Regest
Schreiben Marias an Rudolf II. wegen der im Interesse Innerösterreichs und der ganzen Christenheit gelegenen Hilfe für den Erhalt von Klis/Clissa; weder die dort hingekommenen Dalmatiner noch Lenković genügen für die Verteidigung. Erfahrene Hauptleute zur Ausbildung und Führung von Bosniern und Serben sind notwendig. Vorschläge für Visitation und Reform des Nonnenklosters von Aquileia. Widersprüchliche Nachrichten aus Siebenbürgen über die Stärke der türkischen Truppen.
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ASV, Fondo Borghese, serie III, 92 A, f. 67r–69v, Orig., P. S. eigenhändig
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- Druck: Horvat, S. 116–117.
Brieftext
Havrà V. S. Ill.ma inteso dalle precedenti mie1tutto quel ch’io ho giudicato di poter fare, senza scoprirmi, perché Clissa non rimanghi nel pericolo dell’incuria e poca difesa che le può venir da questa parte. Et credo che mons. rev.mo di Cremona 2havrà anco significato il suo parere et giudicio, 114cioè di quello che si può sperare da gl’aiuti di S. M.tà, massime con gl’impedimenti che si scuoprono a pericolo di quella piazza et di quelle genti vicine, tanto più che da certi avvisi ch’io ho letto m’è parso di comprendere che già si discorreva che si dovesse introdurre qualche trattato per rinonciarla al re di Spagna – il che a giudicio mio apporterebbe maggior difficoltà delle presenti, et per la navigatione et per molt’altri interessi i quali troppo premono a quei vicini. 3Né io posso quasi credere altrimenti, se non si verrà a quel partito da quest’arciduchessa a S. M.tà, 4alla quale è stato scritto di qui una buona lettera et rappresentato tutte quelle ragioni, che han’potuto trovar questi conseglieri per far quivi conoscere il pericolo et il danno che potria seguire a questi stati et alla christianità in conseguenza perdendosi quel luoco, come se ne sta in pericolo per le difficoltà hormai universalmente note: non bastando che si dica, che ci sian certe provvisioni; perché a lung’andare senza dubbio mancherà la munitione, la gente et il denaro ad un tratto, et forsi all’improvviso si potrebbe perdere quello che non s’acquistarebbe in molt’e molt’anni. Et questo sentano qui i prencipi et gran parte di suoi conseglieri.
Io non ho mai riputato Giovanni Alberti, né Nicolò Cindri, né alcuno di questi Spalatini che son entrati in Clissa5atti a difendere quella piazza, massime per quelle difficoltà et mancamenti che vi sono. Et lo dissi qui subito a questo principe et ad alcuni conseglieri di guerra, anzi ch’io, per creder mio, reputo che difficilmente possa ancor esser sofficiente il sig. Lencoviz – intendo per dar quegl’ordini che si convengono ad una buona difesa et disciplina secondo il buon costume di guerra. Poiché egli è soldato fatto in questi confini. nei quali non se n’esercita parte alcuna, ma il tutto segue quasi a caso, et quelli per il più vencono che son i primi a fare l’incontro, anche che siano in manco numero; usandosi di fare poche sentinelle o guardie, di alloggiar a discrettione senz’ordine et di obbedire quando non si può far di meno: né questi possan essere instrumenti o mezzi idonei per aiutar et instruir genti poco versate nell’armi, come sono per il più quegl’habitanti della Bosna, Servia et luochi vicini. 6Et per questo ancora sarebbe molto necessario et incredibilmente utile, che sotto coperta di quel presidio s’inviassero a quella parte buoni capitani che havessero veduto et pratticato l’ordinanze di Fiandra, 7et che potessero nel medesimo tempo disciplinar quelle persone, 8conforme a quello che si suol fare con i bisogni mandati di Spagna; et questo sarebbe un modo et una scuola che farebbe tremar et 115desperar i turchi. Ma perché questi son discorsi forsi non anco opportuni, basterà di aspettar il tempo et le rissolutioni che si faran in questo particolare, poiché nel restante son certissimo che non mancheran consegli et provvisioni conforme al bisogno di quelle parti.
