Regest
Schlechter Gesundheitszustand Portias. Portia berichtet über sein Gespräch mit dem Herzog von Mantua [Vincenzo I.]: Di Fuentes hatte diesem in Mailand 20.000 scudi mit dem Oberbefehl über die Soldaten angeboten, was er jedoch ablehnte. Nun scheint der Herzog von Parma [Ranuccio I.] zum Zug gekommen zu sein, was das Verhältnis zwischen den Fürsten von Parma und Mantua aber nicht beeinträchtige; Über den Rückzug von Kanizsa wird Gonzaga dem Kaiserhof Bericht erstatten. Dieser hofft, Gouverneur von Siebenbürgen zu werden; Der Herzog wird über Salzburg, Bayern und Innsbruck nach Mantua reisen und einen hochrangigen Kriegsgefangenen mit sich führen; Den Rückzug von Kanizsa erachtet er als unvermeidlich, jedoch macht er für die chaotischen Zustände Rußworm, Herberstein und Zrinski verantwortlich. Weitere Nachrichten über hohe Offiziere des päpstlichen Heeres, das sich in Pettau zum Rückzug sammelt. Portia hofft auf Rückberufung in Anbetracht seines schlechten Gesundheitszustandes und der unglücklichen Lage in Innerösterreich.
Archiv
ASV, Fondo Borghese, serie III 111 C, fol. 151r–152v, Orig. [Eigenh.]
Brieftext
Benché io mi trovi con poca sanità per un sfredore et febre che mi occupa da quattro giorni in qua tutta la vita con dolor di capo principalmente, non posso però lasciar di significar a V. S. Ill.ma alcune cose di quelle che si sentan qui oltr’allo scritto nell’altre lettere.
Ho complito col Sig. Duca di Mantova et S. A. ha trattato meco con molta confidenza di molte cose anco sue particolari et in particolare dell’offerta fattale già dal Conte di Fuentes in Milano de ventimila scudi di piatto con il Generalato degli huomini d’armi, et questo, con occasione di quello che si scrive di Spagna haver ricevuto il Sig. Duca di Parma con tant’honori, S. A. dice di voler servir al Re per devotione et non per obligo, così dice haver risposto alcuna volta et il tutto con buoni termini et occasione di dirmi anco l’offitio che 618haveva passato la Sig. Duchessa di Mantova 1con la Sig. Duchessa di Parma 2in condoglianza della morte dell’Ecc.mo Sig. Generale di felice memoria 3.
Quanto alla Retirata da Canisa S. A. non intende che trattarne in generale, ma di dar conto della sua parte et di quel che li appartiene separatamente, et così mi disse di haver formato una instruttione et scrittura per dar ad un gentilhuomo che sarebbe passato alla Corte della M.tà dell’Imperatore4, dove ha anco inteso che si potrebbe trattare sopr’una certa propositione et pensiero altre volte havutosi di dar a S. A. il carico et governo in Transilvania, se però l’esserci entrato Sigismondo con forze superiori al Basta non impedisce anco questo concetto.
Il medesimo Sig. Duca partirà di qua dimani verso Salzburg et Baviera et d’indi a Ispruch per esser a Mantova per le feste di Natale. Ha ricevuto qui dall’Arciduca in dono il Civia o Luocotenente del Bassa di Canisa che fu preso un mese fa verso Sighet. Il Sig. Duca nel trattar del particolare di Canisa dice che il partirsi era di necessità per il tempo durissimo et asprissimo; del disordine ne dà la colpa al Rosburn, agl’Heretici, cioè al Conte di Serino et all’Hermestain Generale di Schiavonia, et alla molta bontà del ser.mo Arciduca, il qual per questo non ha, com’esso crede, l’intera obedienza et conveniente, né altro si può da esso credere5.
Il Sig. Don Giovanni de’ Medici infermo prese il camino verso Vienna, il che ha dispiacciuto qui grandemente. Gli suoi che son arrivati qui dicono che esso Don Giovanni desse buoni ordini per la retirata, ma che sian stati malamente esseguiti; si dice che esso Don Giovanni habbi perso la valuta di seimila scudi in robbe toltoli dai soldati Ungari, che gli Turchi di Canisa non uscirno mai se non il giorno seguente.
Intendo qui da heri in qua che l’Arciduca habbi rissoluto di mandar un personaggio6alla S.tà di N. S. per darli conto di tutto il successo il qual potrebbe partire la settimana seguente.
619Il Sig. Paolo Savello7è stato a vedermi et ha mostrato desiderio grande di rappresentarsi quanto prima in Roma alla dispositione et commando di V. S. Ill.ma et di dar conto com’esso non ha mai desiderato altro che di mantenersi la gratia della S.tà di N. S., di V. S. Ill.ma et dell’Ecc.mo Sig. Generale, che sia in gloria, con molte altre parole alle quali io ho risposto brevissimamente essortandolo a mantenersi la gratia et la protettione di V. S. Ill.ma et lasciar a dietro ogn’altro pensiero per procurar questo, sapendo io quanti oblighi ch’egli deve tenere all’Ecc.mo Sig. Generale che meco più volte et in più occasioni mostrò di amarlo et stimarlo tanto. Et esso se ne ritornerà per la strada che faran le genti di S. B.ne.
Il Sig. Marchese Malatesta8, col quale non ho mai havuto occasione di trattare, né io come anch’esso l’ho procurato doppo questo suo accidente, benché per inanzi solesse esser domestico mio come fu anco il Padre, esso si trova qui et seguirà il Sig. Duca di Mantova per tutto questo viaggio.
