Regest
Portia fürchtet um die Gesundheit von Gian Francesco Aldobrandini und möchte zu ihm reisen. Ausführlicher Bericht über die Vorbereitungen zur Belagerung der Festung Kanizsa. Der Großwesir [Yemishdji Hasan Pascha] wird die türkischen Truppen in Kanizsa unterstützen. Für den Rückeroberungsversuch von Kanizsa wäre die Einnahme Stuhlweißenburgs/ Székesfehérvárs durch den Herzog von Mercœur von Vorteil. Die Auseinandersetzungen zwischen dem Herzog von Mantua [Vincenzo I.] und Giovanni de’ Medici wurden trotz Vermittlung Erzherzog Ferdinands noch nicht gänzlich beigelegt. Aus Mailand erwartet man Geld zur Bezahlung der Truppen von Oberst Madruzzo. Zuversicht bezüglich der Einnahme Kanizsas auf Grund neuester Nachrichten.
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ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 115r–116v, Orig. [Eigenh.]
Brieftext
Doppo ’l ritorno del Servitore mio ch’io mandai al Ecc.mo Sig. Generale, questa serenissima mandò di subito il Sig. Frangipani a visitar anco S. E. et offerirle quanto si poteva in suo servitio, né questo gentilhuomo è anco ritornato che mi apporta un fastidio et una sospension’ d’animo grandissima intendendo che la quartana duri et che trovandosi hormai nell’autunno si possa temere che questa febre duri più lungamente di quello bisognerebbe et per l’età di S. E. et anco per gl’affari che corrano. Onde io ne sto mezzo che disperato, dolendomi che S. E. sia così lontana da questa parte et in luoco si può dir fuor di mano, per dove non vanno né vengano corrieri né ordinarii né straordinarii se non si manda a posta. Tengo desiderio estremo di veder S. E. et vorrei transferirmi sin a quella parte, ma temo di non sodisfarle, lasciando qui i negotii et alcune cose anco di suo servitio et potendole dispiacere ch’io mostri di temer del suo male; però sin hora io me ne sto irresoluto sin ch’io habbi almeno qualche avviso di S. E. o di alcun de suoi, che non può tardare né posso né debbo dubitare che a V. S. Ill.ma non sia significato diligentissimamente quanto può occorrere circa gl’affari et stato di S. E., dalla quale io non desidero altro che d’esser commandato et di questo la supplico continuamente con mie lettere.
Ne particolari dell’assedio di Canisa penso che V. S. Ill.ma sarà diligentemente avvisata dal campo, però io aggiungerò solo quello che mi vien significato.
L’Arciduca con le sue genti si affatica di far erigere due forti dirimpetto alle due Porte et uscite di Canisa et quivi piantar l’artigliaria per levar le sortite agl’Inimici et le diffese; et il Colonel Orfeo pensa di alzar un cavallier dalla parte verso Seghet et da quello destrugger tutta la fortezza et quelle genti che la diffendano. Però si ha avviso che gli Turchi hanno fatto de luochi sotterranei ne quali si accommoderanno et diffenderanno da questi tiri et si manterran lungamente, massime perché han da viver a sufficienza. Et la longhezza di questo assedio sarà per noi contraria ad ogni buon successo, consumandosi polvere, vettovaglie, danari et genti, delle qual cose non ce n’è grand’abondanza. Di più ci è avviso che al certo sia per venir soccorso di dodicimila cavalli, i quali, quando non potessero far sloggiar i nostri per forza d’armi, potrebbon necessitarli col impedirli i viveri, la condotta de quali si fa continuamente dal fiume Mora sin al Campo per camino di sette miglia Italiane con assai buon ordine sin hora, havendosi per ciò fatto un forte su la Ripa del fiume sudetto et un altro a mezza strada verso il Campo per assicurar meglio il viaggio, ma venendo soccorso potrebbon in ogni modo infestar molto questa condotta. Mi fu anco detto heri per cosa certa che la M.tà dell’Imperatore habbi scritto all’Arciduca Ferdinando che stii avvertito et ben circonspetto nell’alloggiarsi sotto Canisa, perché S. M.tà ha avviso che il Gran Turco habbi dato ordine al suo primo 573Visir 1che in ogni modo soccorra questa piazza et che al certo egli sia per venire, et per questo gli nostri solecitano di fortificarsi et trincerarsi.
Gran vantaggio si havrebbe se il Duca di Mercurio aquistasse Albaregale, come si dice esserci gran speranza, perché di già si eran alloggiato sin sotto le Muraglie della sudetta piazza, lontana da Canisa tre giornate solamente.
Havrà fors’anco inteso V. S. Ill.ma che nell’accostarsi a Canisa et fargli alloggiamenti il Sig. Duca di Mantova venisse a parole col Sig. Don Giovanni de’ Medici, poiché si dice che havevano assegnato l’allogio per l’Arciduca in luoco assai pericoloso et esposto all’Inemico, di che havendo il Sig. Duca di Mantova fatto un poco di querela in modo di meravigliarsi di simil errore, il Sig. Don Giovanni si alterò come che fosse ripreso et notato in cosa del suo ufficio et carica et quasi che vennero all’armi doppo alcune parole moleste, ma in fine si accommodò il tutto per instanza dell’Arciduca, gli cui Padiglioni furno poi mutati ancora in altra parte et in somma si scuoprì che non possan esser concordi que due Signori.
Qui mi dicano che si aspetti di Milano cinquantamila scudi in contanti per pagar li soldati del Colonel Madrucci, il quale ha di già mandato quattro Muli per levarli et portarli al Campo.
Hor hora ricevo lettere dal Campo de 142ne quali dicano che habbin buona speranza di aquistar Canisa, che gli Turchi se ne stanno né escan più fuori, et se se li potesse levar due forti o Rivelini fatti in fuori sopra le due porte di Canisa che sarebbe facil cosa il conquistarla. Dio ce ne dia la gratia et conceda ogni felicità a V. S. Ill.ma …