Regest
Papst mit religiöser Haltung Erzherzog Karls zufrieden, hofft auf energisches Vorgehen gegen Bürger und Adelige A. B. sowie auf landesfürstlichen Schutz der Kirchen und Geistlichkeit vor häretischen Adeligen. Verbleiben während des Landtages in Graz, Kommunion sub utraque in Diözese Gurk.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 14, f. 127r—129r, Minute.
Brieftext
La S.tà di N. S. ha inteso per la lettera di V. S. de li 11 del passato1quel che il ser.mo arciduca haveva conferito con lei circa le cose de la dieta, et poi l’ill.mo sig. cardinale Madruzzo ha fatto quasi la medesima relatione per lettere havute da S. A. 2Per il che la S.tà S. 200è restata satisfatta del buon zelo et intentione che mostra S. A. verso la religion catholica et di ciò che sin qui ha fatto per rimediare a li inconvenienti de le concessioni passate, et come che S. B.ne desideri per maggior salute de le anime et per più piena osservanza de la s. religione provisioni perfette, esclusive d’ogni difetto, non però vuole astringere l’A. S. a quel che vien giudicato impossibile et che possa metterlo in manifesto pericolo de le cose sue, ma non per questo S. S.tà può approvare concessioni o toleranze dannose et contrarie a l’integrità de la religione, né S. A. in questa materia può ricercar né desiderar altro da S. B.ne, la quale compatisce infinitamente a i travagli di S. A., et non cessa di pregar Dio che le dia gratia di trovar la buona strada di rimetter al luogo debito et la s. religione et l’autorità propria.
S. A. può ricordarsi di quel, che fu già pensato et trattato a fin che col concorso de la M.tà del imperatore et d’altri principi interessati et amorevoli si vedesse di ridur li provinciali a la debita et compita obedienza, et come essendo ciò stato giudicato da li medesimi principi difficile da riuscire et di molta perturbatione et pericolo a quel stati, S. S.tà non fece altra instanza si come anco vuol fare adesso non intendendo mai d’astringer S. A. a cose di tanto moto et pericolo né a più di quello che si può. Spera però la S.tà S. che governandosi S. A. con zelo, prudenza et fortezza d’animo conveniente al luogo et grado che tiene farà in modo che in questa attione che s’ha da fare la religion catholica riceverà più presto accrescimento che diminutione et si reputa che S. A. facci molto bene a tener separati da li provinciali i cittadini et la plebe, si per conservatione de l’autorità come per esser questi circa il fatto de la religione più tosto sotto la dispositione di S. A., come loro principe, che de li provinciali, et essendo lei più obligata di render conto a Dio de la perdita di quelle anime che non sono li provinciali, i quali non hanno sopra di essi niuna superiorità almeno suprema.
Ma oltre a ciò bisogna che S. A. pensi esser punto molto essentiali per governar bene il negotio di mantenere le chiese, i prelati et il clero in quel grado, dignità et libertà che il dover vuole, imperoché se S. A. farà che la giurisdittione ecclesiastica, l’immunità, l’entrate et il resto che appartiene al clero et a le chiese siano liberate da le oppressioni et novità et occupationi de i provinciali sarà loro levata in gran parte l’occasione et il modo di perturbar la religione, et tanto più deve in ciò premer S. A. quanto che vede la prontezza de gli ecclesiastici ne le contributioni et che non può esser la perturbatione 201et oppressione del clero et l’occupationi de beni di chiesa senza diminutione del culto divino et de la religione, né senza offesa de la preeminenza del principe, sotto la cui particolar protettioni sono et le chiese et le persone ecclesiastice et i loro beni.
Mi resta di ricordar quel che ho scritto altre volte, che in ogni caso che per necessità et per manco male s’habbi da usar qualche toleranza si ha da fuggir quanto sia possibile che apparisca cosa alcuna in scritto, la quale dia avantaggio o fomento al male et possa pregiudicar nel avvenire quando Dio mandasse qualche meglior commodità. Et circa l’assistere di V. S. a la dieta o no havendone io scritto a dì passati a longo non replicarò altro se non che non abbandoni la causa publica et di tanto servitio di Dio né si parta dal luogo suo se non per estrema necessità, et si ricordi che l’ultima cosa deve esser il lasciar libero il campo a l’adversario, che ben può V. S. fermarsi a la dieta et non per questo intervenir o assentire a cosa alcuna mala.3
Quanto a mons. di Gurgo in materia de la communione sub utraque non si può dar altra risposta se non quella che s’è data tante volte.4V. S. sa il tenore de i brevi et de la facoltà che fu concessa et che dove è cessata non n’è rimedio, né mezo alcuno non volendo N. S. metterci mano. Mi allegro poi con V. S. de la sanità recuperata et prego Dio che gliela mantenghi et accresca . . .