Regest
Posteingang. Der Nuntius von Venedig [Offredi] bemüht sich gemeinsam mit dem kaiserlichen Sekretär in Venedig [Rossi] um die Freilassung der 683noch lebenden gefangenen Uskoken, auch wenn Erzherzog Ferdinand sich nicht mehr interessiert daran zeigt. Über die Verhandlungen zwischen dem General der Republik [Pasqualigo] und Frankol bezüglich der Abholzung der Wälder ist man in Graz nicht informiert. Der Kurfürst-Erzbischof von Köln [Ernst] fordert für sich die Propstei von Magdeburg, deshalb werden die innerösterreichischen Erzherzöge auf diesbezügliche Interventionen zu Gunsten Erzherzog Karls verzichten. Wenn der Graf zu Hohenzollern [Eitel Friedrich] allerdings zum Zug käme, könnte dies die Erzherzöge verärgern. Portia wird auf der Reise nach Mariazell die Rede darauf bringen.
Archiv
ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 225r–v, Kop. 1
Referenzen
- Teildruck: HORVAT 2, S. 20f.
Brieftext
aIn conformità di quanto scrive V. S. Ill.ma sotto li 4 dell’instante 2di haver mandato ordine a Monsig. Nuntio di Venetia perché tratti con la Republica la liberatione d’Uscocchi tenuti al remo, m’avisa il medesimo Monsignore con sue de 1l 3che di concerto col segretario Cesareo stava per far l’offitio et per procurare la relassatione di quelli che si truovano in vita, i quali purché vengano liberati, spero che non s’udirà altra novità et che ’l capitano Francol terrà le cose in forma et questo Prencipe continuarà a far tener quelle genti in freno, perché finalmente, se ben è dispiacciuta la morte dei quattro Uscocchi seguita nelle Galere d’ordine del Generale Maritimo, tuttavia sendo alcuni di quelli stimati per capi della sollevatione contro ’l già Sig. Rabatta, non se ne terrà più che tanto di conto, ancorché questi Signori reputino stessi di poter et saper punire a bastanza i loro sudditi senza che altri vi habbino a porre la mano. Da Segna per ancora non c’è aviso che ’l Francol si sia abboccato co ’l sodetto Generale della Republica in proposito del taglio de legnami, ma scrivendosi da Fiume che le Galere in passando vicine havevano interrogato dell’essere del Francol, è segno che ’l Veneto habbia animo di metter la facenda in trattatione et che per conseguenza sarà agevol cosa che si venga alla liberatione de Segnani trattenuti 4.
684Dalle lettere mie della precedente settimana5haverà V. S. Ill.ma inteso che questi Prencipi serenissimi, per non distornare le pretensioni che ’l Sig. Elettore di Colonia suppone d’havere nella prepositura di Magdeburg 6, s’erano risoluti di non tentar altro a favore dell’Arciduca Carlo, et che per intendere apertamente la volontà del medesimo Elettore et i pensieri dei Signori Duchi era stato spacciato di qua verso Baviera persona particolare 7, poiché queste A. A., quando havessero veduto che di là si tardasse di proseguir il negotio, havevano determinato di volervi attendere con ogni studio et fuori di riguardo di qual si voglia altro, ma se li Prencipi di Baviera continueranno nella dispositione di voler havere la Prepositura, come di Praga me lo accenna il Sperio, ministro Bavaro 8, con aggiongere esserci lettere del Decano Magdeburgense 9che fanno testimonio della buona volontà del Capitolo verso il Signor Elettore, purché ottenga la collatione con nuove Bolle di N. S. medesimo, penso che la sollecitudine di questi Prencipi cessarà affatto, i quali altrimenti non so in che grado sentissero l’antepositione del Conte di Zollern 10, in proposito di cui per il puoco spacio che mi dà il Corriere d’Italia arrivato hoggi et la partenza di dimani verso Nostra Donna 685di Cel, nel qual peregrinaggio sono anch’io pregato di seguitare le A. A. loro, non ho potuto tener lungo ragionamento con la ser.ma Arciduchessa, ma lo farò in questo viaggio et procurarò di disporre in tal maniera gl’animi che non habbino a patire alteratione, in caso che rimanesse proveduto il Conte, il quale con tutto che sia stretto d’amicitia et di sangue col Brandeburgense 11, nondimeno è da dubitare, come m’ha detto S. A. stessa, che non fosse per truovare incontro nell’entrar in possesso, perché li Brandeburgensi come heretici et infesti a Cattolici di tanto maggior odio si potranno dimostrare contro ’l Conte parente et il rispetto sarà minore verso di lui che non sarebbe verso Prencipi di portata et d’autorità.
