Briefnr. 77

(Graz, 1581 März 14 oder 24)1

Band 1

Regest

Vorschläge Malaspinas zur Förderung der Religionsangelegenheit in Innerösterreich. Notwendigkeit einer Besatzung in Graz zur Durchführung des Religionsdekretes. Möglichkeit der Aufbringung der Mittel für Türkengrenze durch Bauern, Bürger und Geistliche auch bei Leistungsunwilligkeit des Adels. Päpstliche Geldhilfe für Erzherzog Karl. Anwesenheit Erzherzog Ferdinands bei Durchführung des Religionsdekretes wünschenswert. Bei eventuellem Tod 210des Kaisers keine weitere Aktivität Erzherzog Karls in der Religionsfrage. Baldige Reise Schranzens nach Innsbruck und Wien.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 263r—265v, Orig.


Essendo il negotio della religione di questi paesi tanto importante et per il servitio de Dio et per la conservatione del dominio temporale di questo sermo principe et essendo stato concluso non solo da li consiglieri nominati doppo data la dilatione,2ma ancora da tutti li altri, da li quali S. A. per una certa forma et per toglierli il suspetto che senza lor participatione la tentasse di far novità alcuna in questa materia, ha domandato il lor parere, che sarà qui incluso insieme con quello delli ecclesiastici, et tutti hanno unitamente confessato che la diversità della religione non può stare nelli termini che si trova, perché si tocha con mano che il principe va ogni giorno perdendo l’autorità, il rispetto et il dominio, et che però, quando ancora non si trattasse di religione, che per la conservatione della potestà temporale bisogna cercar forma et modo che il principe sia principe et reconosciuto dalli sudditi per tale. Et perché le consultationi si riducano come a precipuo et quasi unico capo a l’aiuto pecuniario, ho giudicato convenirsi al debito de l’officio mio di scrivere ingenuamente quello che in questo particolare io sento, havendo l’occhio di sodisfare alla conscienza mia, a l’obligo che ho grandissimo a N. S., et insieme non lasciar di rapresentare la necessità del principe et il bisogno della causa, però non in forma che mai sia per partirmi da quello che ho scritto altre volte, cioè che giudico necessario che S. A., come la ragione comporta, ancho essa se incommodi et non cerchi di lasciare tutto il peso a S. Bne, 3et questa è la fornace nella quale al presente si ha da provare se S. A. dice da dovero o no.

Bisogna in questo fatto prima far un presupposito che la necessità piglia l’augumento et la diminutione sua de l’esito che haverà il negotio, et essendo li eventi incerti et pericoloso et forsi temerario il far pronostico certo d’essi, massime in cause di tanto peso, non si può perciò determinare a un gran pezzo la quantità del aiuto che si sia per haver di bisogno, ma, per venire ad individuo, io descriverò tutto quello che può succedere, in evento che qua si tenti et si faccia l’essecutione del decreto già publicato. Et prima refferirò il parere di tutti li buoni et il più ragionevole, S. A., con l’aiuto di S. Stà munirà 211il castello, la persona et la città, et fanno conto che bastino 400 huomini, et li tratterà insin tanto che sarà ben assicurata da tumulto populare; et questa è la prima necessità. 4Fatto questa, si farà l’esecutione in questa città, la quale succederà certissimo. 5Poi si presuppone che li nobili non voranno contribuire alli confini 6et faranno strepito di sollevatione de’ contadini. Quanto al primo, S. A. non può in un subito sforzzarli et trattare di metterne alcuni in preggione, o far altro è cosa pericolosa et doviamo però immaginarsi che per un tempo siano per stare nella lor ostinatione. Quanto alli villani, S. A. si assicura d’essi, se bene fossero heretici, con publicar subito un decreto che siano esenti delle impositioni che soleano pagare alli nobili per conto delli confini. Ma non è cosa credibile che tutti li nobili habbiano da esser così dati in reprobo senso, che vogliano mettersi a pericolo manifesto, et quanto alla pena che, se non hora, con il tempo devono aspettare da questo principe, né con il non voler contribuire dar adito al Turco che possi far danno alli paesi, massime non essendo egli molto amico alla nobilità. Et quando pur fossero così obceccati, sono alcuni molto richi catholici tra di loro, li quali senz’altro saranno uniti con S. A., oltre che si può anco assicurare che li prelati, che hanno dominii temporali in questi paesi, si sarano in aiuto et nel contribuire et nel resto. 7Sono poi le città, le quali, essendo diretamente del principe, si deve sperare che non sarano così temerarie che ardischino di negare le contributioni et, quando pure alcune lo facessero, non lo faranno però tutte né la maggior parte, et questo è veris212simo. Resta poi il stato ecclesiastico, che contribuisce egli solo tanto, quanto unitamente fanno li nobili et le città, il quale senza dubio sarà pronto di seguitare in contribuire quelli subsidii, che insili hora ha dato. 8

