Briefnr. 306.2

[Portia an Aldobrandini] - [Graz, 1602 März 18]

Band 5

Regest

Der Aufstand der habsburgischen Untertanen in Oberösterreich wurde von salzburgischen Truppen unterdrückt. Anwesenheit eines Botschafters des Herzogs von Bayern in Graz, unter anderem wegen des Goldenen Vlieses, das Herzog Maximilian übergeben werden sollte. Der bayerische Botschafter hat sich mit Portia über die Türkengefahr an der innerösterreichischen Grenze unterhalten und von dem Gerücht berichtet, dass der Heilige Stuhl den Kaiser in diesem Jahr .finanziell unterstützen werde, was Portia bezweifelt. Die Türkengefahr droht erneut. Als kaiserlicher Oberbefehlshaber Ungarns wird der Herzog von Mayenne [Karl] genannt. Keine Neuigkeiten 661aus Zengg/Senj. Venedig unterbindet den Handel mit Triest und Görz aufgrund der Pestgefahr.


Archiv

ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 195r–196r, Kop. 1


Referenzen

  • Teildruck: HORVAT 2, S. 15.

La sollevatione che fu suscitata nell’Austria superiore da Villani sudditi a S. M.tà Cesarea è finalmente cessata, sendo stata oppressa et estinta specialmente co ’l sforzo delle genti di Salzburg, da quali è stata presa et saccheggiata una Terra di detti Rubelli con morte di alcuni heretici et d’un Predicante fomentatore di tal seditione, sendo anco ceduto in beneficio de soldati il valore di cinquantamila fiorini. Il che havendo servito per essempio, due altre Terre, che tenevano le parti de seditiosi si sono subito rese, ritornate all’obedienza di Cesare et alla Cattolica Religione, benché la M.tà dell’Imperatore, prima che si rimettino i detti luochi di dove cava entrata di sali si dice, c’habbia a sentir danno di centocinquantamila talleri2.

Questi giorni è stato qui Ambasciatore del Sig. Duca di Baviera3, il quale ha havuto con le loro A. A. negocio di varie facende, come accade tra Prencipi di così stretta parentela, se bene l’occasione della venuta si dica esser stata quella del Tosone che da quest’Arciduca si dovrebbe dare per nome del Re Cattolico al Sig. Duca Massimiliano 4.

Il medesimo Ambasciatore, che s’è truovato meco frequente per sodisfare a visite et ad altro, è venuto spesso a ragionamento delle cose della guerra, mostrando meravigliarsi in estremo che qui s’habbia minor pensiero della vicinanza del Turco di quello è in Baviera, ove m’affermava starsi in sollecitudine grandissima per il pericolo imminente a queste parti, de quali ogni volta che siamo stati insieme me n’ha raggionato et fatto continua instanza, come m’ha detto, per ordine de suoi Prencipi, ch’io le tenessi raccommandate alla protettione della S.tà di N. S., et io le ho risposto ciò che 662si conveniva, narrandogli diffusamente quello si è fatto l’anno adietro da S. B.ne, che a paragone del Re di Spagna Prencipe sì potente et grande ha dimostrato alla Germania et al Mondo eccesso di cordial affettione et amore verso quest’Arciduca et suoi Stati, per i quali non solo ha patito ne proprii Vasalli et Dominio la S.tà S., ma anco in sè medesima con la perdita et iattura del stesso Nipote, la cui morte è stata la ruina dell’impresa di Canisa et di molt’altre che peraventura sarebbono seguite, oltre che la Sede Apostolica per le continue spese c’ha d’ogn’intorno è così angustiata et essausta che non solo non veggo come possa esporsi a nuovi dispendii, ma non sapere in che maniera habbia potuto supplire per il passato; et così mi son ito escusando co ’l Ambasciatore, il quale mi soggionse ultimamente essere stato pure divulgato dal Pezen et altri ministri Cesarei presso li Prencipi et Stati dell’Imperio, che N. S. sia questa state per pagare a S. M.tà ottomila fanti et che credeva io ne sapessi alcuna cosa di certo, a che risposi non haverne notitia alcuna et difficilmente potermi persuadere che per li rispetti sodetti si potessero prestare tai nuovi aiuti, né dar il soldo a ottomila fanti forastieri che sono usati a maggior stipendio delli Italiani, et per conseguenza la spesa sarebbe assai più alta, et con questo mi liberai affatto dall’instanze fattemi, con haver dimostrato l’Ambasciatore di rimanere finalmente sodisfatto per le ragioni addottegli.

In questi confini tra Coprainiz e Canisa è stato di puoco preso da nostri un principal Aga con altri suoi soldati, i quali essaminati con diligenza depongono in corrispondenza esserci aviso di Constantinopoli che ’l Gran Turco sia per uscire in persona con disegno di venire all’assedio d’Albaregale et di mandare il primo Visir5alle parti finitime di questi Stati, onde non assicurandosi l’Arciduca per tempo in Campagna si può temere di qualche mal successo. In proposito della carica di Luogotenente Generale d’Ungheria pare che si dica alcuna cosa di più del passato del Sig. Duca d’Umena, ma per quello ho io altre volte osservato in Francia di quel Signore è così tardo nelle proprie risolutioni, che se bene fosse per havere il luogo, non credo che potesse venirvi ad hora delle fattioni della prossima state.

Di Segna non s’intende novità alcuna et a Triestini et Contado di Goritia pare che da Signori Venetiani sia stato levato il commercio per essersi scoperta l’infettione ne contorni di Trieste …


Fußnoten

  • 1 Kopie eines nicht auffindbaren Berichtes an San Giorgio. 
  • 2 Der Aufstand im Salzkammergut nahm im Juli 1601 seinen Anfang, als sich ein wesentlicher Teil der Bevölkerung von Hallstatt der Reformationskommission unter der Leitung des Salzamtsmannes Veit Spindler widersetzte. Das blutige Ende des Aufstandes erfolgte durch die salzburgischen Truppen Anfang März 1602: vgl. EDER, S. 394–407. 
  • 3 Nicht identifiziert. 
  • 4 Die Verleihung des Ordens vom Goldenen Vlies war bereits im Januar 1600 erfolgt, da sich aber Herzog Wilhelm weigerte, den Akt der Übergabe in München durchführen zu lassen, sollte Herzog Maximilian im Mai 1602 nach Graz reisen, um dort die Ordensinsignien zu empfangen. Er schob aber wegen der angeblich bevorstehende Niederkunft seiner Frau Elisabeth Renata, die ihm in 40 Ehejahren jedoch keine Kinder gebar, die Fahrt bis zum Juli 1602 auf: vgl. STIEVE, Politik Baierns 4, S. 364 (Anm. 5); STIEVE, Wittelsbacher Briefe 5, S. 157; GOLDENES VLIES, S. 170. Vgl. Nr. 335.1. 
  • 5 Yemishdji Hasan Pascha: vgl. Nr. 253.3.