Briefnr. 145.1

Portia an Aldobrandini - Graz, 1600 Juni 26

Band 5

Regest

Portia hat aus Venedig über die Neubesetzung der Nuntiatur Graz durch Monsignor Spinola gehort, wartet jedoch auf eine offizielle Bestätigung aus Rom. Am Hof wird unter strenger Geheimhaltung überlegt, einen der jungen Erzherzöge zur Erziehung nach Spanien zu schicken. Erzherzogin Maria denkt dabei an Erzherzog Maximilian Ernst, andere wiederum an Erzherzog Leopold. Überlegungen zu den jeweiligen politischen Konsequenzen und den voraussichtlichen Karrieren der beiden Erzherzöge. Sowohl der spanische Königshof als auch der Kaiser begrüßen die Eheschließung von Maria de’ Medici und Heinrich IV. nicht. Der Kaiser habe beabsichtigt, diese zu heiraten, würde sich aber nun für eine der beiden Töchter Erzherzog Ferdinands von Tirol [Maria, Anna] interessieren. Bezüglich Erzherzog Maximilian III. gibt es Gerüchte, was seine Verhandlungen mit dem russischen Zar [Godunov] betrifft.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 68 CD, fol. 100r–v und 101r–102r, Orig. [Eigenh.]


Referenzen

  • Beilagen: fol. 105r–v, Avviso, Graz, 1600 Juni 26.
    fol. 106r, Nota di tutte le genti, che si devono condurre in Ungheria sotto
    l’insegne di S. M.tà Cesarea.

Havrà V. S. Ill.ma inteso dalle precedenti mie1quali sian stati gl’avvisi venutimi di Venetia et da Monsig. Rev.mo di Malfetta et anco da alcune altre persone in proposito della rissolutione che si è detta esser fatta dalla 348S.tà di N. S. sopra questa Nuntiatura et dell’esser destinato a questa carica Monsig. Rev.mo Spinola 2, da che mi son mosso a significar anco a V. S. Ill.ma con l’ordinario passato le considerationi ch’io ci havevo havuto sopra alcuni mesi sono, son però rimasto con un poco di meraviglia non havendo sin hora di costà la sequela di questo avviso. Et perché tuttavia con la grandezza delle obligationi ch’io tengo a V. S. Ill.ma mesuro le mie speranze, mi pare di potermi promettere per la particolarissima mia servitù et humilissima devotione di dover anco esser favorito d’intender da lei alcuna cosa in questo proposito et quale sia il suo senso, dalla cui sodisfattione havrà da dipender sempre ogni mio volere, poiché com’ho detto et scritto tante volte a V. S. Ill.ma, io non tengo desiderio né obligo che più m’importi et prema che di trovarmi in luoco et occasione di poter impiegar ogn’opra mia, anzi la propria vita, occorrendo con ogni mia sostanza in servitio dell’essaltatione di lei et della sua Ill.ma Casa, et perciò in questo particolare et in ogn’altro chi possa concernere et appartenere alla mia persona, io lo rimetto et dono all’arbitrio et beneplacito di V. S. Ill.ma, sì come gl’ho di già dedicato et obligato in perpetuo me stesso et ciò che da me può derivare et dipendere.

Conforme a quello ch’io ho di già significato a V. S. Ill.ma con le lettere scritte da me due et tre settimane sono3, questi Serenissimi seguono nel pensiero di procurare di far passare uno di questi Arciduchi minori in Spagna per educarsi et appoggiarsi presso quel Re, né si aspetta altro se non che la Regina possa ritrarne questa rissolutione. Et benché sin hora la inclinatione dell’Arciduchessa Madre è tutta volta a mandarvi l’Arciduca Massimiliano, fratello che segue in età doppo l’Arciduca Ferdinando che può esser di 16 in 17 anni, son però alcuni che più volontieri vedrebbono l’Arciduca Leopoldo impiegato et applicato in quelle Provincie per speranza di qualche consequenza maggiore a beneficio del’Arciduca et di questa Casa, poiché col mandar l’Arciduca Massimiliano si promuove solo la persona sua con poco disegno et speranza di avvanzar gl’interessi dell’Arciduca Ferdinando, et con il promuover l’Arciduca Leopoldo si potrebbe sperare cose di maggior consequenza et utilità a beneficio anco dell’Arciduca maggiore, come sarebbe se esso fosse provisto in qualche tempo dell’Arcivescovado di Toledo 4, promosso al Cardinalato et fors’anco in maggior età a governo di 349qualche stato pacifico, il che più facilmente gli Spagnuoli permeteranno ad un Prencipe Ecclesiastico che ad un laico per le lor ragioni et rispetti politici et tutte queste grandezze Ecclesiastiche, et ciascuna di loro nella persona dell’Arciduca Leopoldo potrebbon giovar’all’Arciduca sudetto in molti casi et in particolare nell’occasione di farsi elettione di Re di Romani o di vacanza d’Imperio.

