Regest
Suspendierung des Religionsdekretes durch Erzherzog Karl vom Kaiserhof als sehr gefährlich angesehen. Imponierendes Gegenbeispiel das standhafte Verhalten Erzherzog Emsts auf vergangenem Wiener Landtag gegenüber Forderungen der Häretiker. Strenges Vorgehen Erzherzog Karls gegen häretische Rebellen notwendig. Päpstliche Aufforderung an Kaiser, Erzherzog Ernst und Erzherzog Ferdinand zur Mitwirkung an Religionsangelegenheit in Innerösterreich. Reise Herzog Ferdinands von Bayern nach Graz zur Unterstützung Erzherzog Karls. Bemühungen um Beilegung der Grenzstreitigkeiten mit Venedig.
Archiv
Arch. Vat. Nunz. Germ. 99, f. 406r—407v, gleichzeitige Kop.
Brieftext
Ho ricevuto la lettera di V. S. Illma delli 7 di marzo1insieme con la copia de l’aviso dato da lei al sermo arciduca Ernesto, 2et benché molto prima io havessi havuto copia da questi signori di corte del 216decreto 3fatto da cotesta Altezza, a favore della religione cattolica, et anco inteso li romori, che ne facevano li provinciali, et veduto le lettere scritte da quelli all’arcivescovo di Salzburg 4et a V. S. Rma 5sopra tal materia, nondimeno mi è stato molto caro vederne il ritratto fatto di sua mano.
In questa corte generalmente et in particolare da’ principali ministri la retirata, che ha fatta cotesta Altezza, è tenuta attione perniciosissima, et per la religione cattolica et per lo stato politico. Così nelli paesi di S. A., come in questi di S. Mtà Ces. et per dover dare tanta arroganza a gli heretici, che siano insopportabili, et che molto meglio saria stato non l’haver principiata che doppo essersi retirata, et non preseguire animosamente l’essecutione del suo decreto, et adducono in essempio che non ha fatto così l’arciduca Ernesto in Vienna la dieta passata, che essendo andato da lui circa sei mila huomini, et domandatoli un luogo per l’essercitio della loro setta, non solo non lo concesse, ma gli auttori di tal congregatione fece metter prigioni, et credo che ancora vi siano.6Con che si quietò il tumulto, et per questo anno si è vissuto molto cattolicamente in Vienna ; 7vogliono per questo inferire che, se cotesta Altezza havesse fatto il medisimo, o lo facesse ancora, le cose de’ suoi stati sariano più quiete. Ma se (come pare ad alcuni) si mostrarà temere di loro, per esser la natura dell’heretico insolente et insatiabile, dove non trova riscontro, si può temere per certo che in breve tempo ridurranno quel buon principe il più infelice principe che viva, et servo de’ suoi sudditi; è necessario donque che 217S. A. lasci per un poco la consueta mansuetudine et pigli la non solita severità per reprimere l’insolenti et ribelli al suo giusto volere.
Io non intendo che il numero de’ capi de’ settarii sia più di tre o quattro, et che, tolti via questi, senza replica gli altri staranno quieti alla volontà dell’A. S. Faccia, faccia metter prigioni nella fortezza questi capi, sotto quel pretesto che più piace a S. A., ché non mancano occasioni a’ principi di castigare un suddito quando vogliono.8Et facci che ognuno intenda che l’A. S. è padrona, et che vuol dar la legge al paese et non riceverla da loro, et poi venga alla essecutione del suo decreto. Né dubbiti di cosa alcuna ché, havendo Dio da sua parte, S. D. Mtà lo leverà d’ogni pericolo.
Già S. Stà ha scritto brevi in questo proposito all’imperatore et arciduca Ernesto, essortandoli con efficacia a pigliar questa causa come causa commune, et io ne ho fatto vivi offitii in voce. In simile credo che N. S. haverà fatto con l’arciduca Ferdinando,9et S. Bne istessa non mancarà di darle tutti quelli aiuti che può maggiori. Et al presente, venendo il duca Ferdinando di Baviera a cotesta Altezza, mi ha detto che è per offerirle ogni sua forza, 10dimodoché da tutte le parti veniranno aiuti et da Dio immediate, trattandosi agumento di religione et da gli huomini per zelo di Dio et per causa di stato.
Resta che quanto prima S. A. si risolva con animo regale a non voler patire l’indegnità qual pare a molti che patisca, lasciando che suoi sudditi li ponghino la legge di coscienza in casa et nelle terre sue, contra ogni ragione divina et humana, et specialmente contra l’editto della pacificatione di Germania,11del quale credo che molto bene V. S. Rma habbi notitia, et pigli animosamente la causa della religione et sua.
