Regest
Arrogantes Auftreten der Häretiker auf dem Landtag und deren Drängen auf ausschließliche Verhandlungen der Religionsangelegenheiten. Aussprache mit Erzherzog Karl über Mittel zur Wiederherstellung der landesfürstlichen Autorität und katholischen Religion. Katholische Räte nicht für deren sofortige Anwendung. Befremden über Verhalten des neuen Bischofs von Bamberg gegenüber Hoffmann. Bitte um weitere Anwesenheit des Jesuitenprovinzials in 123Graz. Landesfürstliches Einverständnis mit Prozeß gegen Kobenzl in Religionsangelegenheit. Aktivität der häretischen Prädikanten. Sentenz gegen Polydor de Montagnana. Beratungen mit Vertretern Salzburgs über Visitation und Stärkung der Prälaten am Landtag.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 151r—154v, Orig.
Brieftext
Con altre mie ho fatto sapere a V. S. Illma che andavo facendo un memoriale de alcuni punti per darlo in questa così urgente necessità della dietà.1Ma perché dalle mie, purtroppo prolisse, si può facilmente comprehendere tutto quello che sia necessario in simile occasione, solamente refferirò a V. S. Illma che, havendo io toccato con mano che li heretici credendo che S. A. burli et che quando pur dichi da dovero non possi senza loro a pena vivere, sono perciò arrogantissimi et importunissimi in proponere quelli capi, che li già ho scritto a V. S. Illma, 2et ogni giorno ne inventono delli altri et vano dilattando in dar risposta a S. A. circa il bisogno suo temporale 3et solamente trattano materie di religione, et essendo io per li sucessi delle cose passate più tosto timido che animato, per sodisfare in parte al debito del’ officio mio, ho proposto a S. A. che mi pare che sarebbe espediente che lei chiamasse a uno a uno et poi unitamente li provinciali et le significasse con paterno amore nel stato, nel quale lei doppo le concessioni in materia di religione si ritrovava, ciové che lei haveva persa l’obedientia et le intrate, che tutti li principi catholici suoi parenti et amorevoli non continuavano più la buona corrispondentia che per prima havevano tenuto seco, che li principi de Italia già conoscevano che dalli stati suoi non potevano aspettar altro che o paganismo o heresie, et però quando havessero toccato con mano che né S. Stà né altro può remediare con modi pieni di carità, che forsi loro haverebbeno ritrovato remedio opportuno et con poca utilità et sodisfatione di lei et di lor medesmi, ché, ritrovandosi in questi termini, se il Turco volesse molestare questi paesi, che essendo lei prima de’ amici de’ parenti, anzi havendo irritato tutti li principi christiani, che non potrebbe aspettar aiuto né susidio alcuno, che S. Stà li minacciava con brevi minatorii et acri, et che se li predicatori loro lo chiamavano idolatra, che con più ragione tutti li altri potevano sospicare che egli non fosse 124di quella fede che egli professa et vuole vivere et morire, che si riducessero a memoria che non S. A. haveva publicate le concessioni a lor datte in materia di religione, ma che essi, oltre l’haverle corrotte, che ancora per insatietà et vanità havevano voluto che tutto il mondo lo sapesse, 4cosa che l’haveva ridotto a termine che non sapeva che risolutione pigliarsi, poiché era necessitato o di procedere contra di loro, overo di fornire di tirarsi a dosso la inimicitia di tutti li principi catholici, che lei sapeva bene che, essendo principe libero, non era tenuto darli questi conti, ma che per havere sempre proceduto con loro più tosto con modo di fratello che di padrone, voleva ancora che di presente conoscessero la charità sua, et che però non li volessero dar occasione di mutar modo et forma di procedere, ma che si aquietassero a tutto quello che lei havesse ordinato in materia di religione.
Queste et simili cose dissi a S. A., le quali lei haveva altre volte meco communicate. Mi ringratiò grandemente et li piacque questo mezzo, et di più mi disse di volerli chiamare a uno a uno et astrengerli a sottoscriversi, che haverebbeno accettato tutto quello che lei havesse ordinato et che, se bene sapeva che si sarebbeno buttati in ginochione,5pregandolo che della vita, robba, figliuoli, moglie et altro facesse ciò che volesse, però che non li molestasse in coscientia, non dimeno che haverebbe instato, acciò facessero quello che lei voleva. Doppo S. A. ha comunicato questo con li suoi consiglieri catholici, quali l’hanno persuaso non esser bene a far al presente questo officio, ma riservando per ultima cosa; che io non approvo et non resto sodisfatto, perché se bene tutti li catholici mi danno aiuto in questo negotio, non dimeno si scopre che è mescolatto assai il lor zelo con odii et rancori personali et vorebbeno si rompesse et andasse alla peggio che può andare.
