Briefnr. 25

Malaspina an Gallio - Graz, 1580 November 6

Band 1

Regest

Wenig feste Haltung Erzherzog Karls gegenüber häretischem Adel. Bereitschaft Erzherzog Ferdinands, in den Ländern Karls, der inzwischen eventuell an den Kaiserhof oder nach Spanien gehen soll, die katholische Religion und laudesfürstliche Autorität wiederherzustellen. Ausfälligkeiten eines Prädikanten gegen Nuntius. Weichheit Karls in religiösen Fragen möglicherweise auch durch Aussichten auf Nachfolge des Kaisers begründet. Bedeutung der bevorstehenden Landtage in Steiermark und Kärnten.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 112r—117r, Orig.


Se bene da quello che in più volte ho scritto a V. S. Illma la può haver conosciuto la speranza, che al presente si ha, che questo signore debba far qualche notabile demonstratione, in favore della religione catholica nelle diete prossime future.1Non dimeno né io né niuno di questi catholici zelosi, li quali stano aspettando con grandissima ansietà l’esito, si prometteno del sicuro che S. A. sia per effetuare quello che tante volte ha promesso, et chi difide della natura del principe timida, chi della instabilità, chi del lasciarsi governare et impressionarsi da persone poco timorate de Dio et poco ben affette al servitio di S. A., chi al non voler fastidii et esser nemico di rumori, chi al’esser tanto buono che non vorebbe disgustar niuno, chi alla necessità grande, nella quale egli è, chi si fonda sopra la sperientia delle cose passate, chi dice che ha havuto la forma di governarsi a questo modo dal’imperatore suo fratello, delle attioni del quale egli è diligentissimo osservatore. 2Et invero S. A. fa tante diverse demo91strattoni, hora in favore de’ heretici hora in favore de’ catholici, se bene queste sono in numero et in qualità minori et fatte con paura, che tiene l’animo di ogniuno sospeso et chi non conoscesse la bontà et pietà di questo principe et si mettesse ad osservare le attioni sue d’un anno credo che sospenderebbe l’intelletto, et non sarebbe pigliar partito an declineat ad dextram vel ad sinistram et, quando pur si risolvesse, non so se sarebbe in favore nostro. Et non voglio lasciare di racontare a V. S. Illma una cosa che mi ha totalmente confirmato in questo et fa che io non vivo con quella quietà de’ animo, che dovrei fare, havendo in mano così ferme promesse del principe. Fui avisato che l’arciduchessa non favoriva così le matrone, dame et altre serve catholiche, come faceva le heretiche, 3et perché S. A. mostra di portarmi affetione, le feci dire dal suo confessore 4che mi maravigliavo molto di questo et che non lo potevo credere, sapendo la molta bontà et pietà sua et commissi al confessore che le mettesse in consideratione il peccato et l’offesa che faceva a Dio; mi ha fatto rispondere che lei non può far altro et che ha in comissione di far così. Da questo favorir più li heretici che li catholici, spetialmente nella persona del principe, ne nascono quelli inconvenienti che ogniuno può considerare. Et la cosa si riduce a termine che il professar d’esser catholico si reputa a vergogna et si ritrovano alcuni, parlo d’ogni stato, tanto de’ nobili come delli altri, che vanno nella chiesa catholica a hore insolite per non esser veduti et fanno le loro orationi et doppo vivono hereticamente. Et mi ha detto a me il principe che egli medemo ha osservato questo, cosa che non può proceder da altro che da quello che disopra ho detto, se bene l’attribuiscono che li capi nobili heretici fecero un convivio grandissimo a tutti li baroni et signori et, doppo esser bene imbriachati, operorno che tutti con li loro sigilli et sottoscrittione per scrittura promettessero d’esser uniti in defendere la confessione Augustana, et alcuni si sottoscrissero per compagnia, ché realmente sentono il contrario, ma aggiungendosi a questo il favore del principe mi par a me che sia vergogna l’esser catholico et grande honore esser heretico. Et il ritrovar la causa perché S. A. facia questo è cosa molto difficile, né si può ragionevolmente attribuire né alla necessità sua né al peri92colo di rebellione, poiché oltra a quello che ho scritto altre volte a V. S. Illma, con la pacificatione che S. A. ha fatto con li heretici, non solo non si è rimediato alli bisogni suoi, ma doppo che li ha concesso libertà, egli è intrato in molto maggiore, et a S. A. non mancano altri modi per uscire di ogni necessità. Si è proposto, tra le altre cose, di mettere un quattrino di più di datio nel sale, 5il quale qua è in perfettione et copia grandissima, et non l’ha voluto fare et più tosto ha creduto alle false ragioni delli heretici, che alle vere et utili delli buoni. Si è ancora trattato d’impegnar et vendere lochi, né mai si è perfettionato cosa alcuna et li adversarii, che lo vedono volentieri in questo stato, trionfano. Quanto al secondo capo della rebellione, V. S. Illma ha similmente veduto quello che altre volte difusamente ho discorso. Ho di più saputo per cosa certissima che l’arciduca Ferdinando, mosso dal’amor fraterno, si è esibito di