Briefnr. 76

Malaspina an Gallio - Graz, 1581 März 14

Band 1

Regest

Überreichung eines Breves betreffs Durchführung des Religionsdekretes. Bevorstehende Abreise des Bischofs von Gurk nach Rom. Frage der Rückstellung Aquileias an Patriarchen und der Steuerfreiheit des dortigen Kapitels. Seeräuberei der Uskoken.


Archiv

Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 257r—258r, Orig.


Le lettere di V. S. Illma delli 28 di genaro1mi sono capitate alii 12 di questo, et però in tempo che già S. A. era stata necessitata a condescendere al suspendere per adesso l’esecutione del decreto. Nondimeno io ho presentato il breve 2et le ho significato quanto sia stata accetta a S. Stà la pia risolutione di publicare il decreto et come stava aspettando con desiderio di vederne il frutto con l’esecutione et per servitio de Dio et per la conservatione del stato et autorità del’ A. S., et non ho lasciato di tocharli alcuni punti contenuti nel foglio che se mi è mandato, 3se bene mons. di Gurgo haveva ad verbum nelle lettere del sig. cardinale Madruzzi il medemo et S. A. le havea già vedute, et perché nel foglio qui incluso 4scrivo nel stato che sta questo negotio, non starò a estendermi in questo, massime che mons. di Gurgo partirà domani per cotesta volta 5et havrà piena instruttione 6d’ogni cosa et è fedele a S. Stà et dirà quello che in conscienza sente. Li principi 208convicini hanno opinione che qua si sia errato in non haver tentata la esecutione subito doppo la publicatione del decreto et che sia stato errore il multiplicare tante repliche, ma qua hanno altro senso et perché li esiti delle cose sono incerti, non si può far certo giudicio et in specie in negocii di stato et di tanto momento, che tutti li principi sogliono haver tanta zelosia et io suspendo in questo il mio giudicio.

Quanto al decreto circa la restitutione di Aquileia,7io non ho mai fatto fondamento alcuno in esso, se non per due cause, l’una è che mi pare si sia guadagnato assai, che il principe confessa in esso di esser tenuto in conscienza alla restitutione; del che io sono a suo tempo per valermi grandemente, poiché con questa sola confessione si butta a terra molti presuppositi che fanno questi ministri, l’altra è che qua me hanno sempre dato ferma speranza di pigliarci temperamento ragionevole, come di già hanno comminciato per il scritto che sarà con questa mia, 8et in questo negotio non vorei che mons. patriarcha si affaticasse molto in voler disputare, perché non faremo cosa buona, anzi non si fa altro che rinovare cose odiose et è purtroppo vero che egli ha tutte le ragioni del mondo et che li fondamenti allegati dalla parte di S. A. sono più apparenti che veri. Nondimeno è meglio di venire a qualche temperamento che mettendo il negotio in disputte, esasperare li animi forsi in forma che si toglia la speranza di poterlo mai accomodare, però io in verità dico ingenuamente il mio parere, che sarebbe che mons. patriarcha, consideratis considerandis, maturamente si risolvessi di mandarmi una forma di restitutione, la quale havesse non tanto l’occhio alla giustitia che pretende, quanto a quello che si può sperare di qua. Nel resto V. S. Illma sia sicura, che io non mancherò dal canto mio di far il debito. Quando ancora mons. patriarca non giudicasse espediente di tentar questo, lo persuaderei a soprasedere insin tanto che si vedesse che piega piglia il negotio delle differenze che ha S. A. con li signori Venetiani, 9perché sono cose concate209natte che, accommodandosi quelle, per consequenza si fornisce et in bene questo altro.

Circa il decreto delli canonici io non so per ancora intendere quello che desideranno, perché quando mi hanno nel principio scritto, hanno detto che sono aggravati da impositioni nove, straordinarie et insuportabili, in forma che ancora toccavano le distributioni quotidiane. Nel decreto chiaramente si togliono le impositioni nove, le straordinarie et insuportabili poiché dice che non teneantur nisi ad ordinariarum steurarum exsolutionem eatenus uti ceteri etc. et quanto al resto li fa ancora esenti. Et io di più feci aggiongere delli beni d’Aquileia, se pensano come mi accennano di esser totalmente liberati dalle impositioni o delli beni di Gradisca o di quelli di Goritia, è cosa che tratta del’ impossibile, et io non sono per farne parola con S. A. senza espresso ordine di V. S. Illma et son sicuro che non si ottenerà niente, né la ragione lo comporta, et loro dovevano pensar meglio quello che da principio domandavano.10

È tornato il Molzza da Segna et ha fatto restituire buona parte delle robbe tolte dalli Uschochi11alla barca Venetiana et ne ha fatto incarcerare cinque, ma le mercantie tolte alli Turchi, che erano in essa, si sono ritrovate in minore numero. Io non havendo havuto né per il passato né hora aviso dal commissario di N. S. né sentendo che li signori Venetiani facciano rumore alcuno, mi sono ritenuto di far nova instanza che si faccia segnalata demostratione contra le persone colpate...


Fußnoten

  • 1 Nr. 64. 
  • 2 Siehe Nr. 64, Beilage A, Anm. 3. 
  • 3 Nr. 64, Beilage A. 
  • 4 Vielleicht Nr. 77. 
  • 5 Siehe Nr. 84, 87 und 90. 
  • 6 Bischof Christoph von Gurk dürfte planmäßig von Graz aufgebrochen sein, zog am 17. März in seine Residenz Straßburg ein und reiste erst am 30. März nach Loreto und Rom weiter (Obersteiner, Aus dem Tagebuch des Gurker Weihbischofs und Dompropstes Karl von Griming I, S. 144). Die Instruktion ist vom 18. März; Zweck der Sendung war, vom Papst eine möglichst große Geldhilfe zu erhalten so woll zu schütz- und fürsehung der gränitzen auf den fall, da daselbst durch unserer widerspännigen ungehorsamen underthonen rebellion und halsstarrigkeit ainicher mangl erscheinen wolte als zu dempf- und ausraitung der eingerissnen khetzereyen. .. (Loserth, FRA II/50, S. 235—241). 
  • 7 Nr. 51; vgl. Nr. 55, S. 158—160. 
  • 8 Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 250r: Sermus d. archidux civitatem Aquileae in gratiam S. D. N. revmo d. patriarchae ad extremum ita forte restituero posset. 
  • 9 Vgl. Nr. 74, Anm. 14. 
  • 10 Siehe Nr. 45 und Nr. 55, S. 158—161. 
  • 11 Vgl. Nr. 68, S. 191.