Briefnr. 93

Kobenzl an Aldobrandini - Graz, 1593 Februar 22

Band 3

Regest

Ungarischer Reichstag von Ehzg Matthias eröffnet. Ungarn stellen Fragen und Bedingungen. Sorge vor Aufständen. Unterwerfung der Ungarn unter türkisches Joch bei Gewährung gewisser Freiheiten, vor allem Gewissensfreiheit, wie sie die Siebenbürger haben, nicht undenkbar. Schwierigkeiten in der kaiserlichen Armee. Bau einer Festung gegen Petrinja notwendig zur Verhinderung türkischer Einfälle nach Steiermark und Krain. Reise Ehzgin Marias nach Bayern und Tirol wahrscheinlich wegen Mündigerklärung ihres Sohnes Ferdinand. Spanischer 138Kartäuser fordert Rückstellung der Klöster Seiz und Gairach gemäß päpstlicher Entscheidung.


Archiv

Arch. Vat. F. Borg. III, vol. 68, 38rv, 40r, Orig.
Druck: Horvat, Kobenzelovi 155—158.


Mando qui a V. S. Ill.ma nove che habbiamo di Polonia, le quale sono di non puoca importantia.1

D’Hungaria si scrive, che havendo il ser.mo arciduca Mathias fatto la propositione della dieta l’ordini et stati, subito l’altro giorno dapoi, gli havevano produto una breve scrittura, domandando in quella S. A. s’haveva plenipotentia di contrattar et concluder con loro tutte le cosse, che potevano occorrer. Item, se Sua Maiestà gli haveva levato i lor gravami, se la voleva impiegar l’intrade del regno nella difesa di quello. Cossì anchora supplir quello che potria manchare del suo o delli aiuti del imperio, et massime, redintegrarli il lor diminuiti privilegii. Quello che S. A. l’haverà resposto, non intendiamo anchora, ma dubitiamo che la dieta sarà alla sconclusione, non havendo S. A. autorità di gratificarli nella minima parte della lor domanda, nella quale loro sono tanto ostinati, che più presto tentarano ogni estremo, che desisterano di tal lor domanda, et essendo cossa, che Sua Maiestà come si tiene, non li puo sotisfare, cioè, ne lassarli il governo delle intrade del regno, ne levar dalle principal forze li capitanei alemani et deputar in luogo loro hungari, come sott’ il pretesto dei privilegii domandono ragionevolmente, è da temer, che presto si vederano in quel regno turbe et revolutioni, molto preiudiciale alla republica christiana. Massime s’essi hungari si resolvessero di sottometersi al giogo d’esso Turco, in quel modo, come hanno fatto i lor paesani li transilvani, che dal Turco sono lassati in qualche libertà et specialmente, quella delle conscientie2, ma dal resto sono arabiati l’un contra l’altro, come cani et gatti. Di che è da dubitar molto sentendosi publicamente dire, che sono per farlo, il che se facessero, et il Turco li tratasse un puoco di tempo bene. V. S. Ill.ma et massime la Santità di Nostro Signore, sia pur certissima, che molti di questi nostri confinanti col regno d’Hungaria, per la medesima libertà delle lor conscientie, li sequitariano, et persequitariano poi i poveri catholici più che non fa hora il Turco. Al che se Sua Santità potesse, remediar et obviar in tutto o in qualche parte, la faria la santissima opera. Per la prossima posta significarò a V. S. Ill.ma quello che succederà et s’intenderà più oltra. 3

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Della nostra espeditione contra il Turco o il bassa di Bosna non s’intende niente, eccetto grandissimi lamenti et indolentie da quelli con li quali si retrovano i cavalli del Rhedario et conte di Monte Cuculo, che li ruinano piùche non fariano i turchi. Il medesimo fanno i regimenti del imperator et de signor arcivescovo di Salzburg, delli quali non si trova più la metà, essendo morti parecchi et molti fugiti.4Il Monte Cuculo a ponto si trova hora qui, et domanda di esser licentiato con i suoi, allegando voler più presto esser licentiato che perder il tempo, senza far niente. Il che io li credo, ma è ben vero, che havendo lui condotto molti furlani, sudditi veneti, et hora fatto la Signoria un bando rigorosissimo, che tutti senza indugia retornino a casa, et loro scominciano a retirarsi, che tal causa anchora lo muova a tal domanda.

