Briefnr. 74

(Malaspina an Erzherzog Ernst) - (Graz, 1581 März 7)1

Band 1

Regest

Bericht über religiöse Lage in Innerösterreich. Schwächliche Haltung Erzherzog Karls, starke Opposition der evangelischen Stände. Wenig Aussicht auf finanzielle Unterstützung seitens des Kaisers, Erzherzog Ferdinands, des Herzogs von Bayern sowie des Erzbischofs von Salzburg. Wegen starker Türkenbelastung Streben Erzherzog Karls nach Ausgleich mit Venedig durch päpstliche Vermittlung. Unstimmigkeit mit Erzherzog Ferdinand wegen Nachfolgefrage. Geplante Entsendung Schranzens zu den benachbarten Fürsten sowie des Bischofs von Gurk nach Rom. Päpstliche Geldhilfe 200zum Unterhalt von Soldaten an der Türkengrenze sowie einer Besatzung in Graz erforderlich. Tod des Kommandanten von Karlstadt.


Archiv

Arch. Vat. Nunz. Germ. 99, f. 411r—413v, Kop.


Le ragioni mandate per persuadere al sermo arciduca a star costante nel favorire la religione catholica3sono di tanto peso et sostanza, che dovrebbeno et partorire novo vigore in S. A. et rompere in buona parte la ostinatione di questa nobiltà, ma chi da principio è andato osservando con che piedi si è caminato in questo negotio, ha scoperto due massime verissime: L’una è che il principe mostra ben di stimare tutte quelle ragioni che si allegano, ma vorebbe esser in tal forma aiutato con danari, che egli dal canto suo non fosse necessitato né a vendere, né impegnar, né incommodarsi per cooperare anco egli in questo fatto. 4L’altra è che questa nobiltà è stata così sedota da questi diabolici predicatori, che insieme con haver smarita la vera fede, ha ancora perso ogni lume di ragione, di modo che né per amicabile trattatione, né per urgenti et vere ragioni, né per altro genere di persuasione si può sperare di farla capace, né contenerla nella debita obedienza. Però in questo fatto sono tre cose degne di consideratione, le quali sì come sono differenti, hanno ancora bisogno di ponderatione non equale. L’una è l’indurre il principe a credere che non basta di dire: Io voglio metter la vita etc., se sarò aiutato et che ho provato se con le forze mie posso fare et vedo che no, ma che è necessario che faccia il negotio, così proprio che si dia a credere di esser ridoto a tal passo che per conservatione sua nel spirituale et temporale bisogna che s’incommodi et cerchi via et modo d’aiutarsi, et di questo ne è stato data la cura a me dalli consiglieri, 5et spero mi riuscirà sì come ancora, praeter spem omnium, riuscì il fare publicare il decreto. Secondariamente resta di ritrovar via che la nobiltà obedischi, et in questo non bisogna pensare a nude ragioni, ma metter mano a mezza più potenti, et doppo che haverà obedito, dubitando noi che sotto mano non instighi la plebe a resistere a l’esecutione, convien pensare alla forma et assicuratione circa esequire, et questo capo è il più difficile. Li consiglieri, a’ quali è stato data la cura di ventilare questo negotio, 201doppo di esser stati divisi tra di loro grandemente, 6si sono contentati di procedere nella consulta secondo il mio raccordo, ciò che prima si dovesse discorere che cosa può far il principe de sé, et di presente et doppo continuamente ; che deveno far li ordinarii et prelati ; che aiuti si deveno cercare esterni, tanto pecuniarii come d’altro genero, et poi discuttere bene come noi qua ci dobbiamo governare ne l’indure a perfettione il negotio, presupponendo d’esser aiutati, et essendosi risoluto tutto questo si è refferito al principe, il quale ha approvato et solamente è un poco tepido nel voler vendere o impegnare luochi, 7come ho detto, ma qua batte il punto, poiché è impossibile aiutar S. A. se lei ancora non vuol dire da dovero. Spero nondimeno si risolverà in bene, et perché io non ho ancora in ordine tutta la consultatione, dirò solamente quello che si è discorso, ma non scritto nella consulta.

