Regest
Bemühungen der Bürger um Einschluß in den Augsburger Religionsfrieden. Probleme bei Exekution des Religionsdekretes.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 101, f. 198r—199v, Orig.
Brieftext
Havendo l’A. S. fatto l’inhibitione del essercitio lutherano a tutti li cittadini, nel modo che in oltre mie ho significato a V. S. Ill.ma,1essi hanno procurato con ogni studio et sforzo acciò li sia permesso di prevalersi de la pacificatione imperiale, 2per vigore de la quale venevano a destruere tutto il nervo de la prohibitione, perché sarebbe stato in loro libera elettione o di restare et obedire o di partirse, vendendo li loro beni a chi più li tornasse commodo et per essersi scoperta una tacita intelligentia in questo particolare tra li nobili et loro, li quali o realmente o vero fintamente mostravano desiderio sotto colore di pretesto honesto di volere comprare li beni de cittadini, non 259era però da dubitare che essendo tutto il corpo de cittadini unito massime per un solenne giuramento fatto tra di loro novamente fossero almeno per alcuni mesi per absentarsi, cosa che evenendo come senza dubio havrebbe fatto, essendo tutti li cittadini heretici, non escettuando alcuno, la città sarebbe restata totalmente desolata.
Per il che essendo nata fuor d’ogni aspettatione così gran difficultà, et giudicando alcuni che fosse attione di molto consideratione l’alterare in questo genere la dispositione de la pacificatione, et procedere con più rigore di quello che in Alemagna s’è insin hora osservato, et non si potendo la parte cattolica per l’avenire non solo prevalere del refugio de la pacificatione, come insin hora ha fatto, ma dovendolo al presente schifare si ha però havuto che fare et che travagliare per disponere gl’animi di questi signori et per ritrovar modo di proseguire quello che si è incominciato, talmente che s’habbia l’obedienza et li cittadini non partino,3et è piaciuto al S. Dio che se ben S. A. haveva in alcuni scritti detto che voleva inherire a la pacificatione, s’habbia con tutto ciò resoluta essendo la casa Austriaca privileggiata di governarsi come principe libero non restretto a leggi o determinationi alcune, massime havendo inteso da me che la pacificatione non è stata mai approvata da la Sede Apostolica. 4
Et havendo in conformità di questo l’A. S. ordinato a li consiglieri, che lasciato da parte la pacificatione si consultasse quello che un principe libero poteva et era tenuto di fare per conservatione del spirituale et politico in simil accidente. Li consiglieri sono convenuti in questo che l’A. S. si dechiara a li cittadini, che lei è risoluta che coloro che non si disponeranno ad obedire si partino in ogni modo, osservando però alcune conditioni: La prima è, che siano tenuti sei mesi inanzi de la partita intimar la loro intentione a S. A. Secondariamente che siano obligati di ritrovare in luogho loro suggetti qualificati et obedienti a quali et non ad altri vendino le facultà loro. 3° che interim obedischino. 4° che transgredendo alcuni di loro questa espressa volontà di S. A. tutti li suoi beni s’intendino ipso facto confiscati.
260Hora essendosi intimati questi punti a li cittadini,5se ben si sono ritrovati presi et grandemente confusi, doppo di havere essagerato il torto, che se li fa hanno la maggior parte d’essi fatto una stravagante resolutione, la quale tiene gl’animi di tutti noi grandemente suspesi, perché 320 cittadini non solo una, ma hormai tre volte sono stati disobedienti, onde si giudica che loro, o fondandosi ne la benignità, che per spatio di molti anni hanno scoperta nel principe, creano di poter tentare ogni estremo, presupponendo che siano per esser sempre a tempo, volendo obedire ad impetrare perdono, o vero sotto questa loro disobedienza sia qualche gran misterio acciò questa suspensione d’animo sia levata, la quale porta seco diversi suspetti di pericoli o almeno di timori, non essendo possibile castigare tanta multitudine, si è fatta elettione di quattro cittadini doi di più ricchi et gl’altri di più impudentia de le facultà, de quali realmente si è fatta la confiscatione, et li doi arroganti oltre di questo si sono banditi non solo da la città ma da tutti li paesi di S. A., 6et hoggi si è messo ancora un cittadino principale in castello con intentione di darli tormento, bisognando acciò scuopra se tra cittadini si è fatta qualche congiuratione. Et in questa forma speriamo tra doi o tre giorni di dovere venire in cognitione di tutto quello che realmente passa.