S. A. trattò ancora meco delle concessioni sue et in spetie della scrittura publicata dalli heretici l’anno 1578,6et come aspettava che li provinciali si lamentassero del decreto de’ figliuoli, de’ cittadini, 7presuponendo che alle città sia concesso il medesimo che a loro et che in questo caso voleva dichiarare qual fu l’intentione sua et come mai haveva concesso niente alle città et che quando disse che nolebat ipsos molestare in conscientia, che intendeva di non voler metter 125l’inquisitione et che quando confirmò alle quattro città i predicatori, 8che intese che solamente li doi stati de’ nobili et baroni potessero andarci, et di questo mi diede ferma speranza. Io lo pregai che sì come voleva far questo con fatti, che in conformità lo scrivesse a S. Stà, acciò fosso chiara che mai haveva concesso quello che li heretici havevano publicato. S. A. mi ha promesso di volerlo fare et io lo persuasi a questo, per assicurarmi più della sua parola, perché scrivendo si viene ad obligare di far tutto quello che con lettere darà intentione a N. S. 9
Parlai poi di Hoffmam, il quale è già qua,10S. A. si maravigliò molto che l’eletto di Bamberga le havesse scritto in suo favore, 11acciò lei non l’astringesse a venire qua et che poi sia senz’altro venuto. Io li risposi a questo che li heretici si facevano obedire et che potevano ciò che volevano etc. Fu S. A. di parere che fosse bene di farle penetrare con bel modo che io havevo arme contra la persona sua, accioché perturbasse manco il negotio della religione et, in conformità di questo, ha dato ordine al sig. cancilliero che pensi al modo. Li provinciali hanno differito insin’hora il dar risposta a S. A. per aspettarlo, dimodo ché se si darà cattiva risposta, la riconosceremo da lui et non si può sperare se non cattivi officii.
S. A. mi pregò che volessi ritener qua in ogni modo il padre provinciale de’ Gesuiti et che in suo nome ne facessi officio con S. Stà. Così io le ho detto che resti, il che però è stato con sodisfattione di tutti li padri, quali vedono la necessità del’ assistenza della persona sua.12
S. A. ha poi mandato da me il sopradetto padre con dirmi che si contentava che io formassi processo contra il Cobenzolo, in materia di religione, mostrando gran indignatione contra di lui per havergli io refferto la scrittura, che li provinciali havevano produtto della persona sua, della quale già ne ho dato parte a S. V. Illma.13Io non le 126ho dato per anco certa risolutione et non applico l’animo di mettermi a questa impresa, perché se bene è publica voce et fama che, rimosso lui, le cose passerebbeno in una altra forma, nondimeno non vorei intervenisse a me quel che è intervenuto nel negotio di Hoffmam, che, volendosi proceder contra di lui viridicamente, non si è trovato chi habbia voluto testificar contra et il nontio del’ imperatore senza sua colpa, non ha sodisfatto a questo principe. 14Così dubito averebbe a me, poiché molti catholici dicono delle cose che sono verissime, ma non vogliono mettersi a rischio niuno. Poi come ho risposto al provinciale chi sa meglio chi sia il Cobenzol di S. A., che ogni giorno sente le sue poco catholiche propositioni in consiglio. Tutti questi signori et li padri Gesuiti sono di contraria opinione et vorebbeno che io accettassi questo carico, et dicono che questa è la maggior demostratione, che S. A. potesse fare meco di confidenza et che altre volte ne è stato fatto instanza, ma che mai ha voluto consentire et che sono tenuto in coscienza a non lasciare così buona occasione, ma io non voglio metter mano a negotio, dove non sappi di poterne uscire con honore.
S. A. ha nominato alcuni signori per assistenti alle diete nelle altre provincie in nome suo, et sono parte catholici et parte heretici; cosa che mi ha dispiacciuto, se bene li ha commesso che non admettino negotio di religione, ma si governerano le provincie conforme a quello che farà questa.15
Li heretici si sono fatti maschari la notte passata da frati et monache et dissegnavano di contrafar me ancora. Io l’ho saputo et ho cercato di obviarli, ma farano ciò che vogliono.