Per il che, se bene le contributioni arrivano insino a trecento millia fiorini,9come dicono, non computando in questo numero né le contributioni del imperio, né la spesa che si fa in munitioni et fortificare alcuni luochi, né manco la portione che li paesi danno per pagare li debiti di S. A., ma solamente quello che si spende nel mantenere li soldati nel tempo di pace, la necessità non sarebbe tale che non si potesse per qualche spatio di tempo sovvenire, massime essendo S. A. contenta che il conto si faccia nella forma che ho hora detto, et perciò li pare di far assai, et non vorebbe vendere né impegnare luochi, se non per pagare li suoi debiti. 10Ma presuponendo, come alcuni vogliono, che tutti li nobili stiano ostinati, che le città facciano il medemo, che li heretici si mettino in campagna et, essendo padroni di essa, molestino li ecclesiastici, li quali non hanno fortezze né forze di resisterli, che li soldati delli confini lasciano quella difesa et venghino a offenderne, che li contadini delli ecclesiastici, vedendo che quelli delli heretici sono esenti, ancor essi dichino di non voler contribuire, che li Austriaci, li Bohemi et Ungari venghino in aiuto di costoro, che il Turco li molesti da l’altra parte, et che li nobili li diano d’adito ; in questo caso io non saperei che dirmi, né che forma descrivere per animare alcuno a sovvenire S. A. Ma credo bene che ogn’uno conoscerà sempre che le difficultà allegate sono più apparenti che vere et, particularmente quanto alli Austriaci et altri, si sa bene che l’imperatore non lo comporterà mai; et quanto alli soldati delli confini S. A. non teme di questo, purché habbia danari da contentarli, nel resto, se ben dice che sono cose degne di consideratione, nondimeno non crede che si sia per venire a questo in modo alcuno. Ma poiché si vede che il negotio è importantissimo et che l’esito può succedere in forma che sia bisogno di metter mano ad aiuti grandi, ancorché può avenire che ogni piccolo aiuto possa bastare, io non lascierò di repplicare un’altra 213volta quello che di sopra ho detto et qua a tutti ho apertamente significato, che N. S. non piglierà solo la cura di sovvenire alle necessità che possono occorere, però che bisogna che S. A. pensi di pigliar qualche partito per poter fare la parte sua et, se bene mi rispondeno che faranno che diranno, io vorei che sì come loro non vogliano mettere in esecutione cosa alcuna, se prima non hanno l’aiuto di S. Bne in pronto, così ancora si persuadessero che a S. Stà non è per bastare il dire: spenderemo la vita, robba, et massime che si vede che qua si fanno molti discorsi et non tutti si perfettionano. Onde se si giudicherà che, non ostante che S. A. dal romper con costoro si metta a pericolo di non haver per l’avenire aiuto per pagare li debiti, et che si suspenda il fortificare le fortezze et certe altre cose, che non sono però di molta necessità et non fanno gran somma, debba ancora per mettersi in stato di principe vendere o impegnare terre, se per caso il negotio si riducesse a così mal termine, cosa che noi non speriamo, sarà bene che tutto questo si dichi apertamente et nel saldo a mons. di Gurgo, et, prima di far altro, chiarire questa partita bene, che io dal canto mio ho fatto et farò quello che potrò. Et S. A. si deve movere tanto più prontamente a far questa deliberatione, quanto che lei insieme con tutti li consiglieri buoni et mali confessano che il negotio non può stare nel presente stato. Non lascierò ancora di dire che è pur da deplorare grandemente che, non ostante che qua si conoschi apertamente questo, nondimeno par quasi che si contentarebbeno di seguitare nel medemo stato et non si facesse novità alcuna, ma insieme con questo vorebbeno che S. Stà et li altri principi catholici confessassero che loro sono escusati et delli errori fatti per il passato, concedendo quello che non dovevano et se per l’avenire facessero il medemo.

Per il sopradetto rispetto fomentato dalla natura timida di S. A. et poco inclinata a voler fastidii, il cancilliero ha proposto che sarebbe molto necessario che l’arciduca Ferdinando si trasferisse personalmente qua,11quando si verrà a l’esecutione; così l’ha proposto a S. A. et lei ha approvato il suo parere et le ha dato commissione che, in nome di lei, ne faccia instanza a l’arciduca, et desiderarebbe che ancora N. S. ne facesse officio.