Insomma si sta in queste considerationi (se ben sin hora si tratta il tutto per l’Arciduca Massimiliano) delle quali ho voluto dar conto a V. S. Ill.ma (benché questi Prencipi tenghino la cosa per secretissima) per quella congiuntione di affetto et corrispondenza che V. S. Ill.ma ha digià contratta con questi Prencipi.

Mi ha anco detto l’Arciduchessa in confidenza molto secreta che di Spagna tenghi avviso dalla Regina figliola che sia stato molto mal inteso questo parentado fatto dal Gran Duca5con il Re di Francia 6per tema di qualche consequenza in Italia di poco gusto a quella M.tà et a Spagnuoli.

Di questo medesimo matrimonio del Re di Francia s’intende anco che l’Imperatore sia rimasto anco poco contento, come che anch’esso havesse havuto intentione di pigliar per moglie quella Principessa7, et che il negotio sia stato poco ben guidato dal Sig. Corraducci. Et si dice di già in luochi assai buoni che l’Imperatore sia ressoluto in ogni modo di pigliar moglie anch’esso et si pensa che la Moglie potrebbe essere una delle due figliole 8 350del già Arciduca Ferdinando di Tirolo 9nate dall’Arciduchessa Vedova 10sorella del Sig. Duca di Mantova 11et a questo fine et effetto si dice essersi fatta rissolutione da S. M.tà di venir a Vienna, dove si preparan’allogiamenti per la Corte con grandissima diligenza et prestezza.

In queste parti si ha anche sospetto simile dell’Arciduca Massimiliano per la trattatione col Moscovito12dicendosi che non habbi fatto insinuar altro alla M.tà dell’Imperatore nel partir ocultamente dalla sua residenza che di dimandar licenza di starsene absente per un anno.

Ho giudicato convenirsi che V. S. Ill.ma sappi tutti gli sopradetti particolari per quello che potrebbono servir in corrispondenza d’altri più gravi che le passan di continuo per le mani, non essendomi parso di scriverli nelle lettere publiche et ordinarie13per non esser questi propriamente pertinenti a questa mia carica.