Sua Ser.ma Alteza manda hogi, già verso Zagrabia, alquanti per veder et deliberar, come si possa far un contraforte a Petrina l’anno passato fabricato dal Turco. Cossì anchora farsene un altro o dua pur lì sulla riva della Colapi, havendosi nova di Turchia, che esso bassa di Bosna, li voglia in quei luogi di là della Collapi, sul suo, quanto prima, fabricare. Il che se li succederia, V. S. Ill.ma mi creda, senza alcun dubio, che la Karniola et Stiria in breve sariano nelle mani et governo o potere d’esso Turco. Il che cessi Idio nostro signore gratiosamente.

La ser.ma arciduchessa s’aspetta da hieri a otto.5Et però dubitiamo che la nostra partenza verso Karinthia alla dieta non sarà, se non di hogi a otto. Corre voce, che essa ser.ma arciduchessa andò principalmente dal fratello duca di Bavieria et dal ser.mo arciduca Ferdinando in Tirol, per haver il lor assensu di supplicar a Sua Maiestà Cesarea che la dispensi con figliolo nostro principe circa minorenitatem suam, acioché S. A. istessa possa pigliar il governo dei suoi paesi. 6Il ser.mo Ernesto pagaria assai che la cossa fosse già in opera.

Quel padre spagnolo Certosino, che cerca di rehaver li doi monasterii tolti alla sua religione et datti alli padri lesuiti, fu hieri prima meco, et si lamentò molto, che non possa ottener tal cossa, come Sua Santità iustamente l’ha comandato.7Io vengo insimulato et imputato di non haver sollicitato da senno il desiderio della ser.ma arciduchessa come la mi haveva ordinato, mandando mi Sua Maiestà Cesarea da Sua Santità. Io 140son certissimo, che bisognando et Sua Santità et V. S. Ill.ma mi farian fede, che ho fatto il contrario fidelmente, havendomelo cossì commandato la ser.ma. Ma confesso bene, che da me et senza tal ordine, non l’haveria possuto far salva conscientia, medesimamente m’inculpa il ser.mo Massimiliano nel negozio della comenda a Venezia. 8Ma Dio sà, cossì anchora Sua Santità e V. S. Ill.ma, che non potevo far più di quello che ho fatto. Et che haveria sentito grandissimo contento, quando Sua Santità havesse essaudito Sua Alteza, et lassato a lei la omnimoda dispositione di detta comenda. V. S. Ill.ma mi perdoni, che li scrivo tal cosse. Imperoché il prometermi che V. S. Ill.ma ne sentirà dispiacere mi fa restar consulato . . .


Fußnoten

  • 1 Ebenda f. 39r Avvisi aus Krakau von 1593 Januar 14. 
  • 2 Siebenbürgen kam 1541 unter türkische Oberhoheit, zahlte dem Sultan jährlich 15.000 Dukaten Tribut und behielt die Gewissensfreiheit: Hammer-Purgstall IV, 32. 
  • 3 Siehe Nr. 94, 97. 
  • 4 Rederns Reiter waren am 10. Februar 1589 bestallt, die Salzburger Söldner am 15. November 1592: Loebl 777 f. 
  • 5 Siehe Nr. 72, 97. 
  • 6 Ehzg Ferdinand übernahm erst 1595 die Regierung Innerösterreichs: Hurter III, 291; unten Nr. 329: Rudolf II. übertrug Ferdinand II. die Landesverwaltung am 3. Mai 1595. 
  • 7 Siehe Nr. 74. 
  • 8 Gemeint ist das Deutschordenspriorat S.ma Trinità: Rainer, S.ma Trinità 357 ff.