Circa li aiuti esterni io parlerò delli convicini. Quanto a S.Mtà Ces. oltre alla infirmità, che qua è tenuta per pericolosissima8et ne ha nocciuto grandemente in questa dieta, non sperano questi ministri di poter haver aiuto alcuno, et si contenterebbeno che, essendo fornito tra pochi mesi il tempo delle contributioni, che l’imperio suol dare pelli confini, che col mezzo di S. Mtà fosse continuato il pagamento, et perché questo non si può trattare se non nella dieta imperiale et sarà forsi cosa longa, 9le provincie di S. A. hanno scritto qua che a loro non basta l’animo di portar più il peso delli confini, et fanno instanza che s’habbi ricorso da N. S. Et vo intendendo che forsi si risolverano di supplicare S. Bne o S. Mtà Cath. a pigliarsi come cosa derelitta da loro, la cura di guardare Segna, con certe altre fortezze, lasciando tutto il dominio alla Sede Apostolica o a quella Mtà, et per questo effetto si sono convocate tre persone d’ogni provincia ; ma io a suo tempo darò più particolar aviso. 10Similmente prevedendo S. A. che tra pochi anni né li ecclesiastici né li secolari sono per haver modo di sostenere la spesa per resistere al Turco, che se hora che egli è occupato et ogni cosa sta in pace non possano, quanto manco potrano quando egli 202forsi terrà maggior presidii et cercherà di offenderli, si è risoluta di tentare di accommodare le differenze che ha con li signori Venetiani, 11che in tal caso si potrebbe sperare qualche unione tra di loro. Et però si è mossa a scrivere al sig. Josani Trautson, consigliero intimo de l’imperatore et parente del sig. cardinale Madrutio, 12instando grandemente che S. Mtà Ces., non potendo lei per la infirmità 13attendere a questo, si contenta che S. A. possi supplicar N. S. che li faccia gratia di pigliarsi questa cura. Ha nella risposta mostrato quel signore con bel modo che, havendo S. Mtà il negotio in mani, che forsi sarebbe bene di veder quello che col mezzo suo si può sperare, ma scrive che il tutto depende da l’arciduca Ferdinando, et però S. A., alla quale preme grandemente questo, ha subito scritto a l’arciduca et instà di potere con sodisfattione di loro ricercare N. S. 14

In quello poi che tocha a l’arciduca Ferdinando non è tra di loro molta sodisfattione, per conto della successione15et non vogliono sentire che si faccia fondamento ne l’aiuto suo. Del duca di Bavera lo depingano così parco nel spendere, che non si assicurano che egli sia per far cosa alcuna. 16Finalmente, quanto a l’arcivescovo di Salisburgo, egli forsi darebbe aiuto, ma per quanto se intende, vuol certi luochi in pegno, né in questo il coadiutore può far molto, perché l’arcivescovo è padrone delle intrate, et se bene in altro egli potrà giovare questa causa, nondimeno havendo egli li parenti in Carintia, heretici fini, con alcuni de’ quali ho havuto che trattare et ne posso parlare per esperienza, et non havendo la dispositione in mano delle intrate, non so invero che cosa potesse fare; pur credo sarà cosa molto 203utile che per ogni evento si trasferischi a Friscaco, come a suo tempo si avvisarà. 17

Ma l’errigere seminario, il far la visita, l’impedire le stampe heretiche et altre cose simili, per qual effetto se le darà il brazzo seculare sarebbe bene hormai tempo che si facesse, et tanto più lo doverà far hora,18quanto che sono quasi securo che S. A. si contentarà che in mia presenza si tratti da’ commissarii del’ una et l’altra parte una amicabile concordia per le differenze in materia di giurisditione ecclesiastica, 19dimodo ché per queste ragioni et per la natura del principe et per altre molte si è tra di noi stabilito che si debba procedere nella forma seguente, per perfettionare il negotio, presuponendo però che non sia, se non necessario, il tentare di haver aiuto da tutti, et così si è fatta elettione, per li principi vicini, del canciliero, 20et per Roma, di mons. di Gurgo, 21se bene sotto altri colori et pretesti, che non sia espediente far prova, se con amicabile trattatione o per viam juris, si possi accommodare questo negotio, et che si debba fuggire, come cosa pernitiosa, la via regia. Quanto al capo di ridure il negotio a tumulti et apparenza di guerra, perché havendo costoro in mano il governo delle provincie, havendo in custodia l’armaria, ma sopra tutto havendo a loro devotione tutti li soldati delli confini et della loro religione, 22et essendo lor cura di darli il stipendio, dalli quali si doveva temere in questi conflitti che, lasciando quella diffesa, non fossero venuti a offender noi, et andando in lor mano tutti li danari delle contributioni, tanto de’ ecclesiastici come seculari, et con essi hanno edificato questa lor sinagoga et mantengono li lor predicatori a spesa del clero, et è verissimo; bisognerebbe se si tentasse di voler procedere per via di guerra, haver tal aiuto, che in verità credo sia impossibile a ritrovarlo et, potendosi schivare tutto questo, et nondimeno haver l’intento nostro, non è dubio che è meglio. 23