voler ridur tutte queste provincie tam in capite quam in membris in vera obedientia, tanto circa la religione quanto circa il dominio temporale, purché S. A. lo lasci fare et le dia l’autorità et che nel’ interim stia qua overo vada dal’imperatore o dal re di Spagna o dove più li piace, et che vuol esser tenuto, se per questo nascesse pregiudicio alcuno a S. A. Le ha risposto che egli è troppo terribile et che questo governo non ricerca simile modo di trattare; se questi baroni fossero o in richezze o in valore o in dependentie o havessero stato insigne et forte, veramente si potrebbe con qualche ragion temere, ma non hanno né valore, ché non ci è tra di loro uno che sia mai stato alla guerra, né richezze, ché sono falliti et impegnati, né dependentie né stato di qualità alcuna et sono dati a piaceri, al’otio et alla crapula. Hora in questo fatto io vo considerando che habbiamo un principe veramente catholico, il quale o per necessità o per peccati de’ popoli ha condesceso a conceder libertà in pregiuditio della fede che lui professa, et doppo questo, ha comminciato a declinare in autorità, in obedientia et in intrate et da principe libero è venuto quasi in servitù. Et stando in questo termine non cerca da sé di pigliarci remedio, anzi bisogna che altri lo preghino, lo instighino et le restino con obligo, acciò eschi di simil miseria; et con tutto questo non si risolve. Et se io havessi inteso che doppo le concessioni egli ha aquistato novo dominio, nova obedientia o nove intrate, certo che più riservatamente haverei proceduto in persuadere S. A. a quello che 93hora facio; et il pensare che lei tardi in risolversi per qualche mala radice, io metterei la vita, ché non è et l’attribuirlo a natura et alle cose sopradette. Non mi pare che si possa legitimamente fare, poiché qual natura, qual timore, qual’ impressione, qual’ instabilità, qual forma tolta da altri non si mutarebbe, vedendo il pericolo manifesto et continui danni, quali per non venire al remedio ogni giorno si patiscono. Io confesso ingenuamente che sto tutto confuso, andando osservando le attioni passate di questo principe et suo consiglio et in questa medema non dirò sospensione d’animo, ma confusione sono tutti li ministri di S. A. catholici, quali hanno più longa esperientia della forma che si tiene di procedere di quello che ho io. Et perché tutto il nervo del mio ministerio consiste in scoprire se il principe dice da vero o non che desiderando veramente di estirpare le heresie et assicurarsi in coscientia et veder reformato ’l stato ecclesiastico, spero senza dubio che si farà del bene assai, et le cose sono in tal termine hora, che tutti dicano che o al presente si darà qualche remedio overo che mai si farà cosa buona, et sarano pur sforzati, non facendo demostratione in queste diete di confessare che non vogliono, che del potere è cosa chiara conclusa et manifestamente si tocca con mano. Et però, se S. A. non vuole, non occore pensare che il nontio a poco a poco possi far egli frutto come essi dicano, anzi in poco tempo verebbe a deriso et in favola delli heretici et di tutto il clero et se al presente li heretici, che pur hanno un poco di paura, sono tanto temerarii che publicamente mi domandano ambasciatore del diavolo et il giorno di S. Simone et Giuda, 6andando io a celebrar la messa nel monasterio di S. Francesco, a caso ritrovai un loro predicatore, quale io non conobbi et egli osservò dove andavo et, havendo veduto che volevo celebrare, la medema mattina nella sua predicha coram omni populo disse: „Questi sodomiti et idolatri papisti non vogliono cessare di adorare il diavolo et idolatrare continuamente.“ Et maledisse con quel spirito, che il padre suo il demonio li suministrava, tutti li papisti, et che non haverebbeno cessato di esser contrarii alli lor santi instituti, insin tanto che non si fusse fatto un bagno di sangue et, dal nominarmi in poi, parlò dimodo che ogniuno poteva bene intendere che diceva contra di me et tutto questo con tanta disvergogna, che è cosa da non credere. 7Io pensavo che fossero 94questi predicatori loro qualche sattrapi, ma sono di poca età, di manco lettere, pieni di carnalità et di ogni genere di vitio et non ostante questo proh dolor sono tenuti da costoro per veri profetti. Io ne farò a suo tempo rumore, ma li aspetto al passo. Mons. di Gurgo refferì a S. A. tutto quello che era passato, facendo instantia che quel nebulone fosse castigato, et le rispose: „Ancora il predicatore catholico dice male delli heretici“. Però spero che non darà questa risposta a me. Quanto poi al clero, oltre che ogni giorno vo scoprendo maggior difficoltà circa al ridurlo a qualche forma di disciplina ecclesiastica, come presto farò vedere a V. S. Illma per la informatione che le mandarò, 8è ancora impossibile di metter mano a questo senza il braccio secolare, il quale S. A. malamente può dare stando le concessioni, et le armi del nontio non feriscono qua, se bene essi si accorgerano che inreparabile ferita le darano nel’ inferno, ma al presente non sono stimate.