Fußnoten

  • 1 Nr. 143.3. 
  • 2 Orazio Spinola (1564–1616), Vizelegat in Bologna (1597), Erzbischof von Genua (20. Dezember 1600–1616), Kardinal (1606), Legat von Ferrara 1606–1615: vgl. GIORDANO, Paolo V, S. 489 (Anm. 30). 
  • 3 Nr. 141.2. 
  • 4 Eine Parallele dazu stellt Albrecht VII., Cousin der beiden Erzherzöge, dar, der 1570 anlässlich der Hochzeit seiner Schwester Anna mit König Philipp II. nach Spanien kam, dort erzogen und 1577 zum Kardinal-Erzbischof von Toledo ernannt wurde: vgl. NOFLATSCHER, Maximilian, S. 57. 
  • 5 Ferdinando I. (1549–1609), Sohn von Großherzog Cosimo I. der Toskana und Eleonora von Toledo, Kardinal (1563–1589), Großherzog der Toskana (1587–1609). Ferdinando war 1587 als Großherzog der Toskana auf seinen verstorbenen Bruder Francesco gefolgt, er verzichtete 1588 auf die geistlichen Würden und heiratete 1589 Christina von Lothringen. Im Jahr 1600 gab er die Verlobung seiner Nichte Maria de’ Medici mit Heinrich IV. von Frankreich bekannt: vgl. DBI 46, S. 258–278; PIERACCINI 2, S. 283–304. 
  • 6 Heinrich IV. (1553–1610), Sohn von Antoine de Bourbon, Herzog von Vendôme, und Jeanne d’Albret, Königin von Navarra. König von Frankreich und Navarra (1589–1610). Er war in erster Ehe mit Margarete von Valois verheiratet, nach der Annullierung (1599) ehelichte er 1600 Maria de’ Medici: vgl. SCHWENNICKE 2, T. 29; DBF 17, S. 934–939. 
  • 7 Maria de’ Medici (1575–1642), Tochter von Großherzog Francesco I. der Toskana und Johanna von Österreich. Sie heiratete per procuram in Anwesenheit Kardinal Aldobrandinis im Oktober 1600 in Florenz und persönlich im Dezember 1600 in Lyon König Heinrich IV. von Frankreich und Navarra. Von 1610–1614 übernahm sie die Regentschaft fur ihren unmundigen Sohn Ludwig XIII., dessen konfliktreiche Beziehung zu seiner Mutter führte letztendlich dazu, dass sie, des Hochverrats für schuldig erklärt, Frankreich verlassen musste: vgl. DBI 70, S. 205–218; SCHWENNICKE 2, T. 29; PIERACCINI 2, S. 264–281. 
  • 8 Die beiden Töchter von Eh. Ferdinand von Tirol und Anna Caterina von Mantua: Maria (1584–1649) trat 1612 mit ihrer verwitweten Mutter in das Servitinnenkloster in Innsbruck ein; Anna (1585–1618) heiratete 1611 ihren Cousin, den späteren Kaiser Matthias: vgl. HAMANN, S. 57f., 289. 
  • 9 Ferdinand II. (1529–1595), Sohn von Kaiser Ferdinand I. und Anna von Böhmen und Ungarn. Kaiserlicher Statthalter in Böhmen (1547), Eh. von Tirol (1564–1595). Er war in erster Ehe heimlich mit der Augsburger Patriziertochter Philippine Welser verheiratet. Aus dieser Ehe stammen die beiden Söhne Andreas und Karl von Österreich. Nach dem Tod der Philippine Welser heiratete er 1582 seine Nichte Anna Caterina von Mantua: vgl. HAMANN, S. 105–109; NDB 5, S. 91f. 
  • 10 Anna Caterina von Mantua: vgl. Nr. 36.1. 
  • 11 Vincenzo I. (1562–1612), Sohn von Herzog Guglielmo von Mantua und Montferrat und Eleonore von Österreich. Herzog von Mantua und Montferrat (1587–1612). Er beteiligte sich persönlich in den Jahren 1595, 1597 und 1601 an der Türkenabwehr in Ungarn und an der innerösterreichischen Grenze: vgl. MALACARNE, S. 21–203; ARGEGNI 2, S. 36. 
  • 12 Boris Godunov (ca. 1551–1605), Bruder der Zarin Irina Feodorowna, die nach dem Tod ihres Mannes Zar Feodor im Januar 1598 auf den Thron verzichtete, sodass Boris als Zar auf seinen Schwager folgte. Zar Boris nahm 1599 mit Rudolf II. Verhandlungen für die Eheschließung eines Habsburgers mit seiner Tochter Xenia auf, wobei das Hauptinteresse auf Eh. Maximilian Ernst von Innerösterreich gerichtet war. Die Verhandlungen mit der innerösterreichischen Linie verliefen nicht zur beiderseitigen Zufriedenheit, sodass der Kaiser den Zaren in diesen Belangen vertrösten musste. Im Dezember 1599 reiste der russische Gesandte zu Deutschmeister Maximilian III. nach Mergentheim weiter, woraufhin Rudolf II. befürchtete, dass dort erneut über eine Heirat, eventuell auch mit dem Deutschmeister selbst, verhandelt werden sollte, doch Maximlian gab darüber keine Informationen preis: vgl. ÜBERSBERGER, S. 568–572; NEB 5, S. 326f.; NIEDERKORN, Dynastische Politik, S. 40f. 
  • 13 Nr. 145.2, 145.3.