L’aspettare, come V. S. Rma mi dice per la sua lettera, che siano composte le differenze de’ confini tra l’A. S. et li sigg. Venetiani,12dico che questo negotio non ha communicatione con quello, et tali devono esser li consigli di qualche persona, che non sente bene della fede presso al principe, che, con poner altri negotii in mezzo, vogli dar longhezze per metter questo della religione in oblivione. Li sigg. 218Venetiani non sono per muovere fastidio a S. A., che l’habbino da disturbare, che non si facci obedire da’ suoi sudditi. Anzi l’ambasciatore di Venetia, che resiede a questa corte, mi ha detto più volte che tien per certo che li suoi signori daranno aiuto a S. A., sempre che glielo ricerchi per questa causa. 13Non restarò però di attendere a quello che V. S. Rma mi scrive, et farò ogni buono offitio che io possa, acciò o con rimettere il negotio a S. Stà, come mi dice che S. A. si è offerta, overo per altra buona via si venghi al fine di quella controversia de’ confini. Ma perché questo negotio potria esser alquanto longo et tra tanto la causa della religione potria pigliar et in Stiria et in Austria peggior conditione, giudico esser opportunissimo che V. S. Rma, qual resiede presso quel sermo principe, insti senza intermissione et dimodoché lo facci risolvere con brevità a voler esser conosciuto et obedito come signore. Et se pur S. A. vede qualche difficoltà, si lasci intendere con S. Bne et S. Mtà Ces. di che aiuto ha bisogno, 14ché io sto in buona opinione che si trovaranno modi da facilitare ogni cosa con l’aiuto, che senza dubio le darà Iddio, mentre S. A. non manchi a se stessa.
Prego V. S. Rma che accetti a buona parte questa mia libertà de dire come l’intendo in questo negotio; et se presso cotesto principe non vi fosse stato ministro di S. Stà, facilmente mi sarei risoluto scriver il mio senso et quello che qui si ragiona liberamente a S. A., sperando che haveria aggradito la mia buona volontà et zelo verso la religione cattolica et verso il servitio et honore dell’A. S., et lasciar quello che per mio difetto di giuditio non vedessi bene.
Del negotio di metter nuovo capitano a Canisia et che sia cattolico, ne ho fatto avertire il sig. Trautzon, che mi ha promesso, quando si proponerà in conseglio, tenerne memoria et farne buoni offitii.15La prego a scrivere spesso, et se dubita che le lettere siano intercette, le mandi nel piego di S. A., la quale scrive assai spesso a questa corte...
Fußnoten
- 1 Nicht vorhanden.
- 2 Nr. 74.
- 3 Nr. 50.
- 4 Die der Augsburger Konfession angehörigen Herren und Landleute von Steiermark haben am 24. Dezember 1580 schriftlich sowohl bei den in Graz anwesenden Salzburger Kommissaren als auch beim Erzbischof von Salzburg selbst energisch dagegen protestiert, daß diese Erzherzog Karl dahin zwingen und dringen, die der Landschaft gegebenen feierlichen Zusicherungen ihr wieder zu entziehen (Loserth, FRA II/50, S. 137—139).
- 5 Nr. 56.
- 6 Der sogenannte Fußfall der Fünftausend fand am 19. Juli 1579 statt und wurde seitens der Regierung mit Entlassung von Hofbeamten, Einkerkerung und Landesverweisung beantwortet (Mayr, Wiener Protestantengeschichte, S. 85 bis 93; Bibl, Die Einführung der katholischen Gegenreformation, S. 139 ff.; Mecenseffy, Geschichte des Protestantismus, S. 84 f.).
- 7 Im Sommer 1580 erhielt Wien eine Garnison von 300 Mann unter einem katholischen Stadthauptmann, und zum Unterschied von früher wurde nun energisch die katholische Restauration in Angriff genommen, u. a. durch die Büchervisitation (Bibl, Erzherzog Emst und die Gegenreformation, S. 580 f.).
- 8 Vgl. Nr. 67, Anm. 7.
- 9 Siehe Nr. 67, Anm. 9.
- 10 Herzog Ferdinand dürfte erst 1582 wieder nach Graz gekommen sein (Harter, Geschichte Kaiser Ferdinands I, S. 220).
- 11 Vgl. Nr. 60, S. 173 f.; Repgen, Die Römische Kurie und der Westfälische Friede I/1, S. 87 ff.
- 12 Vgl. Nr. 74, S. 202.
- 13 Am 7. Februar 1581 meldete der venezianische Gesandte aus Prag, daß nach Ansicht hervorragender Persönlichkeiten am Kaiserhof, u. a. des spanischen Gesandten, Venedig als Nachbar an einer Stärkung Erzherzog Karls interessiert sein müsse; öffentliche Demonstrationen zugunsten Karls, wie Sendung eines Sondergesandten, seien angebracht (Venedig AS, Dispacci Germania, filza 7, f. 142rv, 147r).
- 14 Vgl. Nr. 74, S. 201, Nr. 93, S. 258, Nr. 137, S. 371 f., und Nr. 140.
- 15 In Nr. 74, S. 204 f., schreibt O. Malaspina aber von Karlstadt und nicht von Kanizsa, dessen Kommandant, Niklas Graf von Salm, allerdings damals starb und, obwohl Protestant, zu St. Dorothea in Wien beigesetzt wurde (Mayr, Wiener Protestantengeschichte, S. 62).