Regest
Unterredung mit Erzherzog Karl über Aquileia. Eheste Sendung des Bischofs von Triest oder eines Dornberg nach Rom. Bitte des Abtes von St. Lambrecht um Ablaß für Mariazell. Sendung des Kardinals Bathory nach Rom. Skandalöses Verhalten des Franziskanerguardians in Graz. Pest und wunderbare Erscheinungen.
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Arch. Vat. Nunz. Germ. 68, f. 252r—255r, Orig.; Antwort am 9. November.
Brieftext
Rispondo a la lettera di V. S. Ill.ma di 5 del presente1et la prego che si degni operare che il breve per la crocetta de la ser.ma arciduchessa sia rescritto di novo et dove dice che habbia indulgenza plenaria il giorno di Natale si conci et dica che l’habbia la vigilia di Natale. 2
Ho esposto con ogni diligenza tutto quello che V. S. Ill.ma mi commanda a S. A. in materia del patriarca et coadiutore di Aquileia.3S. A. risponde benignamente che per la riverenza et obedienza filiale, che deve a la S.tà di N. S., non mancarà di ricevere gratam ogni offitio di cortesia che piaccerà al patriarca di fare con seco et darne satisfattione a S. B.ne et che sa che egli è già arrivato in Udine ma per ancora non ha veduto né lettere né messo da lui. Et mi ha soggionto essere avvisato che il vicario suo ha fatto un altra sinodo in Udine in pregiuditio de la cathedra patriarcale di Aquileia, et che il patriarca viene con animo di transferire capitolo, canonici et monache in Udine, 4et estinguere per quanto serà in sua mano ogni dignità, titolo et preeminentia de la sua città d’Aquileia. Et mentre S. A. mi narrava questo, mi accorsi da le parole dal viso et da gl’occhi che tutto questo negotio li premeva fino nel core, come quello che pare a lei habbia 441fini più lontani da quello che hoggi cì va d’avanti gl’occhi, et se bene io mi sforzai di sgannarlo con dire che questi erano avvisi falsi et impossibili per non essere nissuna de le sopradette cose in mano del patriarca ma di S. S.tà tuttavia non mi parve di sanare la ferita esulcerata per questi novi avvisi et sospetti. Et S. A. mi affermò che se fra dui o tre giorni non arrivarà qui il vescovo di Trieste 5voleva mandare un gentilhuomo di casa Dorimberga in suo luogo a Roma et fra tanto scriverà con questo spaccio al sig. cardinale Madruzzo che supplicasse S. S.tà a non determinare cosa alcuna sin tanto che non haverà udito l’ambasciatore suo, sel patriarca scriverà o manderà, che per aventura più si converebbe, io non mancarò di essequire l’ordine di S. B.ne et di buona voglia per le molte cortesie, che io ho ricevuto da 30 anni in qua dal patriarca, così in Roma come in Venetia.
L’ abbate di S. Lamberto pigliarà quelle indulgenze che N. S. li vorrà dare et ne la manera che le vorrà dare, ma quanto a deputare lui solo per absolvere gli heretici et confessare è totalmente cosa inutile, perché l’abbate è vecchio et infermo et per aventura non si potrà ritrovare sempre al luogo nel giorno destinato, et la moltitudine et il concorso è tanto grande6che non bastaranno manco di 24 confessori non che un solo, et l’infirmità di questo paese è tale che non può servare il rigore de le leggi sacre, ma bisogna guadagnare gli huomini nel migliore modo che si può et non si fa senza essempio de gl’antichi santi padri, imperoché si legge di S. Eusebio papa: 7Haereticos quoque idem pontifex reconciliavit, imposita tantum modo manu. Et se l’indulgenza plenaria si concedesse nel modo che V. S. Ill.ma scrive solamente per il giorno de l’ottava de l’Assontione de la Madonna serebbono di migliore conditione li popoli più vicini che senza fatica si ritrovano al giorno determinato che li popoli lontani che peregrinando per molte giornate durano maggiore fatica né possono sempre arrivare al giorno preciso. Se paresse a S. S.tà che il tempo di 10 anni fosse molto, lo può ridurre a cinque, ma quanto a me serà danno nostro et non d’altri il non dare li 24 confessori et l’indulgenza plenaria a cadauno nel primo giorno che arrivarà fra il termine però de setti giorni seguenti al giorno de l’ottava de l’Assontione sopradetta. L’ abbate non è qui et per la peste, che impedisse il commercio, difficilmente si può havere il suo parere, ma per quello che io ho ragionato 442altra volta a lungo con lui credo non mi discostare punto dal suo senso et bisogno, mi sottopongo però humilmente al sapientissimo giuditio di S. B.ne.