Questi predicatori heretici hora si fanno tener per huomini virili et danno mostra della lor bontà et dottrina ne’ loro dia bolici sermoni, con dire bastemie nefande contra S. Stà et tutta la corte di Roma. Hoggi hanno parlato del cardinale di Trento, di buona memoria,16ma io lascio di scrivere le cose che dicono, perché sono senza fondamento, ma ben piene di odio et di buggie. Et Dio sa quel che interiomente patischo a sentire che in mia presenza così temerariamente et 127poco decentemente si parli della corte di Roma da questi nebuloni, et ne fò resentimento, ma non giova né manco ne vedo frutto alcuno, se non di parole.
Mando a V. S. Illma la sentenza contra mons. Polidoro,17il quale si è mostrato obediente et si diporta bene in avisarmi di quello che occorre in questa dieta. Et perché S. A. l’ama et è parente del sig. cancilliero, ho usato con la persona sua di molta misericordia et non ho voluto andar cercando di molte cose, che haverei potuto, massime che invero tutti li prelati sono macchiati della medema pecce et, s’io li volessi tutti castigare, come il dovero ricercarebbe, niuno restarebbe esente; ma è stato bene comminciare con uno così principale, ché insin’hora molti si sono emendati con l’esempio suo; sono ancora andato con la man dolce per conto della dieta.
Di quello che ho scritto al’arcivescovo di Salisburgo et li ho mandato a dire,18egli ha potuto ottimamente conoscere che io sono molto bene informato del stato della sua diocese, et però dubitando che io non fossi per far una visita personalmente 19et scoprire cose degne di molto resentimento, per obviare a questo, ha mandato qua da me il suo vicario generale con doi consiglieri, accioché meco consultino quello che per rimediare a tanta corrottione si dovesse fare, con animo che questi commincino la visita. Io li ho detto che durante la dieta non mi par bene che si tratti di questo per degni rispetti, ma che in questo, mentre sarà officio loro di animare li prelati et se bisognasse minacciarli, acciò facciano quello che per legge divine et humane sono tenuti, et se verrà occasione che loro in nome del’ arcivescovo protestino a S. A. che non voglia conceder cose in pregiudicio del stato ecclesiastico, che mi prometto della loro pietà et zelo, che lo faranno. Mi hanno detto che hanno commissione di governarsi in ogni cosa conforme al parer mio...
Fußnoten
- 1 Siehe Nr. 27, Anm. 8.
- 2 Siehe Nr. 39.
- 3 Siehe Nr. 37, Anm. 2.
- 4 Gemeint ist die Brucker Religìonspazifikation von 1578. Vgl. Nr. 14, Anm. 13.
- 5 Vgl. Nr. 60 und 62.
- 6 Wie Anm. 4.
- 7 Nr. 27 und 28.
- 8 Graz, Judenburg, Klagenfurt und Laibach. Siehe Nr. 14, S. 43.
- 9 Das hier versprochene Schreiben Erzherzog Karls ist aller Wahrscheinlichkeit nach nie geschrieben worden. Die erbetenen genaueren Informationen dürften vielmehr von dem nach Rom reisenden P. Maggio gegeben worden sein, für den Erzherzog Karl am 12. 1. 1581 ein an den Papst gerichtetes Kredentiale ausstellte (Arch. Vat. Nunz. Germ. 78, f. 218rv). Vgl. unten Nr. 61.
- 10 Vgl. Nr. 32.
- 11 Schreiben nicht gefunden. Vgl. Nr. 19, Anm. 27.
- 12 Malaspina verbot dem Provinzial, P. Blyssem, nach Italien weiterzureisen (Rom Generalarchiv der Jesuiten, Germania 158, f. 316r—317r).
- 13 Siehe Nr. 11 und 37.
- 14 Vgl. Nr. 3, Anm. 3.
- 15 Der Kärntner Landtag tagte vom 28. November bis zum 10. Dezember 1580. Landtagskommissare waren Paul von Thannhausen, Dompropst Karl Grimming von Gurk und Sigmund Friedrich von Herberstein (Klagenfurt LA, Hs. 18, Landtagsprotokoll 1580, f. 1 ff.).
- 16 Christoph Madruzzo, gestorben am 5. Juli 1578 (Hierarchia Catholica III, S. 28).
- 17 Nr. 36.
- 18 Siehe Nr. 26.
- 19 Siehe Nr. 30, Anm. 7.