Briefnr. 130

Portia an C. Aldobrandini - Graz, 1596 Juli 8

Band 4

Regest

Probleme der Benediktinerinnen in Aquileia belasten Beziehungen zwischen Ferdinand und dem Patriarchen. Verteidigt eigene Position. Fragen der staatlichen und der kirchlichen Jurisdiktion. Villacher Handel.


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ASV, Fondo Borghese, serie III, 92 A, f. 92r–94r, Orig.


Per instanze fatte molti giorni sono et replicate ultimamente dai procuratori et fautori delle monache d’Aquileia questo Ser.mo ha mandato di nuovo a richiedermi perché io supplichi a S. B.ne per qualche determinatione nella lor causa,1et insieme ha voluto ch’io ricevi copia di due scritture, le quali saran con queste per sodisfar all’instanza che mi vien fatta. 2All’incontro invio anco a V. S. Ill.ma una lettera di mons. rev.mo patriarca nella 151quale perché mi pare ch’egli interpreti diversamente da quello che io mi imaginassi mai il modo di riforma et visita di quel monastero, ho giudicato che sia bene che V. S. Ill.ma la vegga per mia particolar consolatione et perché si venghi a suo tempo a quel rimedio che sarà giudicato più espediente per questo molesto negotio, il quale hormai ha stancato tutta questa corte et alienato anco in gran parte il prencipe da quel buon prelato; né io credo che si troverà mai nelle mie lettere divisione alcuna di giurisditione de prencipi temporali massime in materie ecclesiastiche; 3ho ben detto et considerato alcuna volta che le monache si dicano essenti et sottoposti a cotesta S. Sede, 4dalla quale elle aspettano et richiedono ordinario et vicino visitatore, né nominai mai prencipe alcuno né città né territorio; così desiderarei che i ministri di mons. patriarca usassero et interpretassero, altrimente non si havrà mai quiete nè felicità in quei negotii et quanto io ottenni per gran solecitudine et quasi importunità con tanti contrasti che si facevano alla sinodo di S. Daniele, 5non mi valsi mai della distintione de dominii, anzi non volevo udire chi me ne ragionava, usando solo la ragion de canoni, dicendo che il prelato è tenuto per capo et il suo capitolo et canonicato son le membra di questo corpo ecclesiastico, et che questi devono sempre seguire quello in occasione del beneficio commune et dell’universale della chiesa; così fu persuaso il principe, così furno anco contro lor volontà astretti i conseglieri et quelli che contradicevano; né a me pare che si possino trovare termini più adeguati et convenienti alla nostra parte, et al mestiero che faciamo servendo et promuovendo la giuriditione et libertà ecclesiastica, della quale io sarò sempre tanto ansioso et zelante che non mi lascierò facilmente avvanzare da alcuno, tanto più che mi conosco debitore al pari d’ogn’altro servitore della S.tà di N. S. nato si può dire et educato in cotesta corte, et conosciuto per tale da diversi cardinali che vivono hoggi dì anco per più di trent’anni a dietro; et perciò la mia prima obligatione è et sarà sempre principale verso cotesta s.ma sede, et poi verso i prencipi temporali; il che ho voluto aggiungere per dechiaratione del scrupolo che mi muove mons. rev.mo patriarca ne negotii, del quale io ho giudicato da un tempo in qua che tornerebbe molto conto ch’egli tenesse o trovasse alcuno in questa corte che lo servisse perché altrimenti non cesseran mai né i sospetti né i disordini; poiché alcuni di questi ministri patriarcali ordinariamente sogliono dar conto al suo prelato, 152et il prelato al nuntio et non ad altri in questa corte, in maniera che con questo processo et circuito si perde molto di tempo, con accrescimento di difficoltà et anco si corre molto pericolo nelle cose che più importano; lascio che i nuntii non possono portare tutti i negotii ad un modo, et massime quando c’entrano quegl’ interessi di stato, i quali si scoprono pur troppo da chi forsi non dovria; et prometto a V. S. Ill.ma che se non fosse la infinita obligatione et obedienza a che io son tenuto per tanti rispetti verso i commandamenti di S. B.ne et di V. S. Ill.ma, che molte volte allenterei gl’officii in queste materie perché sì divien molesto a i prencipi con poco frutto et con pregiudicio degl’altri negotii, come può esser quello della religione in universale, et contra gl’heretici, al quale questo particolare apporta impedimento, valendosi i politici et gl’heretici di molte ragioni per alienar il prencipe da i prelati et finalmente dal nontio, et questo è necessario che V. S. Ill.ma sappi, et ch’ella creda anco che io ho fatto sempre tutto quello che m’è stato possibile per servitio della chiesa d’Aquileia et di mons. rev.mo, il quale se seguirà di dire et di scrivere che le monache son suddite de sig.ri venetiani et che i lor beni son nel dominio de medesimi signori, 6et che per questo sia per parer strano che sian visitate da prelato straniero, mi dubito che egli stesso si farà difficile anco il visitare et riformare poi quella parte de diocese che egli ha in queste provincie archiducali, le quali anco per dir il vero ne hanno il medesimo bisogno che hanno tutte le altre, et io per il particolare affetto ch’io tengo a quel prelato et a quella diocese mi ramarico di non poter far tanto quanto sarebbe di desiderio et anco particolar obligo mio.