Hora stando in questa suspensione di animo et non mi risolvendo se il principe vuole o no, facendo pur giudicio che bisogna che ci sia qualche cosa che lo ritenga, ho penetrato che, oltre a quelli rispetti di sopra referiti, che qua si ha opinione certissima che in caso che S. M. Ces. morisse senza figliuoli che S. A. sarebbe eletta imperatore9et alcuni buoni spiriti fomentono assai questo, allegando la debolezza di S. M. et che è senza moglie etc. et ritrovando molte ragioni per le quali si conclude che in ogni modo caderebbe nella persona sua, ma sopratutto per esser egli osservatore et immitatore delle attioni del’ imperatore, suo fratello, 10et per esser non aterribile come l’arciduca Ferdinando, ma pieno di dolcezza, cosa che li elettori desiderano, et forsi devono ancora soggiungere che, quando S. A. desse nel rigido et facessi rumori con li suoi popoli, che sarebbe un volersi privare di così gran pretensione et, perché facile creditur quod libenter auditur, è certo che si ha pensiero di questo. Et però non sarebbe gran cosa che questo rispetto più d’ogni altro 95lo facessi andar così claudicando. Ho voluto che V. S. Illma sapia ogni cosa, massime che quello che scrivo et ho scritto insin’hora ho saputo da testimoni degni di fede et intimi a S. A. Non per questo mi diffido, né faccio giudicio fermo, anzi spero et siamo in termine che in queste diete si scoprirà il tutto; ma mi è parso espediente di tener avisata V. S. Illma di quello che alla giornata si fa et vo scoprendo.