Et perché la partita di S. A. hormai insta, si è l’A. S. contentata di fare una scielta di persone cattoliche di authorità, li quali in sua absenza vadino promovendo di giorni in giorni l’essecutione,7inherendo al modo sopradetto de la confiscatione di beni et immediatamente perseverando nel inobedienza al bando, con questa però limitatione che havendone castigati sin al numero di trenta debbano cessare 8et avisare S. A., la quale darà poi novo ordine con il buon parere de li suoi attinenti. 9Li nobili stanno a vedere né insin hora si 261movano, ma li loro predicatori non tengono sepolto il talento, che hanno di maledire biastemare et sollevare gl’animi di tutti. Et per obviare a così pernitioso disordine ho fatto instantia a S. A. che inanzi la sua partita dia un decreto a li nobili, significandoli espressamente che se costoro perseveraranno nel modo, che hanno principiato di predicare, et non si asteneranno di administrare li sacramenti a li cittadini et popolari che S. A. si risolverà di scacciarli da li suoi paesi, et mi ha dato intentione di volerlo fare in ogni modo. 10
Se S. A. comintiarà una volta doppo tante dannose esperienze a rimoversi da quella massima, la quale per natura et per elettione tiene per verissima, che con la simplice benignità si debba et possa reggere li popoli, qua le cose non ostante qualsivoglia rincontro haveranno essito felicissimo. Ma se ben non si può negare che S. A. non habbi messo mano a resentimenti gagliardi, con tutto ciò la opinione conceputa et già tempo fa confirmata ne gl’animi de li suoi vassalli, che sia quasi impossibile che S. A. si possa da dovero mutare ne difficultà magiormente l’essecutione, che habbiamo per le mani, et perciò è ben necessario acciò siano desingannati costoro che S. A., la quale ha deteriorata volontariamente per la forma di reggersi nel passato la conditione sua, hora che è ridotta a così stretto passo, che non può retrocedere senza espresso detrimento del essistimatione authorità sua non solo ne le cose spirituali ma politiche, che al presente faccia un sforzo a la natura per inveterata che sia, et pigli da se qualche regia resolutione per reprimere li seditiosi, del che se ben né vedo necessità, non mi è però lecito non solo d’esserne authore ma né manco di consigliarne o essortarne l’A. S. . . .
Fußnoten
- 1 Vgl. oben Nr. 165.
- 2 Vgl. dagegen oben Nr. 21, Anm. 1.
- 3 Vgl. oben Nr. 36, Anm. 9.
- 4 Der Heilige Stuhl hat den Augsburger Religionsfrieden nicht anerkannt, aber auch nicht dagegen protestiert. Dies war der klugen Politik des Kardinallegaten Commendone zu verdanken, der damit die Vorteile des Rechtsschutzes des Augsburger Religionsfriedens auch der katholischen Kirche zukommen ließ (Repgen, Papst, Kaiser und Reich I, S. 87ff.).
- 5 Das landesfürstliche Dekret (vgl. oben Nr. 163, Anm. 9) wurde im Rathaus öffentlich verlesen (Loserth, FRA II/50, S. 538).
- 6 Mit landesfürstlichem Befehl vom 15. Mai wurden die Bürger Martin Messmayr und Balthasar Schlierer des Landes verwiesen, weil sie wiederholt und sogar nach einer persönlichen Warnung noch einmal den evangelischen Gottesdienst in der Stiftskirche besucht hatten (Loserth, FRA II/50, S. 538—540).
- 7 Vgl. unten Nr. 179.
- 8 Außer Messmayr und Schlierer wurden noch Andree Spiegel, Adam Sallay, Anton Möttan, Sigmund Tarass, Hans Wechet, Klampferer, Marx Pehaimb, Lorenz Scher, Ruep Pinter, Michael Kranich, Matthes Haller, Leonhard Bernhard, Ruep Schlosser, Christoph Resch, Christoph Herzinger und Hans Pretling des Landes verwiesen (Loserth, FRA II/50, S. 549, Anm. 1, S. 555f.).
- 9 Vgl. oben Nr. 162, Anm. 3.
- 10 Ist nicht geschehen.