Briefnr. 242.3

[Portia an Aldobrandini] - [Graz, 1601 Juli 30]

Band 5

Regest

Gian Francesco Aldobrandini ist nach Agram/Zagreb abgereist und wurde einen Teil der Strecke von den Erzherzögen Ferdinand und Maximilian Ernst sowie Don Giovanni de’ Medici und Portia begleitet. Portia wird auf Wunsch Gian Francesco Aldobrandinis in Graz bleiben. Der Nuntius am Kaiserhof [Spinelli] wurde von Jakob von Breuner über die Bedenken Gian Francescos unterrichtet, die päpstlichen Soldaten für die Eroberung von Ofen/Buda einzusetzen. Spinelli zögerte, dies am Kaiserhof zu melden, da er sich bereits mit Versprechungen exponiert hatte. Man hat vom Pesttod des Damad Ibrahim Pascha in Belgrad/Beograd gehört, zu dessen Nachfolger der Pascha von Bosnien [Derwisch Pascha] ernannt worden sein soll. Die Türken treiben die Friedensverhandlungen voran, rüsten aber weiter ihre Truppen auf. Der Bischof von Bamberg [Gebsattel] hat Erzherzog Ferdinand Waffen und Munition gesandt. Erzherzog Ferdinand macht sich bereit für den Kriegszug. Die Anreise der spanischen Truppen soll über Linz nach Innerösterreich erfolgen.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 81r–v, Kop. 1


L’Ecc.mo Sig. Generale che partì hoggi otto, come fu scritto, si truova hormai d’arrivo ne contorni di Zagabria con salvezza. Nella sua mossa da 538Graz l’E. S. fu accompagnata per tre leghe dalli due ser.mi fratelli Ferdinando et Massimiliano et dal Sig. Don Giovanni Medici 2, né a me toccò se non di tornare adietro con li stessi Prencipi, essendo stato tale il commandamento di S. E., a cui piacque che per hora non m’allontanassi dalla Corte, così per accelerare le provigioni della guerra et procurare quello che potesse esser di servitio all’E. S. presso ’l ser.mo Arciduca, com’anco per attendere quello che venisse significato da Praga dal Marisciale Prainer, di cui sono lettere de 21 a S. A. con aviso ch’egli haveva posta mano alla sua negotiatione commessagli di qua, ma che havendo presentata a Monsig. rev.mo Spinelli la lettera dell’Ecc.mo Sig. Generale, nella quale si deducevano le ragioni che stimava S. E. renderle difficile, anzi quasi impossibile, di far passare la soldatesca Pontificia da Zagabria verso Ungheria et all’impresa di Buda, scorgeva che ’l medesimo Monsignore andava non puoco riservato in far la relatione, parendo ciò avenire da rispetto ch’egli innanzi havesse data intentione a Ministri di Cesare che li aiuti di N. S. sarebbono sempre stati in punto per impiegarsi verso dove fosse commandato dalla M.tà S., aggiongendo il sodetto Prainer che perciò temeva di non potersi spedire così di facile o almeno che la risolutione dell’Imperatore sarebbe ita in lungo, cosa ch’egli nondimeno studiava di evitare per stricarsi quanto prima et per non lasciar scorrer il tempo in pregiuditio dei disegni et in danno et in commodo delle genti hormai coadunate.

D’Ibraim Bassa è aviso certo che in Belgrado sia morto di peste3et che ogni giorno ve ne perivano sessanta et più, dicendosi che ’l Luogotenente dell’istesso Ibraim era entrato in Buda con tremila soldati et che se gli sarebbe dichiarato successore il Bassa della Bosna 4, sendo opinione che ’l mancamento d’un tal Capo sia per apportare giovamento alle cose de’ Christiani.

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La pace per quello s’intende si ricerca con maggior instanza che mai da Turchi, i quali però non ralentano d’amassar gente et di rendersi di continuo più forti per loro assicuratione et per haver comodità d’assalire con occasione gl’Imperiali.

Il Vescovo di Bamberga in questa speditione ha donato all’Arciduca centocinquanta centinara di libre di polvere d’Archibuggio, mille Moschetti co’ suoi finimenti et alcun’altre cose simili che puonno ascendere al valore di quindicimila fiorini, havendo ’l medesimo Monsignor essortato S. A. ad uscire contro l’inimico, auguratagli forza et vittoria da Dio et offertosi di fare la parte sua co ’l indire preghiere al Signore per tutta la sua Diocese et co ’l tenere egli stesso publiche processioni. Cosa c’ha consolato et inanimito non puoco questo Prencipe, il quale si conferma, havuta qualche risposta da Praga, di voler uscire in Campagna et far la raccolta di tutte le genti, tenendosi che quelle del Re Cattolico debbano tosto entrare in queste Provincie, essendosi loro spacciati incontro Commissarii con ordine di farle sbarcare a Lintz et di là senza calar a Vienna condurle in queste parti. …


Fußnoten

  • 1 Kopie eines nicht auffindbaren Berichtes an San Giorgio. 
  • 2 Don Giovanni de’ Medici (1567–1621), Sohn von Großherzog Cosimo I. der Toskana und Eleonora degli Albizzi. Er war als Diplomat und Militär für das Großherzogtum tätig und diente in verschiedenen Ländern wie z. B. Flandern und Ungarn. 1601 nahm er mit den Truppen des Großherzogs am Rückeroberungsversuch der Festung Kanizsa teil. Nachdem er einige Zeit am französischen Hof verbracht hatte, wechselte er in den Dienst Venedigs, wo er mit einigen Unterbrechungen bis zu seinem Tod verblieb. 1617 zum Governatore Generale dell’esercito della Repubblica ernannt, kämpfte er im Friaul gegen die Uskoken: vgl. SOMMI PICENARDI; PIERACCINI 2, S. 217–249; SODINI, S. 93–109; MARTELLI/GALASSO, S. 68 (Anm. 1); DBI 73, S. 72–77. Don Giovanni de’ Medici berichtete regelmäßig an den Hof von Florenz über seine Reise nach Graz und an die innerösterreichische Grenze. Die Schreiben aus Graz stammen vom 8. Juli bis 20. August 1601 und befinden sich neben den anderen Berichten von dieser Reise in: ASFi, MdP 5155. 
  • 3 Damad Ibrahim Pascha war am 10. Juli 1601 in Semlin/Zemun bei Belgrad verstorben: vgl. Nr. 203.1. 
  • 4 Derwisch Pascha: vgl. Nr. 51.1.