Regest
Freude über Versprechen der Grazer Bürger, sich dem Religionsdekret zu unterwerfen.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 3rv, Orig.
Brieftext
Li cittadini hanno promesso di voler obedire a S. A. circa il negotio della religione, come V. S. Ill.ma potrà vedere dal policino che hor hora me ha scritto il sig. cancellero,1per il che mi son mosso a mandare uno a posta insino a Goritia per non essere prevenuto nel dare alla S.tà di N. S. così bona nova, 2massime havendo subito S. A. espedito un corriero con questo aviso a S. M.tà. La obedientia è stata prestata da loro senza termine, né eccettione alcuna et conforme a quanto da me era desiderato, sì come ne le precedenti mie humilmente significai a V. S. Ill.ma. 3In vero non poteva il negotio pigliare né la più desiderata da tutti noi né la miglior piega, anzi se bene non è ancora perfettamente exequito, si potrebbe forsi dire il più felice exito, poiché havendosi ottenuto la obedientia da li più precipui cittadini, dalli quali non solo il restante di questa città, ma de tutte le altre dependono, si può perciò far quasi certo giuditio che tutti siano per seguitare l’essempio di costoro come de capi et di più polso.
Lascio hora pensare a V. S. Ill.ma le beneditioni che da questo pusil gregge de catholici sono date alla S.tà di N. S. et la consolatione che ha questo Ser.mo principe, vedendo che senza strepito et spesa in queste provintie et deplorandi tempi, si sia incaminato un negotio di tanta qualità et consequentia, il quale per haver fatte così profonde et intricate radici, era tenuto quasi per disperato, in modo che qua 81tutti unanimamente asseriscono che la vittoria sarà la nostra; sia benedetto il S. Padre, veramente di consolatione, al quale solo si deve dare ogni gloria.
Hora perché non ostante la promissione delli cittadini per rigore della pacificatione imperiale4sta sempre in loro elettione di partire, non volendo obedire o restare se lo vogliono fare per obviare che ne la dieta futura 5se a caso così persuasi dalli nobili si pentissero della prestata obedientia non possino, anche volendo, innovare cosa alcuna, si è posto nel decreto che se qualunche di loro pensarà mai di partire, sia tenuto di farlo sapere a S. A. prima, per spatio di sei mesi. Questo è quello che la brevità del tempo me ha dato loco di poter avisare V. S. Ill.ma, et sì come vederò che il negotio si vadi promovendo, così successivamente ne raguagliarò alla giornata V. S. Ill.ma . . .
Fußnoten
- 1 Ebenda f. 4r: „Te Deum laudamus. Graecenses acceptarunt decretum modo illis publicatum, licet non sine aliquali difficultate. Escu . . . et ideo plura scribere nequeo“.
- 2 Am 29. Jänner bestätigte Gallio den Empfang dieses Berichtes (Nr. 61).
- 3 Vgl. oben Nr. 51.
- 4 Schon seit 1555 haben sich die steierischen Stände bemüht, in den Religionsfrieden eingeschlossen zu sein. Man bewies es aus alten Urkunden und der Landesfreiheit, denn sie stehen laut der Urkunde Rudolfs I., die auf Friedrich II. zurückgeht, in des Reiches Schutz und Schirm. Man entnahm daraus, daß die Vergünstigungen des Religionsfriedens nicht nur dem Adel, sondern auch den Städten und Märkten zukomme. Kaiser Ferdinand war aber anderer Ansicht. (Loserth, Reformation und Gegenreformation, S. 99ff.).
- 5 Auf dem am 18. Februar 1583 eröffneten Landtag brachten die Stände A. B. ihre Beschwerden vor; an erster Stelle stand die Exekution des Religionsdekretes gegen die Bürger (Nr. 66; Loserth, FRA II/50, S. 417—422).