Briefnr. 37

Malaspina an Gallio - (Graz, 1582 Oktober 17)1

Band 2

Regest

Fortsetzung der Exekution des Religionsdekretes gegen Bürger. Interzessionsschreiben der steirischen Verordneten zugunsten der Grazer Bürgerschaft. Derzeit keine Widerrufung der dem Adel gewährten religiösen Konzessionen. Abreise Herzog Wilhelms.


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Arch. Vat. Nunz. Germ. 100, f. 518r—519r, Orig.


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Si va tuttavia promovendo l’essecutione del decreto, inherendosi alla forma che nella ultima mia delli 92descrissi a V. S. Ill.ma et insin’hora non si è veduto principio alcuno di tumulto, ma pianti grandi delle moglie delli incarcerati, le quali con li figlioli et familia hanno più volte tentato di far una ingenocchiata al principe. Li predicatori lutherani non lasciano di monirli, mettendoli innanzi d’essempio della persecutione della primitiva chiesa, promettendoli che non saranno degni di minor corona se per la pura dottrina de l’evangelio faranno elettione di patire ogni cosa per non aggravar le loro conscientie et fanno con simili diabolici persuasioni tanto danno alla causa, che volendosi persistere nella cominciata impressa, senza dubio restarà la città priva della maggior parte de cittadini, 3li quali elegeranno di vendere le loro facultà, più tosto che astinersi da lutherano essercitio.

Li nobili, se ben sono stato trattati nella dieta imperiale come V. S. Ill.ma sa, et che S. A. non habbia dal canto suo lasciato di comandarli minatoriamente a non voler pigliar il patrocinio de’ cittadini, nondimeno hanno presentato un scritto4tutto rivolto da una parte 55a far ostentationi de’ loro privilegii et potentia, et da l’altra di deprimere l’authorità et potere del principe, rinfacciandoli che egli si sia lasciato indurre dalli ministri di S. B.ne a contradirsi nelli suoi scritti et in effetto a mancare della parola sua, per il che loro sono necessitati a far certo giuditio di non si poter mai più fidar delle promesse né che hora li fa, né sia per farli mai, poiché ognuno è sufficiente a farle revocare. Et se ben costoro descendono a certi individui che devono ragionevolmente offendere il principe assai, nondimeno il sig. duca di Baviera è concorso nel parere delli consiglieri che si dissimuli per hora con loro per esser difficultoso il revocare le concessioni a loro date, come io proponevo, attribuendo questa loro impudentia al tenersi per sicuri li nobili, et parendoli perciò di non poter perdere molestando il principe, ma quando si fosse messo in compromesso le concessioni permesse a loro, alhora si sarebbono acquietati, ma concorrendo con la consultatione delli consiglieri l’app(rovazio)ne del sig. duca di Baviera, mi sono facilmente acquietato.

Hora havendo V. S. Ill.ma inteso il stato presente del negotio, il qual per arduo che si rappresenti, si giudica però che sia per pigliar ottima piega, se il principe si risolverà di non retrocedere mai dalla essecutione, insino che non sia perfettionata, mi è parso ancora espediente di dar parte a V. S. Ill.ma di quello che si è fatto per assicurarsi che S. A. sia per star salda. Dovendosi partir il sig. duca di Baviera, io supplicai l’A. S. che in nome mio dicesse candidamente a l’arciduca che, se ben io non mi diffidava de l’A. S., nondimeno havevo osservato che molte cose si risolvevano in conseglio et da parte di S. A. mi erano refferte come massime verissime et che dopo si mutavano non senza qualche pericolo de detrimento della estimatione mai, il quale dovendone avisare S. B.ne, ero sforzzato a contradirmi spesse nelle lettere et che perciò di presente facevo instantia all’ A. S. che chiaramente dicesse al sig. duca quello che potevo scrivere a S. B.ne. Il sig. duca che ben intese il fine che havevo de obligare l’arciduca a non mutarsi di opinione, molto prontamente pigliò il carico di voler far in nome mio la instantia et, havendo fatto offitio, mi ha dato la risposta in scritto, come V. S. Ill.ma vedrà dal foglio che serà con questa mia.5L’originale non mando, perché necessariamente lo devo havere appresso di me per potermene servire alle occasioni, et mi pare nel punto principale haver ottenuto il fine che desideravo, poiché l’arciduca, come V. S. Ill.ma vedrà, promette di non voler retrocedere dalla 56essecutione. Et perché il ser.mo di Baviera ha confidentemente comunicato meco alcuni racordi che egli nel negotio della religione ha lasciato a l’arciduca, li quali come sono bene conforme alla singular pietà et prudentia sua così mi son parsi degni di esser mandati a V. S. Ill.ma, 6accioché S. B.ne possi, se così parerà espediente, comendarne il duca, il quale, partendosi hieri, mi pregò che in nome suo basciassi humilmente li s.mi piedi di N. S. et mi fece instantia che io scrivessi in nome suo a V. S. Ill.ma che la si compiacesse di mettere in consideratione a S. B.ne in evento che si sia per concedere licentia a mons. della Scala di quanta necessità sia di far elettione di persona in loco suo che habbia questo di refforma et sia splendido 7. . .


Fußnoten

  • 1 Der Bericht ist undatiert, wurde aber, wie im Text steht, einen Tag nach der Abreise Herzog Wilhelms geschrieben. Vielleicht spielt die Einführung des neuen Kalenders mit, daß Malaspina kein Datum schrieb. 
  • 2 Nr. 34. 
  • 3 Dazu kam es nicht. Am 2. November teilte Schranz Herzog Wilhelm mit, daß eine größere Abwanderung nicht anzunehmen sei. Wilhelm schrieb am 6. November an Schranz, man solle nicht den ganzen Stadtrat von Graz, sondern nur die Verstockten ausweisen, und am 15. Jänner 1583 äußerte er seine Freude, daß sich die Bürger zu fügen anfingen (München, Bayer. Hauptstaatsarchiv, Kurbayern, Äußeres Archiv 4232, f. 486r—487r, 431rv; Loserth, FRA II/50, S. 727—729). 
  • 4 Interzessionsschreiben vom 9. Oktober 1582, in dem der Vorwurf, der weitere Besuch evangelischer Gottesdienste in der Stiftskirche zu Graz durch Bürger wäre nicht Religionssache, sondern reine Rebellion, zurückgewiesen wurde (Graz, LA, Landschaftliches Archiv, Landtagsakten 426; Loserth a.a.O., S. 329). 
  • 5 Nr. 35. 
  • 6 Nr. 36. 
  • 7 Über die süddeutsche Nuntiatur, die durch die Rückkehr Felician Ninguardas, Bischofs von Scala, nach Italien frei wurde, sprach Herzog Wilhelm kurz vorher mit Nuntius Bonomi (Hansen, Nuntiaturberichte III/2, S. 545).