Briefnr. 120

Malaspina an Gallio - Graz, 1581 Oktober 2

Band 1

Regest

Verhandlungen und Beratungen über Wahl Erzherzog Ernsts oder Erzherzog Karls zum Römischen König.


Archiv

Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 349r—351r, Orig.


L’arciduca Ferdinando, come per un’altra mia ho scritto a V. S. Illma, ha mandato qua il sig. Francesco de la Torre, il quale oltre a la commissione che ha havuto in viva voce, ha portato una lettera diretta a la Mtà del’ imperatore, in nome di tutta la serma famiglia d’Austria, sottoscritta dal’A. S., accioché questo principe anco esso si sottoscrivesse.1Il contenuto de la lettera è questo: Mettono in consideratione a la Mtà S. molte ragioni parte che spettano a l’interesse di tutto il christianesmo, altre al particolare de la casa d’Austria per le quali conviene che si faccia un re de’ Romani et perciò lo essortano a voler far intendere quanto prima questo a li elettori per potersi porre 331in executione conforme al bisogno. Et non si potendo far la elettione, se il re di Boemia non è presente, né può S. Mtà Ces. rappresentarlo lei, essortano la Mtà S. a voler resignare quel regno ne la persona de l’arciduca Hernesto. Et perché il far questa resignatione così simplicemento portarebbe troppo pregiuditio a la Mtà S., ma principalmente a li suoi descendenti, la consigliano a farla conditionatamente che mentre l’arciduca Hernesto vive sia quel regno suo et, dopo la morte, torni a li figliuoli de l’imperatore. 2Ma contenendosi ne la lettera formata da l’arciduca Ferdinando che la elettione si devesse fare in persona di uno di casa d’Austria habitante in Germania, questa Altezza ha havuto consideratione che si fa gran torto al re di Spagna et a l’arciduca Alberto, per non dir di Mattias, di escluderli ; essendo massime quella Mtà capo dela famiglia et quanto a l’età et quanto a la potentia et havendo la Mtà S. amici et dependenti in queste parti et anco tra principi heretici, come il duca di Sassonia, il quale essendo ricercato da’ Francesi di voler et con la potentia et con l’auttorità sua movere li principi di Germania ad impedire ch’l Re Catholico non s’impatronisse del regno di Portugallo. 3Egli rispose che riconosceva quello che possedeva da Carlo V et da la famiglia d’Austria et che perciò mai era per far cosa che fosse in pregiuditio de’ principi di quella famiglia. Hora per queste et altre ragioni allegate si è questa Altezza risoluta di spedire un corriere a l’arciduca, acciò si toglino quelle parole „residente in Germania“ et si aspetta fra cinque o sei giorni risposta 4et, come sia venuta S. A., manderà il Cobenzolo et l’arciduca, suo fratello, quello de la Torre a Vienna, dove faranno instantia a l’arciduca Hernesto che si sottoscriva ancor esso. Ma non lo volendo fare, gli ambasciatori hanno commissione di proseguire il negotio et andarsene a Praga et trattare immediate con la Mtà del imperatore. 5

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Hora Illmo Signore questo benedetto negotio può essere che sia et fattibile et di grandissima utilità a la republica christiana, ma al ministerio che qua io ho per le mani fa et farà obstacolo di molta qualità, perché non è dubio che se non il principe, almeno li consiglieri non solo sperano che la nominatione si debba fare in persona di S. A., ma lo tengono per cosa già fatta.6Et hieri, essendo venuto mons. di Secovia et essendo noi convenuti con li consiglieri per trattar il negotio de la religione, et instando io che si devesse questa volta far da dovero etc., un consiglierò favoritissimo, non potendo dissimulare, proruppe in questo, che al presente bisognava andar con la mano dolce, perch’ essendosi hora in trattatione di eleggere il re de’ Romani, nessuna cosa poteva escludere questo principe, se non qualche dimostratione austera in materia di religione, et faceva un argomento a sufficienti partium enumeratione. Il re di Spagna, quando anco sia incluso, è absente et forse essendo eletto non accettarebbe. L’arciduca Ferdinando è tenuto terribile et gl’elettori non vogliono un tale. L’arciduca Hernesto non ha stati et non si suole eleggere principe, che non habbia regni o provincie proprie et allegava molti essempii, dimodo che essendo questo principe amato da tutti et havendo già le proferte del duca di Sassonia, 7havendo stati di tanta qualità, essendo generale de’ confini et di natura benigna, senza dubio la elettione si farà in persona sua etc.