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Et però tra noi si è concluso che S. A. debba non aspettare nella dieta futura24a far esecutione alcuna, ma subito, havendo in pronto l’aiuto, perché, essendo congregata tutta la nobiltà, nascano molte difficultà, massime essendo noi securi del stato ecclesiastico, il quale sarà unito con S. A. et darà la sua portione volentieri et si cercherà di mantenerlo saldo, il che si farà facilmente se io non tentarò la visita delle lor persone et conventi, del che temono grandemente et in questo il coadiutore potrà giovar assai. 25Et perché come S. A. faccia novità alcuna in materia di religione, la nobiltà non vorrà contribuire, bisogna perciò procurare : prima, d’haver tanta somma de danari, quanto basti per supplire alli confini. Secondariamente è necessario di ritrovar una via di assicurarsi che quelli soldati delli confini siano contenuti nel debito officio, al che già si è pensato. Terzo, far quello che si ha da fare così presto, senza però precipitare che non sia maturo il tempo che li prelati devono sborssare la lor parte, perché se di già li provinciali havessero in mano la portione loro, sarebbe difficile a far cosa buona. 4to, S. A. ha da procurare che le paghe che si deveno alli soldati siano pagate, che sono molte, et operare che li prelati ricerchino di voler veder li conti alli provinciali et come si distribuiscono li danari et far un saldo tra di loro. Ultimamente bisogna che S. A. in forma tale sia proveduta qua di gente, et quanto al castello et quanto alla persona sua, 26che non habbiamo paura d’una furia populare ne’ altri simili tumulti, come si è veduto principii nella dieta passata. 27

Ma perché non è manco necessario di procurare che li aiuti, che si daranno a S. A. siano profitevolmente dispensati di quello che sia l’istesso aiuto, acciò non intervenghi quello che è avenuto delli 40.000 scudi, li quali oltre che non sono stati spesi, né forsi la metà, nella fortezza di Carlostot, in quel luoco non si è manco edificato chiesa, del che sono stato sforzzato di farne un poco di risentimento.28Ma 205essendo morto hora il capitaneo della fortezza, si è proposto un catholico, et spero sarà promosso da S. A. et si ordinerà che subito si edifichi ; però in evento che N. S. si disponghi di aiutar questo principe in questa così utile necessaria et pia impresa, sarei di parere che si desse un credito in Vienna o Venetia, del quale non si potesero valere, se non in grandissima necessità et quando il nontio giudicasse esser espediente, et aggravare la conscienza al detto nontio, et insieme farlo certo che, quando facesse altrimenti, caderebbe nella disgratia di N. S. 29

Di questa forma si spera che S. A. potrà esequire qua in Gratz tutto quello che vorrà, il che sarà così gran principio, che si potrà quasi nel medemo tempo perfettionare il restante.

Non sarebbe forsi gran cosa che la venuta qua de quelli tre comissarii d’ogni provincia aprisse camino et senza strepito di tentare qualche cosa di momento in favore della religione, poiché havendo loro suplicato a S. A. che voglia, in nome del paese, ricorrere da N. S. per aiuto et con il mezzo suo ricercare altri principi,30io havrò occasione bona per il sucesso delle cose passate di significarle che, se non si risolvino, insieme con il domandare l’aiuti, di dare qualche signalata sodisfattione a S. Bne in materia di religione, che non sono per ottenere cosa alchuna.


