Briefnr. 286

Caligari an Rusticucci - Graz, 1585 Juli 15

Band 2

Regest

Inventar des Hausrates der Nuntiatur und Versicherung, daß nichts davon von den Grazer Dominikanern stammt. Wohnungsprobleme und Rechtfertigung gegen ungerechte diesbezügliche Beschuldigungen seitens der Dominikaner. Dringend notwendige Reform des Grazer Dominikanerkonventes.


Archiv

Arch. Vat. Nunz. Germ. 68, f. 183r—184v, Orig.


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Quando io venni a questa nuntiatura mandai, come si fa, otto o diece giorni avanti il mio maestro di casa a fare le debite provisioni.1Esso prima che io arrivassi hebbe dal maestro di casa di mons. Malaspina mio antecessore in consegna per inventorio certa poca suppellettile di casa, come si usa tra nuntio e nuntio, con ordine scritto, che il mio maestro di casa se ne valesse per servitio de la mia famiglia mentre io stavo in Gratz et dopo la partita mia se ne consignasse parte a l’hospitale contiguo, 2dal quale si hanno tre stanze grandi per l’appartamento de la persona del nuntio, et l’altra parte si desse a li frati di questo convento di S. Sangue di Gratz, 3da li quali haveva per alloggiare la sua famiglia sei o sette celle a punto con la cuccina, cantina, stalla et horto in commune; et perché V. S. Ill.ma veda la valuta et il numero di questa suppellettile, et come non è mai stata de’ frati, né deve essere fino al mio partire di qui, le mando coppia del medesmo inventario et ordine del maestro di casa di mons. Malaspina 4et di più una fede del priore istesso Dominicano, 5che sta et stava a la mia venuta in questo convento, che provano come al mio maestro di casa non è mai stato consegnato cosa alcuna de’ frati, dal che V. S. Ill.ma comprenderà con quanta poca ragione io sia stato calunniato appresso di lei di havermi usurpata la suppellettile del convento.

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Quanto al secondo capo de le stanze, io non ho innovato cosa alcuna, perché successi in quelle medesme sei o sette celle nel possesso, de le quali trovai il mio antecessore, et le quali erano celle, che sopra avanzavano a dui frati, che stavano et tuttavia stanno qui, per servitio de li quali dui frati restavano appartatamente et restano anco hoggi tre altre celle, un refettorio con la stufa, una dispensa, cantina, cuccina, stalla et horto. È vero che essendo la mia famiglia, per honore del mio officio et di cotesta S. Sede un poco più numerosa del solito, non poteva capire tutta ne le soddette celle assignate a me, de le quali una anco serviva per tinello, et habitando un soldato de la guardia di S. A. insieme con la moglie et figliuoli in alcune stanze terrene de questo monasterio non senza scandalo, per levare lo scandalo et acciò che io fossi meglio accommodato, parve al marescallo di S. A.6licentiare quel soldato con la sua donna et famiglia et ponere me in suo loco con pagare ogn’ anno al convento 32 fiorini di pigione, come faceva il soldato, et così fu fatto. In queste stanze terrene, volendo io lasciare libera a frati la loro cuccina, feci fabricare una cucina separata per me con il tinello appresso, distinsi con un cancello di legno la cantina de’ frati da quella del nuntio, rifeci le invetriate de le fenestre, edificai una stufa nova et raconciai molte altre cose guaste et trasandate, tanto che vi spesi più di 50 fiorini del mio, del che li dui frati restorono più accommodati et contenti et la mia famiglia meglio disposta et raccolta tutta sotto una chiave. Hora pagando io la pigione, come faceva il soldato, il che son per fare di bonissima voglia, et donare di più tutti li meglioramenti, che ho fatto al convento, et havendo levato lo scandalo del monasterio credo non solo non havere dato causa giusta a li frati di dolersi di me, ma di haver a riportarne laude appresso V. S. Ill.ma, sì come ne ho havuto commendatione da S. A. et da tutta questa corte et città.

Ma tutte queste querele si sopiranno in un giorno, se V. S. Ill.ma si degnarà di avvisarmi la resolutione, che faccia la S.tà di N. S. di me, imperoché insin ad hora io mi trovo al tutto incerto de lo stato mio, nel quale però io non pretendo altro se non il merito de la santa obedienza et di andare et di stare volontieri dove serà più in piacere di S. B.ne. Scrivo certo con alcuno rossore a V. S. Ill.ma, ma di questi miserie di casa, ma per la confidenza, che ho in lei, et perché ogni prelato è obligato a la difesa de la sua buona fama et massime io che già 19 anni camino nel servitio publico et ho fatto et fo professione di tenere 407le mani a me et di usare modestia con tutti et massime con le persone religiose, non ho potuto mancare di contarle il fatto preciso come passa, acciò che quella orecchia, che spero, serà restata aperta per me, sia informata de la pura verità et di poi V. S. Ill.ma faccia con la sua solita prudenza quel giuditio, che si conviene et di me et di coloro, che mi calunniano.

Quanto a la riforma, che si pretende introdurre in questo convento, se non si mandano soggetti essemplari et dotti, che possino confessare et predicare in tedesco,7et quel che più importa habbino altro da vivere, che le misere entrate di questo povero loco, che a gran pena può sostentare due bocche di 18 o 20 che soleva pascere commodamente prima che fosse dilapidato, si può sperare poco profitto, sì come ha mostrato l’esperienza del tempo passato, nel quale già più d’una volta et sempre invano si è publicato di volere fare questa riforma. Dico questo per debito del officio mio, acciò che la S. S.tà non resti mai ingannata da me, che per altro havrei tralasciato volontieri di discendere a questo particolare.


Fußnoten

  • 1 Vgl. oben Nr. 226. 
  • 2 Vgl. Nr. 231. 
  • 3 Dominikanerkloster. 
  • 4 Siehe oben Nr. 231, Beilage. 
  • 5 10. Juli 1585: Si fa fede per me fra Marco de Recanati prior de Santo Sanque de Grazzo, qualmente mons. vescovo de Bertinoro nuntio appresso l’arciduca Carlo non ha avuto altra robba del detto convento, che quella gli fu lassata dal maestro di casa de esso Malaspina d’ordine suo, la quale robba vol che ne habbia l’uso solamente detto mons. de Bertinoro per in sino che S. S.ria sta in Grazzo e a la partita sua vole che resta al detto convento (Arch. Vat. Nunz. Germ. 68, f. 174r). 
  • 6 Ambros von Thurn, Hofmarschall. 
  • 7 Vgl. oben Nr. 122.