V. S. Illma si può imaginare se io restai afflitto, quando udii che dopo tante consulte et dopo d’haver ottenuto così sofficiente aiuto et dirò ancora dopo tante fatiche che si sono fatte, le quali sono andate tanto inanzi che ci promettono un mirabil frutto et sollevamento a la religione catholica, se si proseguisse animosamente a perfettionare quello che si è tante volte concluso et, non si facendo, è cosa certa che non solo le fatiche non saranno state fruttuose, ma più tosto di danno, si cominci di nuovo ad allegare rispetti et impedimenti. Per il che non mi parendo di poter né dever tacere, replicai al consigliero et a li altri, che annuebant a l’opinion sua, che io havevo osservato con l’occasione de’ negotii e communicati con le loro signorie che quando si trattava degl’heretici magnificavano con grande essaggeratione la potentia loro. Ma che dal’altra parte, se si parlava del stato de’ catholici, che si sminuiva et di annichilava quanto si poteva et che di presente mi 333confirmano in questa opinione, poiché vedevo che ne la pretensione che loro dicono che S. A. ha, non ci è chi essorti l’A. S. non dirò a implorare, ma né pur mostrar segno di strinar la parte de gli elettori catholici, li quali havendo pur non solo equale, ma superiore auttorità et potentia potrebbono più gagliardamente aiutare S. A., massime quando intendessero che lei fa quello che deve et può, in beneficio de la religione catholica. Ma non si curando di questo, fanno il fondamento ne li elettori heretici, a li quali però non potrà mai piacere per ragione di stato che S. A., contra il stabilimento de l’impero, 8habbia messo mano a concedere che li suoi vassalli possino vivere d’altra religione di quella che fa lei, et che quando consideraranno bene li elettori il stato di queste provincie, la confusione che ci è, non solo circa la religione, ma nel resto, non sapevo se havessero così facilmente indotto l’animo ad eleggere un principe, al quale non è succeduto felicemente il governare quello che è iure hereditario suo proprio.

Finito il consiglio il cancelliero, il quale ha cura di riferire tutto quello che si risolve, disse a S. A. quello che il consigliero propose et la risposta mia. Et questa mattina S. A. ha mandato da me il cancelliero a dirmi che io non dubiti che la preparatione de la elettione del re de’ Romani sia per impedire il negotio che hora habbiamo per le mani, anzi che, se fosse ella eletta, non sa se si risolverebbe ad accettare etc. et, per quanto posso congietturare, li è dispiacciuto grandemente che il consigliero habbia parlato in quella forma. Io le ho risposto che de la bontà di S. A. io mi prometto et son sempre promesso assai et che non mi posso persuadere che, per qualsivoglia interesse temporale, lei sia mai per maculare il candore de la conscientia sua et simili altre cose. Tutto questo ho giudicato esser espediente di far sapere a V. S. Illma, supplicandola a perdonarmi se sono stato prolisso. ..


Fußnoten

  • 1 Nr. 119, Anm. 6. 
  • 2 Vgl. Nr. 85, Anm. 4. 
  • 3 Vgl. Nr. 12, Anm. 6, Nr. 37, S. 118, und Nr. 41, S. 129 f. 
  • 4 Erzherzog Ferdinand halte gegen diesen Vorschlag Erzherzog Karls, daß nämlich nicht nur die in Deutschland lebenden Erzherzöge, sondern das gesamte Haus Österreich den Kurfürsten zur Wahlhandlung empfohlen werde, nichts einzuwenden (Hirn, Erzherzog Ferdinand II, S. 100). 
  • 5 Thurn und Kobenzl begaben sich im Oktober 1581 nach Wien, wo sie sich 19 Tage aufhielten, ohne Wesentliches zu erreichen. Anfang November reisten sie nach Prag weiter, um dem Kaiser, den kurz Kurfürst August von Sachsen aufgesucht hatte, die Frage der Nachfolge im Reich vorzutragen. Am 20. November wurden sie vom Kaiser ohne nennenswerten Erfolg mit freundlichen Worten abgefertigt (Innsbruck LRA, Ferd. 208; Venedig AS, Dispacci Germania, filza 8, f. 203r—204v). 
  • 6 In einem Bericht aus Wien an den Herzog von Bayern erwähnt (Bezold, Briefe I, S. 443). Vgl. dagegen Nr. 85, Anm. 4. 
  • 7 Vgl. Nr. 85, Anm. 14. 
  • 8 Augsburger Religionsfriede.