Intendo poi che tutte le genti di S. S.tà son arrivate a Pettovia dove si trova anco Monsig. Commissario9col Sig. Flaminio Delfini et gl’altri Capi et quivi si 620radunaranno per ristorar le genti al meglio che potranno. Io farò qui sollecitare certe provisioni per loro, come carri, viveri et altre commodità per gl’Infermi et per il lor viaggio, così richiedendomi Monsig. Commissario con sue lettere.
Il ser.mo Arciduca nel trattar che ha fatto meco si è lodato delle genti di S. S.tà et de suoi Capi, benché d’altri habbi in confidenza mostrato poca sodisfattione et in particolare del Sig. Francesco del Monte.
Supplico V. S. Ill.ma a perdonarmi questo termine di scrivere così alla corrente con l’intender lo stato mio aggravato da questi infelici avvenimenti, gli quali mi accrescano il male et il mio desiderio antico di poter et dover servire a V. S. Ill.ma in ogni altra parte che in queste misere Provincie, delle quali lo stato è miserissimo. …
Fußnoten
- 1 Eleonora de’ Medici (1567–1611), Tochter von Francesco I. de’ Medici und Johanna von Österreich. Heiratete 1584 Vincenzo I. Gonzaga, Herzog von Mantua. Während der Kriegszüge ihres Mannes gegen die Türken in Ungarn (1595, 1597, 1601) übernahm Eleonora die Regierungsgeschäfte: vgl. SCHWENNICKE 2, T. 120; PIERACCINI 2, S. 251–253; DBI 42, S. 434–437.
- 2 Margherita Aldobrandini, Herzogin von Parma: vgl. Nr. 103.1.
- 3 Gian Francesco Aldobrandini: vgl. Nr. 213.1.
- 4 Vgl. Istruzione del Duca Vincenzo al signore Federico Gonzaga per la Corte Cesarea, per atti di complimenti nella sua partenza da Gratz per l’Italia … in: ERRANTE, S. 111f.
- 5 Ein undatiertes Manifesto del Duca di Mantova circa l’imprese di Canisa befindet sich in: ASV, Fondo Borghese, serie I 758, fol. 182r–193v.
- 6 Die dafür ursprünglich bestimmte Person erkrankte, sodass Eh. Ferdinand diese durch den Bischof von Bosnien, Lajos Újlaky, ersetzte: vgl. Nr. 284.2.
- 7 Paolo Savelli (gest. 1632), Sohn von Bernardino Savelli. Er stand im Dienst der Familie Aldobrandini und begleitete Kardinal Aldobrandini 1600 nach Frankreich. Nachdem Delfini dem erkrankten Gian Francesco Aldobrandini als Oberbefehlshaber gefolgt war, legte Savelli seine Befehlsgewalt innerhalb des päpstlichen Heeres zurück und diente fortan als Söldner. Generale dell’armi von Ferrara, Bologna und Romagna (1605). Generalleutnant der päpstlichen Truppen (1611), kaiserlicher Botschafter am Hl. Stuhl (1620): vgl. ARGEGNI, S. 145f.; BRANCUCCI, Kanizsa, S. 26, 76–79, 81f.; BRUNELLI, S. 141, 148f. (Vgl. u. a.: Savelli an Aldobrandini, Turnisce, 1601 September 1, ASV, Fondo Borghese, serie III 93 B2, fol. 10r; Serra an Aldobrandini, Warasdin/Varazdin, 1601 September 3, ASV, Fondo Borghese, serie III 93 A, fol. 132r–134v). Im Feldzug des Jahres 1601 hatte Savelli sechs Kompanien von Fußsoldaten des päpstlichen Heeres unter seiner Befehlsgewalt: vgl. Savelli an Aldobrandini, Agram/Zagreb, 1601 August 19, ASV, Fondo Borghese, serie III 93 B2, fol. 5r; Copia de Gradi distribuiti, [o. D.], ASV, Fondo Borghese, serie IV 232 Bis, fol. 41r.
- 8 Carlo Felice Malatesta (1569–1634), Sohn von Markgraf Giacomo Malatesta. Er wurde von Clemens VIII. zum Hauptmann der päpstlichen Wache ernannt und erhielt 1601 im Zuge des Rückeroberungsversuches der Festung Kanizsa die Befehlsgewalt über sechs Kompanien von Fußsoldaten des päpstlichen Heeres. Wie Paolo Savelli legte er sein Amt nach der Ernennung Flaminio Delfinis zum Oberbefehlshaber der päpstlichen Truppen zurück und diente als Söldner. In der Folge wechselte er in den Dienst Venedigs, aus dem er 1611 ausschied, um General der päpstlichen Truppen in Avignon zu werden. Dieses Amt hatte er bis 1633 inne: vgl. ARGEGNI, S. 134; BRANCUCCI, Kanisza, S. 26, 76–79, 81f.; BRUNELLI, S. 145, 148–150 (Vgl. u. a.: Malatesta an Aldobrandini, Tabor, 1601 September 1, ASV, Fondo Borghese, serie III 93 B2, fol. 11r–v; Serra an Aldobrandini, Warasdin, 1601 September 3, ASV, Fondo Borghese, serie III 93 A, fol. 132r–134v; Copia de Gradi distribuiti, [o. D.], ASV, Fondo Borghese, serie IV 232 Bis, fol. 41r).
- 9 Giacomo Serra: vgl. Nr. 259.1.