Regest
Kein offener Widerstand der evangelischen Bürger von Graz; teils Bereitschaft zur Abwanderung und Beginn des Abverkaufes, teils Hoffnung auf Wiederherstellung des alten Zustandes mit Hilfe des Adels am kommenden Landtag.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 517rv, Orig.
Brieftext
Per haver io diffusamente con le mie precedenti scritto a V. S. Ill.ma,1hora non mi resta altro che dir di più se non che il senato con quelli altri cittadini, a’ quali fu fatta quella seriosa inhibitione, continuano in astenersi da l’essercitio lutherano, et se bene cominciano a vendere li beni et robbe loro, nondimeno si va sottrahendo che non sono tutti di un medesimo humore, ma che la maggior parte d’essi si acquietaranno non già con intentione buona, 2ma anderanno temporezzando insino alla dieta, nella quale, con il patrocinio di nobili, sperano di dover esser restituiti al vomito pristino. 3Io mi affatico hora quanto so et posso per persuadere alli consiglieri che si faccia la medesma prohibitione a tutti li cittadini, per esser quasi certo che ancora essi prestarebbono la obedientia, sequitando l’essempio del senato. Ma insin’hora poco ha profitato l’opera mia per opponersi unitamente tutti a questo mio parere, allegando l’esser molto più espediente assicurarsi prima bene di quelli del senato et, stabiliti loro nella obedientia, tengono per facile ogni volta che si vorrà il regolare il restante de’ cittadini et populari a l’esempio et forma d’essi, poiché oltre che in ogni città di Germania le demostrationi che si fanno al senato s’intendono fatte a tutti, da esso ancora, come da capo che rappresenta il corpo depende la obedientia et inobedientia delli altri et temerebbono ogni volta che si mettesse in un tratto, come si suol dire, ogni cosa al fuoco, che sarebbe pericolo di tumulto con certezza della ruina del principe et senza speranza di rimedio, poiché ogni scappata populare tira seco molti altri disordini et in tal caso, facendosi manifesta alla pazzia loro la poca preparatione di S. A. et de’ cattolici, che devono 61ascendere al numero di cento, prerumperebbono in insolentie maggiori et irreparabili.
Per il che io, se ben non mi posso indurre a credere che il negotio sia mai per pigliar così mala et disperata piega, nondimeno oltre che mi posso inganare, non sta in man mia il levarli della mente la gelosia et timore che hanno conceputo et da l’altra parte vivo ancor io con non minor gelosia della loro che mentre si persuadeno cunctando vincere et superare le difficoltà, che per la istessa loro tardanza non siano per lasciarsi fuggire dalle mani la più opportuna occasione che si potesse desiderare. Et in tanta ambiguità non si può in verità far altro che ricorrere a Dio S. N., acciò S. D. M.tà non risguardando la ostinatione et peccati di costoro si compiaccia, poiché il core del principe è in man sua di farle fare una tale risolutione, che si possi vedere una volta in qualche parte sollevata la religione cattolica.
Ho ricevuto le lettere di V. S. Ill.ma delli 22 et 29 di settembre4con li brevi 5et non mancarò di essequire quanto mi viene ordinato . . . Di Gratz a 29 di ottobre 1582 et secondo il calendario novo 7 di novembre 6.
Fußnoten
- 1 Nr. 37 und 38.
- 2 Vgl. oben Nr. 37.
- 3 Anläßlich des steirischen Landtages überreichten die Stände A. B. Erzherzog Karl am 1. März 1583 eine Beschwerdeschrift u. a. wegen der vorgenommenen Neuerung in Religionssachen mit der Grazer Bürgerschaft (Loserth, FRA II/50, S. 442—453).
- 4 Nr. 28 und 29.
- 5 Siehe oben Nr. 24, Anm. 4 und 5.
- 6 Vgl. oben Nr. 34, Anm. 7 und 8. Die römische Kirche rechnete bekanntlich seit dem 15. Oktober 1582 nach dem neuen Kalender; sie ging vom 4. Oktober auf den 15. Oktober über.