Briefnr. 145

Malaspina an Gallio - Graz, 1584 Jänner 18

Band 2

Regest

Unzufriedenheit mit Haltung Erzherzog Karls und seiner Räte. Aufforderung des Kaisers an Erzherzog Karl, Andreuzzi das vom Papst verliehene Kanonikat in Aquileia zu entziehen. Tod des Propstes von Lübeck.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 160r—161v, Orig.


Doppo d’essersi dato fine a la dieta in quella buona forma che le precedenti mie diedi humilmente conto a V. S. Ill.ma1essendosi doppo prefisso il giorno a la seconda domenica di quaresima per la futura trattatione. 2Io confortato da le promesse fattemi feci instantia che si procedesse più oltre circa l’essecutione dando per compagni a li senatori il resto de li cittadini col farli l’estessa inhibitione del essercitio lutherano. 3Ma se ben S. A. et li consiglieri mi diedero una ottima intentione accompagnata con spetiosissime parole, per le quali non mi pareva di dover ragionevolmente dubitare de la fede loro, con tutto ciò son restato ingannato havendo hieri mandato da me 222S. A. il suo cancelliero, 4il quale mi ha in nome di lei significato, che l’A. S. è risoluta di astenersi da ogni essecutione insin che non si assicuri del essito de la trattatione, et ha allegato alcune ragioni più apparenti che sustantiali, per le quali si giudica che ciò sia espediente, promettendo però doppo mari et monti. Et quello che mi ha più d’ogn altra cosa stomachato è stato un aviso datomi da persona ben affetta a la religione et a N. S., il quale mi ha ingenuamente detto, che il ritrovare io molti intoppi nasce perché non si unge la rota, et che perciò non mi devo maravigliare se non volti con molta facilità, per usare l’istesse parole dette a me soggiongendo che pare a li consiglieri che havendo refutato S. A. proferte molto certe di danari de li cittadini per non commettere attione contra la religione, che si dovrebbe con esso usare qualche liberale demostratione, nel che qua non considerano che argomento diano de la poca pietà et zelo loro, quasi che ogni attione fatta contra gl’heretici si deve da loro comprare con danari. 5

Et se ben così fatte punture datemi son state da me dissimulate, parendomi indignità il darli risposta alcuna, me hanno però fatto in buona parte scemare quel opionione che havevo, et del capo et de li membri non mi parendo di potermi mai più fidare compitamente di niuno di loro, poiché oltre che hanno mancato a me et a loro stessi nel più bello, ho ancora scoperto in essi così sordido et importuno interesse. Et perché persistono tuttavia nel asserire, che mai S. A. è per ritrocedere da la separatione de cittadini et popolari, son intrato in suspitione ne forsi è vanamente fondata, che qua si vadi a camino di venire al assicuratione de li nobili ne la futura trattatione senza prima tentare alcuna di quelle cose che hanno promesse, parendoli che per esser cresciuto tanto l’inconvenienti sia più espediente il temporeggiarli con qualche utilità pecuniaria, la quale per mezzo del assicuratione fatta volontariamente non sforzatamente, et senza essasperare li nobili sperano di ottenere che urtarli con dubiosa speranza di superarli et certezza di non cavarne commodo né qua né da S. S.tà. Però io per opponermi per quanto in me a questi inconvenienti ho hoggi mandato l’inclusa littera a S. A.6, la quale si ritrova a le caccie. Né si dovrà V. S. Ill.ma maravigliare che io procedi così schiettamente et candidamente, poiché la mi può ben credere che non 223elettione ma necessità mi fa tenere così fatta ferma, et se mai piacerà a la S.tà di N. S. di servirse di me in altra funtione, so ben certo che non si scoprirà in niuna mia attione ingenuità che escludi quella modestia et rispetto che si deve osservare con li principi con quali si tratta.

La M.tà del imperatore scrisse alcuni giorni sono a S. A. con molta efficacia essortandolo a scacciare di possesso d’un canonicato di Aquileia l’Andreuzzo, se ben mi ricordo il nome, et introdurci un Colloreto et con l’istesso spaccio da parte alcuni consiglieri confortavano S. A. a bandirlo et tutto questo sotto pretesto de le precharie prece.7Io penetrando et quello che S. M.tà scriveva et la dispositione che qua havevano, essendo informato, che quel canonicato ora stato conferito da N. S., cercai di deviare S. A. da ogni resolutione in pregiuditio de la jurisdictione ecclesiastica, et se ben mi convenne di superare alcune difficoltà, massime per non haver voluto il canonicato insin a quest hora conforme al costume domandare qua il possesso temporale. Pur al fine si risolsero di rescrivere a S. M.tà, che a contemplatione mia s’erano astenuti dal procedere contra di quel canonicato etc., et che si giudicava più espediente che la M.tà S. facesse di nuovo proporre a S. S.tà le pretensioni che ha dal ambasciatore residente in Roma et non dal secretario al quale asscrivono ogni colpa se il Colloreto è stato escluso. Et perché io ho promesso di far buoni offitii per il Colloreto et ne le littere di S. A. al imperatore si fa mentione di questo, mi sarà molto grato che V. S. Ill.ma ne dichi una parola con qualche occasione al ambasciatore.

A li 13 di questo passò a meglior vita con molta dispiacer mio Adriano Scheiffart a Merode canonico Treverense et elletto da S. S.tà preposito Lubicense,8il quale era in camino per venirsene a Roma . . .


Fußnoten

  • 1 Vgl. oben Nr. 144 und unten Nr. 149. 
  • 2 Mit landesfürstlichem Dekret vom 13. Jänner wurde der Landtagsausschuß für den Sonntag Reminiscere (26. Februar) einberufen (Graz LA, Landtagshandlungen 34, f. 41r). 
  • 3 Vgl. oben Nr. 34. 
  • 4 Wolfgang Schranz. 
  • 5 Nichts Näheres bekannt. 
  • 6 Ebenda f. 159rv. 
  • 7 Vgl. oben Nr. 128, Anm. 1. 
  • 8 Adrian Scheiffard von Merode starb auf dem Rückweg von Lübeck nach Rom in Graz (Hansen, Nuntiaturberichte III/1, S. 571 und 588; A. Steinhuber, Geschichte des Kollegium Germanikum Hungarikum I, S. 230f., 265).