Nel particolare delle monache di Aquileia9rendo infinite gratie a V. S. Ill.ma che m’habbi liberato et levato quel peso et maggiormente che, dovendo servire in alcuna cosa qui a S. B.ne et a questi prencipi, questo sarebbe una distrattione et occupatione che porterebbe seco molte settimane et mesi di tempo; però crederei che fosse per giovar molto a quelle anime et anco a far divenir più grato mons. patriarca a questi prencipi et a questa corte con giovamento di molt’altri negotii più importanti, se si commettesse quella cura et quell’inspettione ad un di questi vescovi nominati da V. S. Ill.ma, tra quali io credo che mons. vescovo di Gurg o mons. di Trieste, il quale è però molto più vicino, sarebbe molto a proposito per quest’effetto né crederei che mons. vescovo di Parenzo fosse per esser manco buono, se io non dubitasse di qualche impedimento, sì perché egli è stato visitatore apostolico anco in quel monastero et incontrò in molte difficoltà per la provincia, come anco subito si verrebbe a trattare di quelli, che amano et cercano queste occasioni, che al prencipe et ai vescovi de suoi stati si facesse poco honore in lasciar loro per uno d’altra provincia. Però quando S. B.ne si rissolvesse anco in quel prelato et che V. S. Ill.ma mi commandasse, io farei tutti quegl’officii che mi fossero possibili per sostenerlo; quest’è però certo che quel luoco ha bisgno d’aiuto presto, vicino, sollecito et continuato per qualche tempo, et principalmente che si le deputi un buon confessore et predicatore che edifichi, perché altrimenti gli decreti delle visite non faranno né profitto né si esseguiranno mai, non essendo mai stati intesi né ricevuti con spirito di humiltà et obedienza, ma con quello di contradittione, non havendo quelle suore mai havuto alcuna previa dispositione et introduttione conveniente allo stato et regola loro; et il trattar la cura dell’anime (la qual è arte sopra tutte l’arti, come dice S. Gregorio) con termini semplicemente di iuriditione è la principal cagione di questi disordini; et V. S. Ill.ma con la sua prudenza potrà giudicare et commettere quel rimedio che le parerà più convenire, et dirò anche avvicinarsi a que’ termini che son stati usati nelle visite di Roma fatte et esseguite con la s.ma mente et dispositione di S. B.ne.
Per confermatione degl’avvisi di Transilvania che V. S. Ill.ma riceverà con queste mie, devo dire che quella prencipessa fa scrivere all’arciduchessa madre che non reputi esser falso il numero notato degli inimici turchi et tartari, cioè che sian stati tra tutti 60 mila, con tutto che il prencipe habbi scritto al re di Polonia con lettere di 9 stante che il numero era minore del 116sopradetto, essendo che son di giorno in giorno cresciuti et venuti in maggiore copia d’ogn’intorno, et che le lettere scritte al re di Polonia furno de 9, essendo quelle che si hanno qui de 16, il che ho voluto aggiungere perché V. S. Ill.ma intenda anco questo particolare, che passino lettere tra que due prencipi, et in termine di confidenza et communication d’avvisi. Con tutto che mi persuado che mons. di Cervia l’havrà anco avvisato, et di ciò questa ser.ma madre lor commune sente grandissima consolatione, si come farà pregar anco mons. ill.mo legato che sopra di questo facci quegl’officii che le pareran necessarii…
P. S. Ho fatto scrivere in fretta queste poche righe per valermi del corriere presente che ritorna di Polonia con le nuova della fine della dieta, et de deputati fatti per la trattatione della lega.
Fußnoten
- 1 Nr. 94, 96.
- 2 Speciano berichtete als Nuntius bei dem für die Türkenabwehr letztendlich zuständigen Kaiser immer über Ereignisse und Probleme an der Grenze: Mosconi IV, S. 13–18; Nr. 112.
- 3 Venezianer.
- 4 Siehe Nr. 105.
- 5 Siehe Nr. 106.
- 6 Siehe Nr. 95, 97.
- 7 Siehe Nr. 117.
- 8 Über Disziplinlosigkeit in der Armee wurde wiederholt geklagt: Nr. 118, 211, 214.
- 9 Siehe Nr. 29 A 5, Nr. 38 A 4, Nr.100, Nr. 112, Nr. 130, Nr. 139, Nr. 159, Nr. 164.