuitenkolleg in Graz entfaltete bald eine rege Lehrtätigkeit. Unter den Schülern befanden sich Ungarn, Kroaten, Italiener u. a., aber kaum Grazer. Nach einer amtlichen Feststellung Ende 1580 stammte nur ein einziger Schüler aus Graz (Duhr, Geschichte der Jesuiten I, S. 163—166; Krones, Geschichte der Universität Graz, S. 3—5 und 227—234). 
  • 36 Siehe unten Nr. 37 und 40. 
  • 37 Eintritt in den Landsberger Bund und Bündnis mit dem Kaiser, Erzherzog Ferdinand von Tirol, dem Erzbischof von Salzburg sowie dem Herzog von Bayern waren als Punkt 4 und 5 der Mittel und Wege zur Durchführung der Gegenreformation in Innerösterreich auf der Münchner Konferenz festgelegt worden (Loserth, FRA II/50, S. 35). 
  • 38 Breve vom 18. Februar 1581 an Kaiser Rudolf mit der Aufforderung, Erzherzog Karl zu unterstützen (Arch. Vat. Ep. ad Principes 15, f. 23r—24r). Die Sendung Wolfgang Schranz’ zum Kaiser muß mit außerordentlicher Vorsicht erfolgt sein, denn nicht einmal der Nuntius am Kaiserhof berichtete darüber. Karl bat auch Gregor XIII. und Philipp II. um Rat und Hilfe (Loserth, FRA II/50, S. 56; Hurter, Geschichte Kaiser Ferdinands I, S. 394). 
  • 39 Zu dem am 21. November 1580 eröffneten Landtag kamen von auswärts aber außer dem Provinzial der Jesuiten aus Wien, P. Blyssem, nur Kommissare des Erzbischofs von Salzburg (Nr. 37, S. 117, und Nr. 40, S. 127). 
  • 40 Die Vorteile, die der Augsburger Religionsfrieden auch den Katholiken bot, erkannte bereits Kardinal Commendone; sie bestimmten seine Haltung auf dem Reichstag 1566 (Repgen, Die Römische Kurie und der Westfälische Friede 1/1, S. 104 und 142). 
  • 41 Vgl. unten Nr. 16 und 24. 
  • 42 Es handelte sich nur um vier Städte, und zwar Graz, Judenburg, Klagenfurt und Laibach (Theiner, Annales eccl. II, S. 358; Loserth, Religionspacification, S. 90; derselbe, FRA II/50, S. 3 und 37). 
  • 43 Johannes 10, 12. 
  • 44 Die Anfänge des Seminars für die Diözese Gurk und des Jesuitenseminars in Graz reichen ins Jahr 1574 zurück (Zschokke, Die theologischen Studien und Anstalten der katholischen Kirche in Österreich, S. 725; Krones, Geschichte der Universität Graz, S. 4; Rainer, Zur Ausbildung der Kärntner Priester vornehmlich im 16. und 17. Jahrhundert, S. 862 ff.). 
  • 45 Memoriale nicht vorhanden. 
  • 46 Die langwierigen Grenzstreitigkeiten mit Venedig konnten, nachdem darüber schon 1568 eine venezianische Sondergesandtschaft vergeblich mit Erzherzog Karl verhandelt hatte, auch diesmal trotz verschiedener Bemühungen nicht beigelegt werden (Venedig AS, Dispacci Germania, filza 7, b. 112, 120, 138 und 142). 
  • 47 Die 1579 vom Ausweisungsbefehl Erzherzog Karls betroffenen Evangelischen der Grafschaft Görz erwähnten in einem an Erzherzog Karl gerichteten Schreiben, in dem sie unter Hinweis auf ihre Treue zum Haus Österreich um Verbleiben in der Heimat baten, daß dieser Befehl auf Mahnungen des Papstes, des Königs von Spanien und der italienischen Fürsten, besonders Venedigs, zurückgehe (Loserth, FRA II/50, S. 47 f., Anm. 2). 
  • 48 Bereits 1578 hatte der Kaiser beide Teile aufgefordert, Bevollmächtigte zur Beilegung des Streites zu ihm nach Prag zu schicken. Die Verhandlungen begannen aber erst 1583 und blieben letztlich fruchtlos (Hurter, Geschichte Kaiser Ferdinands II, S. 107—121). 
  • 49 Siehe oben Nr. 12, Anm. 9.