Ultimamente S. A. presuppone che tutto questo che lei promette di far in materia di religione, habbia luoco in evento, non succeda la morte di S. Mtà Ces., ché in questo caso chiaramente dice di non voler 214mover umore alcuno, ma cerchare di rimediare al detrimento, che perciò instarebbe alla sua serma familia, et perché insin’ hora non si fa molto buon giudicio della infirmità di quella Mtà, 12S. A., mossa da persone grandi, ha scritto a l’arciduca Ferdinando, mettendole in consideratione che, mentre hanno tempo, sia bene di pensare ad obviare alli danni che potrebbeno avenire a tutti loro. Et egli ha risposto 13che insino a quel’hora non si era mossa, perché conosceva che non si faceva conto di lui, però che egli, quando sarà ricerco, non lascierà di far l’officio suo, et che li pareva che il tutto si dovesse communicare con l’arciduca Ernesto et Massimiliano, onde il cancelliero, in questo viaggio che farà, doppo che haverà sentito il parere de l’arciduca Ferdinando, si trasferirà a Vienna 14et si vedrà di pigliare qualche risolutione; questo ancora mi è parso di far sapere.


Fußnoten

  • 1 Das Stück ist nicht datiert und könnte dem Inhalt nach sowohl zum Bericht vom 14. als auch vom 24. März gehören; die Lage im Kodex macht den 24. März wahrscheinlicher. 
  • 2 Vgl. Nr. 72, S. 196 f. 
  • 3 Vgl. dagegen Nr. 74, Anm. 28. 
  • 4 Schon auf der Münchner Konferenz 1579 wurde, um die Evangelischen unter Druck zu setzen, eine entsprechende Besatzung für Graz beschlossen und darüber hinaus u. a. noch sich mit munition und kriegsrüstung, als ob man’s allein wider den erbfeind gebrauchen wolle, zeitlich zu bewerben (Loserth, FRA II/50, S. 39). 
  • 5 Am 9. März 1582 befahl Erzherzog Karl, daß in Städten und Märkten nur die katholische Religion ausgeübt werden dürfe und in Graz und Judenburg nur Herren und Rittern der Besuch der evangelischen Gottesdienste erlaubt sei (Loserth, FRA II/50, S. 274—279). 
  • 6 Die Leistungen des steirischen Adels für die Verteidigung der Türkengrenze blieben nach wie vor sehr groß, dagegen machten Reichshilfe und päpstliche Hilfe, so willkommen und wertvoll sie waren, doch nur einen kleinen Teil des finanziellen Opfers aus; beim innerösterreichischen Adel kam auch noch die Kriegsdienstleistung dazu (Vaniček, Specialgeschichte der Militärgrenze I, S. 65; Mensi, Geschichte der direkten Steuern I, S. 139; Rainer, Discorso dello stato dei confini col Turco, S. 277 f.). 
  • 7 Vor allem betraf dies den Erzbischof von Salzburg und den Bischof von Bamberg. 
  • 8 Die Geistlichkeit wurde schon seit Jahrzehnten mit Zustimmung des Heiligen Stuhls zu besonderen Leistungen herangezogen (siehe Nr. 19, Anm. 33, und Nr. 63, Anm. 8). 
  • 9 Siehe Nr. 74, Anm. 28. 
  • 10 Die Stände erklärten sich aber am 1. Mai 1581 erneut bereit, die Schulden Erzherzog Karls zu bezahlen (Loserth, Religionspacification, S. 96—98; Rainer, Nuntiaturberichte II/8, S. 201, Anm. 8). 
  • 11 Obwohl in den folgenden Jahren Karl dreimal in Innsbruck war, ist Ferdinand nicht nach Graz gekommen (Hirn, Erzherzog Ferdinand II, S. 112—115). 
  • 12 Vgl. Nr. 74, Anm. 8. Kaiser Rudolf II. starb erst 1612. 
  • 13 Es wurden in dieser Angelegenheit mehrere Schreiben gewechselt. Der hier erwähnte Brief konnte nicht gefunden werden, wohl aber ein diesbezügliches Schreiben Erzherzog Karls vom 31. März 1581 (Innsbruck LRA, Ferdinandea 208; Hirn a. a. O., II, S. 97). 
  • 14 Siehe Nr. 74, S. 203, Nr. 85, S. 228, und Nr. 92.