Hoggi aspetto le lettere di Polonia se haverò cosa certa de la venuta del sig. cardinale Batori, prima che io serri questa ne darò parte a V. S. Ill.ma.8
Fra Vincenzo da Bruna zoccolante è guardiano in questo convento di S. Francesco et perché è giovane e vive licentiosamente con grande scandalo, l’ho ammonito et fatto ammonire diverse volte a mutare vita, ma per quanto vedo perdo l’opera, et oltre che io non ho né sbirri né prigione che qui non s’usano, et più perché non vorrei farlo precipitare a gettare l’habito et farsi heretico et predicare contra di noi, così in tedesco come in italiano, che ne l’una et l’altra lingua ha qualche talento, ho ritenuto mi pare bene che il generale suo lo potrebbe ritirare di qui sotto qualche buon pretesto et senza multiplicare lo scandalo, la S.tà S. vedrà lei quello che sia da fare.9
Le case che si serrarono qui per la peste stanno serrate tuttavia, ma perché da tre giorni in qua non ci è morto che si sappia alcuno di peste si sta con manco sospetto, né tan poco si sa che ci sia persona infetta. Per rimedio S. A. esce ogni giorno in campagna a caccia et torna la sera a casa. Io non tralascierò di dire che tre giorni fa ne la chiesa qui contigua10essaminai una gentildonna italiana figliuola di Leonardo Clario furlano medico di S. A. et moglie di Giovanni Battista Gemma venetiano pure medico di Corte, 11la quale attesta che circa un mese fa stando un giorno dopo pranso a cuscire col marito che legeva ne la loro sala a tempo chiaro et sereno si venne a guardare in grembo là dove si trovò la traversa di tela bianca che teneva intorno tutta piena di crocette di colore negro, e cercando con le mani di scancellarle et non potendo spaventata le mostrò subito al marito, il quale roversando la traversa le trovò né più né meno da l’altra parte et se la serva non lavava quella traversa crede che vi serebbe durate un pezzo. Il marito essaminato parimente da me depone precisamente tutto l’istesso. La onde si può credere che sia prodigio, col quale Iddio ci advertisse che stiamo preparati, perché prenoncia non solo la pestilentia, la quale è già in essito ma qualche altra grave calamità sì come 443intervenne in Germania propria l’anno 1501 al tempo de l’imperatore Massimigliano 12et in Roma al tempo di papa Giovanni XIII 13et più alto sotto l’imperio di Giuliano Apostata 14etc. Io tengo fortificato me stesso et la mia famiglia col frequente uso de li s.mi sacramenti, nel resto mi rimetto a la pura misericordia di Dio . . .
Fußnoten
- 1 Weisung Rusticuccis vom 5. Oktober nicht vorhanden.
- 2 Vgl. oben Nr. 305.
- 3 Der Papst hatte am 7. 10. 1585 Francesco Barbaro, einen Venezianer, zum Koadjutor von Aquileia ernannt (Hierarchia Catholica III, S. 114; De Renaldis, Memorie, S. 347f.).
- 4 Vgl. oben Nr. 292.
- 5 Vgl. unten Nr. 309.
- 6 Vgl. oben Nr. 300, Anm. 9.
- 7 Papst Eusebius.
- 8 Vgl. oben Nr. 305, Anm. 13.
- 9 Vgl. oben Nr. 244, 248.
- 10 Heutige Stadtpfarrkirche zum Heiligen Blut.
- 11 Vgl. Rainer, Grazer Nuntiatur I, S. 291.
- 12 Siehe Wiesflecker, Maximilian I., Bd. 3, S. 47f.
- 13 Zur Zeit Papst Johannes XIII. (965—972).
- 14 Julian Apostata, röm. Kaiser 361—363, versuchte den Tempel in Jerusalem wiederaufzubauen was jedoch an elementaren Naturgewalten scheiterte.