A me rincresce grandemente, che nella dieta che si farà in Carintia, subito doppo questa, che Offmam sarà capo come vicedomine del vescovo di Bamberga, et non potiamo sperare se non qualche novità in detrimento della religion catholica11et fomento grande alli baroni, quali haverano dalla sua il capo ecclesiastico. Ma non so già come S. A. soporti che, havendole scritto tre volte, acciò lasci l’impresa et se ne ritorni qua, egli mai le ha dato risposta et hora non sanno dove sia et con tutto questo si tace et non si vuol venire al deponerlo. 12Il Cobenzolo è fautore di questo huomo et ha mantenuto in consiglio che S.tà non può privarlo et che non ha potestà nelle cose temporali, dicendo: „Né manco meco ha che fare il papa nelle mie commende“. Et so certissimo che è vero, se bene S. A. l’ha negato a me, et questo è quello che già scrissi che haverei procurato di sapere. Li cittadini di questo luoco hanno fatto due congregationi per rispondere al decreto di S. A. in materia de figliuoli, 13starò aspettando la risposta et vederò che espediente si pigliarà...


Fußnoten

  • 1 Siehe Nr. 14, 16 und 19, S. 77 f. 
  • 2 Kaiser Maximilian II. riet seinem Bruder Erzherzog Karl z. B. vor Beginn der Landtage 1569 und 1571 von scharfen Maßnahmen gegen die Evangelischen ab und hielt es auch nicht für rätlich, sich an den Papst zu wenden (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 145 f. und 179—181). 
  • 3 Verzeichnis des Hofstaates der Erzherzogin Maria bei Hurter, Geschichte Kaiser Ferdinands I, S. 586, und. V, S. 583; Thiel, Zentralverwaltung, S. 187-—190. Über die Entfernung der Lutheraner vom Hof berichtete bereits am 16. April 1580 P. Blyssem (Loserth, FRA II/50, S. 56). 
  • 4 Seit 1571 waren Jesuiten die Beichtväter Erzherzog Karls und Erzherzogin Marias (Schuster, Martin Brenner, S. 191 und 196). 
  • 5 Auf der Münchner Konferenz wurde die Erhöhung der Salzsteuer vorgeschlagen (Loserth, FRA II/50, S. 39). 
  • 6 28. Oktober. 
  • 7 Gemäß der evangelischen Kirchen- und Schulordnung war der Prädikant verpflichtet, an den Tagen, an denen die Katholiken die Feste der Heiligen feierten, zu predigen. Aus naheliegenden Gründen wurde dabei besonders gegen 
  • 8 Vgl. Nr. 30, S. 110. 
  • 9 Vgl. unten Nr. 92. Am 7. Juni 1581 wurde Gallio berichtet, daß Erzherzog Karl im Hinblick auf die Lebensgefahr des Kaisers an den Hof gekommen sei, um beim Kaiser und dann bei den Kurfürsten von Sachsen und Brandenburg die Wahl Erzherzog Ernsts zum Römischen König zu betreiben (Arch. Vat. Nunz. Germ. 99, f. 470r). 
  • 10 Siehe oben Anm. 2. 
  • a Ms.: non wahrscheinlich durchgestrichen den Heiligenkult oder das Fronleichnamsfest geeifert (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 321—324). 
  • 11 Am 29. November 1580 brachten die der Augsburger Konfession zugetanen Landstände im Kärntner Landtag die an Erzherzog Karl gerichteten Religionsbeschwerden vor (Klagenfurt Diözesanarchiv, Akten I, Fasz. 3). Am Landtag wurde aber vor allem über die Aufbringung der für die Türkenabwehr notwendigen Mittel beraten (Klagenfurt LA, Hs. 18, Landtagsprotokoll 1580, f. 1r—66r). 
  • 12 Siehe oben Nr. 19, Anm. 27. 
  • 13 Siehe Nr. 17 und 18.