Fußnoten

  • 1 Empfänger und Datum ergeben sich aus Nr. 79, S. 215. Auch P. Blyssem berichtete dem Jesuitengeneral am 14. März 1581 über von Malaspina Erzherzog Ernst und Herzog Wilhelm übersandte Informationen (Loserth, FRA II/50, S. 226). 
  • 3 Vgl. Nr. 59, S. 172. 
  • 4 Vgl. Nr. 16, S. 67, und Nr. 24, S. 89. 
  • 5 Vgl. Nr. 72. 
  • 6 Vgl. Nr. 62, S. 178 f. 
  • 7 Vgl. Nr. 19, S. 82, und Nr. 42, S. 130. 
  • 8 Vgl. Nr. 25, Anm. 9, Nr. 73, Anm. 2, Nr. 85, Anm. 4, Nr. 88, S. 243, und Nr. 120. Am 7. Juni 1581 meldete der Nuntius am Kaiserhof, daß wegen der Lebensgefahr Rudolfs II. die Wahl Erzherzog Ernsts zum Römischen König betrieben werde (Arch. Vat. Nunz. Germ. 99, f. 470r). 
  • 9 Siehe Nr. 72, Anm. 3. 
  • 10 In den späteren Berichten Malaspinas wird diese Angelegenheit nicht mehr erwähnt. 
  • 11 Siehe Nr. 14, Anm. 46, Nr. 24, Anm. 11, und Nr. 68, Anm. 6. 
  • 12 Hans Trautson war mit Brigitta geh. Freiin von Madruzzo, einer Tante des Kardinals Lodovico Madruzzo, vermählt (Mayrhofen, Genealogien des tirolischen Adels, Erloschene Geschlechter II, Nr. 26, IV, Nr. 47, Innsbruck, Museum Ferdinandeum). Vgl. Nr. 92, S. 254. 
  • 13 Vgl. Nr. 73, Anm. 2. 
  • 14 Erzherzog Karl war an einer baldigen Bereinigung der Grenzstreitigkeiten mit Venedig auch aus innenpolitischen Gründen sehr interessiert. Sein Bruder Ferdinand zeigte aber eine gewisse Härte gegen die Grenzverhandlungen, die man durch Entgegenkommen bei der Versorgung seiner nicht erbberechtigten Kinder Andreas und Karl zu beseitigen hoffte (Venedig AS, Dispacci Germania, filza 7, f. 138rv). 
  • 15 Erzherzog Karl betrieb die Wahl seines Neffen Erzherzog Ernst zum Römischen König sowohl beim Kaiser als auch bei den Kurfürsten (Arch. Vat. Nunz. Germ. 99, f. 302r—303v, 441r, 446r, 470r). 
  • 16 Vgl. Loserth, FRA II/50, S. 701—704. 
  • 17 Vgl. Nr. 64, Beilage B. 
  • 18 Siehe Nr. 53, Nr. 55, S. 227 f., Nr. 58. 
  • 19 Vgl. Nr. 75, S. 206. 
  • 20 Siehe Nr. 77, S. 214, Nr. 83, S. 225, Nr. 92, Anm. 1. 
  • 21 Siehe Nr. 84, 87 und 90. 
  • 22 1580 gehörte zum Stab der Truppen an der windischen Grenze ein evangelischer Prädikant, aber kein katholischer Priester (Vaniček, Specialgeschichte der Militärgrenze I, S. 72; Rothenberg, Die österreichische Militärgrenze, S. 49, Anm. 44). 
  • 23 Malaspina hatte noch keine richtige Kenntnis von dem in der Steiermark schon seit Jahrhunderten herrschenden Dualismus von Landesfürst und Ständen, besonders in Finanz- und Verteidigungsangelegenheiten (vgl. Mensi, Geschichte der direkten Steuern, S. 50; Vaniček a. a. O., S. 37 ff.). 
  • 24 Der nächste Landtag begann am 27. November 1581 (Graz LA, Landtagsakten 423 und 424/425; ebenda Landtagshandlungen 33, f. 170r—252v). 
  • 25 Die Visitation wurde aber doch vor Beginn des Landtags begonnen (Nr. 94, S. 260, Nr. 107, 109, 111, 112, 114 und 115). 
  • 26 Vgl. Nr. 90, S. 247. 
  • 27 Vgl. Nr. 33, S. 112, und Nr. 37, S. 117. 
  • 28 Vgl. Nr. 1, Anm. 26, und Nr. 133, S. 362; Innerösterreich hat außer den sehr umfangreichen Robotleistungen 350.000 fl. zum Bau von Karlstadt beigetragen (Vaniček a. a. O., S. 65 f.). Es ist durchaus möglich, daß ein Teil dieser päpstlichen Hilfsgelder nicht für Karlstadt, sondern für die Türkengrenze im allgemeinen verwendet wurde. 1578 bewilligten nämlich die innerösterreichischen Länder 548.205 fl. für den Türkenkrieg, davon sollten 70.000 fl. aus der Reichshilfe 
  • 29 Vgl. Nr. 16, S. 67, Nr. 24, S. 89, Nr. 133, S. 362. 
  • 30 Siehe Anm. 20 und 21.