Di quanto in tal materia ritrarò da Madama ne darò con l’altro ordinario conto a V. S. Ill.ma et co ’l seguente di lunedì prossimo s’invieranno dal mio segretario i fogli di quello s’haverà di rapporto12…
Fußnoten
- 1 Kopie eines nicht auffindbaren Berichtes an San Giorgio.
- a Teildruck: HORVAT 2, S. 20f.
- 2 Vom 4. Mai 1602 ist nur eine Weisung Aldobrandinis an Portia vorhanden: Nr. 316.1.
- 3 Nicht auffindbar. Das Archiv von Nuntius Portia ist kaum erhalten, im ASV sind hingegen die Schreiben Portias an den Nuntius von Venedig, Offredo Offredi, aus den Jahren 1602–1605 erhalten. Diese sind, sofern sie die Uskokenproblematik betreffen, bei HORVAT 2 im Volltext abgedruckt: vgl. ASV, Fondo Borghese, serie III 48 A-F; ASV, Fondo Borghese, serie III 51 A; ASV, Fondo Borghese, serie III 49 C; ASV, Fondo Borghese, serie III 123.
- 4 Bezüglich der Wälder um Zengg/Senj: vgl. Nr. 74.2.
- 5 Vom 6. Mai 1602 sind nur Berichte Portias an Aldobrandini vorhanden: vgl. Nr. 317.1, 317.2.
- 6 Anfang 1602 war der Magdeburger Dompropst Joachim Friedrich von Liegnitz verstorben. Schon 1563 war Wilhelm Böcklin von Böcklinsau zum Koadjutor mit dem Recht der Nachfolge bestellt worden. Nachdem sich sowohl dieser als auch Liegnitz dem Protestantismus zugewandt hatten, verlieh Gregor XIII. die Propstei am 25. März 1580 an Herzog Ernst von Bayern, der aber aufgrund der Weigerung des Domkapitels die Pfründe nicht in Besitz nehmen konnte. Durch den Tod von Liegnitz war es ihm möglich, trotz zahlreicher anderer Interessenten, seine Rechte geltend zu machen: vgl. STIEVE, Politik Baierns 5, S. 49–54.
- 7 Eh. Ferdinand richtete diesbezüglich am 11. Mai 1602 ein Schreiben an Herzog Maximilian, der ihm in einem Antwortschreiben vom 19. Mai 1602 die durch päpstliche Verleihung abgesicherten Ansprüche von Erzbischof Ernst von Köln bestätigte: vgl. STIEVE 5, S. 157f.
- 8 Ulrich Speer (gest. 1603), bayerischer Hofratssekretär (1584–1592), Agent am Kaiserhof (1585–1587), Geheimer Sekretär (1592–1595), Hofkammerrat (1595–1603): vgl. LANZINNER, Zentralbehörden, S. 408; HEYDENREUTER, S. 356.
- 9 Friedrich Ludwig von Lochow, Domdekan von Magdeburg (1589–1609). Bereits 1580 bzw. 1582 hatte Herzog Ernst von Bayern von Papst Gregor XIII. die Anwartschaft auf die Dompropstei erhalten, das Jurament von Erzbischof Ernst von Köln als Dompropst von Magdeburg ist datiert mit dem 21. Juni 1601: Für diesen Hinweis danke ich Dr. Dirk Schleinert, Landeshauptarchiv Sachsen-Anhalt.
- 10 Eitel Friedrich von Hohenzollern-Sigmaringen (1582–1625), erhielt das Amt des Dompropstes in Magdeburg nach dem Tod von Erzbischof Ernst von Köln im Jahr 1612. Die Anwartschaft war bereits 1609 von Paul V. verliehen worden. Zugleich erhielt er dieselbe Würde in Köln, 1618 in Straßburg. Kardinal (1621), Bischof von Osnabrück (1623–1625): vgl. ADB 48, S. 327–329; GATZ, 1448-1648, S. 149f.; GIORDANO, Paolo V, S. 830 (Anm. 2).
- 11 Joachim III. Friedrich (1546–1608), Sohn von Kurfürst Johann Georg von Brandenburg und Sophie von Schlesien-Brieg. Bischof von Havelberg (1553), Bischof von Lebus (1555), Bischof von Brandenburg (1560), Administrator des Erzstifts Magdeburg (1567–1598), Kurfürst von Brandenburg (1598–1608), Regent von Preußen (1605): vgl. NDB 10, S. 438f.
- 12 Vom 20. Mai 1602 sind keine Berichte aus Graz auffindbar.