Nel medesimo proposito questo Ser.mo mi ha fatto dire et poi replicato egli stesso di haver inteso che mons. patriarca sudetto tratta di ridurre questo autunno una nuova sua sinodo in Udine, et che havendo dechiarato S. A. altre volte le difficoltà et le ragioni che ha di non permettere che gli ecclesiastici de suoi stati convenghino nel dominio della ser.ma signoria, non le pare che sia necessario il replicarmele, ma ben di richiedermi ad escusarlo in evento che mons. patriarca facesse instanza con l’intercessione et autorità di S. B.ne, alla quale dice S. A. di haver obedito in quella sinodo ridotta in S. Daniele anco contra la volontà di S. M.tà, con la quale questi interessi et ragioni de stati son congiunte.7A questo io non ho potuto risponder altro se non che sin hora non sapevo di questo particolare cosa alcuna, né meno mi trovavo haverne havuto commissione, solo ch’io ricordavo a S. A. che 153dalle sinodi si cavano grandissimi beneficii nelle provincie, et che queste ne havevano grandissimo bisogno, pregandola a ricordarsi delle ragioni ch’io le havevo esposto quando le proposi et ottenni il particolare che apparteneva a quella congregata in S. Daniele, dicendole di più esser più conveniente che le cose spirituali diino l’indirizzo alle temporali, che si facci il contrario. Non ho potuto però ottener altra risposta, dicendomisi solo che il medesimo è stato usato con l’arcivescovo di Salsburg in simil occasioni con tutto che sia prencipe dell’imperio et molto più vicino; et essendo appresso di me anco questa cosa per incerta, non mi son curato di passar più oltre, massime havendo io havuto occasione nella medesima audienza et nel medesimo proposito di trattare della materia della religione et di queste provincie avvicinandosi il tempo che l’arciduca si dovrà essimere dalla podestà de tutori conforme al testamento dell’arciduca suo padre. 8Ho però voluto di tutto questo dar conto a V. S. Ill.ma perché nell’occasioni potrà giovare il saper le difficoltà che qui si hanno et per pensar al rimedio et per aiutare quanto più si potrà quella diocese et metropolitana tanto insigne, della quale io son figlio obligato et i miei furono per centinara d’anni buoni vassalli …

(P.S.): Di Villacco si ha avviso che di già quella chiesa era di nuovo stata serrata alla presenza del vicedomo di Bamberga,9ma che in tutta quella terra non si era potuto trovare un serraturaro che havesse voluto finirla d’una serratura et accommodarla delle cose necessarie, però che era convenuto mandar fuori della terra a provedere, et così quel negotio è ritornato nel stato di prima aspettandosi la sentenza di S. M.tà; 10si sarebbon fatti prigioni anche quelli che havevano fatto questo ultimo disordine, ma scrive il vicedomo ch’eran fuggiti, et che non si potevan trovare in quei contorni per diligenza che si facesse. 11


Fußnoten

  • 1 Die Benediktinerinnen von S. Maria verbrachten wegen der sehr ungesunden Luft die heißen Monate mit päpstlicher Erlaubnis im venezianischen Cividale: Morelli I, S. 278; Härtel, S. 170. 
  • 2 Schreiben nicht vorhanden. 
  • 3 Ezhg Karl stellte 1588 und 1589 die Zuständigkeit der staatlichen Jurisdiktion gegenüber der kirchlichen fest; Klemens VIII. mahnte 1593 Ezhg Ernst, die kirchliche Jurisdiktion im Patriarchat Aquileia nicht durch Laien zu verletzen; Morelli I, S. 268; Zahn, S. 76 f. 
  • 4 Angeblich seit dem 12. Jahrhundert unmittelbar dem Heiligen Stuhl unterstellt: Morelli I, S. 279. 
  • 5 Die Synode wurde am 22. Oktober 1595 eröffnet: Paschini II, S. 406. 
  • 6 Die Güter der Benediktinerinnen in Aquileia lagen sowohl auf innerösterreichischem als auch auf venezianischem Gebiet, woher die meisten Nonnen stammten: Morelli II, S. 272 f. 
  • 7 Das österreichische Misstrauen gegen den Patriarchen kam von dessen enger Bindung an Venedig: Trebbi, S. 152. 
  • 8 Die endgültige Regierungsübernahme und Huldigung erfolgte im Dezember 1596 und im Januar/Februar 1597: Nr. 228, 256 A 2, 257, 262 A 5, 264. 
  • 9 Siehe Nr. 109. 
  • 10 Karl Ungnad war deshalb von den Kärntner Ständen nach Prag gesandt worden und kehrte nach eineinhalb Jahren Ende Oktober 1596 heim: Koller-Neumann, Gegenreformation, S. 73. 
  • 11 Ebenda, S. 77 f., 79 A. 221.